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Casa Howard: connettere le vite oltre le barriere di classe

Le sorelle Schlegel si legano ai Wilcox e ai Bast. Dopo un'eredità contesa e alcune tragedie, la maggiore delle due, erediterà casa Howard

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Pubblicato nel 1910, Casa Howard di E. M. Forster è uno dei romanzi più affascinanti della letteratura inglese del Novecento. Al centro c’è una casa di campagna, Howards End, che diventa il simbolo di tutto ciò che l’Inghilterra rischia di perdere in un’epoca di affari, macchine e palazzi moderni. Intorno a questa casa si intrecciano i destini di tre gruppi sociali molto diversi: gli idealisti colti Schlegel, i ricchissimi e pratici Wilcox, il povero ma ambizioso Leonard Bast. Amore, eredità, scandali e morte si alternano a discussioni su musica, lavoro, soldi, politica. Forster riesce a essere insieme ironico e profondamente commovente, mostrando come le nostre scelte affettive e materiali plasmino tutta una società. Leggerlo oggi significa interrogarsi su cosa voglia dire davvero “avere una casa” e “vivere bene”.

Trama del romanzo

Il romanzo si apre con le lettere di Helen Schlegel alla sorella Margaret, in cui racconta il suo soggiorno a Howards End presso la famiglia Wilcox. La casa è modesta ma piena di fascino: mattoni rossi, un grande olmo, frutteti. Helen è conquistata dalla vitalità dei Wilcox, dal loro mondo sportivo e pratico, e finisce per innamorarsi del giovane Paul Wilcox. Il loro breve idillio, però, si spezza quasi subito: lui deve partire per la Nigeria e la famiglia considera quella passione un’imprudenza. L’episodio, apparentemente chiuso, lascia però un’eco profonda: mette in contatto tre universi diversi, destinati a scontrarsi e intrecciarsi per tutto il romanzo.

A Londra, le sorelle Schlegel vivono a Wickham Place: sono colte, un po’ bohémiens, circondate da amici intellettuali. Margaret difende la libertà e la spontaneità dei sentimenti, mentre la zia Mrs. Munt rappresenta il punto di vista prudente e borghese. Intanto i Wilcox, grandi uomini d’affari imperiali, prendono in affitto una casa di fronte alle Schlegel: l’episodio con Paul torna a farsi sentire come una presenza imbarazzante. In questo clima nasce un legame inaspettato tra Margaret e Mrs. Ruth Wilcox, la moglie di Henry: donna semplice, silenziosa, legatissima alla campagna e in particolare a Howards End. Tra le due si crea un’intesa profonda, quasi spirituale, che va oltre le differenze sociali e culturali.

Durante una malattia, Ruth sente che sta per morire e, guidata da un misterioso “istinto”, vorrebbe che proprio Margaret ereditasse Howards End, la casa che ama più di ogni altra cosa. Scrive un biglietto di suo pugno, ma dopo la sua morte la famiglia Wilcox lo distrugge, giudicandolo un capriccio senza valore legale. Howards End rimane dunque ai Wilcox, anche se nessuno di loro pare amarla davvero. Nel frattempo la vita degli Schlegel cambia: il contratto di Wickham Place scade, la casa verrà demolita per far posto a nuovi palazzi. Margaret, che vede nella perdita della casa un segno di nomadismo e sradicamento moderno, è costretta a cercare un nuovo alloggio.

A una conferenza musicale entra in scena Leonard Bast, giovane impiegato di una compagnia d’assicurazioni. È povero ma vuole elevarsi leggendo libri e ascoltando musica; cerca di imitare uno stile “colto”, ma vive in un seminterrato miserabile, con la compagna Jacky. Le sorelle Schlegel lo incontrano, ne discutono in un circolo femminile su come usare una grande fortuna, lo invitano a prendere il tè. Vedono in lui un “caso sociale”, un individuo da aiutare. Quando Henry Wilcox, considerato esperto di affari, consiglia a Leonard di lasciare la sua compagnia perché “instabile”, il giovane obbedisce. Più avanti scoprirà che il consiglio era sbagliato: perde il posto, scivola sempre più nella povertà, mentre i ricchi quasi si dimenticano di lui.

