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Violenza giovanile a scuola iStock

Violenza giovanile, la soluzione di Novara "prima che sia tardi"

I merito agli episodi in aumento di violenza giovanile e all'ipotesi di abbassare l'età imputabile, Novara ha una soluzione, che non è quella punitiva

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

La repressione e il carcere, secondo Daniele Novara, non servono a contrastare il fenomeno della violenza giovanile: il metodo punitivo non sarebbe la soluzione adatta. Il pedagogista piacentino, in una riflessione sui social sulla proposta di abbassare l’età punibile, ritiene che la prevenzione sia la risposta più efficace per affrontare un problema in aumento. Bisogna, secondo Novara, agire "prima che sia troppo tardi".

La riflessione di Daniele Novara sulla violenza giovanile

Il fondatore della prima scuola senza voti a Piacenza ha pubblicato un post su Facebook per parlare dell’aumento degli episodi di violenza tra i giovani. Nella sua analisi Daniele Novara ha spiegato perché il sistema punitivo non funziona.

"Il metodo bastone e carota non funziona", ha sostenuto il pedagogista, aggiungendo che "le politiche governative si accaniscono sulla necessità di punire chi sbaglia, a prescindere da tutto e da tutti". Novara ha sottolineato "che questa strategia non ha riscontri scientifici e, anzi, i primi dati dal 2023 segnalano che la situazione si è sostanzialmente aggravata".

Il pedagogista e la proposta di abbassare l’età punibile

Daniele Novara è intervenuto in merito alla proposta di abbassare l’età punibile: attualmente chi ha compiuto 14 anni è imputabile per legge, ma vista l’età sempre più bassa di minori che commettono reati c’è chi ha proposto di abbassarla di qualche anno.

"Riempire le carceri minorili di ragazzi e ragazze non mi sembra un’idea in alcun modo migliorativa", ha spiegato il pedagogista, aggiungendo: "L’Italia era da sempre orgogliosa del proprio sistema penale minorile, basato più sui concetti di rieducazione che su quelli di punizione. Questo cambio di strategia non sembra dare i frutti sperati".

L’esperto in pedagogia ha ricordato che si parla "di ragazzi e ragazze, dai 14 ai 18 anni, estremamente acerbi, immaturi, nel pieno dell’adolescenza", un momento nella vita nel quale "il senso della trasgressione è molto forte, il senso del pericolo molto basso". Queste, ha continuato, "sono informazioni scientifiche che si studiano nei licei di scienze umane e in biologia. Non stiamo parlando di questioni politiche, ma di dati prettamente tecnici".

Quale soluzione propone Novara contro la violenza giovanile

Daniele Novara, nel suo intervento sui social, ha affermato che "il metodo punitivo non porta da nessuna parte, se non a riempire le carceri minorili e a trovarsi ad affrontare una generazione di ragazzi sempre più arrabbiata, infervorata e carica di rancore". Secondo lui, "il metodo giusto è quello preventivo, ma non possiamo dire che oggi l’educazione sia il cuore delle nostre politiche".

Per il pedagogista è grave il fatto che sia stata rimossa la pedagogia dalla cultura italiana: questa scelta "mette addirittura in discussione i basilari stessi della democrazia, perché non ci può essere democrazia senza formazione democratica. E questa è strettamente educativa e pedagogica".

Per affrontare la questione della violenza giovanile, bisognerebbe "tornare a questi basilari e in questo senso i genitori vanno sostenuti. Va sostenuta la loro responsabilità e il loro impegno educativo, mettendo a disposizione le informazioni giuste, che noi come istituto cerchiamo di dare nelle scuole genitori, nei libretti pedagogici, negli sportelli di ascolto".

Per Daniele Novara è impensabile "abbandonare papà e mamme al fai da te, né alle indicazioni di influencer che raramente presentano un profilo scientificamente attendibile e rigoroso". Secondo il pedagogista le politiche educative non dovrebbero basarsi su soluzioni punitive: bisognerebbe investire maggiormente sull’aspetto educativo e pedagogico: "Serve un’inversione di tendenza prima che sia troppo tardi".