I viaggi di Gulliver: la satira dell’uomo tra giganti e lillipuziani
Gulliver medico di bordo inglese, naufraga su un'isola abitata da minuscoli esseri umani. Incastrato tra i vari giochi politici per poi tornare a casa
Pubblicato nel 1726, I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift è molto più di un semplice libro di avventure. È un viaggio sorprendente tra isole abitate da popoli minuscoli, giganti gentili, scienziati un po’ folli e cavalli razionali, ma soprattutto è uno specchio deformante che rimanda al lettore l’immagine dell’Europa del Settecento… e anche della nostra società. Seguendo il medico-navigatore Lemuel Gulliver, ci ritroviamo legati al suolo da uomini alti pochi centimetri, trasformati in nani in un paese di giganti, costretti a osservare da vicino il potere, la guerra, la corruzione, l’ingiustizia. Swift usa il fantastico per farci porre domande molto concrete: che cosa vuol dire essere “civile”? Chi è davvero “barbaro”? E quanto possiamo fidarci dei governanti, delle mode, perfino di noi stessi? Un classico che diverte, ma che punge.
- Trama del romanzo
- Personaggi di I viaggi di Gulliver
- Temi Principali
- Perché leggere I viaggi di Gulliver oggi?
Trama del romanzo
Lemuel Gulliver, figlio di un piccolo proprietario del Nottinghamshire, studia a Cambridge, poi chirurgia a Londra. Con pochi mezzi ma molta determinazione approfondisce matematica e navigazione per imbarcarsi come chirurgo di bordo. Sposa Mary Burton, prova a sistemarsi a terra, ma la sfortuna economica lo spinge di nuovo in mare, sulla nave Antelope, diretta ai Mari del Sud. Durante una terribile tempesta la nave si schianta contro uno scoglio: molti marinai muoiono, la scialuppa si rovescia e Gulliver, unico superstite, nuota per ore finché raggiunge una spiaggia sconosciuta, dove crolla esausto. Al risveglio scopre di essere immobilizzato al suolo da centinaia di minuscole corde: è il suo primo incontro con il popolo di Lilliput, uomini alti pochi centimetri, organizzati in un severo impero.
Portato prigioniero in una specie di casetta-fortezza, Gulliver viene visitato dall’imperatore di Lilliput, giovane e maestoso, che osserva con meraviglia il “Man-mountain”. Col tempo, grazie alla sua prudenza e gentilezza (come quando perdona alcuni cittadini che gli scagliano frecce), Gulliver conquista la fiducia della corte. Bambini giocano tra i suoi capelli, ragazzi danzano sulle sue mani, lui impara la lingua e viene coinvolto nei divertimenti di corte, come le prove acrobatiche su filo dei candidati alle cariche pubbliche e le gare dei fili di seta. Pian piano scopre che dietro l’apparenza buffa di questo mondo in miniatura si nascondono giochi di potere molto seri: le fazioni politiche si distinguono persino dall’altezza dei tacchi delle scarpe, e la rivalità con l’isola vicina di Blefuscu dura da anni per motivi ridicoli, come il modo “giusto” di rompere le uova.
Quando Lilliput rischia un’invasione, l’imperatore chiede al gigante di intervenire. Gulliver elabora un piano audace: attraversa a nuoto il canale che separa i due imperi, sotto una pioggia di frecce, aggancia con ganci di ferro le più grandi navi da guerra blefuscudiane e trascina verso Lilliput una flotta di cinquanta bastimenti, impedendo l’attacco. Acclamato come eroe e insignito del titolo di nardac, rifiuta però di usare il suo potere per ridurre Blefuscu in schiavitù, come vorrebbe l’imperatore. Questa scelta morale, apparentemente nobile, scatena l’ostilità dei ministri più influenti: lo accusano di tradimento, di simpatizzare per i nemici, di ostacolare la gloria imperiale. Mentre Gulliver continua intanto a osservare con curiosità le leggi, le usanze e le strane cerimonie lillipuziane (dove la frode è punita più del furto e l’ingratitudine è reato capitale), la corte prepara di nascosto un procedimento contro di lui, proponendo perfino di accecarlo.
