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La Celestina: l’amore mercanteggiato tra inganno, desiderio e rovina

Grazie a Celestina, Calisto conquista Melibea. Gli inganni e l'avidità provocheranno diverse morti tra cui il suicidio della stessa Melibea

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

La Celestina è uno dei grandi capolavori della letteratura spagnola tra Medioevo e Rinascimento, a metà strada tra teatro e romanzo dialogato. Nata come “Comedia de Calisto y Melibea”, racconta una storia d’amore travolgente che finisce in tragedia, intrecciando passione, ironia, magie popolari e una lucidissima critica sociale. Al centro c’è una vecchia fattucchiera, Celestina, capace di manovrare desideri, paure e interessi di nobili e servi. Intorno a lei si muovono giovani innamorati, domestici opportunisti, genitori illusi di proteggere l’onore della famiglia. Leggere quest’opera significa entrare in una città piena di voci: si parla d’amore e di soldi, di religione e di piacere, di onore e di sopravvivenza. È un testo sorprendentemente moderno, che ci interroga su quanto siamo disposti a rischiare per ciò che desideriamo.

Trama del dramma dialogato

La Celestina si apre con una cornice in cui l’autore dichiara di voler raccontare una storia esemplare “per reprimere i folli innamorati” e mettere in guardia contro gli inganni delle meretrici e degli adulatori. Viene annunciata la vicenda di Calisto, giovane di nobile lignaggio, passionale e sconsiderato, e di Melibea, unica erede dei nobili Pleberio e Alisa. Fin dall’inizio è chiaro il tono misto dell’opera: registro lirico quando si parla d’amore, comico nelle battute dei servi, e profondamente tragico nel destino che attende i protagonisti. L’autore anticipa che questa storia finirà male e invita il lettore a considerarla come un monito contro la passione smodata e contro la mercificazione dei sentimenti.

Nel primo atto, in una huerta (giardino), Calisto vede Melibea e se ne innamora all’istante. Le rivolge parole esaltate, quasi mistiche, paragonando la gioia di vederla a una visione divina. Lei, però, reagisce con durezza: lo giudica folle e respinge il suo discorso amoroso, spaventata dallo scandalo e dall’illiceità di un amore fuori dalle regole. Calisto esce distrutto da questo rifiuto e, rientrato a casa, si abbandona alla disperazione davanti ai servi Sempronio e Parmeno. Sempronio, pratico e opportunista, pensa subito a una soluzione: ricorrere a Celestina, una vecchia conosciuta in città per le sue arti di mezzana, fattucchiera e guaritrice d’amore. Da qui si avvia l’ingranaggio tragico: il desiderio di Calisto viene affidato alle mani di chi sa trarre profitto dalle passioni altrui.

Celestina entra in scena come una figura complessa: astuta, ironica, abilissima nel manipolare. In un primo dialogo con Calisto e Sempronio, mostra un atteggiamento pratico: niente sentimentalismi, ma azioni rapide e mirate per conquistare Melibea. La sua fama, però, è ambigua. Quando compare Parmeno, che conosce bene il passato della vecchia, emergono i lati più oscuri del personaggio. Parmeno racconta a Calisto come Celestina sia chiamata in tutta la città “putta vieja”, come il suo nome risuoni nelle piazze, nelle botteghe, nei campi. Descrive minuziosamente la sua casa malandata presso le concerie e i moltissimi mestieri che esercita: profumiera, sarta, levatrice, fattucchiera, mediatrice di amori e di affari. Elenca i suoi profumi, unguenti, distillati, filtri e persino trucchi per simulare la verginità, presentandola come un centro di potere popolare dove si incrociano studenti, osti, religiosi e donne di ogni ceto.

Nonostante le riserve di Parmeno, Calisto si fida totalmente di Celestina. Nei dialoghi successivi difende con forza la sua decisione: esalta la liberalità, la generosità del dono, l’idea che sia meglio spendere le ricchezze per l’amore che accumularle inutilmente. Per lui l’azione impulsiva è qualcosa di nobile, come un fuoco che sale in alto; le parole prudenti di Parmeno, che avverte dei possibili disastri (perdita d’onore, di corpo e di beni), gli sembrano pura invidia. Calisto rifiuta i consigli moderati, si infiamma, accusa il servo di non capire il dolore d’amore e finisce per ordinare di preparare il cavallo, deciso a buttarsi a capofitto nel suo destino. In questo contrasto tra la ragione prudente dei servi e l’impeto cieco del padrone si disegna uno dei grandi conflitti interni dell’opera.

