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La signora Dalloway: un giorno qualunque nell’abisso della coscienza

A Londra, Clarissa organizza una festa. Tutto si svolge in un unico giorno e all'interno della mente dove si intrecciano pensieri, ricordi e paure

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Immagina una sola giornata, dall’alba alla notte, capace di contenere una vita intera: ricordi, paure, desideri, rimpianti. Questo è ciò che accade in La signora Dalloway di Virginia Woolf, uno dei romanzi più importanti del Novecento. Non troverai colpi di scena spettacolari o inseguimenti, ma una passeggiata per le vie di Londra, una donna che prepara una festa, un ex soldato che lotta con i traumi della guerra. Eppure, dietro questi gesti quotidiani, il romanzo apre abissi di pensiero: che cosa significa davvero vivere? Fare le scelte “giuste” ci rende felici? Come ci cambia il tempo che passa? Attraverso il flusso dei pensieri dei personaggi, Woolf ci porta dentro la mente umana, mostrando quanto sia fragile, complessa, sorprendentemente viva.

Trama del romanzo

Clarissa Dalloway, elegante signora sulla cinquantina, esce di casa in una mattina di giugno per comprare personalmente i fiori per la festa che terrà quella sera. Londra è in fermento: automobili, autobus affollati, aeroplani che scrivono messaggi nel cielo, il rintocco del Big Ben che scandisce il tempo. Mentre cammina tra le vetrine e i parchi, Clarissa osserva la città e contemporaneamente sprofonda nei suoi pensieri. Ricorda la giovinezza trascorsa a Bourton, in campagna, quando doveva scegliere tra l’irrequieto Peter Walsh e il più stabile Richard Dalloway, che poi è diventato suo marito. Ogni dettaglio del presente – un odore, una voce, un incontro casuale – fa scattare in lei ricordi e domande sul passare del tempo e sulle scelte compiute.

Lungo la strada Clarissa incontra Hugh Whitbread, un vecchio amico ben inserito nei circoli ufficiali. Lui parla delle sue visite ai medici con la moglie Evelyn, di piccoli pettegolezzi mondani, della corte, dei ministri. Clarissa lo ascolta con cortesia, ma dentro di sé ne critica la superficialità e il conformismo, percependo quanto il mondo mondano a cui appartiene possa essere rigido e vuoto. Tornano così alla mente i giudizi di Peter, che la accusava di vivere solo per i ricevimenti. Clarissa si chiede se la sua vita non sia diventata una serie di gesti eleganti ma un po’ meccanici, anche se allo stesso tempo prova un autentico amore per la vita sociale e per la condivisione tra le persone.

Parallelamente, in un’altra zona di Londra, conosciamo Septimus Warren Smith, ex soldato traumatizzato dalla Prima guerra mondiale. È seduto in un parco con la moglie italiana, Rezia, e sente voci, vede immagini distorte, si sente colpevole per la morte in battaglia dell’amico Evans. Mentre Clarissa è preoccupata per il cuore “delicato” e per la riuscita della festa, Septimus combatte con una vera e propria crisi mentale, simbolo delle ferite invisibili lasciate dal conflitto. I due personaggi non si incontrano quasi mai direttamente, ma le loro storie scorrono in parallelo, collegate dal clima della città e dalla stessa domanda: come sopravvivere, dopo la guerra, in un mondo che sembra tornato alla normalità?

Nel corso della giornata, Clarissa torna a casa, supervisiona i preparativi, riceve visite. La più sconvolgente è quella di Peter Walsh, rientrato dall’India. Il loro incontro riapre vecchie ferite: Peter la rimprovera ancora, con lo sguardo e con le parole, di essersi “sistemata” scegliendo Richard, uomo onesto ma poco passionale. Clarissa, turbata, rivede i pomeriggi a Bourton, il momento in cui rifiutò la proposta di matrimonio di Peter, i dialoghi intensi con Sally Seton, l’amica ribelle che un tempo incarnava per lei il sogno di una vita libera, anticonformista, forse persino un amore più profondo di quello provato per gli uomini. Questo movimento continuo tra presente e passato costruisce un grande affresco psicologico: ogni pensiero ne attira un altro, ogni personaggio esiste sia per quello che fa, sia per come viene ricordato.