Intanto tra Margaret e Henry Wilcox nasce un sentimento inatteso. Lui ammira la sua intelligenza e il suo equilibrio; lei vede in lui la solidità pratica che le manca. Il loro fidanzamento sconvolge Helen, che odia l’egoismo sociale dei Wilcox e soffre per l’ingiustizia subita da Leonard. La distanza tra le sorelle cresce. Al matrimonio di Evie Wilcox a Oniton, in campagna, Helen arriva furiosa, porta con sé i coniugi Bast per affrontare Henry sul danno causato a Leonard. Lo scandalo esplode quando si scopre che anni prima Henry aveva avuto una relazione con Jacky, allora prostituta: lui crolla moralmente, Helen si sente inorridita dall’ipocrisia di chi giudica gli altri ma ha un passato simile.

Quella notte, nel caos emotivo, Helen e Leonard, entrambi fragili e disperati, finiscono per unirsi. L’episodio avrà conseguenze decisive: Helen rimane incinta. Margaret, divisa tra l’amore per Henry e la lealtà verso la sorella, cerca di mediare. Henry vorrebbe “sistemare” la questione in modo rispettabile, pensa a confessioni, matrimoni riparatori, punizioni per l’uomo che ha “disonorato” Helen, senza capire che il colpevole è proprio Leonard, la vittima sociale dei suoi errori. Helen, rifiutando il giudizio inglese, fugge sul continente e poi torna segretamente in patria, decisa a partorire lontano dagli sguardi.

Quando Margaret e Henry, guidati da un dottore, organizzano quasi una “caccia” a Helen credendola squilibrata, la scena culmina a Howards End. Qui Margaret sceglie definitivamente: si schiera con la sorella contro l’autorità maschile. Impedisce loro di entrare, li respinge dal cancello, difende la privacy e la dignità di Helen incinta. Le due donne si rifugiano in casa, circondate dai mobili e dai libri di Wickham Place che la bizzarra Miss Avery ha già portato a Howards End, come se obbedisse all’ultimo desiderio di Ruth Wilcox.

Poco dopo, Leonard Bast, logorato dal rimorso e dalla miseria, decide di presentarsi a Howards End per “confessare”, forse per chiedere una parola di perdono. Lo sorprende però Charles Wilcox, il figlio violento di Henry, che vede in lui il seduttore di Helen. Lo assale con il piatto di una spada appesa in salotto: Leonard, dal cuore malato, crolla e muore sul pavimento. Un’inchiesta stabilirà che la causa è il malore, ma Charles viene condannato per omicidio colposo. La tragedia mostra nel modo più crudo lo scontro di classi: un povero che muore nella casa dei ricchi, un figlio dell’alta borghesia in prigione.

Dopo questi eventi Margaret rompe con Henry: è disgustata dal suo moralismo selettivo, dalla durezza verso Helen, dall’incapacità di assumersi la vera responsabilità per Leonard. Tuttavia, con il tempo, lui invecchia, si ammala, si rende conto (almeno in parte) dei propri errori. Quando zia Juley si ammala e poi si riprende, le sorelle ritrovano lentamente un nuovo equilibrio. Alla fine Henry, stanco e colpito dalle disgrazie familiari, decide di cambiare testamento: lascia Howards End non al figlio Charles, ma a Margaret, riconoscendo tardi l’istinto della prima moglie Ruth. La casa passa così alle Schlegel.

