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Il Maestro Beppe Vessicchio Ipa

Vessicchio e il verbo "vessicchiare": cosa significa e com'è nato

Vessicchio, in un'intervista del 2017, ha spiegato cosa significa il verbo "vessicchiare", neologismo nato in suo onore: cosa pensava della scuola

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Peppe Vessicchio è stato uno dei direttori d’orchestra più amati di tutti i tempi. Merito del suo legame con il Festival di Sanremo, che gli ha permesso di raggiungere tantissimi telespettatori in tutto lo stivale, ma anche grazie al suo modo di fare, alla sua essenza, al suo volersi sempre mettere in gioco. Forse non tutti sanno che Vessicchio ha anche permesso la nascita di un neologismo: cosa significa il verbo “vessicchiare”?

Il Maestro Vessicchio spiega il significato di “Vessicchiare”

In occasione di un’intervista al Corriere della Sera nel 2017, anno nel quale non ha diretto alcun brano al Festival di Sanremo, Peppe Vessicchio, venuto a mancare l’8 novembre del 2025, si era raccontato a tutto tondo, parlando della musica, della sua barba, delle sue partecipazioni alla kermesse musicale in onda su Rai 1 ogni anno a febbraio e anche di un particolare neologismo.

Parlando con il suo interlocutore, Vessicchio ha, infatti, ricordato un aneddoto davvero curioso e singolare: “Una persona mi ha raccontato che, parlando di un altro direttore, ha detto: ‘Lo sai che lui sa vessicchiare bene?’. Cioè diventato addirittura un verbo, vessicchiare”. Ma cosa significa? Lo ha spiegato il Maestro stesso: “Dirigere in quel caso“, semplicemente dirigere.

Durante l’intervista il direttore d’orchestra ha parlato anche di Sanremo, kermesse musicale alla quale è stato legato fino all’ultimo. Nel 2017 non era presente tra i direttori d’orchestra, come non lo era stato anche in altre edizioni. È stato, però, ospite in prima fila della manifestazione canora e in merito a una possibile standing ovation del pubblico lui si sarebbe sentito un po’ imbarazzato. In quell’intervista ha spiegato che “Sanremo è Sanremo anche senza Vessicchio“. E dopo la sua morte queste parole risuonano amare e tristi…

L’appello di Beppe Vessicchio per la scuola

Beppe Vessicchio non si è mai saputo spiegare perché la gente gli volesse così bene: “La gente mi vuole bene e io ne sono contento. Io voglio bene alla gente”. La frase iconica “Dirige l’orchestra Peppe Vessicchio” non verrà più detta sul palco dell’Ariston. Il Maestro ha ricordato in quell’occasione: “Questa frase sta rimbalzando tantissimo anche in rete. Me la dicono le persone per strada, quando entro al ristorante, anche i parenti”.

Non vedremo nemmeno più la sua classica barba, che lui sarebbe stato disposto a tagliare solo in cambio di una “grossa donazione in soldi, da fare alle scuole a indirizzo musicale che hanno bisogno di strumenti. Oppure mi taglio la barba se il ministro accogliesse una proposta di legge che veda la musica obbligatoria dalla scuola materna fino alla superiori, così come avviene in altre nazioni”.

Che scuola ha fatto Beppe Vessicchio

Giuseppe Vessicchio, ricordato in questi giorni anche da prof Vecchioni, è nato a Napoli il 17 marzo 1956 ed è cresciuto a Bagnoli. Fin da bambino si è appassionato alla musica, con le canzoni napoletane messe a suonare nei giradischi la domenica pomeriggio. Lui voleva suonare la chitarra, ma all’epoca non c’era il diploma di chitarra al Conservatorio.

Peppe Vessicchio si è iscritto, allora, al Liceo scientifico, frequentando però la scuola di musica come uditore, senza poter sostenere gli esami ma seguendo tutte le lezioni: in un’intervista al Corriere della Sera il Maestro ha ricordato: “Non persi nemmeno una lezione sulle tecniche di direzione d’orchestra. Ero diventato amico di un custode che voleva diventare paroliere, gli davo una mano con i testi e lui mi facilitava l’ingresso, mi indicava gli orari giusti”.

Dopo aver preso il diploma scientifico, si è iscritto ad Architettura, ma non si è laureato, incentrando la sua carriera sulla musica. Aveva scelto proprio quella facoltà perché voleva imparare “il senso delle proporzioni, dell’armonia”: “È la prima cosa che cerco nella musica e forse anche nella vita. Ho bisogno di equilibrio, così come ho bisogno di avere vicino mia moglie”, ha raccontato nell’intervista.

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