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Voti bassi Maturità 2026, la replica di 378 prof alle polemiche

Non si placano le polemiche sui voti bassi alla Maturità 2026, sollevate in Toscana da due presidenti di commissione: la replica firmata da 378 prof

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Continua il dibattito attorno alle polemiche sui voti bassi alla Maturità 2026. Dopo la lettera aperta di Paolo Cipriani e Miriam Pierozzi, preside e insegnante dell’Istituto Marconi di Prato che hanno denunciato casi di valutazioni troppo severe da parte di alcuni commissari d’esame, è arrivata la replica firmata da 378 prof.

La replica di 378 prof alla lettera sui voti bassi alla Maturità

"Non entriamo nel merito dei giudizi denigratori su colleghi commissari d’esame (carnefici, vendicativi, senza etica, egocentrici, disumani, cattivi) se non per rilevare che, a parti invertite, il rischio di procedimento disciplinare o ispettivo da parte di quegli uffici che si son detti d’accordo col loro autore sarebbe altissimo. Ormai siamo abituati, come docenti, a sentirci qualificare così e peggio di così da chiunque si arroghi il titolo di Rappresentante del Bene dei Ragazzi, non ultimi dai nostri dirigenti".

Inizia così la replica firmata da 378 professori alla polemica dei voti bassi alla Maturità 2026, nata con la pubblicazione della lettera del dirigente scolastico Paolo Cipriani e della docente Miriam Pierozzi.

Come riportato da La Nazione, la raccolta firme è stata promossa da Enrico Rebuffat, docente del liceo Galileo-Michelangiolo di Firenze e componente del gruppo Il Gessetto, sul cui sito è stata condivisa la replica.

Il punto centrale della risposta riguarda l’essenza stessa dell’esame di Maturità. Gli insegnanti contestano una delle affermazioni del preside Paolo Cipriani, secondo cui "il voto finale dovrebbe essere, per coerenza, in media o leggermente superiore alla media dei crediti accumulati nei cinque anni".

"Stiamo dunque parlando non più di un esame, se le parole devono avere ancora un senso, ma di un evento celebrativo – hanno commentato -. Si abbia l’onestà di usare la parola corretta, e si chieda allo Stato di valutare l’opportunità di utilizzare il danaro pubblico per organizzare non più un esame di Stato, ma un evento celebrativo di Stato del percorso scolastico".

Riguardo ai punteggi bassi assegnati all’orale, come 5/20, che secondo Cipriani "mortificano, deprimono e sono diseducativi", i docenti hanno replicato: "Dunque si arriva a sostenere che valutare oggettivamente una prova per quello che è, a prescindere da chi ne sia l’autore, è ‘diseducativo’: aboliamo tutti i concorsi pubblici, allora, sono diseducativi, oppure consegniamo al candidato un foglio bianco dove scriverà nome, cognome, percorso di vita e voto di cui necessita per conservare un ricordo positivo del concorso.

I professori hanno criticato anche un passaggio dell’intervista rilasciata dal dirigente scolastico pratese alla Nazione, in cui ha affermato: "Uno studente che si aspetta 80 e viene promosso con 64, un ragazzo bravo che viene mortificato, che ricordo avrà della scuola? Un ricordo negativo". La replica dei prof: "Dunque l’esame finale statale del percorso di istruzione non ha lo scopo di verificare a livello nazionale, con l’intervento di soggetti qualificati esterni, l’istruzione degli studenti, ma di lasciare loro un ricordo positivo: ma da quando?".

La critica dei 378 docenti si chiude così: "Quando l’istituzione più importante della società rinuncia a se stessa; quando volontariamente si deforma fino alla caricatura di se stessa per perseguire un fine che non le è proprio; quando i giovani vengono defraudati (e non solo all’esame!) di verità ed onestà, tacciate come diseducative dagli stessi educatori cui sono affidati; allora è veramente in gioco la vita dei ragazzi. E il futuro della nostra società".

La polemica sui voti bassi all’esame di Maturità 2026

"L’esame di Maturità dovrebbe evidenziare la crescita dello studente negli anni, valorizzare le competenze acquisite ma anche i cambiamenti positivi. Spesso invece ci si ritrova ad assistere al teatro dell’assurdo nel quale molti di noi nel ruolo di commissari diventano i ‘carnefici’ dei loro studenti". È questo il cuore della lettera firmata dal preside Paolo Cipriani e dalla professoressa Miriam Pierozzi, che hanno svolto l’incarico di presidente alla Maturità 2026, riportata da La Nazione.

I due hanno riferito che durante gli esami "abbiamo tristemente assistito a una preoccupante mancanza di etica, all’assenza di buon senso e affezione nei confronti dei ragazzi e ancor più grave all’incompetenza di coloro che dovrebbero mediare e dirigere la commissione".

Nel dibattito è intervenuta anche la Uil Scuola Prato, che ha espresso "profondo sconcerto" per la lettera aperta, respingendo "con fermezza la narrativa mediatica che dipinge i docenti impegnati nelle commissioni di Maturità come ‘carnefici’ o animati da ‘cattiveria’ e ‘vendette’".