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Le mille e una notte: il potere salvifico delle storie e della fantasia

Un re persiano uccide ogni sua moglie durante la prima notte di nozze: una però lo farà smettere raccontandogli ogni sera una storia diversa

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Le mille e una notte è una delle raccolte di racconti più affascinanti della storia della letteratura mondiale. Non è un semplice libro di fiabe “esotiche”: è un vero labirinto di storie, dove una narrazione ne contiene un’altra, e poi un’altra ancora, come scatole cinesi. In queste pagine troviamo mercanti e ginn, pescatori e re, schiavi innamorati e mendicanti che nascondono identità regali, padri severi e figlie coraggiose. Accanto alle avventure, però, ci sono riflessioni profonde sulla giustizia, sull’amore, sulla responsabilità e sulla fragilità del potere. L’autore è “sconosciuto” perché l’opera nasce da secoli di tradizione orale e riscritture. Proprio questa origine collettiva la rende vicina a tutti: le paure, i desideri e gli errori dei personaggi assomigliano ancora ai nostri. Leggerla significa viaggiare da Baghdad al Cairo restando in classe, allenando immaginazione e spirito critico.

Trama del libro di novelle

Alla base di Le mille e una notte c’è una grande cornice: quella di Shahrazád, la giovane che racconta storie al re per salvarsi la vita notte dopo notte. All’interno di questa cornice si aprono altre cornici più piccole. Nel Capitolo I entriamo subito in un mosaico di racconti. Nella Storia del Mercante e del Ginn un mercante uccide per errore un uomo e viene minacciato da un ginn vendicativo, risvegliato da una bottiglia. La tensione tra paura e vendetta domina la scena: il mercante, disperato, ascolta il racconto delle origini crudeli dello spirito e della sua sete di punizione. Dentro questa situazione si inseriscono tre altre storie esemplari: la Storia del Primo Sceicco e della Gazzella, dove la trasformazione di un animale e la prova di saggezza del capo tribù insegnano il controllo delle passioni; la Storia del Secondo Sceicco e dei due Segugi Neri, che mette al centro fiducia e inganno; e la più leggera Storia del Terzo Sceicco e del Mulo, racconto ironico su ingenuità e furbizia. Il capitolo funziona così da grande introduzione: mostra come la raccolta alterni dramma, fantastico e umorismo per proporre continue lezioni morali.

Nel Capitolo II la rete di novelle si allarga. Nella Story of the Fisherman un umile pescatore libera una potente creatura magica da un recipiente: la sua iniziale curiosità si trasforma in paura quando capisce il rischio di aver sciolto forze che non controlla. La storia ragiona sul rapporto tra astuzia e potere. La Story of King Yoonán and the Sage Doobán racconta invece di un re malato e del saggio che lo cura: la gratitudine del sovrano può trasformarsi in sospetto, e solo alla fine la sapienza di Doobán viene riconosciuta. In mezzo troviamo episodi più brevi ma pungenti, come la Story of the Husband and the Parrot, dove un pappagallo parlante svela tradimenti domestici, e la Story of the Envious Wezeer and the Prince and the Ghooleh, centrata sull’invidia che porta al complotto contro un principe innocente. Il capitolo si chiude con la Story of the Young King of the Black Islands, in cui un giovane sovrano affronta prove che lo portano alla maturazione interiore. Le note finali spiegano termini culturali e simboli, aiutando il lettore a cogliere il senso profondo delle vicende.

Il Capitolo III si sposta a Baghdād e costruisce una delle cornici più celebri: la Storia del Portinaio e delle Signore di Baghdād. Un portinaio entra in una casa abitata da tre donne misteriose; arrivano poi tre mendicanti che in realtà sono re travestiti. Ognuno racconta la propria storia di caduta e perdita del trono: sono le Storie del Primo, Secondo e Terzo Mendicante, dove si intrecciano tradimenti di corte, amori perduti, errori di governo. In mezzo compare anche la Storia dell’Invidioso e dell’Invidiato, vera parabola sul veleno della gelosia. Successivamente la narrazione torna alle tre signore, ognuna con il proprio racconto d’amore, sacrificio o astuzia: le loro voci mostrano un forte ingegno femminile e la ricerca di giustizia morale. Le note conclusive chiariscono riferimenti storici e linguistici, ricordando che le storie vogliono sia divertire sia far riflettere su fortuna, apparenza e verità.