Intanto Septimus peggiora. Rezia cerca aiuto dai medici, ma incontra solo incomprensione. Il dottor Holmes minimizza i suoi sintomi, dicendo che ha solo bisogno di distrarsi, mentre lo specialista Sir William Bradshaw propone il ricovero forzato, basato più sulla disciplina sociale che sulla vera cura. Septimus si sente intrappolato, braccato da un sistema che vuole “normalizzarlo”. Convinto che gli vogliano rubare la sua anima, e incapace di sopportare oltre il dolore dei ricordi, decide di suicidarsi, gettandosi da una finestra. Questo gesto radicale rappresenta il rifiuto della violenza subita, ma anche la sconfitta di un’intera società incapace di prendersi cura dei suoi feriti.

La sera, tutto sembra convergere verso la festa di Clarissa. La casa si riempie di luci, cibo, abiti eleganti, conversazioni. Arrivano tanti invitati: politici, amici di vecchia data, parenti, compresa la tanto attesa Lady Bruton. C’è anche Sally Seton, ormai diventata Lady Rosseter, madre di molti figli, un po’ cambiata ma ancora capace di far brillare gli occhi di Clarissa. Peter Walsh osserva la padrona di casa muoversi tra gli ospiti, e si accorge di amarla ancora, pur criticandola. Nel via vai delle persone, Clarissa appare al tempo stesso centrale e distante: è lei a tenere insieme il tessuto sociale della serata, ma dentro di sé continua a interrogarsi sul senso di ciò che sta facendo.

Durante la festa, l’eco della tragedia di Septimus arriva indirettamente. Un medico, invitato, racconta della morte del giovane ex soldato, quasi come se fosse un fatto di cronaca. Clarissa rimane profondamente colpita dalla notizia, anche se non conosceva l’uomo. Si ritira per un momento in una stanza appartata e riflette sul gesto di Septimus: lo sente, in qualche modo, come un atto di protesta estrema contro la stessa società che lei rappresenta con i suoi ricevimenti. Si chiede se anche lei, in forma diversa, non stia “morendo” un po’, soffocata dalle convenzioni. Tuttavia, nello stesso tempo, riconosce il valore della vita condivisa, dei legami, della possibilità di continuare nonostante il dolore.

Alla fine del romanzo, Clarissa torna dai suoi ospiti. Viene intravista da Peter e da Sally: appare luminosa, quasi rinnovata da quella breve solitudine in cui ha meditato sulla morte e sulla propria esistenza. Peter, osservandola da lontano, è assalito da un’emozione violenta, un misto di amore, nostalgia, ammirazione e rimpianto. Non c’è un finale “chiuso” o una soluzione definitiva: c’è piuttosto la sensazione che la vita sia un flusso continuo, fatto di istanti intensi che collegano le persone, oltre la solitudine di ciascuno. Nel giro di una sola giornata, attraverso le strade di Londra, le stanze di una casa e la mente di alcuni personaggi, La signora Dalloway ci mostra la complessità della condizione umana, tra festa e tragedia, memoria e presente, individuo e società.

Personaggi di La signora Dalloway

I personaggi di La signora Dalloway non sono importanti solo per ciò che fanno, ma soprattutto per ciò che pensano e ricordano. Ogni figura è come un frammento di un grande mosaico: insieme, costruiscono l’immagine di una società inglese del primo dopoguerra, elegante ma ferita, ordinata in apparenza ma piena di crepe interiori. Virginia Woolf li segue dall’interno, attraverso il flusso di coscienza, permettendoci di ascoltare dubbi, fantasie, giudizi nascosti. Alcuni personaggi, come Clarissa e Septimus, sono quasi specchi l’uno dell’altra: lei immersa nel mondo sociale, lui schiacciato dal trauma e dall’incomprensione. Altri incarnano la tradizione, la ribellione, la cura mancata, l’amore perduto. Conoscerli significa entrare nel cuore del romanzo e capire come le vite più diverse possano sfiorarsi, influenzarsi, perfino senza mai incontrarsi davvero.