Avvertito da un nobile riconoscente, Gulliver comprende il pericolo e decide di fuggire a Blefuscu, dove viene accolto con rispetto. Qui, dopo pochi giorni, scorge in mare una barca rovesciata, probabilmente relitto di qualche nave europea. Nuotando e chiedendo aiuto al re di Blefuscu, riesce a portarla a riva e a rimetterla in sesto: vele, remi, provviste e perfino mucche e buoi in miniatura vengono caricati a bordo. L’imperatore di Lilliput pretende che gli sia consegnato legato come traditore, ma il sovrano di Blefuscu rifiuta con diplomazia. Ottenuto il permesso di partire, Gulliver si congeda dalla corte, salpa e, dopo vari giorni, viene finalmente raccolto da una nave inglese che lo riporta in patria, dove riabbraccia la famiglia. Potremmo pensare che la sua carriera di viaggiatore sia finita, ma non è così: la sua inquietudine lo porterà verso terre ancora più strane, come Luggnagg, dove scoprirà gli immortali struldbrugs, e infine tornerà in Europa con uno sguardo radicalmente cambiato sul mondo.
Personaggi di I viaggi di Gulliver
Ne I viaggi di Gulliver i personaggi non sono solo figure d’avventura, ma veri e propri simboli. Attraverso di loro Jonathan Swift costruisce una satira feroce della società europea, in particolare dell’Inghilterra del Settecento. Il protagonista, apparentemente ingenuo e “oggettivo”, ci racconta popoli minuscoli, giganti morali, scienziati vanitosi, corti crudeli e cavalli filosofici. Ogni incontro modifica il suo sguardo, ma mette alla prova anche il lettore: a chi assomigliamo di più, ai lillipuziani litigiosi, ai cavalieri che ballano sui fili, agli immortali tristi di Luggnagg o agli Houyhnhnm razionali? Nella lista che segue ricordiamo i personaggi principali legati soprattutto all’episodio di Lilliput e ai viaggi successivi citati nei capitoli finali, evidenziando sia il loro ruolo narrativo sia il significato allegorico con cui Swift critica potere, fanatismo, ingratitudine e illusioni dell’uomo moderno.
- Lemuel Gulliver è il narratore e protagonista, un chirurgo di bordo di origini modeste ma con una formazione solida e curiosa. Si presenta come osservatore razionale, amante dell’esattezza e poco incline all’esagerazione, e per questo sembra, all’inizio, una voce affidabile. Nel corso dei viaggi però il suo sguardo cambia: a Lilliput è un gigante circondato da nani politici, in altre terre diventa lui il minuscolo o lo strano. Simbolicamente Gulliver rappresenta l’uomo europeo “medio” del Settecento, convinto della propria civiltà ma costretto, tappa dopo tappa, a confrontarsi con i vizi del suo mondo. La sua capacità di adattarsi e imparare linguaggi diversi allude al potere della ragione; la sua progressiva disillusione verso l’umanità, soprattutto dopo l’incontro con gli Houyhnhnm, mostra quanto Swift sia scettico sulle reali possibilità di miglioramento morale dell’uomo.
- L’imperatore di Lilliput è un giovane sovrano, solenne e teatrale, che appare inizialmente come un principe giusto e curioso. Ammira Gulliver ma nello stesso tempo lo teme, consapevole del vantaggio militare che un gigante può dare al suo regno. Lo ricopre di onori quando gli conviene, ma non esita a lasciarsi trascinare dalla vanità e dalla sete di dominio: vorrebbe sfruttare la vittoria navale contro Blefuscu per sottomettere l’isola rivale e sterminare i Big-endiani. Simbolicamente incarna i monarchi europei, in particolare quelli inglesi, presi tra esigenze di equilibrio interno e ambizioni imperiali. La sua “clemenza” è spesso calcolata, come si vede nelle discussioni sulle pene da infliggere a Gulliver, e rivela una concezione del potere che si proclama razionale ma resta dominata da orgoglio, paura del diverso e desiderio di controllo assoluto.