Nel Capitolo IV compaiono tre grandi racconti legati al tema della famiglia e del giudizio. Nella Storia delle Tre Mele un frutto raro scatena sospetti, un crimine e un’inchiesta piena di malintesi: solo alla fine la verità emerge, lasciando però turbamento per l’ingiustizia sfiorata. La Storia di Noor-ed-Deen e suo Figlio mette in scena un padre severo ma amorevole, chiamato a correggere e perdonare l’errore del figlio, in un percorso di crescita morale. Speculare è la Storia di Shems-ed-Deen e sua Figlia, dove il centro è una giovane la cui onorabilità è minacciata da inganni sociali: il padre deve proteggerla, mentre lei dimostra coraggio e intelligenza. Le note finali spiegano usi e costumi, come la struttura delle case, la scelta dei nomi, le distanze misurate in giorni di viaggio, offrendo un quadro vivo della società araba medievale.

Il Capitolo V ruota attorno alla Storia del Gibboso, che fa da cornice a molti altri racconti. La misteriosa morte di un gobbo trascina sulla scena un mediatore cristiano, lo steward del sultano, un medico ebreo, un sarto, un barbiere e i suoi sei fratelli: ciascuno, per difendersi o spiegarsi, racconta una propria avventura. Si susseguono episodi di affari ingarbugliati, abusi di potere, diagnosi sbagliate, incontri comici, punizioni e riscatti. I racconti del barbiere e dei suoi fratelli sono i più ricchi: ognuno dei sei uomini incarna un diverso difetto umano (avidità, impulsività, ingenuità, vanità…) e attraverso disavventure a volte comiche, a volte drammatiche, mostra le conseguenze delle proprie scelte. Alla fine la vicenda del Gibboso si ricompone e la responsabilità viene ridistribuita, sottolineando il tema della relatività del giudizio.

Nel Capitolo VI la scena si concentra su due amici, Noor-ed-Deen ed Enees-el-Jelees. Il loro rapporto, fatto di stima e lealtà, è messo alla prova da un viaggio o da una grande missione. Tra pericoli esterni e dubbi interiori, i due devono scegliere tra paura e coraggio, egoismo e solidarietà. Superando ostacoli e tentazioni, imparano che l’amicizia autentica è una forza che sostiene nelle prove più dure. Il Capitolo VII torna al tema della schiavitù e dell’amore con la storia di Ghánim, figlio di Eiyoob, uno schiavo totalmente assorbito dalla passione per una donna: la sua ossessione lo porta a trascurare i doveri e a sfiorare la rovina. In parallelo, la Storia dello schiavo Káfoor mostra come l’

Infine, il Capitolo VIII non è narrativo: è l’indice e la lista delle illustrazioni del volume. Da qui vediamo la ricchezza dell’intera raccolta: storie di Táj-el-Mulook e la signora Dunyà, di ‘Azeez e ‘Azeezeh, del Mercante e del Jinnee, del Pescatore e dell’efreet, del Portinaio e delle tre signore, e molte altre. Ogni titolo è accompagnato da immagini che rappresentano scene chiave (Shahriyár a caccia, il Pescatore che libera l’efreet, il Wezeer che presenta una lettera), segno che l’opera è pensata anche come oggetto d’arte. Accanto ai racconti troviamo lunghe note sul Corano, sui titoli politici, sulla falconeria, sui riti funebri, sui costumi e sugli abiti, che spiegano a un lettore straniero il mondo in cui le storie sono nate. Così il libro diventa una finestra su una civiltà intera.

Personaggi di Le mille e una notte

I personaggi delle Mille e una notte non appartengono a un solo autore, ma a secoli di immaginazione collettiva. Per questo risultano insieme semplici e profondi: sono figure facilmente riconoscibili (re, schiavi, mercanti, mendicanti, padri, figlie), ma dietro i loro gesti quotidiani si nascondono simboli universali. Alcuni compaiono solo in una storia, altri ritornano come modelli: il sovrano giusto o tirannico, il saggio perseguitato, la donna astuta, l’innamorato ossessivo, l’amico fedele. È utile, per lo studio, non solo ricordare “chi fa cosa”, ma chiedersi che idea di mondo porta con sé ogni figura. Un mercante impaurito, per esempio, ci parla della fragilità dell’uomo comune; un ginn vendicativo rappresenta le forze incontrollabili del destino. Di seguito trovi un elenco di personaggi chiave tratti dai capitoli riassunti, con il loro ruolo narrativo e il significato simbolico.