Nell’ultimo quadro vediamo Margaret vivere a Howards End insieme a Helen, al figlio di lei (Tom) e a un Henry indebolito, quasi pacificato. I campi intorno sono minacciati dall’avanzata di Londra e dei palazzi, ma la casa rimane un centro di stabilità e riconciliazione. Le sorelle discutono ancora di amore, lavoro, futuro, ma ora con una saggezza dolorosamente conquistata. La famosa frase del romanzo, “Only connect…”, trova qui la sua realizzazione: collegare ricchi e poveri, uomini e donne, corpo e spirito, città e campagna, attraverso una casa che non è solo un bene materiale, ma un luogo di rapporti vivi.

Personaggi di Casa Howard

I personaggi di Casa Howard rappresentano tre mondi sociali e morali che si osservano, si giudicano e talvolta si distruggono. Le sorelle Schlegel incarnano l’intellettualità borghese colta, appassionata d’arte e di idee; i Wilcox la borghesia commerciale e imperiale, convinta che affari e proprietà siano il vero fondamento dell’esistenza; Leonard Bast e Jacky mostrano il volto vulnerabile delle classi povere, sospese tra aspirazione e miseria. Attorno a loro si muovono figure minori ma decisive, come la misteriosa Ruth Wilcox o l’eccentrica Miss Avery, che legano gli esseri umani alla terra e alla casa. Conoscerli significa capire come Forster usa la narrativa per parlare di potere, genere, responsabilità e possibilità di cambiamento. Ogni personaggio ha anche un valore simbolico: non è solo “una persona”, ma un modo di stare al mondo.