  • Clarissa Dalloway è la protagonista del romanzo, una donna di mezza età della buona società londinese. Sta organizzando una grande festa, ma dietro l’immagine perfetta di padrona di casa nasconde interrogativi profondi: ha fatto bene a sposare Richard invece di Peter? La sua vita di ricevimenti e visite formali è vera felicità o solo un ruolo da recitare? Clarissa rappresenta la tensione tra conformismo e desiderio di autenticità. Simbolicamente, è come un ponte: attraverso la sua sensibilità, il romanzo collega la superficialità delle apparenze con la profondità dei pensieri nascosti. Anche la sua fragilità fisica, il cuore debole dopo l’influenza, ricorda quanto sia sottile il confine tra vita e morte, tra presenza sociale e solitudine interiore.
  • Septimus Warren Smith è un giovane ex soldato, segnato dal trauma della guerra e dalla perdita dell’amico Evans. Soffre di allucinazioni, sensi di colpa, pensieri confusi; le sue parole spesso sembrano folli, ma esprimono una verità dolente sul mondo: la società che celebra l’eroismo militare è la stessa che abbandona i reduci alle loro ferite invisibili. Septimus è il simbolo del disturbo post-traumatico e, più in generale, di tutte le persone che non riescono ad adattarsi alle regole imposte. Il suo suicidio, drammatico e disperato, diventa un gesto di rifiuto verso medici e istituzioni che vogliono “curarlo” solo per renderlo docile. In contrapposizione a Clarissa, egli mostra il lato oscuro di quella stessa civiltà raffinata.
  • Peter Walsh è l’uomo che un tempo chiese in moglie Clarissa e fu rifiutato. Impulsivo, emotivo, sempre un po’ fuori posto, porta con sé un misto di fascino e immaturità. Tornato dall’India, entra di nuovo nella vita di Clarissa e riapre domande mai chiuse sul passato. Simbolicamente rappresenta il possibile non scelto, la strada alternativa che Clarissa avrebbe potuto imboccare. È anche il critico della società inglese: giudica i salotti, il formalismo, la politica, ma non è capace di costruire davvero qualcosa di stabile. La sua continua oscillazione tra giudizio severo e amore profondo per Clarissa mostra quanto sia difficile, per gli individui sensibili, trovare un posto nel mondo senza tradire se stessi.
  • Richard Dalloway è il marito di Clarissa, un politico moderato, gentile, corretto, ma poco portato alle grandi passioni. Rappresenta l’ordine, la stabilità, la “buona reputazione”. Non è un tiranno, anzi vuole sinceramente bene alla moglie, ma fatica a esprimere i suoi sentimenti a parole. Il suo personaggio incarna il modello di uomo rispettabile della borghesia inglese: concreto, pratico, inserito nelle istituzioni. Simbolicamente, è l’altra faccia di Peter Walsh: dove Peter è irrequieto, Richard è fermo; dove Peter sogna, Richard agisce. Attraverso di lui, il romanzo mostra il prezzo da pagare per la sicurezza: una certa povertà di emozioni espresse, una vita in cui i sentimenti restano spesso sottintesi, non detti.
