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La bisbetica domata: il gioco crudele del matrimonio come spettacolo

Petruccio riesce a domare Caterina, conosciuta per il suo caratteraccio. Infine proclamerà un discorso sull'ubbidienza della moglie al marito, ironico

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Tra le commedie più famose di William Shakespeare, La bisbetica domata è forse quella che oggi suscita più domande e discussioni. Ambientata in una Padova immaginaria, racconta la storia di Caterina, giovane dal carattere esplosivo, e del suo controverso corteggiatore Petruccio, deciso a “domarla” con metodi estremi. Attorno a loro si intrecciano travestimenti, falsi corteggiatori, padri preoccupati per la dote, servitori furbissimi e giovani innamorati pronti a tutto pur di sposare la persona desiderata. Leggere (o vedere a teatro) questa commedia significa entrare in un gioco di specchi tra ruolo sociale e identità personale, tra finzione teatrale e vita quotidiana. Ma significa anche interrogarsi su temi delicati come il rapporto uomo‑donna, il potere, l’obbedienza e la libertà, che rendono l’opera ancora oggi affascinante e problematica.

Trama del dramma

La bisbetica domata si apre con una lunga induzione, una sorta di cornice narrativa. Un ciabattino ubriaco, Christopher Sly, litiga con un’ostessa perché si rifiuta di pagare i danni causati nella taverna. Sly crolla addormentato fuori dalla locanda e viene trovato da un Lord, che decide di organizzare uno scherzo elaboratissimo: far credere al povero ubriacone di essere in realtà un nobile che ha perso la memoria. Portato nel palazzo, Sly viene vestito con abiti preziosi, servito da domestici ossequiosi e perfino da un paggio travestito da moglie, che finge di adorarlo. Confuso e testardo, Sly insiste di essere solo un ciabattino, ma lentamente viene attratto dalla recita che lo circonda. Per completare il gioco, il Lord fa arrivare una compagnia di attori che metterà in scena, proprio per Sly, la commedia che noi conosciamo come La bisbetica domata.

Nella “commedia dentro la commedia” ci spostiamo a Padova. Il giovane studente Lucentio arriva in città per dedicarsi agli studi, ma in una piazza vede Bianca, figlia minore del ricco Battista, e se ne innamora all’istante. Bianca è già corteggiata da due pretendenti, Hortensio e Gremio, che competono fra loro. Tuttavia c’è un problema: Bianca non può sposarsi finché sua sorella maggiore Caterina, famosa per il carattere aggressivo e la lingua tagliente, non avrà trovato marito. Battista è irremovibile su questa regola, convinto di difendere così l’ordine familiare e l’onore della casa. I pretendenti di Bianca, frustrati da questo ostacolo, iniziano a escogitare piani e travestimenti per aggirare il divieto, sfruttando l’arma dell’inganno comico.

Lucentio decide di fingersi un insegnante di filosofia, chiamandosi Cambio, per entrare in casa di Battista come precettore di Bianca; il suo servo Tranio, furbo e leale, assume invece l’identità del “vero” Lucentio per trattare affari e dote con il padre di Bianca. Anche Hortensio ricorre a un mascheramento: si traveste da maestro di musica per stare accanto alla ragazza. Mentre i corteggiatori tessono queste trame, arriva a Padova Petruccio, gentiluomo di spirito grossolano ma astuto, dichiaratamente in cerca di una moglie ricca, indipendentemente dal suo carattere. Gli amici gli parlano di Caterina, “bisbetica” ma con una buona dote. Petruccio, attratto dalla sfida e dal guadagno, decide di corteggiarla a modo suo, usando una strategia di paradosso e contraddizione: la loda quando lei lo insulta, finge di non sentire le sue offese, capovolge le parole per dominare il dialogo.

Nel cuore della commedia, gli incontri tra Caterina e Petruccio sono un continuo duello verbale. Lei è orgogliosa, ironica, abituata a difendersi con la rabbia dall’immagine di “donna difficile” che la società le ha cucito addosso; lui reagisce con una comicità aggressiva, minimizza i suoi furori e promette davanti a tutti di sposarla comunque. Battista, stanco dei problemi causati dalla figlia maggiore, accetta entusiasta. Durante i preparativi delle nozze, i travestimenti attorno a Bianca continuano, mentre Tranio, fingendosi Lucentio, cerca perfino un falso padre che garantisca la dote. Il giorno del matrimonio tra Caterina e Petruccio, lo sposo arriva in ritardo e vestito in modo ridicolo, umiliando la sposa davanti alla comunità: una scena comica che nasconde una dura prova pubblica di potere.