  • Margaret Schlegel è la protagonista morale del romanzo. Intelligente, riflessiva e pratica, tiene insieme sensibilità artistica e senso del dovere. All’inizio vive immersa in conversazioni su libri, musica e politica, ma deve poi affrontare problemi durissimi: perdita della casa, morte di amici, compromessi del matrimonio con Henry Wilcox, scandalo della gravidanza di Helen, tragedia di Leonard. Simbolicamente rappresenta il tentativo di collegare (“only connect”) mente e corpo, ideale e realtà, senza rinunciare alla compassione. Per questo diventa la vera erede di Howards End: è colei che sa trasformare una proprietà in una casa, un luogo di relazione e cura, dove possono convivere classi e caratteri diversi. È anche una figura femminile nuova: non eroina romantica o “angelo del focolare”, ma donna adulta che sceglie, perdona e giudica.
  • Helen Schlegel è la sorella minore, brillante, impulsiva e romantica. Ama Beethoven, le idee radicali, gli slanci generosi. La sua vita emotiva è intensa: si innamora di Paul Wilcox, poi si innamora – in forma diversa – di un povero come Leonard, fino a cercare in lui un impossibile riscatto. Il suo idealismo però è fragile, non sempre sa reggere il peso delle conseguenze: per fuggire dal giudizio sociale sceglie l’esilio in Germania, poi ritorna, incinta e decisa a crescere il figlio fuori dalle convenzioni. Simbolicamente, Helen rappresenta la passione non ancora integrata con la prosa della vita: è l’anima ribelle che rifiuta la società inglese e tenta di vivere solo di sincerità interiore. Alla fine, accanto a Margaret, matura: rinuncia all’idea che l’amore di un uomo possa fondare tutto, e trova senso nel figlio e nella solidarietà familiare.
  • Henry Wilcox, grande uomo d’affari, incarna la borghesia imperiale inglese: pratico, energico, convinto che la vita sia fatta di contratti, affitti, investimenti in gomma africana. Per lui la casa è un bene da comprare, vendere, affittare, non un luogo dell’anima. Eppure, dietro la durezza, ha bisogno di qualcuno che “metta ordine” nella sua coscienza: prima Ruth, poi Margaret. Il suo difetto centrale è l’ottusità morale: non vede il legame tra i consigli dati a Bast e la rovina di questo, non coglie il nesso tra la sua ex relazione con Jacky e lo scandalo che travolge gli altri. Simbolicamente rappresenta la prosa senza passione, il potere non interrogato su se stesso. Nella vecchiaia, malato, inizia però a cedere, a riconoscere (in parte) le proprie colpe: il suo testamento finale, che lascia Howards End a Margaret, è un atto di tardiva giustizia.
  • Ruth Wilcox è una delle figure più misteriose e toccanti del romanzo. Moglie di Henry, appare fragile, malata, poco brillante nelle conversazioni mondane. Ma possiede una forza silenziosa: un attaccamento profondo alla terra, alla tradizione, al ritmo delle stagioni. Howards End, la casa che ha ricevuto in dote, è per lei quasi un organismo vivente. Intuisce che Margaret è l’unica capace di custodirne lo spirito e per questo, prima di morire, le lascia un biglietto che le assegna la casa. Simbolicamente Ruth è la memoria vivente dell’Inghilterra rurale; rappresenta una forma di saggezza non intellettuale, fatta di istinto e decoro. Anche dopo la morte continua a agire, come una presenza che “sorveglia” la vicenda fino a quando il suo desiderio viene, alla fine, rispettato.
  • Leonard Bast è il giovane impiegato povero che sogna di elevarsi leggendo Ruskin e ascoltando sinfonie. Vive ai margini della rispettabilità, in un seminterrato arredato con oggetti presi a credito, sposato con Jacky, donna dal passato difficile. È orgoglioso e vulnerabile: vuole essere trattato come un gentiluomo, ma il suo linguaggio libresco e i piccoli incidenti domestici lo tradiscono. I consigli sbagliati di Henry sul lavoro lo spingono verso il fallimento; l’incontro con Helen lo trascina in una relazione che lo tormenterà di rimorso. Simbolicamente, Leonard è l’individuo della classe bassa schiacciato tra capitalismo e filantropia: né il mercato né la “cultura” borghese riescono davvero a salvarlo. La sua morte a Howards End, colpito fisicamente da Charles e moralmente da tutto il sistema, è una denuncia durissima dell’ingiustizia sociale.
