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La tempesta: perdono e riconciliazione nel teatro dell’illusione

Prospero ordisce incantesimi su Ferdinando, lo fa naufragare sulla sua isola in cui è vittima di altri sortilegi per l'inimicizia tra Napoli e Milano

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Immagina di assistere a una tempesta furiosa in mezzo all’oceano e, subito dopo, di ritrovarti su un’isola misteriosa dove un mago governa venti, onde e perfino i sogni degli uomini. Così si apre La tempesta di William Shakespeare, una delle sue ultime e più affascinanti opere teatrali. In apparenza è una semplice storia di naufraghi su un’isola incantata, ma in realtà parla di potere, perdono, inganno, libertà, amore e teatro stesso. In poco più di poche ore di azione scenica, Shakespeare concentra magia, complotti politici, buffi servi ubriachi e un tenero amore adolescente. È un testo perfetto per chi ama le atmosfere fantastiche, ma vuole anche riflettere su quanto sia difficile governare se stessi e gli altri. Leggerla oggi significa entrare in un laboratorio dove si prova, si sbaglia e si ricomincia, proprio come nella vita.

Trama del dramma

La Tempesta si apre in mare aperto: una nave che trasporta il re di Napoli Alonso, suo figlio Ferdinando, il fratello del re Sebastian, il duca usurpatore di Milano Antonio e il consigliere anziano Gonzalo è travolta da una spaventosa tempesta. Marinai e nobili gridano, si insultano, pregano. Tutto sembra perduto: il panico domina, alcuni si rassegnano alla morte. Ma ciò che i viaggiatori non sanno è che la tempesta non è naturale: è stata provocata con la magia da Prospero, il legittimo duca di Milano, esiliato anni prima proprio da Antonio con l’aiuto di Alonso. La nave va in pezzi, ma nessuno dei passeggeri muore davvero: vengono solo dispersi sull’isola, guidati, senza saperlo, dagli spiriti agli ordini di Prospero.

Mentre sul mare infuria il caos, sulla riva l’atmosfera è completamente diversa. Prospero vive su quell’isola deserta con la figlia Miranda, che era ancora bambina quando fu cacciata da Milano. Grazie allo spirito dell’aria Ariel, Prospero ha visto ogni cosa: le urla, le onde, il panico. Miranda è sconvolta e piena di compassione per i naufraghi che crede morti; Prospero la rassicura spiegando (senza entrare troppo nei dettagli) che nessuno è realmente perito. Poi decide che è giunto il momento di rivelarle il proprio passato: come, immerso nei suoi libri, trascurò il governo dello stato; come il fratello Antonio ne approfittò per sottrargli il potere; come furono abbandonati in mare e salvati solo grazie alla pietà di Gonzalo, che mise sulla barca provviste e libri di magia. L’isola è il luogo dove Prospero ha imparato le arti magiche che ora usa per orchestrare la sua vendetta e il suo possibile riscatto.

Sull’isola vivono anche altre due figure centrali. La prima è Ariel, spirito leggero e intelligente, che desidera soltanto la libertà: Prospero lo ha liberato da un incantesimo atroce e in cambio lo costringe a servirlo, promettendo però di scioglierlo finalmente dal vincolo. La seconda è Caliban, figlio della strega Sycorax, l’antica padrona dell’isola. Caliban è descritto come deforme e selvaggio; Prospero l’ha inizialmente accolto e istruito, ma poi lo ha reso schiavo dopo un tentativo di violenza su Miranda. Caliban odia Prospero e sogna di liberarsi dal suo dominio. Così, quando incontra due naufraghi ubriachi, il buffone Trinculo e il cantiniere Stephano, vede in loro degli “dei” discesi dal cielo e li spinge a complottare per uccidere Prospero e prendere il controllo dell’isola. Questo complotto grottesco, quasi comico, è il riflesso deformato dei grandi intrighi politici che hanno portato Prospero all’esilio.