- Mary Burton, la moglie di Gulliver, compare poco ma ha un ruolo importante sullo sfondo: rappresenta la vita domestica e stabile che il protagonista continua ad abbandonare. La sua presenza silenziosa, con la dote che inizialmente aiuta Gulliver a sistemarsi e poi viene presto consumata, è simbolo di un’esistenza borghese possibile ma fragile, sempre minacciata dall’instabilità economica e dall’irrequietezza del marito. Ogni ritorno di Gulliver in patria è segnato dal ritrovare Mary e i figli, ma anche dal suo crescente distacco interiore: dopo tanti viaggi, soprattutto dopo Luggnagg e gli Houyhnhnm, l’eroe non riesce più a vedere la famiglia e gli altri inglesi come prima. Mary diventa così anche la misura di quanto il protagonista si sia alienato dal genere umano, e di quanto il “sapere” possa talvolta allontanarci dagli affetti concreti.
- Reldresal è il primo segretario per gli affari privati dell’imperatore di Lilliput e uno dei pochi ministri favorevoli a Gulliver. È lui a spiegargli con lucidità le divisioni interne tra Tramecksan (tacchi alti) e Slamecksan (tacchi bassi), e la lunga guerra con Blefuscu scoppiata per la questione delle uova. All’inizio appare come un politico relativamente moderato e razionale, capace di riconoscere l’assurdità delle fazioni. Tuttavia, quando la corte discute come punire Gulliver accusato di tradimento, proprio Reldresal propone una pena “mitezza” solo apparente: cavargli gli occhi per continuare a usarlo come strumento dello Stato. Simbolicamente incarna i consiglieri di governo che, pur colti e ben intenzionati, accettano compromessi crudeli in nome della “ragion di Stato”, mostrando come anche la moderazione possa diventare complice della violenza politica.
- Skyresh Bolgolam, Flimnap e gli altri ministri (Limtoc, Lalcon, Balmuff) formano il gruppo dei cortigiani ostili a Gulliver. Bolgolam, alto ammiraglio, teme per il proprio ruolo militare; Flimnap, tesoriere, è un saltatore abilissimo ma geloso; gli altri rappresentano funzioni chiave del governo. Insieme aizzano il sospetto dell’imperatore, trasformando il rifiuto morale di Gulliver di schiavizzare Blefuscu in prova di alto tradimento. Simbolicamente sono la caricatura della classe politica europea: invidiosi, pronti a manipolare i fatti, interessati più a difendere il proprio prestigio che il bene comune. Le loro trame mostrano come i meriti eccezionali di un individuo possano diventare pericolosi per chi detiene il potere, e come l’ingratitudine dello Stato verso i suoi benefattori sia una costante della storia, tema che Swift sottolinea più volte nel romanzo.
- Il re di Blefuscu appare meno spesso dell’imperatore di Lilliput, ma offre un interessante contrasto. È prudente, diplomatico, meno incline agli estremi: accetta l’arrivo di Gulliver, riconosce il suo ruolo decisivo nella pace e, quando riceve la richiesta di consegnarlo legato come traditore, rifiuta con garbo, preferendo una soluzione non violenta resa possibile dal ritrovamento della barca. Simbolicamente rappresenta l’alternativa a un potere aggressivo e fanatico: un sovrano che, pur difendendo gli interessi del proprio Stato, non si lascia trascinare del tutto dall’odio verso il nemico. Il fatto che, alla fine, preferisca lasciar partire Gulliver per liberarsi di un “ingombro” mostra però anche i limiti di questa moderazione: nessun principe, secondo Swift, è davvero disinteressato o pronto a farsi carico fino in fondo della giustizia quando rischia il proprio equilibrio politico.