Dopo le nozze, Petruccio porta Caterina nella sua casa di campagna. Qui inizia una vera e propria “educazione al rovescio”: finge che il cibo non sia abbastanza buono per lei, così la priva di cibo; afferma che il letto non sia degno di una signora, così la priva di sonno. Davanti ai servi si mostra eccessivo e teatrale, sostenendo di agire sempre “per il suo bene”. Caterina, stremata, passa dalla rabbia alla stanchezza, fino a comprendere che l’unico modo per sopravvivere è entrare nel gioco del marito, adattandosi alle sue richieste assurde (come dichiarare che il sole è la luna, se lui lo ordina). Nel frattempo, a Padova, Lucentio, ancora travestito da maestro, riesce a dichiararsi a Bianca, che ricambia con dolcezza ma anche con una certa furbizia: pur apparendo docile, sa scegliere il pretendente più adatto ai suoi desideri.

Gli inganni intorno a Bianca si moltiplicano: Tranio tratta la dote con Battista, si trova un vecchio signore disposto a fingersi il padre di Lucentio, e Hortensio, deluso dal comportamento della ragazza (che favorisce Cambio/Lucentio), rinuncia a lei e decide di sposare un’altra vedova ricca. Alla fine, Lucentio e Bianca coronano il loro amore sposandosi in segreto. Quando la verità sui travestimenti esplode, Battista, inizialmente indignato, è costretto ad accettare la nuova situazione, anche perché il matrimonio è già avvenuto e gli “imbrogli” sono ormai irreversibili. La serie di maschere e scambi di identità mette in luce quanto i ruoli sociali siano costruiti e manipolabili, soprattutto in tema di matrimonio e onore.

Nel finale, tutte le coppie principali si ritrovano a banchetto: Caterina con Petruccio, Bianca con Lucentio, Hortensio con la vedova. Gli uomini decidono di fare una scommessa: quale delle mogli si rivelerà più obbediente, pronta a ubbidire al primo ordine del marito? Bianca e la vedova, considerate “dolci e ragionevoli”, rifiutano o esitano a rispondere alla chiamata. A sorpresa, Caterina è l’unica a obbedire subito e a presentarsi. Petruccio, trionfante, le chiede di tenere un discorso sull’obbedienza dovuta al marito: lei pronuncia una lunga orazione in cui invita le donne a essere sottomesse, a riconoscere l’autorità maschile e a non ribellarsi. È uno dei passi più discussi dell’intera opera: i personaggi sul palco lo vivono come prova definitiva che la “bisbetica” è stata domata, ma il pubblico può leggere quel discorso in modi diversi, chiedendosi se sia ironico, strategico o davvero convinto. La commedia si chiude tra risate, festeggiamenti e l’immagine ambigua di una donna trasformata, mentre, fuori dalla cornice della storia, Christopher Sly è stato sedotto – almeno per un momento – dal potere della finzione teatrale che ha appena visto.

Personaggi di La bisbetica domata

I personaggi de La bisbetica domata sono numerosi e si muovono su più piani: quello della cornice (con Christopher Sly e il Lord) e quello della commedia vera e propria ambientata a Padova. Ognuno di loro rappresenta un modo diverso di vivere il matrimonio, il potere e l’identità: c’è chi usa l’astuzia, chi sfrutta la violenza simbolica, chi recita un ruolo per convenienza sociale. Per gli studenti è utile vederli non solo come figure comiche, ma anche come tipi umani che incarnano valori, paure e desideri dell’epoca elisabettiana. Allo stesso tempo, molte loro caratteristiche parlano ancora a noi: la voglia di essere riconosciuti, la ribellione alle etichette, il compromesso tra libertà personale e aspettative della famiglia o della società.

