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Inferno Canto 1 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

Durante trentacinquesimo anno di vita, Dante si perde in una foresta. Inizia a scalare un monte ma tre bestie glielo impediscono, incontrerà Virgilio

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 1

Il Canto 1 dell’Inferno è il proemio non solo della prima cantica, ma dell’intera Divina Commedia. Dante, smarrito “nel mezzo del cammin di nostra vita”, si trova in una selva oscura che rappresenta la crisi morale e spirituale dell’uomo. Nel tentativo di uscire dalla selva e salire su un colle illuminato dal sole, viene ostacolato da tre fiere minacciose. Quando sta per ricadere nel baratro della disperazione, gli appare l’ombra di Virgilio, che si offre di guidarlo in un viaggio attraverso Inferno e Purgatorio. Il canto introduce così i temi fondamentali dell’opera: lo smarrimento del peccato, la necessità della grazia e della guida, il cammino di redenzione. È anche un solenne omaggio alla poesia classica, rappresentata da Virgilio, e alla missione poetica e civile di Dante.

Riassunto per versi del Canto 1

Versi 1–18: Smarrimento nella selva oscura

Dante racconta in prima persona di essersi ritrovato, nel mezzo della vita, dentro una “selva oscura”, poiché aveva smarrito la “diritta via”. La selva è descritta come aspra, selvaggia e terribile, tanto che ricordarla rinnova la paura: è così angosciante che poco meno è la morte. Il poeta non sa dire con precisione come vi sia entrato, perché al momento in cui aveva abbandonato la vera via era “pien di sonno”, cioè in una condizione di torpore morale e spirituale. Già in questi versi emerge il valore simbolico della selva come immagine del peccato e dello smarrimento interiore, da cui però Dante spera di trarre un bene, narrando ciò che ha visto.

Versi 19–30: La vista del colle illuminato

Uscito dalla valle che gli aveva riempito il cuore di paura, Dante giunge ai piedi di un colle. Alza lo sguardo e vede le “spalle” del monte illuminate dai raggi del sole, definito “pianeta che mena dritto altrui per ogne calle”, simbolo di Dio e della retta ragione. La vista della luce attenua la paura che aveva oppresso il suo “lago del cor” per tutta la notte trascorsa nella selva. Dante si volta indietro, come un naufrago scampato che guarda il mare pericoloso, e contempla il passo da cui nessuno era mai tornato vivo. Dopo una breve sosta, prende a risalire la “piaggia diserta”, deciso a uscire dalla condizione di pericolo e smarrimento.

Versi 31–48: Le tre fiere ostacolano la salita

All’inizio della salita compare una lonza agile e leggera, dal manto maculato, che ostacola il cammino del poeta e lo spinge più volte a pensare di tornare indietro. È l’alba di primavera, il sole si alza in cielo accompagnato dalle stelle che lo affiancavano al momento della creazione, e questa dolce stagione incoraggia Dante a sperare di superare l’ostacolo. Tuttavia la situazione peggiora con l’apparire di un leone, che sembra avanzare contro di lui con rabbiosa fame, e poi di una lupa, magra ma carica di brame, che ha già reso infelici molte genti. La lupa incute a Dante tale paura da fargli perdere ogni speranza di raggiungere la “altezza” del colle.

Versi 49–78: Disperazione di Dante e apparizione di Virgilio

Dante paragona se stesso a chi, abituato ad accumulare ricchezze, si trova improvvisamente a perderle: così la lupa, “bestia sanza pace”, respinge il poeta verso il basso, verso il luogo “dove ’l sol tace”, cioè verso la tenebra del peccato e della dannazione. Mentre precipita nello “basso loco”, gli appare una figura che sembra affievolita dal lungo silenzio. Dante, nel “gran deserto”, invoca pietà e chiede chi sia, uomo o ombra. L’apparizione risponde di essere stato uomo, di origine mantovana, vissuto a Roma ai tempi di Augusto, poeta autore dell’Eneide. È Virgilio. Il dialogo segna il passaggio dalla disperazione alla possibilità di una guida e di una via di salvezza.