  • Jacky Bast (già amante di Henry) è la compagna e poi moglie di Leonard. Viene spesso guardata dall’alto in basso, descritta attraverso abiti vistosi, sorriso troppo largo, occhi “affamati”. Eppure, a poco a poco, emerge come figura tragica: donna povera, senza istruzione, usata dagli uomini e poi scartata. Non possiede gli strumenti per difendersi e cade sempre dalla parte sbagliata del giudizio morale. Simbolicamente rappresenta coloro che il discorso “serio” della società non include mai: le vite scartate, viste solo come problema o scandalo. Il fatto che il passato di Henry con lei pesi soprattutto su Leonard e sulle sorelle Schlegel, e quasi mai su Henry stesso, sottolinea l’ipocrisia del doppio standard sessuale.
  • Miss Avery è la vecchia custode-contadina legata a Howards End. Appare come una figura bizzarra e quasi comica: entra in casa senza farsi annunciare, apre casse e dispone i libri di Margaret senza permesso, regala e poi getta nel lago un ciondolo, parla per proverbi e allusioni. Tuttavia ha un’intuizione profondissima su chi dovrebbe abitare la casa: agisce come se sapesse, prima degli altri, che i mobili degli Schlegel appartengono a Howards End. Simbolicamente è la voce della terra: incarna il radicamento locale, la continuità tra generazioni, una saggezza contadina che non si lascia intimidire dalle buone maniere dei ricchi. Attraverso di lei la casa stessa sembra scegliere i propri abitanti.
  • Charles Wilcox, figlio maggiore di Henry, è l’espressione più dura dell’egoismo familiare Wilcox. Geloso dell’eredità, sospettoso verso i Schlegel, maschilista, considera Howards End e le altre proprietà come un diritto naturale. È pronto a rimproverare la moglie Dolly, a giudicare Helen, a trattare Leonard come un intruso pericoloso. Nel suo gesto violento contro Bast – brandire una spada “da decorazione” – c’è tutta l’arroganza di classe che usa simboli di nobiltà per colpire i più deboli. Simbolicamente rappresenta la borghesia predatoria, che difende il proprio mondo con la forza e si sente sempre dalla parte della ragione. La sua condanna penale per l’episodio di Howards End è un raro momento in cui il sistema punisce uno dei “vincenti”.
  • Evie Wilcox, figlia di Henry, è meno complessa ma significativa. In gioventù appare sportiva, brusca, un po’ viziata; poi, con il fidanzamento, assume il ruolo della giovane donna di buona famiglia pronta a sposare un uomo “adatto”, Percy Cahill. Si irrita molto quando scopre il nuovo matrimonio del padre con Margaret: sente tradito il ricordo della madre e pensa di restituire gioielli e merletti, gesto teatrale ma rivelatore del suo senso di possesso. Simbolicamente Evie incarna la continuità sociale dei Wilcox: si adegua senza porsi troppe domande, trasmette valori e pregiudizi di classe, mostra come il sistema si perpetui anche attraverso le donne che vi partecipano senza metterlo in discussione.
  • Tibby Schlegel, fratello di Margaret e Helen, è un giovane intellettuale pigro, più interessato a Oxford, ai colori dei chiostri e alle sue letture che alla vita concreta. Spesso appare ironico, distaccato, incapace di prendersi davvero responsabilità. Eppure non è malvagio: prova affetto per le sorelle, si lascia toccare dalle lacrime di Helen, è infastidito dalla brutalità dei Wilcox. Simbolicamente rappresenta un certo estetismo sterile: la cultura vissuta come decorazione, che non si traduce in azione politica o sociale. Forster ne mostra i limiti, ma anche una lieve simpatia: Tibby è ciò che la borghesia colta rischia di diventare se non si confronta con la realtà del lavoro e della povertà.