  • Rezia (Lucrezia) Warren Smith è la giovane moglie italiana di Septimus. È lontana dalla sua famiglia e dal suo paese, e si trova sola a Londra a cercare di aiutare un marito che non capisce più. Ama Septimus, ma è anche esasperata, stanca, confusa di fronte alla sua malattia e all’indifferenza dei medici. Rezia simboleggia la voce impotente di chi assiste il dolore altrui senza ricevere sostegno: è la figura dei caregiver, dei familiari che lottano contro un sistema sanitario e sociale che non li ascolta. La sua presenza ricorda che il trauma non colpisce solo chi lo vive direttamente, ma si allarga a chi sta vicino, creando un cerchio di sofferenza condivisa ma spesso taciuta.
  • Sally Seton (Lady Rosseter) è l’amica ribelle dell’adolescenza di Clarissa, quella che fumava sigarette, diceva ciò che pensava, sognava di cambiare il mondo. Per la giovane Clarissa, Sally rappresentava la libertà assoluta, persino la scoperta di un sentimento amoroso diverso dal solito schema uomo-donna. Quando ricompare alla festa, anni dopo, Sally è cambiata: sposata, madre di molti figli, integrata nella società che un tempo disprezzava. Eppure conserva un’energia speciale, un’aria di autenticità. Simbolicamente incarna l’ideale giovanile di ribellione e verità, che col tempo viene in parte assorbito e “normalizzato”. Il suo incontro con Clarissa permette al romanzo di confrontare sogni e realtà, passato e presente, senza dare giudizi semplici.
  • Hugh Whitbread è il vecchio amico di Clarissa, perfettamente inserito nei circoli dell’alta società, sempre elegante e rispettoso delle etichette. Parla di medici, della corte, dei pranzi ufficiali; è un uomo che vive a suo agio tra privilegi e formalità. Clarissa però lo guarda con una certa ironia: lo trova un po’ vuoto, troppo attento alle apparenze. Hugh simboleggia il conformismo sociale, la tendenza a seguire le regole senza porsi troppe domande. La sua figura mostra come l’ordine e la rispettabilità possano nascondere una mancanza di profondità, e come l’alta società, pur educata e raffinata, rischi di non vedere le ferite vere che attraversano il mondo dopo la guerra.
  • Lady Bruton è un’aristocratica influente, impegnata in questioni politiche e imperiali. Organizza pranzi selezionati con uomini di potere, discute dell’Impero britannico e delle sue colonie, rappresentando il legame tra nobiltà e istituzioni. Nel romanzo, simbolicamente, incarna la vecchia Inghilterra, forte della sua storia e del suo prestigio, ma anche cieca di fronte ai cambiamenti sociali e alle sofferenze individuali. La sua presenza mette in evidenza il contrasto tra discorsi alti, su patria e impero, e la realtà concreta delle persone comuni, come i reduci traumatizzati o le mogli straniere spaesate. È un volto del potere che parla di grandi ideali mentre ignora spesso le conseguenze umane delle proprie decisioni.
  • Sir William Bradshaw è il medico specialista che dovrebbe curare Septimus. Apparentemente è competente, stimato, severo ma giusto. In realtà, il suo metodo si basa soprattutto sulla “conversione all’abitudine”, cioè sul riportare i pazienti a uno stato di obbedienza e conformità. Simbolicamente rappresenta il potere oppressivo delle istituzioni, in questo caso mediche, che usano il linguaggio della cura per imporre il controllo. La sua volontà di ricoverare Septimus non nasce da vera empatia, ma dal fastidio verso ciò che devia dalla norma. Attraverso di lui, Woolf critica una certa psichiatria del tempo, incapace di ascoltare il dolore interiore e interessata più a “far funzionare” i cittadini che a comprenderli come esseri umani complessi.