Nel frattempo Celestina si muove per la città. La vediamo avvicinarsi alla casa di Melibea, dove viene riconosciuta e commentata da Lucrecia e da Alisa, madre di Melibea. La sua reputazione è doppia: da un lato viene riconosciuta come donna “utile”, che porta filati, rimedi e notizie; dall’altro le si attribuiscono colpe gravi, come aver venduto fanciulle o aver provocato impiccagioni per stregoneria. Celestina, però, sa usare la finta umiltà: si presenta come una povera vecchia bisognosa, devota, che chiede solo di vendere un po’ di filato e di essere accolta con misericordia. Questo doppio volto – misera e potente, umile e manipolatrice – è alla base del suo successo come mezzana.

In una successiva scena domestica, Celestina dialoga con Alisa, Melibea e Lucrecia. Parte da un pretesto caritatevole (intercedere per la sorella malata di Alisa, pregare nei monasteri, cercare aiuti spirituali) e poi si lancia in un lungo discorso sulla vecchiaia, la povertà, la ricchezza, le sfortune della vita. Descrive con realismo e un certo umorismo i mali dell’età avanzata: malattie, perdita di bellezza, solitudine. Ma aggiunge che la giovinezza non è necessariamente più felice: ognuno porta con sé la propria inquietudine. Melibea la osserva, la riconosce per nome, commenta quanto sia cambiata; Lucrecia scherza sul suo aspetto. In questo clima apparentemente leggero, Celestina rivela che non è venuta solo per elemosinare: ha “un affare” più importante da esporre, preludio alla rivelazione del legame con Calisto.

Quando finalmente resta a tu per tu con Melibea, la vecchia assume il ruolo di “medico dell’anima”. Melibea è ormai minata da un tormento interiore: l’amore segreto per Calisto la dilania, ma teme per il proprio onore e per la reputazione della sua famiglia. Confessa a metà: parla di un dolore al cuore, alla “tetta sinistra”, che le impedisce di mangiare, dormire e ridere, ma non osa dire apertamente il nome di Calisto. Celestina insiste: per curare davvero bisogna conoscere tutta la verità, come un confessore o un dottore. Insinua che il vero pericolo non è la cura, ma il silenzio. Melibea oscilla tra desiderio di guarire e vergogna, ma alla fine accetta di affidarsi alla vecchia, promettendo di obbedire a ciò che giudicherà necessario, pur tremando per la possibile perdita di fama.

Da questo momento l’amore tra Calisto e Melibea prende forma concreta, sviluppandosi in incontri segreti nel giardino di lei. Una delle scene più intense si svolge di notte, in un huerto rischioso: Calisto, in preda alla passione, chiede al servo Tristán di avvicinare una scala per poter raggiungere Melibea. Lei, consapevole del pericolo, cerca di frenarlo: teme lo scandalo, il dolore per i genitori, la macchia sulla propria onorabilità. È disposta a un amore fatto di parole, presenze, promesse, ma resiste a concedere “il dono” irreversibile del corpo, simbolo della sua verginità. Intorno, i servi Sosia e Tristán osservano di nascosto, commentano con ironia o ammirazione, mentre la tensione tra passione e responsabilità sociale si fa sempre più forte. Alla fine i due amanti si separano con l’accordo di rivedersi, ma il rischio aumenta a ogni incontro.

Intanto, sullo sfondo, le trame degli inferiori generano una catena di violenza. I servi di Calisto e le giovani amanti della vecchia (come Elicia) bramano ricompense, litigano per il denaro promesso, si sentono traditi. La cupidigia entra in collisione con la fedeltà, e la figura di Celestina, che ha guadagnato troppo da questo affare amoroso, finisce per essere al centro di sospetti e rancori. Le tensioni esplodono in omicidi e arresti: gli strumenti del male vengono puniti, ma ormai l’ingranaggio tragico è avviato e trascina con sé anche gli amanti.

Il culmine arriva con la morte improvvisa di Calisto, che cade da una scala mentre lascia di notte il giardino di Melibea. Il suo destino, legato alla ricerca ostinata del piacere, viene spezzato in modo quasi assurdo, ma proprio per questo più sconvolgente. Melibea, devastata dal dolore, non accetta di continuare a vivere senza di lui. Dopo aver scritto una lunga e drammatica confessione al padre, nella quale racconta il suo amore, il ruolo di Celestina e la notte fatale, decide di togliersi la vita e di raggiungere Calisto nella morte. La tragedia si chiude con il lamento di Pleberio, che contempla il corpo della figlia e riflette amaramente sulla crudeltà della fortuna, sulla vanità delle ricchezze e sulla devastante forza di un amore che, invece di elevare, ha distrutto tutto.