Intanto Ariel ha diviso e guidato i naufraghi in vari gruppi, per eseguire il piano del suo padrone. Ferdinando viene separato dal padre e crede Alonso morto; anche Alonso piange il figlio scomparso. Miranda e Ferdinando si incontrano sull’isola, si vedono e subito si innamorano: è un colpo di fulmine, ingenuo e puro. Prospero finge durezza e mette il ragazzo alla prova con umili lavori, ma in realtà è soddisfatto: quell’amore tra il principe di Napoli e sua figlia può riportare la pace tra i regni e restituirgli il ducato. Nel frattempo Sebastian e Antonio, invidiosi e senza scrupoli, progettano di uccidere Alonso per prendere il potere, ripetendo lo schema del tradimento passato. Ma ancora una volta Ariel interviene in extremis, sventando l’omicidio.

Grazie a incantesimi, musiche invisibili e visioni spettacolari, Prospero conduce lentamente tutti verso una conclusione che lui stesso ha programmato. Ai banchetti magici fatti scomparire all’improvviso, agli apparizioni di ninfe e dee che benedicono l’unione di Miranda e Ferdinando, si aggiunge una scena fondamentale: Prospero, riflettendo sulla fragilità di ogni spettacolo e della vita stessa, annuncia che rinuncerà progressivamente alla magia. È come se Shakespeare, attraverso di lui, parlasse del proprio teatro: i personaggi, le tempeste, i miracoli sono solo ombre destinate a svanire.

Nel finale, Prospero decide di abbandonare la via della vendetta e scegliere il perdono. Fa comparire davanti a sé Alonso, Sebastian e Antonio, li fa pentire (o almeno vergognare), rivela la propria identità e si riprende simbolicamente il titolo di duca di Milano. Alonso, disperato per la morte del figlio, scopre che Ferdinando è vivo e sta giocando a scacchi con Miranda: la loro unione suggella la riconciliazione tra Napoli e Milano. Prospero perdona tutti, anche se Antonio resta silenzioso e ambiguo. Scioglie Ariel, mantenendo finalmente la promessa di libertà, e rinuncia ai suoi poteri rompendo il bastone magico e gettando in mare il libro degli incantesimi. Caliban, scoperto nel suo ridicolo complotto con Stephano e Trinculo, è umiliato ma anche lasciato all’isola, quasi come un ritorno alla sua terra. Alla fine Prospero si prepara a lasciare per sempre l’isola e a tornare nel mondo degli uomini: il cerchio della storia si chiude, ma lascia aperte domande sul potere, sulla giustizia e sul vero significato della libertà.

Personaggi di La tempesta

I personaggi de La tempesta sono come le pedine di un grande gioco organizzato da Prospero, ma ciascuno possiede una propria voce e un proprio significato simbolico. L’opera funziona quasi come un laboratorio umano: su un’isola chiusa e isolata, Shakespeare mette insieme re, principi, maghi, spiriti, schiavi e buffoni, e osserva come reagiscono al potere, alla paura, al desiderio di libertà. Capire i personaggi significa capire anche i grandi temi del dramma: la tensione tra autorità e ribellione, tra giustizia e vendetta, tra civiltà e natura. Ogni figura incarna un aspetto di queste tensioni: alcuni sono vittime e carnefici allo stesso tempo, altri sono specchi deformanti dei potenti, altri ancora rappresentano la voce della coscienza o della poesia. Vediamoli uno per uno, ricordando che nessuno è solo “buono” o solo “cattivo”.