  • Caterina (Katherina) è la famosa “bisbetica” del titolo: figlia maggiore di Battista, è presentata come una donna dal carattere violento, pronta a rispondere con insulti, urla e botte. Ma dietro la maschera della rabbia si intravede una persona ferita, costretta a vivere all’ombra della sorella Bianca, adorata da tutti. Caterina rifiuta il ruolo di donna silenziosa e obbediente che la società le impone, e per questo viene etichettata come “mostro”, capace di spaventare i corteggiatori. Il suo percorso con Petruccio, che la sottopone a una vera e propria “rieducazione” brutale, la porta a cambiare atteggiamento, ma resta il dubbio se la sua obbedienza finale sia sincera o una scelta strategica per sopravvivere. Simbolicamente, Caterina incarna il conflitto tra desiderio di autonomia femminile e costrizione patriarcale.
  • Petruccio (Petruchio) è il gentiluomo che decide di sposare Caterina, attirato dalla sua dote e dalla sfida di “domarla”. È un personaggio energico, rumoroso, capace di grande comicità ma anche di crudeltà. Usa tecniche di controllo psicologico – fame, sonno negato, contraddizioni continue – per spezzare la resistenza della moglie, affermando sempre di farlo “per amore” e “per il suo bene”. In lui vediamo il modello del marito-padrone, tipico di una società patriarcale, ma anche un attore consapevole, che mette in scena un ruolo esagerato per ottenere un effetto. Alcune letture moderne sottolineano come Petruccio sia anche una maschera satirica: esagera la figura dell’uomo autoritario fino al ridicolo, mettendola in discussione. Simbolicamente rappresenta il potere maschile che vuole plasmare la realtà (e la moglie) a propria immagine.
  • Bianca è la sorella minore di Caterina, considerata da tutti il modello di figlia ideale: gentile, silenziosa, obbediente. È corteggiata da molti uomini e il padre la protegge, imponendo la regola che non potrà sposarsi finché Caterina non avrà marito. Bianca si mostra dolce e remissiva, ma, con il procedere della commedia, manifesta una certa astuzia: sa approfittare dei travestimenti di Lucentio per intrecciare con lui una relazione segreta, sceglie il pretendente che preferisce e, nel finale, rifiuta di obbedire subito al marito durante la scommessa sulla “moglie più docile”. In questo senso, il suo personaggio mette in crisi l’idea che la dolcezza sia sinonimo di vera obbedienza. Simbolicamente Bianca rappresenta la femminilità idealizzata, ma anche il potere nascosto di chi sembra sottomesso e invece controlla il gioco in modo più sottile.
  • Lucentio è il giovane studente che si innamora a prima vista di Bianca. A differenza di Petruccio, non cerca una moglie per interesse economico, ma per passione romantica. Tuttavia, per conquistare Bianca, non esita a usare travestimenti e menzogne: si finge maestro di filosofia, coinvolge il servo Tranio nel gioco degli scambi di identità e addirittura ricorre a un falso padre per garantire la dote. Lucentio incarna così l’amore romantico, ma anche il suo lato ingannevole: pur proclamando sentimenti puri, manipola la realtà per ottenere ciò che vuole. Nel finale, quando Bianca non risponde alla sua chiamata, sembra scoprire che la moglie ideale che sognava non è poi così docile. Simbolicamente, Lucentio rappresenta il passaggio dall’amore da sogno alla concreta, a volte deludente, realtà matrimoniale.