  • Shahrazád è la grande narratrice che, nella cornice generale dell’opera, racconta storie al re notte dopo notte per rimandare la propria esecuzione. Anche se nei riassunti sopra non è sempre nominata, è lei a rendere possibili tutte le altre voci. Simbolicamente rappresenta il potere della parola: grazie all’intelligenza narrativa, trasforma un rapporto di violenza in un dialogo e in un lento cambiamento del sovrano. È anche figura di coraggio femminile, perché osa sfidare con l’immaginazione una legge ingiusta. Per gli studenti può incarnare l’idea che raccontare e ascoltare storie non è solo divertimento, ma un modo per salvare vite, cambiare le persone e tramandare la memoria di un popolo.
  • Mercante della “Storia del Mercante e del Ginn” è un uomo comune, impegnato nei suoi affari, che all’improvviso si trova colpito da una condanna di cui non capisce subito la logica: ha ucciso per errore, e deve rispondere a una forza soprannaturale piena di rancore. Simbolicamente rappresenta la fragilità dell’essere umano di fronte a eventi più grandi di lui (la sorte, la natura, il potere). Il suo terrore e la sua disponibilità ad ascoltare le storie degli sceicchi mostrano come la narrazione e la solidarietà possano mitigare anche una sentenza in apparenza inevitabile. È una figura con cui il lettore può facilmente identificarsi, perché non è un eroe perfetto ma un uomo spaventato che cerca una via d’uscita.
  • Ginn (Jinnee) della storia del Mercante è uno spirito potente, imprigionato per secoli e poi liberato, che reagisce con desiderio di vendetta contro l’umanità. La sua rabbia è enorme, sproporzionata rispetto alla colpa accidentale del mercante. A livello simbolico incarna le forze oscure che l’uomo risveglia senza prevederne le conseguenze: può essere letto come metafora della natura tradita, della collera divina, o dei rancori accumulati nella storia. Il fatto che la sua decisione sia messa in discussione dai racconti degli sceicchi mostra che anche le forze più dure possono essere ammorbidite dalla giustizia narrativa e dalla pietà.
  • Primo, Secondo e Terzo Sceicco sono capi anziani che, nel quadro della storia del Mercante e del Ginn, intervengono uno dopo l’altro per raccontare la propria vicenda (con la gazzella, con i segugi neri, con il mulo) e così chiedere misericordia per il mercante. Insieme formano una sorta di coro di sapienza esperta: hanno commesso errori, hanno subito trasformazioni e inganni, ma hanno imparato qualcosa che ora possono trasmettere. Simbolicamente rappresentano la funzione educativa della memoria: il passato, se narrato, può salvare il presente. La varietà dei loro toni (dal drammatico al comico) mostra anche come la morale possa passare sia attraverso la paura sia attraverso il sorriso.
  • Re Yoonán è il sovrano che, malato o minacciato, si affida al saggio Doobán e poi rischia di tradirlo, influenzato da consiglieri invidiosi. È il classico re oscillante tra orgoglio e vulnerabilità: ha il potere di vita e di morte, ma non sempre la lucidità per usarlo in modo giusto. La sua figura simboleggia i limiti dell’autorità politica quando non sa ascoltare la voce della ragione. Nel percorso del racconto, Yoonán impara (a caro prezzo) a riconoscere la vera sapienza e a diffidare dell’invidia di corte. Può essere letto anche come ammonimento per chiunque abbia un po’ di potere: senza capacità di ascolto, si rischia di punire i migliori e premiare gli intriganti.
  • Doobán il Saggio è il consigliere e guaritore che salva il re Yoonán, ma viene sospettato e perseguitato proprio a causa della sua influenza. È la personificazione della sapienza disinteressata, che agisce per il bene altrui ma può diventare bersaglio della paura dei potenti e dell’invidia dei mediocri. Il suo atteggiamento calmo e fermo, anche di fronte all’ingiustizia, lo avvicina alla figura del “giusto perseguitato” di molte tradizioni. Simbolicamente indica che la vera intelligenza non è solo tecnica o medico-magica, ma morale: sa prevedere le conseguenze, avverte dei pericoli e accetta persino il proprio destino per lasciare una lezione a chi verrà dopo.
  • Portinaio di Baghdād è l’uomo comune che diventa guida del lettore nella grande casa delle tre signore. È curioso, chiacchierone, divertito dalle situazioni in cui si trova, e rappresenta il punto di vista di chi osserva un mondo di lusso e mistero senza appartenervi davvero. Simbolicamente incarna il mediatore tra il popolo e l’alta società, tra il lettore e l’universo dei palazzi di Baghdād. La sua presenza ricorda che anche chi non è ricco o potente può avere voce nella storia, raccontare, giudicare, commentare. Attraverso i suoi occhi, lo spazio chiuso del ḥareem e della casa diventa un palcoscenico su cui sfilano passioni, segreti e colpi di scena.