Personaggi di La Celestina

I personaggi de La Celestina sono numerosi e sfaccettati, e proprio la loro varietà rende l’opera vivissima e moderna. Non ci sono figure totalmente buone o totalmente cattive: ognuno è mosso da una miscela di passione, interesse, paura, desiderio di salvezza o di guadagno. Al centro troviamo l’amore distruttivo di Calisto e Melibea, ma intorno a loro ruota un mondo di servi, mezzane, genitori, confidenti che partecipano alla tragedia. Ciascun personaggio ha anche un valore simbolico: rappresenta un modo di intendere l’amore, il denaro, l’onore, la vecchiaia, la giovinezza. Conoscere questi personaggi significa capire come l’opera metta in scena un’intera società in crisi, dove i ruoli tradizionali si incrinano e i margini (come Celestina) acquistano un inatteso potere.

  • Calisto è il giovane nobile innamorato fino alla follia. La sua passione per Melibea è assoluta, totalizzante, tanto da fargli ignorare prudenza, consigli e perfino l’onore che la sua classe sociale impone. Vede l’amata come una quasi divinità, usa un linguaggio esaltato, mescolando sacro e profano. Simbolicamente incarna il “foll’amore”: un eros che non conosce misura, che confonde il desiderio con la salvezza spirituale. È anche l’immagine del privilegio nobiliare che non sa più governare se stesso: possiede mezzi, servi, libertà di azione, ma si lascia comandare dai propri impulsi, diventando vittima della stessa passione che crede di dominare.
  • Melibea è la giovane erede di Pleberio e Alisa, educata nel culto dell’onore e della reputazione familiare. All’inizio reagisce con durezza alle parole di Calisto, difendendo la propria integrità morale e la sicurezza del casato. Ma, progressivamente, cede a un amore segreto che la divora: lotta tra il desiderio e la paura dello scandalo, tra l’affetto per i genitori e l’attrazione per l’amante. La sua figura simboleggia la fragilità dell’onore femminile in una società che pretende purezza assoluta ma non offre reali spazi di scelta. La sua tragica decisione finale – togliersi la vita dopo la morte di Calisto – la trasforma in emblema della giovanezza che non trova una via d’uscita tra passione e norme sociali.
  • Celestina, la vecchia mezzana, è il vero motore dell’intreccio. Profumiera, sarta, levatrice, fattucchiera, confidente: il suo piccolo mondo di bottega è un crocevia di desideri e segreti. Conosce erbe, filtri e trucchi per simulare la verginità, ma soprattutto sa leggere le debolezze umane e sfruttarle per guadagno. È al tempo stesso odiata e indispensabile: la chiamano “putta vieja”, ma tutti ricorrono a lei. Simbolicamente rappresenta la mercificazione dell’amore e l’intelligenza dei margini sociali: chi è escluso dal potere ufficiale trova spazio nelle zone d’ombra, manipolando passioni e reputazioni. È anche un’allegoria della parola seduttiva, capace di convincere, ingannare, consolare e distruggere.
  • Sempronio è uno dei servi di Calisto, pratico, cinico e calcolatore. Accetta di aiutare il padrone solo perché intravede un buon affare: dividere con Celestina le ricompense che l’amore di Calisto potrà generare. Nelle sue battute emerge una visione disincantata del mondo: per lui tutto si riduce a interesse, piacere, vantaggio materiale. Rappresenta la coscienza bassa e opportunista della società, quella parte che conosce le regole del gioco e le sfrutta, senza illusioni romantiche. Simbolicamente è la voce di un nuovo realismo sociale: i servi non sono più figure docili, ma soggetti che tramano e perseguono il proprio tornaconto, in un ordine gerarchico che va sgretolandosi.