  • Prospero è il legittimo duca di Milano, trasformato in mago e regista dell’intera vicenda. Da studioso distratto, che ha perso il potere perché troppo preso dai suoi libri, diventa sull’isola un sovrano assoluto, capace di comandare spiriti e far scatenare una tempesta. È al tempo stesso vittima e tiranno: ha subito il tradimento del fratello, ma a sua volta domina Ariel e soprattutto Caliban con durezza. Simbolicamente rappresenta il potere della conoscenza, il controllo razionale sul caos e perfino la figura dell’autore teatrale che muove i fili dei personaggi. Quando decide di rinunciare alla magia e perdonare i nemici, incarna l’ideale del potere che sceglie la clemenza invece della vendetta. La sua figura fa riflettere su cosa significhi governare in modo giusto e su quali costi abbia il desiderio di totale controllo sugli altri.
  • Miranda, figlia di Prospero, è l’unico personaggio femminile presente davvero in scena per tutta l’opera. Cresciuta sull’isola, non ha mai conosciuto la società degli uomini e guarda il mondo con stupore e innocenza. Il suo primo impulso è la compassione: soffre per i naufraghi che crede morti e si innamora di Ferdinando con slancio puro, senza calcoli politici. Simbolicamente rappresenta la natura non corrotta, la possibilità di un nuovo inizio più mite e gentile rispetto alle lotte di potere dei padri. Attraverso di lei Shakespeare mostra come l’amore possa essere un ponte tra mondi nemici e come lo sguardo ingenuo metta in crisi la durezza del progetto di Prospero. Miranda è anche una figura di speranza: il futuro che può nascere dall’errore e dal perdono, non dalla vendetta.
  • Ariel è lo spirito dell’aria che serve Prospero con grande abilità, mettendo in scena tempeste, musiche, visioni e illusioni. Non è umano, ma possiede una sensibilità sottile e a volte più umana di quella degli uomini stessi: prova pietà per i naufraghi tormentati dagli incantesimi. Il suo desiderio principale è la libertà: obbedisce a Prospero perché gli è debitore, ma gli ricorda spesso la promessa di liberarlo. Ariel rappresenta la forza creativa della fantasia e dell’arte teatrale: è lui che costruisce letteralmente lo spettacolo che noi vediamo. È anche simbolo dei popoli o delle forze naturali costrette al servizio di un potere più forte, ma capaci di conservare una propria dignità interiore. La sua liberazione finale suggerisce l’idea che il potere giusto sa lasciare andare e non possedere per sempre ciò che domina.
  • Caliban è il figlio della strega Sycorax e l’abitante originario dell’isola. Shakespeare lo descrive come deforme, “mostruoso”, ma al tempo stesso gli dona momenti di grande poesia, ad esempio quando parla dei suoni meravigliosi dell’isola. Prospero prima lo educa, poi lo riduce in schiavitù. Caliban incarna l’idea del “selvaggio” visto dagli europei dell’epoca, ma il dramma ne fa una figura molto più complessa: è violento e rancoroso, ma anche vittima colonizzata a cui è stata sottratta la terra. Simbolicamente rappresenta la natura ribelle, l’energia istintiva che non accetta di essere civilizzata con la forza. Il suo allearsi con Trinculo e Stephano in un comico complotto contro Prospero è tragico e ridicolo insieme: mostra quanto un oppresso possa cercare liberazione affidandosi a nuovi padroni, senza uscire davvero dal meccanismo del dominio.
  • Alonso è il re di Napoli, coinvolto anni prima nel colpo di stato contro Prospero. All’inizio lo vediamo come un potente che viaggia tranquillo, ma la tempesta e la (presunta) morte del figlio Ferdinando lo trasformano. Il dolore lo rende vulnerabile, pronto al rimorso e al pentimento. Simbolicamente Alonso rappresenta il potere politico tradizionale che può cambiare attraverso la sofferenza e la perdita. Nel finale, quando ritrova il figlio e scopre che Miranda sarà sua nuora, diventa il perno della riconciliazione tra Napoli e Milano. La sua figura suggerisce che anche i sovrani possono sbagliare, ma hanno la possibilità di riconoscere gli errori e di ricostruire legami spezzati, se accettano di mettersi in discussione.
