Violenza giovanile, Crepet ha nuove regole per scuola e famiglia
Paolo Crepet è tornato a parlare di violenza giovanile proponendo la sua soluzione: ecco le nuove regole per scuola e famiglia dello psichiatra
La violenza giovanile è al centro del dibattito pubblico. Paolo Crepet analizza il fenomeno, spiegando come si è arrivati a questo punto e quale può essere una possibile soluzione. Nella sua riflessione, il noto psichiatra e sociologo chiama in causa l’intero mondo adulto, indicando la necessità di nuove regole che coinvolgano i due pilastri fondamentali dell’educazione: scuola e famiglia. Solo ripensando questi due sistemi, sostiene, si può sperare di invertire la rotta e restituire ai giovani un contesto educativo capace di guidarli e responsabilizzarli.
Cos’ha detto Paolo Crepet sulla violenza giovanile in Italia
Ogni giorno le pagine di giornale riportano casi di violenza giovanile. Solo per citare gli ultimi in ordine di tempo: il pestaggio di una 12enne da parte di coetanei a Guastalla (Reggio Emilia), il tentativo di aggressione con un coltello di uno studente di 12 anni contro un suo professore in una scuola media di San Vito Lo Capo (Trapani) e l’aggressione a due insegnanti a opera di un gruppo di adolescenti a Parma. Tutti episodi avvenuti tra il 21 maggio e l’1 giugno e tutti ripresi con il cellulare.
Cosa sta succedendo? "Quello che abbiamo voluto noi. E per noi intendo tutto il mondo degli adulti. Tutto amorevolmente unito nel volere, o nel non riuscire a evitare, tutto questo", ha risposto Paolo Crepet in un’intervista a Il Resto del Carlino.
Per lo psichiatra la responsabilità è collettiva: gli adulti hanno lasciato le nuove generazioni "alla mercé del consumismo, alla cultura del comprare, all’uso smodato dei social" invece che "agire sull’educazione".
Il primo fronte critico è la famiglia, che per Crepet "non è più la struttura solida di un tempo", ma una "strutturina" che "fa enorme fatica a gestire queste situazioni".
Il secondo fronte è la scuola, che secondo l’esperto ha perso la sua autorevolezza negli ultimi decenni. Crepet ha individuato una responsabilità nei cambiamenti introdotti a partire dai decreti legislativi del 1974, che avrebbero "spalancato le aule all’invasione delle famiglie, facendo entrare nella scuola chi non era competente". Un "errore colossale", nato da buone intenzioni ma degenerato in una "follia totale".
La soluzione di Crepet: nuove regole su scuola e famiglia
A detta di Paolo Crepet "manca la volontà politica di intervenire". Lo psichiatra ha così proposto una soluzione basata su due linee guida: vietare l’uso dei social fino al termine dell’adolescenza e ridare centralità alla scuola.
Il divieto dei social, ha spiegato, sarebbe un primo passo, già adottato da altri Paesi. Sul fronte scolastico, la prima cosa da fare è "regolamentare in modo rigido il rapporto famiglia-scuola". Come? "Personalmente farei parlare i genitori con i docenti dei figli giusto una volta all’anno". A questo aggiunge l’abolizione del registro elettronico, che "deresponsabilizza gli studenti fin da bambini" e il divieto di "tutte le chat di classe e tra genitori".
Secondo Crepet, queste misure restituirebbero agli insegnanti, e alla scuola in generale, la discrezionalità necessaria per svolgere il proprio ruolo, aumentando al tempo stesso la loro responsabilità.
Infine, lo psichiatra ha rivolto uno sguardo anche ai ragazzi, ma senza colpevolizzarli: "Che possono fare? Nemmeno possono tornare a casa da scuola da soli, per dire, però stanno sui social tutto il giorno, quindi perché stupirsi se filmano un pestaggio?".