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Violenza giovanile, 4 studenti su 10 la subiscono (o la compiono) iStock

Violenza giovanile, 4 studenti su 10 la subiscono (o la compiono)

Dal 2018 al 2025 sono triplicati i comportamenti gravi, è quanto rivela la ricerca Espad Italia su stili di vita e comportamenti degli adolescenti

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il bullismo e i comportamenti violenti nelle scuole stanno diventando argomento comune nelle cronache. Sono diversi i casi di studenti che hanno aggredito con un’arma un professore, che pianificano stragi o che cercano di prevalere con aggressività sui coetanei più fragili. Una ricerca ha analizzati i dati su quanto e come sia diffusa la violenza giovanile.

I dati sulla violenza giovanile

L’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha diffuso i dati relativi a Espad Italia (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs), la ricerca che analizza periodicamente gli stili di vita e i comportamenti a rischio degli adolescenti.

Lo studio rivela che la violenza giovanile coinvolge oltre quattro adolescenti su dieci: nel 2025, il 43,4% degli studenti tra 15 e 19 anni, che equivale a più di un milione di ragazzi, riferisce di averla compiuta o subita almeno una volta, e il 14,2% (oltre 350mila) segnala due o più episodi.

Il comportamento più diffuso sarebbe la partecipazione a risse, anche se in calo rispetto alla rilevazione del 2018: la prevalenza scende dal 43,1% al 38,3%.

Seguono le risse di gruppo (11,9%), il danneggiamento di beni (5,9%) e le ferite abbastanza gravi da necessitare cure mediche (5%).

Comportamenti violenti e difficoltà relazionali

Dal 2018 al 2025 sono triplicati i comportamenti più gravi, come le minacce con un’arma (che passano dall’1,4% al 3,5%) e le violenze contro un’insegnante (dall’1,2% al 3,6%). Il divario di genere è netto: la prevalenza di comportamenti violenti tra i ragazzi è del 49,8%, contro quella del 37,2% che si registra tra le ragazze.

Nel corso dei 12 mesi precedenti la rilevazione, 332mila studenti hanno assistito a una scena di violenza filmata con un cellulare (11,8%), o l’hanno filmata in prima persona (3,8%). Questo valore è più che raddoppiato rispetto a quello del 2018, che si fermava complessivamente al 6%. La violenza offline resta, tuttavia, più diffusa di quella online: solo il 29,9% dei ragazzi (contro il 43,4%) riferisce di aver praticato cyberbullismo nell’anno precedente.

Lo studio fa notare che i comportamenti violenti si accompagnano spesso a difficoltà nelle relazioni interpersonali. Per chi ha rapporti conflittuali con gli insegnanti la prevalenza sale al 48,1%, rispetto al 19,5% di chi non riferisce tale problema.

Lo stesso avviene in caso di relazioni difficili con i genitori (43,1% contro 21,2%), con gli amici (48% contro 24%) e in chi afferma di subire atti di bullismo online (58,3%). Invece, essere soddisfatti del rapporto con i genitori, avere genitori informati su dove e con chi si trascorre il sabato sera e leggere libri senza obbligo sono fattori che si accompagnano a livelli più bassi di violenza, anche se si tratta di associazioni che non evidenziano un rapporto diretto di causa-effetto.

La normalizzazione della violenza

Secondo Sabrina Molinaro, dirigente di ricerca Cnr-Ifc e responsabile di Espad Italia, "la violenza tra pari non è un fatto episodico, attraversa la quotidianità di una quota ampia di adolescenti".

A preoccupare però sono "gli indicatori più gravi in crescita come l’uso di armi, le aggressioni agli insegnanti, ben sopra i livelli pre-pandemici, e la progressiva normalizzazione della violenza come contenuto da guardare e condividere", ha aggiunto.

Molinaro specifica che "la violenza si concentra dove le relazioni si incrinano, a scuola come in famiglia". Perciò la risposta "deve essere strutturale: competenze emotive, educazione digitale e un lavoro costante sulle dinamiche di gruppo, mettendo in rete scuola, famiglie e servizi territoriali".