- Gli Struldbrugs, gli immortali di Luggnagg, non sono singoli personaggi ma una categoria che affascina profondamente Gulliver. Nati con una macchia sulla fronte che cambia colore nel tempo, sono destinati a non morire mai, mentre i loro figli sono mortali. Il protagonista immagina che possano diventare saggi supremi, tesori di memoria storica, ma scoprirà che la loro condizione è molto più triste di quanto pensi. Simbolicamente gli Struldbrugs rappresentano il sogno umano dell’immortalità spogliato da ogni illusione romantica: vivere per sempre non significa accumulare infinite esperienze felici, ma dover assistere al declino del proprio corpo, alla perdita di tutti gli affetti, alla noia e alla corruzione del carattere. Swift critica così l’idea che più tempo basti, da solo, a rendere le persone più sagge o migliori.
- Il re di Luggnagg e l’imperatore del Giappone, pur molto diversi, appaiono entrambi come sovrani che regolano rigidamente i rapporti con gli stranieri. Il re di Luggnagg è generoso con Gulliver, gli offre denaro e persino un posto a corte, ma tollera anche usanze crudeli come la polvere mortale sul pavimento da leccare. L’imperatore giapponese, invece, si mostra pragmatico: concede a Gulliver l’esenzione dal rito di calpestare il crocifisso, ma solo per non offendere il re di Luggnagg e per non creare problemi politici con gli olandesi. Simbolicamente questi due personaggi rappresentano un potere apparentemente illuminato che però resta capace di violenza e compromessi, e mostrano come, nelle relazioni internazionali, la diplomazia spesso conti più delle convinzioni morali personali, sia del sovrano sia del viaggiatore che cerca di sopravvivere.
Temi Principali
I viaggi di Gulliver è un romanzo d’avventura solo in apparenza: sotto la superficie fantastica si nasconde un concentrato di riflessione politica, morale e filosofica. Swift usa la sproporzione di taglie (lillipuziani minuscoli, giganti di Brobdingnag, cavalli razionali, immortali) per mettere in ridicolo la pretesa umana di essere misura di tutte le cose. Ogni viaggio diventa un esperimento: cosa succede alla nostra idea di civiltà se veniamo visti come mostri, animali o nani ridicoli? Attraverso guerre per uova, corti che fanno ballare i ministri su un filo, tribunali severi e principi opportunisti, l’autore attacca i vizi dell’Europa: fanatismo, corruzione, ingratitudine, violenza coloniale. I temi che seguono possono aiutare gli studenti a cogliere la profondità di un testo che, ancora oggi, parla direttamente al nostro modo di vivere e di governare.
- Satira politica e critica del potere è forse il cuore del romanzo. Lilliput e Blefuscu rimandano all’Inghilterra e alla Francia, ai conflitti religiosi tra cattolici e protestanti, alle lotte tra Whig e Tories. Le questioni che dividono i popoli – come il lato da cui rompere le uova o l’altezza dei tacchi – sono volutamente ridicole, per mostrare quanto spesso le guerre reali nascano da simboli e rituali, più che da vere necessità. I ministri che ottengono cariche saltando su una fune rappresentano la politica come gioco di equilibrio precario, dove conta più l’abilità di piacere al sovrano che la competenza. Anche i sovrani “clemenziali” si rivelano pronti a crudeltà raffinate, come accecare Gulliver. Swift trasforma così l’avventura in una lente deformante con cui guardare i governi europei, denunciando l’assurdità di un potere che si ammanta di grandezza ma è fatto di paure, invidie e piccoli interessi.
- Relativismo culturale e sguardo sull’Europa attraversa tutti i viaggi. Ogni volta che Gulliver approda in una nuova terra, le proporzioni cambiano: a Lilliput è un gigante, a Brobdingnag un nano, a Laputa un estraneo, dagli Houyhnhnm quasi un animale. Questi cambiamenti obbligano il lettore a chiedersi se “normale” voglia dire davvero qualcosa di assoluto. Le abitudini funerarie dei lillipuziani (sepoltura a testa in giù), le leggi sulla frode, l’immagine della Giustizia con sei occhi e la borsa aperta, i riti crudeli di corte a Luggnagg, tutto mostra che ogni società ha logiche interne che possono sembrare assurde o sagge a seconda del punto di vista. Swift, però, non cade in un relativismo ingenuo: confrontando le varie culture con quella europea, suggerisce che nessuna è perfetta, ma alcune (come gli Houyhnhnm) possiedono virtù che l’Europa dovrebbe imitare, dalla coerenza morale alla diffidenza verso la violenza coloniale.