  • Tranio è il servo di Lucentio, ma nella commedia si rivela spesso più intelligente e capace del padrone. Quando i due decidono di scambiarsi le identità, Tranio veste i panni del nobile gentiluomo con sorprendente sicurezza: tratta d’affari con Battista, organizza alleanze, trova un vecchio disposto a fingersi il padre di Lucentio. Personaggio comico per eccellenza, dimostra però che le differenze di classe sociale sono in parte una questione di abito e di modo di parlare. Il suo successo nel recitare la parte del signore mette in ridicolo la rigidità della società gerarchica, mostrando che un servo può essere più astuto di un nobile. Simbolicamente, Tranio incarna il tema del capovolgimento dei ruoli e l’idea che il valore personale non coincida con il ceto di nascita.
  • Battista (Baptista Minola) è il padre di Caterina e Bianca, un mercante ricco e rispettato. Si presenta come un genitore affettuoso ma anche molto pragmatico: pensa alle figlie soprattutto in funzione dei loro matrimoni e delle doti da trattare con i pretendenti. La sua famosa regola – nessuna nozze per Bianca finché Caterina non sarà maritata – mostra come consideri il matrimonio una questione di ordine familiare e sociale, più che un legame affettivo. Battista resta spesso spiazzato dalle strategie dei giovani e dei servi, e finisce per essere ingannato dai travestimenti di Tranio e dalla fretta di sistemare le figlie. Simbolicamente rappresenta l’autorità paterna dell’epoca, convinta di sapere cosa sia meglio per i figli, ma facilmente manipolabile quando entrano in gioco interessi economici e apparenze.
  • Hortensio è uno dei principali corteggiatori di Bianca. Inizialmente si mostra galante ma competitivo, pronto a collaborare con Gremio pur di superarlo nella corsa al matrimonio. Il suo travestimento da maestro di musica gli permette di entrare in casa di Battista, ma lo espone anche alle delusioni: è infatti lui a scoprire che Bianca favorisce Cambio/Lucentio. Ferito nell’orgoglio, decide di rinunciare alla ragazza e di sposare una vedova ricca, soluzione comica ma anche significativa. Hortensio incarna il tipo del pretendente calcolatore, per il quale amore e convenienza sociale sono intrecciati. Simbolicamente, rappresenta tutti quei personaggi che si adattano al gioco dei matrimoni combinati, accettando di cambiare partner pur di ottenere una posizione economica vantaggiosa e una certa stabilità.
  • Gremio è l’altro anziano pretendente di Bianca, spesso ridicolizzato per la sua età avanzata e la sua gelosia. Si presenta come un uomo ricco, pieno di sé, convinto che la sua posizione sociale e il denaro bastino a conquistare la giovane. In realtà viene continuamente battuto in astuzia dai più giovani, soprattutto da Tranio (nei panni di Lucentio) e dallo stesso Lucentio travestito da maestro. Il suo personaggio aggiunge un tocco farsesco alla competizione per Bianca, mostrando il lato grottesco dei mariti “di comodo” scelti solo per la sicurezza economica. Simbolicamente, Gremio rappresenta il vecchio mondo dei matrimoni puramente interessati, che la commedia mette alla berlina pur non riuscendo a liberarsene del tutto.
  • Christopher Sly è il protagonista dell’induzione, il ciabattino ubriaco che viene trasformato in nobile per scherzo. La sua confusione, le sue resistenze e infine il suo parziale adattamento al ruolo di signore mostrano quanto il concetto di identità sia fragile e facilmente manipolabile. Sly è un personaggio comico, spesso ridicolo, ma anche tenero nella sua ostinazione a ricordare chi è veramente. Attraverso di lui, Shakespeare invita il pubblico a riflettere sul potere del teatro come illusione: se un uomo può essere convinto di essere un altro grazie a costumi, parole e scenografie, che cosa dice questo sulla nostra fiducia nelle apparenze? Simbolicamente, Sly è lo specchio dello spettatore, che si lascia coinvolgere nella finzione scenica pur sapendo che è “solo” una commedia.