  • Parmeno, l’altro servo di Calisto, è più riflessivo e inizialmente diffidente verso Celestina, che conosce da tempo. Cerca di avvertire il padrone dei pericoli, mette in guardia contro la fama ambigua della vecchia, insiste sui rischi per l’onore e per i beni. È la voce della prudenza e della memoria: ricorda storie passate, osserva conseguenze possibili. Tuttavia, alla lunga, anche lui viene sedotto e corrotto dal sistema di favori e piaceri orchestrato da Celestina, perdendo la sua posizione critica. Simbolicamente Parmeno incarna il conflitto tra coscienza morale e desiderio di ascesa sociale: chi vede il pericolo spesso finisce comunque per cedere, attirato dagli stessi vantaggi che critica.
  • Lucrecia è la serva di Melibea, sempre presente nelle scene domestiche. È curiosa, ironica, commenta con spirito le parole di Celestina e le esitazioni della padrona. Il suo sguardo dal basso mette in luce le contraddizioni dei nobili: difendono l’onore, ma poi si lasciano coinvolgere in intrighi amorosi come chiunque altro. Lucrecia rappresenta la coscienza popolare femminile: conosce i discorsi di strada, le maldicenze, i trucchi con cui ci si difende o ci si espone. Simbolicamente è una figura ponte tra il mondo alto di Melibea e quello basso di Celestina, dimostrando quanto le frontiere sociali siano in realtà porose e continuamente attraversate da parole, segreti e pettegolezzi.
  • Pleberio è il padre di Melibea, ricco mercante o nobile cittadino, simbolo del ceto che ha accumulato beni e prestigio grazie al lavoro e alla prudenza. Per tutta l’opera appare come un genitore affettuoso ma poco consapevole dell’abisso su cui cammina la figlia. Quando scopre la morte di Melibea, il suo lungo lamento finale diventa una sorta di commento filosofico all’intera storia: riflette sulla vanità delle ricchezze, sulla crudeltà della fortuna, sulla fragilità della gioia umana. Simbolicamente Pleberio è la voce del disincanto borghese: colui che, dopo aver creduto nella stabilità del mondo e nell’onore familiare, si trova di fronte al nulla lasciato dalle passioni incontrollate.
  • Alisa, madre di Melibea, è una figura meno centrale ma importante. Preoccupata per la salute dei parenti, legata ai doveri domestici, appare spesso ignara delle vere trame che si muovono in casa sua. Nel dialogo con Celestina oscilla tra sospetto e simpatia, dimostrando quanto sia facile lasciarsi convincere da parole ben costruite. Simbolicamente rappresenta la fiducia ingenua nell’ordine sociale: crede che le vecchie “esperte” e i mediatori popolari possano aiutare senza minacciare davvero l’onore della famiglia, e proprio questa leggerezza permette alla tragedia di svilupparsi alle sue spalle, nel cuore della casa.
  • Elicia è una giovane donna legata sentimentalmente a uno dei servi (Sempronio) e strettamente connessa al mondo di Celestina. Vive ai margini, partecipa agli intrighi, beneficia dei guadagni illeciti della vecchia, ma allo stesso tempo è vittima della stessa logica mercantile che la sostiene. Quando gli affari degenerano in violenza, anche lei paga un prezzo alto. Elicia simboleggia la giovinezza povera e vulnerabile che cerca sopravvivenza e piacere nelle reti di sfruttamento organizzate dagli adulti. Il suo personaggio mostra come, nel mondo di La Celestina, non esistano quasi amori “puri”: tutto passa attraverso scambi, promesse e pagamenti.