Temi Principali

Casa Howard è molto più di una storia d’amore e di eredità: è un grande laboratorio di idee sul mondo moderno. Forster mette in scena il conflitto tra ricchezza e povertà, città e campagna, pensiero e azione, uomini e donne, mostrando come nessun polo, da solo, basti a costruire una vita piena. La casa di Howards End funziona come un centro simbolico: attorno a essa si giocano le domande su chi ha diritto a una “casa” – materiale e morale – nell’Inghilterra industriale. Il romanzo è anche una riflessione sul potere del denaro e sulle responsabilità di chi lo possiede, sulla difficoltà di aiutare davvero chi sta in basso senza schiacciarlo. Per studenti di medie e superiori, leggere questi temi significa riconoscere problemi ancora attuali: disuguaglianze, precarietà, crisi ecologica, ruoli di genere.

  • Conflitto di classe e disuguaglianza sociale è il tema strutturale del romanzo. I Wilcox rappresentano la borghesia ricca che vive di affari imperiali, sicura di sé e convinta che il proprio successo sia meritato. I Schlegel occupano una fascia intermedia: hanno rendite sufficienti a vivere senza lavorare, tempo per l’arte e la discussione, ma non possiedono capitali industriali. Leonard Bast e Jacky stanno in basso, tra seminterrati, affitti precari, oggetti comprati a rate. L’incontro tra questi mondi mostra quanto sia fragile la vita dei poveri di fronte a un semplice consiglio sbagliato, a un licenziamento, a una malattia. Forster critica sia l’indifferenza dei ricchi, sia la filantropia astratta degli intellettuali: aiutare davvero significa assumersi responsabilità, non solo fare discorsi o distribuire mance. La morte di Leonard, infine, è un atto d’accusa contro un sistema che rende “normale” la rovina dei più deboli.
  • Città, campagna e il senso della casa costituiscono un tema fortemente simbolico. Londra appare come un organismo grigio, in continua espansione, che divora case come Wickham Place per costruire palazzine anonime. Le colline, i campi, l’olmo di Howards End rappresentano invece un ritmo più lento, una possibilità di radicamento. Ma Forster non idealizza semplicemente la campagna: mostra anche la durezza della vita rurale, il declino delle piccole fattorie. Il vero nodo è cosa significhi abitare: per i Wilcox la casa è investimento; per Ruth, Miss Avery e poi Margaret è un luogo di memoria, relazioni, continuità. Howards End, riempita dei mobili e dei libri degli Schlegel, diventa alla fine un laboratorio di convivenza tra classi e caratteri. Il romanzo suggerisce che senza un qualche tipo di “casa” – non solo fisica, ma affettiva e morale – la modernità rende tutti nomadi e insicuri.
  • Ruolo della donna e doppio standard morale emergono con forza attraverso le traiettorie di Margaret, Helen, Ruth, Jacky, Evie, Dolly. Gli uomini del romanzo godono di una libertà sessuale e sociale che alle donne è negata: Henry può avere una relazione con Jacky e continuare a essere rispettabile; la gravidanza fuori dal matrimonio di Helen rischia invece di rovinarle la vita. Margaret si trova spesso a dover raddrizzare errori maschili, assumendosi fatiche morali che Henry non comprende. Allo stesso tempo, Forster critica le stesse donne borghesi quando rinforzano il sistema (Evie, Dolly). Il romanzo anticipa molti temi femministi: il diritto delle donne a scegliere, a lavorare, a non essere ridotte né ad angeli né a peccatrici. La scelta di Margaret di difendere fisicamente la sorella contro medico e marito è una scena potentemente politica: afferma il diritto al proprio corpo e alla propria casa.
  • “Only connect”: collegare mente e cuore è il motto che attraversa tutto il libro. Forster teme due riduzioni opposte: da un lato la vita ridotta alla pura azione, ai conti, agli affitti (Henry); dall’altro la vita ridotta a pura idea, musica, discussione (Schlegel, Tibby, certi amici). Margaret tenta di unire queste dimensioni: vuole che l’arte abbia conseguenze pratiche e che il denaro sia usato con consapevolezza morale. Anche nel rapporto con Henry si sforza di far nascere in lui una passione etica, di fargli vedere collegamenti che lui non coglie. Il fallimento tragico con Leonard mostra quanto sia difficile questo progetto, ma il finale – con Howards End abitata da un piccolo nucleo misto – indica una speranza. Collegare significa anche ascoltare davvero l’altro, accettare di essere cambiati dalla sua presenza, non usarlo solo come strumento.
  • Musica, arte e loro rapporto con la vita reale è un tema più sottile ma centrale. La famosa scena della Quinta di Beethoven mostra come la stessa sinfonia possa essere vissuta come puro “rumore sublime”, come racconto di goblin e eroi (Helen), o come oggetto di studio tecnico (Tibby). Leonard si aggrappa ai libri e ai concerti per dare senso alla sua esistenza, ma rischia di usarli come maschera. Forster si chiede: la cultura serve davvero a qualcosa, o è solo un lusso per chi può permettersi il tempo libero? La risposta, incarnata da Margaret, è che arte e musica hanno valore solo se ci aiutano a comprendere gli altri, a prendere decisioni più giuste, a sopportare il dolore. Altrimenti restano belle ma inerti. Il romanzo è quindi anche una critica agli intellettuali che parlano di “umanità” senza sporcarsi le mani nella realtà.

Perché leggere Casa Howard oggi?

Casa Howard parla di noi più di quanto sembri. In un’epoca di affitti impossibili, città che inghiottono ogni spazio, precarietà lavorativa e polarizzazione tra ricchi e poveri, la storia di Margaret, Helen, dei Wilcox e di Leonard Bast risuona in modo sorprendente. Il romanzo invita a chiederci che uso facciamo del denaro, che responsabilità abbiamo verso chi è più fragile, quanto contano davvero case, proprietà, curriculum rispetto ai legami umani. Per studenti di medie e superiori è un ottimo banco di prova: unisce trama avvincente, personaggi vivi e grandi domande etiche. E mostra che “collegare” mente e cuore non è solo uno slogan, ma una scelta di vita quotidiana.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.