Temi Principali

La bisbetica domata è un testo ricchissimo di spunti, alcuni molto comici, altri profondamente problematici per la sensibilità contemporanea. Per affrontarlo a scuola è importante non fermarsi alla superficie delle gag e dei litigi di coppia, ma interrogarsi su ciò che la commedia ci dice su matrimonio, genere, potere e rappresentazione. Shakespeare gioca continuamente sul confine tra verità e finzione: travestimenti, ruoli scambiati, recite dentro la recita rendono difficile capire dove finisca l’attore e inizi la persona. Allo stesso tempo, l’opera mette in scena modelli di comportamento maschile e femminile che possono essere letti sia come giustificazione del patriarcato, sia come sua caricatura critica. I temi principali che seguono possono aiutare a discutere il testo in modo consapevole e attuale.

  • Matrimonio come contratto sociale Il matrimonio in questa commedia non è solo la conclusione romantica di una storia d’amore, ma soprattutto un affare economico e politico. Battista tratta le figlie come capitali da investire, discute doti, garanzie, firme di padri veri e falsi. I pretendenti di Bianca – Gremio, Hortensio e Tranio/Lucentio – elencano beni, case, rendite per convincere il padre ad accettarli. Persino Petruccio dichiara apertamente di cercare “ricchezze” in moglie. L’amore tra Bianca e Lucentio sembra più puro, ma viene comunque realizzato attraverso inganni e patti. Questo tema permette di capire come, nell’epoca elisabettiana, il matrimonio fosse un contratto di alleanza tra famiglie, più che un’unione di anime, e invita a confrontare quel modello con la nostra idea moderna di coppia e scelta personale.
  • Ruoli di genere e patriarcato Uno dei nuclei più discussi dell’opera riguarda il rapporto tra uomini e donne. Petruccio esercita un controllo brutale su Caterina, giustificandolo come cura amorevole; il discorso finale di lei esalta l’obbedienza coniugale e la sottomissione femminile. Da un lato, il testo sembra sostenere apertamente un modello patriarcale, in cui il marito è “re” in casa e la moglie deve servirlo. Dall’altro, però, la commedia esaspera e rende comici questi atteggiamenti, al punto da farli sembrare caricature. Caterina stessa, all’inizio, rifiuta con forza il ruolo imposto e Bianca, che appare docile, alla fine sfida le aspettative non rispondendo alla chiamata del marito. Questo tema spinge a chiedersi se Shakespeare stia giustificando o piuttosto mettendo in discussione la cultura maschilista del suo tempo, lasciando volutamente aperta l’interpretazione.
  • Inganno, travestimento e identità In tutta la commedia, i personaggi indossano maschere: Lucentio si finge maestro, Tranio si finge Lucentio, Hortensio diventa musicista, il paggio recita la parte della moglie di Sly, e lo stesso Sly è trasformato in nobile. Questi travestimenti non sono semplici espedienti comici, ma strumenti per interrogare l’identità sociale: chi siamo davvero, oltre i ruoli che recitiamo? La facilità con cui un servo può comportarsi da signore o un ciabattino da nobile mostra che molti status dipendono da abiti, linguaggio, gesti codificati. Il teatro diventa così metafora della vita: tutti, in fondo, recitiamo una parte. Per gli studenti, questo tema offre uno spunto per riflettere su come oggi costruiamo la nostra immagine (anche sui social) e su quanto sia sottile il confine tra autenticità e rappresentazione.
  • Potere della parola e del linguaggio Nella commedia, chi domina il linguaggio spesso domina anche la situazione. Petruccio piega la realtà con le parole (affermando che il sole è la luna) e costringe Caterina ad adeguarsi; Caterina, a sua volta, è inizialmente una maestra di insulti e sarcasmo, e il suo discorso finale mostra una retorica impressionante, qualunque sia il grado di sincerità. Anche i servitori, come Tranio, si impongono grazie alla loro capacità di parlare come nobili. Il linguaggio diventa quindi uno strumento di potere, ma anche un campo di battaglia: chi perde le parole, perde posizione. Questo tema invita a riconoscere l’importanza del saper parlare e argomentare, e a chiedersi in che modo oggi il controllo del discorso (nei media, nella politica, nella vita quotidiana) influenzi i rapporti di forza tra le persone.

Perché leggere La bisbetica domata oggi?

Leggere La bisbetica domata oggi significa confrontarsi con un testo divertente ma scomodo, che non va preso alla lettera né liquidato in fretta. Da un lato, offre situazioni comiche irresistibili, scambi di battute brillanti, personaggi vivacissimi: è un’ottima palestra per avvicinarsi a Shakespeare e al linguaggio teatrale. Dall’altro, costringe a interrogarsi su maschilismo, violenza simbolica, ruoli di genere: temi purtroppo ancora attuali. Studiare questa commedia a scuola permette di sviluppare uno sguardo critico: capire come pensava una società del passato, riconoscere ciò che rifiutiamo e ciò che, magari, sopravvive ancora in forme diverse. È un’occasione per discutere insieme, ragazzi e adulti, che cosa significhi oggi “domare” o essere “domati” in una relazione.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.