  • Antonio, fratello di Prospero, è il vero usurpatore: anni prima ha approfittato della distrazione del duca per prendergli il potere, con l’aiuto di Alonso. Sull’isola mostra di non essere cambiato: insieme a Sebastian progetta di uccidere lo stesso Alonso per giungere ancora più in alto. È freddo, cinico, quasi privo di rimorso. Simbolicamente rappresenta la ambizione cieca e l’egoismo politico assoluto, per cui il potere vale più di qualsiasi legame di sangue o di lealtà. Il fatto che, alla fine, non pronunci quasi parole di pentimento sottolinea il lato oscuro del dramma: non tutti possono o vogliono cambiare. La sua presenza mette in risalto la scelta di Prospero di non diventare come lui, di non lasciarsi definire solo dal desiderio di vendetta.
  • Sebastian, fratello di Alonso, è una sorta di “doppio” di Antonio: ne condivide l’ambizione e la disponibilità al crimine. Quando Antonio lo spinge a pensare all’omicidio del re, Sebastian esita poco prima di accettare, dimostrando di essere facilmente corrotto. Simbolicamente è la debolezza morale che si lascia trascinare dall’esempio peggiore, invece di sviluppare un proprio giudizio etico. Rispetto ad Antonio appare meno lucidamente malvagio, più opportunista che pianificatore, e proprio per questo vicino a molti esseri umani comuni, capaci di grandi colpe per conformismo o paura. Il suo ruolo evidenzia come il male politico non nasca solo da un singolo “cattivo”, ma anche da chi lo segue senza opporsi.
  • Ferdinando, figlio di Alonso, è il giovane principe che si innamora di Miranda appena la vede. Separato dai compagni dalla tempesta, crede il padre morto e si ritrova solo sull’isola. Accetta di compiere lavori umili imposti da Prospero pur di ottenere la mano della ragazza: questo lo mostra paziente, fedele e disposto al sacrificio. Simbolicamente Ferdinando rappresenta la nuova generazione che può superare i conflitti dei padri e costruire un ordine politico più pacifico. Il suo amore per Miranda non è solo un sentimento privato, ma il segno di una possibile nuova alleanza tra Napoli e Milano. È anche un modello di mascolinità diversa, meno legata alla violenza e al potere, più aperta alla tenerezza e alla collaborazione.
  • Gonzalo è il vecchio consigliere che, anni prima, ha aiutato Prospero e Miranda a sopravvivere all’esilio, fornendo loro cibo, acqua e soprattutto i libri di magia. Durante la tempesta sulla nave cerca di mantenere la calma con battute e osservazioni filosofiche, e sull’isola sogna a voce alta un regno ideale, senza proprietà privata e senza violenza. Simbolicamente rappresenta la saggezza benevola, il politico che, pur inserito nel sistema di potere, mantiene un nucleo di umanità e compassione. È la voce dell’utopia: immagina una società più giusta, anche se resta solo un sogno. La sua presenza ricorda che, all’interno della corte, possono esistere anche persone leali e generose, capaci di atti di coraggio silenzioso.
  • Trinculo e Stephano sono il buffone di corte e il cantiniere, due figure comiche che arrivano sull’isola ubriache e disorientate. Incontrando Caliban, vengono scambiati per esseri divini e, lusingati, progettano con lui di uccidere Prospero e impadronirsi dell’isola. Il loro complotto, pieno di vino, canzoni e sciocchezze, è una caricatura dei grandi intrighi nobiliari. Simbolicamente rappresentano la volgarità del potere quando è nelle mani degli incompetenti e dei superficiali: dimostrano che l’ambizione e la violenza non appartengono solo ai re, ma possono comparire anche negli ultimi. Il loro ruolo serve anche a ricordare il carattere teatrale e giocoso dell’opera, che alterna toni seri e comici.

