"Vietato sbagliare e sognare", l'appello di Galiano ai genitori
Perché secondo l'insegnante e scrittore Enrico Galiano ai giovani d'oggi è "vietato sbagliare e sognare": l'accorato appello del prof ai genitori
“Vietato sbagliare e sognare”. Potrebbe intitolarsi così l’intervento del prof e scrittore Enrico Galiano tenuto al Festival dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a Mantova lo scorso 21 novembre. Nella sua riflessione, di fronte a una platea gremita al Teatro Bibiena, l’insegnante ha messo in luce come, a suo avviso, la società contemporanea stia togliendo ai giovani il diritto di immaginare e di commettere errori. E ha lanciato un appello ai genitori.
Perché “oggi è vietato sbagliare e sognare” per Galiano
Alle scuole medie, il 90% degli studenti dichiara di avere almeno un sogno nel cassetto. Questa percentuale si riduce drasticamente alle superiori: al liceo è tra il 30 e il 40%, negli istituti professionali tra il 5 e il 10%. A tratteggiare questo scenario è Enrico Galiano al Festival dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza di Mantova.
Ma “a 16 anni si ha il diritto, anzi il dovere, di essere irrealisti, di sognare l’impossibile. Se nessuno immagina l’utopia, nulla cambia”, ha affermato il prof, come riportato dalla Gazzetta di Mantova.
Citando Gianni Rodari, ha ricordato l’importanza delle fiabe come palestra di immaginazione, perché “se raccontiamo solo storie realistiche – ha detto -, i bambini si abituano alla realtà così come la vedono”.
Secondo Galiano, oltre ad aver smesso di sognare, i giovani d’oggi non possono più sbagliare. E ha portato l’esempio del registro elettronico, spiegando che da quando esiste gli studenti non possono più marinare la scuola o nascondere un brutto voto: “Prima, se sbagliavi, ti attivavi per recuperare: ti assumevi la responsabilità di ciò che avevi fatto e imparavi a vivere – ha detto il docente -. Oggi è vietato sbagliare e sognare: eppure abbiamo una sola vita ed è un peccato mortale viverla soddisfacendo le aspettative degli altri“, ha concluso prof Galiano.
L’appello di Galiano ai genitori
Durante il suo monologo, Galiano ha raccontato la storia di un suo ex studente, Marco, campione di nuoto. Un giorno è sbottato in classe contro un compagno, avendo una reazione esagerata a una piccolo scherzo. Dopo la campanella, è rimasto in aula ed è scoppiato a piangere di fronte al prof spiegando il perché del suo gesto. Quel piccolo screzio con l’amico, in realtà, nascondeva un disagio profondo: odiava il nuoto e la competizione, ma non voleva smettere per paura di deludere suo padre. La verità è che a lui non piaceva lo sport, ma amava disegnare, anche se in quella disciplina diceva di non avere talento.
“Perché racconto questa storia?”, ha detto Galiano al pubblico, composto soprattutto da genitori e insegnanti. “Perché i ‘Marco’ sono ovunque: vivono per far felici gli altri e restano intrappolati in situazioni che non hanno scelto. L’81% delle persone vive così. Solo il 19% fa davvero ciò che ama“, ha affermato il professore.
Per Galiano, il compito degli adulti non è quello di costruire un futuro “sicuro” per i figli, ma di accompagnarli nel loro percorso, accettando anche il rischio dell’errore. Ha invitato i genitori a non considerare il fallimento come una colpa, ma come una tappa necessaria. Solo così i ragazzi potranno crescere liberi, capaci di immaginare e di scegliere davvero.
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