Versi 79–102: L’incontro con Virgilio e la richiesta di aiuto

Quando Dante comprende di trovarsi davanti a Virgilio, lo saluta con grande rispetto, chiamandolo “onore e lume” dei poeti. Riconosce in lui il proprio maestro e autore, dal quale ha imparato il “bello stilo” che gli ha dato fama. Confessa il proprio timore per la bestia che lo ha costretto a tornare indietro e lo supplica di aiutarlo a fuggire da lei. Virgilio gli risponde che, per salvarsi, Dante deve intraprendere “altro viaggio”, poiché la lupa non permette a nessuno di superarla: chi tenta di passare viene ostacolato fino alla morte. La lupa, dominata da una fame insaziabile, rappresenta un male che solo un misterioso “veltro” potrà un giorno sconfiggere, restituendola all’Inferno da cui proviene.

Versi 103–136: Profezia del veltro e inizio del viaggio ultraterreno

Virgilio spiega che il veltro non cercherà beni materiali (“terra né peltro”), ma “sapïenza, amore e virtute”, e sarà la salvezza dell’“umile Italia” insanguinata dalle guerre antiche. Questa figura profetica caccerà la lupa fino a ricacciarla nell’Inferno. Per il bene di Dante, Virgilio propone di farsi sua guida attraverso un “loco etterno”, dove il poeta udrà strida disperate e vedrà gli spiriti dannati dell’Inferno, poi le anime purganti che soffrono nella speranza della salvezza. Per salire infine al Paradiso ci sarà bisogno di un’altra guida, perché Virgilio, pagano ribelle alla legge divina, non può entrare nella città celeste. Dante lo prega, nel nome del Dio che Virgilio non conobbe, di condurlo fino alla porta del Paradiso. Il poeta latino si mette in cammino, e Dante lo segue.

Personaggi del Canto 1

Dante

Dante è protagonista e narratore del canto. Lo incontriamo nel momento di massima crisi esistenziale: smarrito nella selva oscura, simbolo del peccato e della confusione morale, incapace di ritrovare da solo la “diritta via”. Il suo tentativo di salire sul colle illuminato rappresenta lo sforzo umano di elevarsi verso il bene tramite le proprie forze; le tre fiere mostrano però i limiti di questo tentativo. Dante incarna l’uomo del “mezzo del cammin”, chiamato a scegliere tra dannazione e salvezza. Al tempo stesso è figura del poeta investito di una missione: attraverso il viaggio ultraterreno e il racconto in versi, intende guidare anche gli altri uomini al riconoscimento del peccato e alla conversione.

Virgilio

Virgilio appare come ombra di poeta latino, autore dell’Eneide e massimo modello di Dante. Nel canto assume subito il ruolo di guida e maestro: è lui che offre a Dante una via d’uscita dalla selva, proponendo il viaggio nell’oltretomba. Sul piano allegorico rappresenta la ragione umana illuminata, la sapienza filosofica e morale capace di condurre l’uomo al riconoscimento del peccato e alla purificazione, ma non fino alla visione diretta di Dio. Essendo pagano, non può entrare nel Paradiso, segno che la ragione, pur nobilissima, ha limiti oltre i quali è necessaria la grazia. Virgilio è anche simbolo della grande tradizione classica che Dante assume e supera in una prospettiva cristiana.

Temi e Simboli del Canto 1

Il Canto 1 presenta un ricco sistema di temi e simboli che orientano la lettura di tutta la Commedia. La selva oscura simboleggia lo smarrimento morale e spirituale dell’uomo nel peccato, ma anche la crisi storica e politica dell’Italia del tempo. Il colle illuminato rappresenta invece la felicità, la salvezza e l’elevazione spirituale, verso cui Dante tende ma che non può raggiungere da solo. Le tre fiere (lonza, leone, lupa) rimandano tradizionalmente ai vizi della lussuria, superbia e cupidigia, ostacoli principali sulla via del bene, e in particolare la lupa incarna l’avidità che corrompe Chiesa e impero.

La figura di Virgilio riassume il tema della guida: la ragione e la cultura classica possono condurre l’uomo a riconoscere il male e ad avviarsi verso la redenzione, ma per la salvezza piena sarà necessaria una guida superiore (Beatrice/grazia). Il veltro, oggetto di molte interpretazioni, è simbolo di rinnovamento morale e politico, di un potere giusto che sconfiggerà la cupidigia. Infine, il viaggio stesso è metafora del cammino interiore di conversione: dalla selva dell’errore, passando attraverso la conoscenza del peccato (Inferno) e la purificazione (Purgatorio), fino alla visione di Dio (Paradiso).

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.