Temi Principali

La tempesta è un concentrato di temi che parlano sia al pubblico del Seicento sia a noi oggi. Shakespeare intreccia questioni politiche, morali e psicologiche, usando l’isola come un grande esperimento: cosa succede quando mettiamo in un luogo chiuso vittime e carnefici, padri e figli, colonizzatori e colonizzati? Dal comportamento dei personaggi emergono riflessioni sul modo in cui esercitiamo il potere, sulla difficoltà di perdonare, sulla tentazione di controllare tutto con la ragione o la magia. L’elemento fantastico non serve solo a stupire: è il linguaggio con cui il dramma parla di paure e desideri molto reali. I temi principali aiutano a leggere l’opera non solo come storia di magia, ma come specchio delle relazioni umane, delle ingiustizie storiche e del funzionamento del teatro stesso.

  • Potere e controllo sono al centro dell’opera: Prospero controlla l’isola, gli spiriti, il clima e perfino i movimenti dei naufraghi. Ma il suo dominio nasce da un torto subito e da una ferita non rimarginata. Shakespeare mostra diversi tipi di potere: quello politico di Alonso e Antonio, fatto di accordi e tradimenti; quello magico di Prospero, fondato sulla conoscenza; e quello più sottile dei sentimenti, che si vede nell’amore tra Miranda e Ferdinando. L’isola diventa il luogo dove il potere è messo alla prova: chi lo usa per vendetta e chi per ricostruire? Il percorso di Prospero, che passa dal desiderio di punire alla scelta del perdono, suggerisce che il vero controllo non è dominare gli altri, ma governare se stessi, rinunciando quando è necessario al proprio “bastone magico”.
  • Vendetta e perdono sono presentati come due strade possibili per reagire all’ingiustizia. Prospero ha tutte le ragioni per vendicarsi del fratello che lo ha esiliato, e la magia gli dà i mezzi per farlo senza rischi. Potrebbe far impazzire i suoi nemici, farli morire nell’angoscia o lasciarli sull’isola per sempre. Invece, dopo averli spaventati e messi a nudo, sceglie di perdonarli, di rivelarsi, di restituire ordine al mondo. La scelta non è facile né “buonista”: passa attraverso il conflitto interiore e la consapevolezza che la vendetta lo renderebbe simile a loro. Shakespeare invita così a riflettere su quanto sia difficile spezzare la catena della violenza, ma anche su quanto sia liberatorio lasciare andare il rancore, pur senza cancellare la memoria del torto.
  • Libertà e schiavitù emergono nei rapporti tra Prospero, Ariel e Caliban, ma anche nei legami politici tra stati. Ariel serve in attesa della libertà promessa; Caliban è costretto con la forza e sogna di ribellarsi; persino alcuni nobili sono prigionieri delle loro ambizioni o dei sensi di colpa. L’isola sembra un luogo di libertà naturale, ma in realtà è piena di catene visibili e invisibili. Shakespeare problematizza il concetto di comando giusto: è legittimo imporre la propria cultura agli altri in nome della civiltà? Il tema anticipa le riflessioni sul colonialismo e sui popoli sottomessi dai conquistatori europei. La liberazione finale di Ariel e il ritorno di Prospero nella società suggeriscono che nessun potere può restare assoluto per sempre senza distruggere chi lo esercita e chi lo subisce.
  • Natura e civiltà si confrontano attraverso le figure di Caliban e Miranda, ma anche attraverso i sogni utopici di Gonzalo. L’isola è un luogo selvaggio e incantato, dove i suoni e le visioni sembrano più veri della realtà. Prospero cerca di “civilizzare” l’isola imponendo il suo ordine razionale, mentre Caliban ne incarna la forza istintiva e indomabile. Miranda, cresciuta tra questi due poli, è in parte civilizzata (sa leggere, ragiona, si innamora secondo gli ideali cortesi) e in parte ancora vicina alla natura. Shakespeare non dice chiaramente che uno dei due poli sia migliore: piuttosto mostra i rischi di entrambe le posizioni. Una civiltà senza contatto con la natura diventa fredda e oppressiva; una natura senza regole può diventare violenta. Il vero equilibrio sta forse nel dialogo tra i due mondi.
  • Teatro, illusione e realtà attraversano l’intera opera, che è consapevole di essere uno spettacolo. Prospero organizza la tempesta, le musiche, le visioni proprio come un regista organizza una rappresentazione. Ariel è il tecnico, l’attore, il musicista che fa apparire e scomparire le scene. A un certo punto Prospero dichiara che tutti i personaggi e i palazzi sono “sostanza di sogni”, anticipando la fine dello stesso spettacolo che il pubblico sta guardando. Il confine tra realtà e illusione diventa labile: ciò che vediamo sul palco è falso, ma le emozioni che prova chi assiste sono vere. Questo tema invita a pensare al potere del teatro (e, più in generale, dell’arte) di trasformare il modo in cui guardiamo il mondo, pur sapendo che si tratta di “finzione”. La tempesta è così anche una riflessione metateatrale su Shakespeare che saluta il proprio pubblico.

Perché leggere La tempesta oggi?

Leggere La tempesta oggi significa confrontarsi con domande ancora attuali: come usiamo il nostro potere sugli altri? È possibile perdonare un torto grave? Quando la “civilizzazione” diventa violenza verso chi è diverso? L’opera offre una storia ricca di magia e avventure, ma anche un terreno perfetto per riflettere su colonialismo, relazioni familiari complicate, responsabilità adulti-figli e ruolo dell’immaginazione. Per studenti di medie e superiori è un testo ideale per collegare letteratura, educazione civica e storia, e per discutere insieme il confine tra giustizia e vendetta. Inoltre permette di capire meglio come funziona il teatro: un’arte capace di creare “tempeste” nella mente, per poi riportarci alla calma con uno sguardo più consapevole su noi stessi.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.