  • Le tre Signore di Baghdād sono donne indipendenti e misteriose, che vivono da sole e impongono regole rigide agli ospiti. Ognuna ha un passato diverso, svelato solo a poco a poco attraverso i propri racconti. Insieme rappresentano forme diverse di resistenza femminile in una società dominata dagli uomini: devono difendere il proprio onore, i propri affetti e i propri beni usando astuzia, controllo delle emozioni e capacità di narrare. Simbolicamente, sono il rovescio del cliché della donna passiva delle fiabe: qui guidano la storia, interrogano, giudicano. Per i lettori moderni sono un esempio di protagoniste complesse, che usano l’intelligenza per sopravvivere in un mondo pericoloso.
  • Tre Mendicanti Reali sono viandanti apparentemente poveri che, accolti dalle signore di Baghdād, si rivelano in realtà ex re caduti in disgrazia. Ciascuno racconta come ha perso il trono, mostrando un diverso tipo di errore o di sfortuna: fidarsi di chi non doveva, sottovalutare un nemico, lasciarsi guidare dalla passione. Simbolicamente incarnano il tema della caducità del potere: chi è in alto può precipitare in basso in un attimo. Inoltre mettono in crisi il giudizio basato sulle apparenze: un mendicante può avere un passato regale, e la dignità non dipende dai vestiti. Le loro storie invitano a riflettere sulla responsabilità del sovrano e sulla possibilità di ritrovare se stessi anche dopo una grande caduta.
  • Noor-ed-Deen è un personaggio che compare in più racconti (come padre o come giovane protagonista) e sempre collegato a prove morali. Nel rapporto con il figlio, rappresenta il padre giusto: capace di severità quando serve, ma anche di perdono quando il giovane capisce il proprio errore. Nella storia con Enees-el-Jelees, diventa anche figura di amico leale che affronta un viaggio di trasformazione. Simbolicamente è il personaggio del percorso: non è perfetto in partenza, ma cresce, mette alla prova i suoi valori, rivede posizioni. Per gli studenti è interessante perché mostra come l’autorità genitoriale possa essere insieme guida e affetto, e come l’amicizia sostenga nel cammino verso la maturità.
  • Enees-el-Jelees è il compagno fedele di Noor-ed-Deen nella storia che porta il suo nome. Il suo ruolo non è tanto quello dell’eroe solitario, quanto del co-protagonista che dà forza all’altro: con la sua presenza, il viaggio diventa sopportabile, gli ostacoli affrontabili. Simbolicamente rappresenta il valore dell’amicizia solidale, che non si limita a consolare ma partecipa attivamente alle difficoltà. La sua spontaneità, rispetto alla maggiore riflessività di Noor-ed-Deen, mostra due modi diversi di reagire alle prove: pensiero e azione. Insieme costruiscono un modello di collaborazione che contrasta le figure isolate e arroganti di alcuni re e visir.
  • Ghánim, figlio di Eiyoob è lo schiavo “distratto dall’amore” del Capitolo VII. La sua mente è così occupata dalla passione per una donna da fargli dimenticare doveri, legami, prudenza. Simbolicamente incarna l’amore ossessivo, che può sembrare romantico ma porta spesso alla perdita di sé. Attraverso di lui la raccolta mostra i rischi di confondere il desiderio con il senso della vita intera. Il suo percorso di caduta e (eventuale) redenzione invita a chiedersi fino a che punto sia giusto sacrificare tutto per un sentimento, e quali conseguenze abbiano le nostre scelte sugli altri (padre, amici, padroni). È un personaggio vicino alle emozioni adolescenziali, ma visto anche criticamente.
  • Káfoor è un altro schiavo al centro di una storia autonoma. A differenza di Ghánim, non è dominato dall’amore, ma dall’istinto di sopravvivenza in una società ingiusta. Usa l’astuzia, la parola, a volte l’inganno per difendersi da padroni oppressivi o per migliorare la propria condizione. Simbolicamente rappresenta il debole ingegnoso che, non potendo contare sul potere o sul denaro, sfrutta l’intelligenza pratica. La sua figura mette in discussione le gerarchie sociali: chi è schiavo non è per forza stupido o moralmente inferiore; spesso è proprio chi comanda a mostrarsi crudele o sciocco. La sua storia offre uno spazio per discutere di libertà, dignità e limiti della morale quando si è costretti all’obbedienza.