- Giustizia, legge e moralità sono temi centrali soprattutto nei capitoli dedicati a Lilliput. Le loro leggi hanno aspetti sorprendenti: il falso accusatore è punito con la morte e i beni vengono usati per risarcire l’innocente, la frode è peggio del furto perché distrugge la fiducia, chi rispetta le leggi per un lungo periodo viene premiato, non solo chi le infrange viene punito. L’immagine della Giustizia con sei occhi e la spada nel fodero rappresenta un ideale di diritto attento e più portato a premiare che a colpire. Allo stesso tempo esistono pratiche corrotte, come l’assegnazione di cariche tramite acrobazie, e pene crudeli proposte contro Gulliver. Swift sembra chiedersi: cosa rende davvero “giusta” una legge? La sola severità basta? Attraverso il disagio del protagonista di fronte ad alcune condanne, il romanzo invita a riflettere sul rapporto tra legge positiva, morale personale e uso politico dei tribunali.
- Identità, prospettiva e percezione di sé emergono dalla continua variazione di taglie e punti di vista. Gulliver è grande o piccolo, potente o vulnerabile, ammirato o trattato come animale, a seconda del contesto. Questo continuo slittare di ruoli mette in crisi la sua identità: chi è davvero? Un eroe che salva flotte, un mostro pericoloso da accecare, un giocattolo per bambini giganti, un possibile saggio immortale, un bruto irrazionale agli occhi degli Houyhnhnm? Swift suggerisce che l’immagine che abbiamo di noi stessi è sempre relativa allo sguardo degli altri e alle strutture di potere in cui viviamo. Il lettore è spinto a chiedersi quanto le proprie certezze (sulla patria, sulla religione, sulla civiltà) dipendano da abitudine e prospettiva. L’ultimo Gulliver, che torna a casa incapace di sopportare la compagnia degli uomini, mostra il rischio estremo: perdere equilibrio tra autocritica salutare e disprezzo assoluto per il proprio genere.
- Illusione dell’immortalità e limite umano è al centro dell’episodio degli Struldbrugs. Quando Gulliver sente parlare di esseri che non muoiono mai, immagina subito un’esistenza perfetta: tempo infinito per studiare, arricchirsi, osservare la storia, diventare consigliere ideale dei governi. Ma la realtà che Swift gli farà scoprire (nei capitoli successivi) è opposta: l’immortalità porta con sé solo vecchiaia senza fine, isolamento, perdita di motivazioni. Già nei capitoli riassunti, però, si intuisce la critica: gli interlocutori luggnaggiani sorridono di fronte all’entusiasmo di Gulliver, come se conoscessero già il lato oscuro del suo sogno. Il tema è profondamente filosofico: l’uomo tende a desiderare di sfuggire al limite, ma è proprio il limite (del tempo, della forza, della memoria) a dare valore alle scelte. Swift smonta così ogni facile mito secondo cui più vita vorrebbe dire automaticamente più saggezza, invitando a usare bene il tempo che abbiamo.
Perché leggere I viaggi di Gulliver oggi?
Leggere I viaggi di Gulliver oggi significa affrontare un testo che parla direttamente ai nostri problemi: guerre assurde per motivi simbolici, governi che premiano l’acrobazia politica più della competenza, informazione manipolata, desiderio di potere travestito da “missione civile”. Attraverso avventure fantastiche, Swift ci obbliga a guardare l’Europa – e quindi anche noi stessi – con gli occhi di un alieno. È un libro perfetto per la scuola perché unisce racconto avvincente e grande profondità: aiuta a sviluppare spirito critico, a riconoscere la satira, a interrogarsi sul senso della legge, dell’autorità, dell’essere umani. E ci ricorda che, a volte, basta cambiare prospettiva di pochi “pollici” per scoprire quanto siamo piccoli o grandi davvero.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.