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Inferno, Canto III: l’antinferno e gli ignavi

Dante e Virgilio giungono alla porta dell'Inferno, poi incontrano Caronte, il traghettatore di anime sul fiume Acheronte

Alessio Abbruzzese

Alessio Abbruzzese

GIORNALISTA

Nato e cresciuto a Roma, mi appassiono fin da piccolissimo al mondo classico e a quello sport, dicotomia che ancora oggi fa inevitabilmente parte della mia vita. Potete leggermi sulle pagine de Il cuoio sul Corriere dello Sport, e online sul sito del Guerin Sportivo. Mi interesso di numerosissime altre cose, ma di quelle di solito non scrivo.

La porta dell’Inferno e gli ignavi

Dante e Virgilio giungono di fronte alla porta dell’Inferno, sulla quale, in colore scuro, campeggia una scritta che mette in guardia chi si appresta a varcarla: tale soglia durerà in eterno e, una volta oltrepassata, non ci sarà più speranza di poter tornare indietro. Dante non ne afferra subito il significato, ma Virgilio, afferrandogli amorevolmente la mano al momento di attraversarla, lo incita comunque a non aver paura e a prepararsi all’ingresso negli inferi, popolati dalle anime dannate. La prima cosa udita da Dante è un terrificante miscuglio di urla e parole d’ira pronunciate in strane lingue, una scena che lo fa scoppiare a piangere in quel luogo così buio e oscuro. Il poeta fiorentino chiede alla sua guida chi sia ad emettere tali terrificanti suoni, il quale gli spiega che si tratta degli ignavi, cioè le anime di coloro che non si schierarono né dalla parte del bene né da quella del male e che ora risiedono nel Vestibolo dell’Inferno. Mescolati agli angeli che non scelsero né Dio né Lucifero, per Virgilio sono tanto miseri da non essere degni neanche di essere guardati troppo a lungo da Dante. Questi nota subito come essi corrano dietro un’insegna senza significato, che gira vorticosamente su se stessa, formando una schiera infinita, mentre vengono punti e tormentati da vespe e mosconi, che gli fanno colare il sangue dal volto, il quale cade a terra mischiato alle loro stesse lacrime e che viene raccolto da vermi ripugnanti: tra loro egli crede di riconoscere il papa Celestino V, colui che “per viltade fece il gran rifiuto”, e che rinunciò cioè al soglio pontificio. Gli ignavi si trovano nell’Antinferno in quanto spiacquero tanto a Dio quanto ai suoi nemici.

Caronte e il fiume Acheronte

A questo punto i due poeti intravedono un grande fiume in lontananza, l’Acheronte, sulla cui sponda sono accalcate numerose anime dannate. Dante freme dalla voglia di sapere chi siano e cosa le renda, almeno apparentemente, così pronte a varcare il corso d’acqua, ma Virgilio predica calma, rimandando le spiegazioni. Dante, quindi, prosegue il proprio cammino fin quanto non vede giungere Caronte, il traghettatore dei dannati, che rema verso di loro a bordo di una barca: appare come un vecchio dalla barba bianca, che grida minaccioso alle anime di essere venuto a prenderle per portarle all’Inferno, dove le attendono pene eterne. Caronte, quindi, nota Dante, invitandolo ad andarsene, in quanto ancora vivo, anticipandogli che non lo rivedrà neppure dopo la morte, in quanto destinato al Purgatorio. Il demone, però, viene zittito da Virgilio, rimarcando come tale viaggio sia una precisa volontà di Dio e lui non può certamente opporsi. A questo punto il nocchiero, che ha gli occhi circondati di fiamme, tace, ordinando alle anime, mentre tremano di terrore e bestemmiano Dio, i propri genitori e il momento della loro nascita, di salire sulla sua barca, battendo sulla testa col suo remo chiunque tenti di adagiarsi sul fondo. Arrivati dall’altra parte del fiume, Virgilio spiega a Dante che tutti i dannati finiscono sulle sponde dell’Acheronte e qui la giustizia divina li spinge a desiderare ardentemente di passare dall’altra parte: per tale motivo non deve stupirsi se Caronte abbia protestato per la sua presenza in quel luogo, dal momento che è destinato alla salvezza. Appena il poeta latino termina il proprio discorso, il suolo infernale viene scosso da un terremoto fortissimo, così spaventoso che Dante continuerà ad averne paura al solo ricordo. Poi, compare una luce rossastra che gli fa perdere i sensi, cadendo svenuto a terra.