Temi Principali

Dietro la varietà dei personaggi e delle avventure, Le mille e una notte è tenuta insieme da alcuni grandi temi che ritornano di racconto in racconto. Riconoscerli aiuta a collegare storie molto diverse fra loro e a capire perché questa raccolta continua a parlare anche ai lettori di oggi. I temi principali toccano questioni universali: il rapporto tra potere e giustizia, la forza e i rischi dell’amore, il valore dell’apparenza e verità, la funzione educativa del racconto. Molte novelle, infatti, sembrano nate per essere discusse: che cosa avresti fatto al posto di quel re? Il mercante meritava davvero la condanna? Il padre è troppo severo o troppo indulgente? Nella lista che segue trovi alcuni dei nuclei tematici più importanti, con una breve spiegazione utile per lo studio e per lavori di analisi del testo.

  • Giustizia e ingiustizia sono al centro di molte storie: dalla condanna sproporzionata minacciata al mercante dal Ginn, alle sentenze frettolose del re Yoonán, fino alle indagini sulla “Storia delle Tre Mele”, dove un semplice frutto scatena un caso di omicidio. La raccolta mostra quanto sia facile giudicare male, farsi ingannare dalle apparenze o dall’invidia, e quanto siano gravi le conseguenze di un potere usato senza riflessione. Allo stesso tempo, molti racconti propongono un’idea di giustizia riparativa: attraverso la narrazione, la confessione, il ricordo di colpe passate, i personaggi cercano di riequilibrare ciò che è stato spezzato. Per gli studenti è interessante notare come la giustizia nelle novelle non sia solo legale, ma anche morale e affettiva: punire non basta, bisogna capire.
  • Potere e caducità emergono nelle storie dei re, dei visir, dei mendicanti reali. Sovrani apparentemente invincibili si rivelano fragili di fronte alla malattia, all’inganno di un consigliere, alla vendetta di un sottoposto; re in esilio raccontano come hanno perso tutto per una sola decisione sbagliata. Il potere politico è presentato come una posizione pericolosa, dove ogni scelta può portare al trionfo o alla rovina. Simbolicamente, queste storie ricordano che nulla è stabile: ricchezza, rango, fortuna possono cambiare in un attimo. Questo tema invita a riflettere anche su forme moderne di potere (social, popolarità, successo scolastico): cosa succede se ci identifichiamo solo con il ruolo che abbiamo e non con chi siamo davvero?
  • Amore e desiderio sono forse il motore più potente delle novelle. A volte compaiono come forza positiva che spinge a rischiare per salvare una persona cara, a sopportare lunghi viaggi e prove faticose; altre volte diventano ossessione distruttiva, come nel caso di Ghánim, che sacrifica tutto per la donna amata. Le storie mostrano diverse forme di amore: passionale, familiare (tra padre e figlio o padre e figlia), amichevole (come tra Noor-ed-Deen ed Enees-el-Jelees). La raccolta non idealizza l’amore: lo presenta come energia ambivalente, capace sia di elevare sia di rovinare. È un ottimo tema per discutere in classe la differenza tra amore maturo e innamoramento cieco, e per collegare le novelle ad altre opere sull’educazione dei sentimenti.