Temi Principali

La Celestina è un’opera densissima di temi, che intrecciano dimensione privata e critica sociale. Dietro la vicenda di due innamorati infelici, infatti, si nasconde una riflessione acuta sulla società urbana, sui rapporti tra classi, sulla funzione del denaro e sull’uso della parola come strumento di potere. I grandi temi della letteratura medievale – amore, onore, fortuna – vengono rielaborati in chiave nuova, più realistica e disincantata. Gli studenti possono leggere il testo sia come storia appassionante, sia come laboratorio di idee: ogni dialogo mette a confronto visioni diverse (nobile, servile, femminile, popolare) e costringe a domandarsi quali valori emergano davvero vincitori in questo mondo in crisi.

  • Amore folle e passione distruttiva è il tema centrale dell’opera. L’amore tra Calisto e Melibea non è armonioso né equilibrato: nasce da un colpo di fulmine, cresce grazie all’intervento artificiale di Celestina, esplode in notti segrete e finisce nel sangue e nel suicidio. La passione appare come una forza irresistibile che promette felicità ma distrugge onore, famiglia, beni materiali e, infine, la stessa vita. Questo amore è “folle” perché rifiuta ogni misura: Calisto eleva Melibea a divinità, Melibea preferisce la morte alla sopravvivenza senza l’amato. Il testo, però, non si limita a condannare moralisticamente: mostra anche la forza autentica di questo desiderio, che mette a nudo le ipocrisie sociali. Il lettore è così diviso tra compassione e giudizio, invitato a riflettere su quanto sia pericoloso confondere il sentimento con un assoluto che giustifica tutto.
  • Onore, reputazione e controllo del corpo femminile percorrono tutta l’opera. Melibea vive sotto la pressione costante dell’onore familiare: la sua verginità è vista come proprietà del padre, garanzia di alleanze e prestigio. Ogni atto amoroso può trasformarsi in scandalo e rovina. La stessa Celestina guadagna proprio vendendo e ricomponendo queste reputazioni, addirittura con trucchi per simulare la verginità. L’onore, quindi, appare come una costruzione sociale fragile e manipolabile, che pesa soprattutto sulle donne. Mentre Calisto può rischiare e farsi aiutare dai servi senza perdere subito la faccia, Melibea sa che basta un passo falso per distruggere il proprio nome. L’opera mette così a fuoco l’ingiustizia di un sistema che misura la dignità femminile sul controllo del corpo, e mostra le conseguenze estreme di questa pressione: il suicidio come unica via d’uscita percepita.
  • Mercificazione dei sentimenti e potere del denaro emergono soprattutto attraverso la figura di Celestina e dei servi. L’amore di Calisto diventa fin dall’inizio un affare economico: si pagano intermediazioni, si promettono ricompense, si spartiscono profitti. Celestina non si muove per carità ma per guadagno; Sempronio e Parmeno partecipano solo perché sperano nella loro parte. I sentimenti vengono quindi trattati come merci, negoziati, scambiati, “fabbricati” con filtri e parole persuasive. Questo tema rivela una società urbana in cui tutto si compra e si vende, anche ciò che dovrebbe essere più intimo. Allo stesso tempo, il denaro non porta sicurezza: proprio la divisione dei guadagni scatena tradimenti, omicidi e punizioni. Il testo suggerisce che quando l’economia invade completamente l’ambito affettivo, le relazioni diventano instabili e pericolose.
  • Fortuna, caso e precarietà dell’esistenza sono esplicitati soprattutto nel lamento finale di Pleberio, ma attraversano l’intera opera. Gli eventi cruciali – l’incontro nel giardino, l’arrivo di Celestina, la caduta di Calisto dalla scala – sembrano spesso frutto di combinazioni imprevedibili, in cui il caso si intreccia con le scelte umane. I personaggi parlano spesso di fortuna, come di una forza cieca che innalza e abbatte senza preavviso. Pleberio, davanti al corpo della figlia, denuncia la vanità dei progetti umani: ricchezze, palazzi, onori non servono a nulla contro la crudeltà del destino. Questo tema riflette una visione del mondo tipica della fine del Medioevo: l’ordine tradizionale sembra sgretolarsi, e gli individui fanno esperienza della precarietà radicale della vita, sospesa tra desideri forti e risultati spesso opposti a quelli sperati.
  • Conflitto tra generazioni e crisi dei ruoli sociali emerge nel contrasto tra giovani e adulti, nobili e servi, centro e margini della città. I genitori (Pleberio e Alisa) credono di controllare il destino dei figli, ma in realtà ignorano quasi tutto di ciò che accade. I servi non accettano più di essere semplici esecutori: commentano, giudicano, tramano, si alleano con figure borderline come Celestina. Le donne di bassa estrazione (Elicia, Lucrecia) osservano ironicamente l’ipocrisia dei padroni. L’opera mostra così una società in trasformazione, dove le vecchie gerarchie si indeboliscono e nuove forme di potere – basate sulla parola, sulla furbizia, sulle reti di relazioni – emergono dai bassifondi. Questo conflitto di ruoli contribuisce al clima tragico: nessuno sa più con certezza qual è il proprio posto e quali regole valga davvero la pena rispettare.

Perché leggere La Celestina oggi?

Leggere La Celestina oggi significa confrontarsi con una storia che parla ancora molto al presente: amori totalizzanti, pressione dell’immagine sociale, potere del denaro nelle relazioni, differenza tra ciò che mostriamo e ciò che desideriamo davvero. Attraverso dialoghi vivissimi, l’opera ci insegna a riconoscere le parole che ci seducono e ci ingannano, a riflettere su quanto siamo liberi nelle nostre scelte affettive e quanto siamo condizionati dall’ambiente. Per gli studenti è un testo prezioso per capire il passaggio dal Medioevo al Rinascimento, ma anche per interrogarsi sul proprio modo di amare, di rischiare, di cercare la felicità in un mondo dove tutto sembra negoziabile, perfino i sentimenti.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.