Temi Principali

La signora Dalloway è un romanzo relativamente breve, ma densissimo di significati. In una sola giornata, Virginia Woolf affronta questioni che riguardano tutti: il rapporto con il passato, la paura della morte, il ruolo che recitiamo nella società, le ferite personali e collettive dopo un grande trauma storico come la Prima guerra mondiale. I temi non sono presentati in modo scolastico o teorico: emergono dai pensieri dei personaggi, dagli oggetti quotidiani, dai rumori della città. Per questo il libro può essere letto a diversi livelli: come la storia di una festa, come il ritratto di una generazione, come una riflessione sull’identità e sulla follia. Conoscere questi temi aiuta a cogliere la modernità del romanzo e a metterlo in dialogo con le inquietudini del nostro presente.

  • Il tempo e la memoria sono forse il cuore del romanzo. Tutto si svolge in poche ore, ma i pensieri dei personaggi viaggiano continuamente nel passato, creando un intreccio tra ciò che è stato e ciò che è. Il rintocco del Big Ben segna il tempo oggettivo, mentre il flusso di coscienza mostra un tempo interiore, elastico, che rallenta su un ricordo e accelera su un gesto. Clarissa, Peter e gli altri si definiscono più per le memorie che per le azioni presenti: l’adolescenza a Bourton, gli amori, le scelte compiute tornano con forza, come se il passato non fosse mai davvero concluso. Il tema suggerisce che la nostra identità è una costruzione continua, fatta di strati di esperienza che riaffiorano, si trasformano, dialogano con il presente.
  • La guerra e il trauma emergono soprattutto nella storia di Septimus, ma in realtà attraversano tutto il romanzo come un’ombra. Londra sembra tornata alla normalità, ma sotto la superficie restano le cicatrici: i morti, i reduci spezzati, i cambiamenti sociali. Septimus incarna il trauma individuale, con i suoi incubi e le sue allucinazioni, ma è anche simbolo di un trauma collettivo che la società preferisce non vedere. I medici, le autorità, persino alcuni passanti reagiscono al suo dolore con fastidio o con frasi fatte. Attraverso questo tema, Woolf denuncia l’incapacità del suo tempo di prendersi cura psicologicamente dei reduci, anticipando riflessioni moderne sul disturbo post-traumatico da stress e sulla necessità di ascoltare chi soffre mentalmente.
  • Apparenza sociale e vita interiore si confrontano costantemente. Clarissa prepara una festa perfetta: fiori, luci, invitati illustri. Tuttavia, mentre organizza ogni dettaglio, nella sua mente scorrono dubbi, nostalgie, timori. Lo stesso vale per molti altri personaggi, che mostrano un volto pubblico controllato e nascondono un mondo interiore agitato. Il romanzo mette in scena la distanza tra ciò che sembriamo e ciò che siamo, criticando una società che valuta le persone in base all’eleganza, alla reputazione, alla capacità di “stare al proprio posto”. Woolf suggerisce che dietro le apparenze troviamo sempre fragilità e desideri inconfessati, e che la vera conoscenza degli altri passa attraverso l’ascolto empatico, non attraverso i giudizi superficiali.
  • Identità femminile e ruoli di genere è un tema centrale, legato soprattutto a Clarissa e Sally. La protagonista è moglie e padrona di casa esemplare, ma si chiede se questo ruolo basti a definirla. Ricorda il legame intenso con Sally Seton, la possibilità di una vita più libera e anticonformista, e avverte il peso delle aspettative sociali sulle donne del suo ceto: devono essere eleganti, discrete, organizzare ricevimenti, sostenere la carriera del marito. Sally stessa, da giovane ribelle, finisce per sposarsi e avere molti figli. Il romanzo non offre soluzioni semplici, ma mostra la complessità dell’essere donna in una società patriarcale: desiderio di autonomia, compromessi necessari, rinunce, piccoli spazi di libertà conquistati dentro i ruoli tradizionali.
  • Follia, normalità e potere medico vengono esplorati soprattutto attraverso la vicenda di Septimus e la figura di Sir William Bradshaw. Che cosa significa essere “sani” o “malati” di mente? Chi decide dove sta il confine? Woolf critica duramente una psichiatria che punta più alla disciplina che alla cura, che isola i pazienti per renderli innocui invece di comprenderne il dolore. La “follia” di Septimus diventa così uno specchio scomodo per la società: forse è lui a vedere alcune verità che gli altri non vogliono riconoscere. Il romanzo mette in guardia contro l’uso del potere medico per imporre il silenzio a chi disturba l’ordine, anticipando discussioni ancora attuali sui diritti delle persone con disturbi mentali e sulle terapie rispettose della dignità umana.

Perché leggere La signora Dalloway oggi?

Leggere La signora Dalloway oggi significa confrontarsi con domande che restano attualissime: come ci segna il passato? Che cosa nascondiamo dietro le apparenze? Come trattiamo chi soffre di disagio mentale? Il romanzo di Woolf ci abitua a entrare con delicatezza nella mente altrui, sviluppando empatia e capacità di ascolto, competenze fondamentali anche nel presente. Inoltre, lo stile innovativo del flusso di coscienza allena a leggere testi complessi, stimola il pensiero critico e offre un’occasione per riflettere sui ruoli di genere, sul potere delle istituzioni, sulla fragilità della vita. È un libro che non si limita a raccontare una storia: ci aiuta a guardare con occhi nuovi la nostra.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.