  • Amicizia e lealtà emergono soprattutto nella storia di Noor-ed-Deen e Enees-el-Jelees, ma anche in molti rapporti secondari, come quelli tra alcuni fratelli o fra servitori fedeli e padroni giusti. In un mondo pieno di tradimenti, spie e complotti, l’amico leale è un bene rarissimo. Le novelle mostrano come l’amicizia non sia solo compagnia, ma prova comune: si verifica nella difficoltà, quando bisogna scegliere se rischiare per l’altro o pensare solo a sé stessi. Questo tema parla direttamente ai ragazzi, che costruiscono proprio in questi anni relazioni significative fuori dalla famiglia. La raccolta invita a chiedersi: che cosa rende autentica un’amicizia? La sola simpatia, o la capacità di rimanere vicino anche quando è scomodo?
  • Apparenza e verità ricorrono continuamente: mendicanti che sono ex re, donne sospettate ingiustamente, prove basate su indizi ingannevoli (come la mela), schiavi che nascondono grande intelligenza, animali che parlano e rivelano ciò che gli umani non vedono. La struttura stessa del libro – storie dentro altre storie – insegna che la realtà ha strati e che la prima versione dei fatti non è quasi mai definitiva. Questo tema ha un forte valore educativo: spinge a non fermarsi alle etichette, a dubitare degli stereotipi, a cercare le motivazioni nascoste dei comportamenti. In un’epoca di immagini veloci e giudizi immediati, è un invito a esercitare lo sguardo critico e l’empatia.
  • Parola, racconto e memoria sono forse il cuore più profondo delle Mille e una notte. Quasi ogni situazione di crisi viene affrontata raccontando: gli sceicchi che narrano al Ginn, i mendicanti che spiegano la propria caduta, le signore di Baghdād che svelano la loro storia, gli schiavi che giustificano le proprie azioni. La parola ha una funzione salvifica: può ottenere il perdono, chiarire un malinteso, dare senso alla sofferenza. Ma è anche arma: può ingannare, nascondere, manipolare. Questo doppio volto della narrazione permette di discutere a scuola il ruolo dei media, delle storie che consumiamo ogni giorno, della responsabilità di chi racconta. In fondo, l’intera raccolta è un gigantesco elogio (e avvertimento) sul potere dei racconti.
  • Religione, riti e cultura materiale emergono nelle numerose note sul Corano, sulle pratiche funebri, sulla falconeria, sull’uso del koḥl, dei ventagli, dei copricapi. Anche se non sempre sono parte dell’azione, questi elementi costruiscono lo sfondo culturale delle storie. La religione appare sia come insieme di riti quotidiani (recitazioni per i defunti, visite ai malati, pellegrinaggi) sia come sistema di valori (carità, responsabilità, rispetto dei debiti). Studiare questi aspetti aiuta a comprendere che le novelle non sono “fantasie dal nulla”, ma nascono da una civiltà concreta, con le sue città, le sue leggi, i suoi oggetti. Per i ragazzi è l’occasione di confrontare culture diverse, scoprendo somiglianze sorprendenti nelle domande fondamentali che gli esseri umani si pongono.

Perché leggere Le mille e una notte oggi?

Leggere Le mille e una notte oggi significa allenare insieme immaginazione e pensiero critico. Le storie di mercanti, re, schiavi e signore di Baghdād parlano ancora di temi attuali: potere, giustizia, amore, amicizia, pregiudizi. La struttura “a scatole cinesi” invita a seguire i fili delle narrazioni, a non fidarsi della prima impressione, a cercare le connessioni tra gli eventi. Dal punto di vista formativo, l’opera aiuta a sviluppare capacità di analisi dei personaggi, confronto tra culture, riflessione morale. Inoltre mostra un Medio Oriente vivo e complesso, lontano dagli stereotipi, offrendo materiali preziosi per l’educazione interculturale. In classe può diventare un laboratorio di scrittura creativa e riscrittura, partendo da fiabe antiche per parlare del presente.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.