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Inferno Canto 15 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

Vi è una schiera di sodomiti, qui Dante incontra il suo vecchio maestro Brunetto Latini che gli profetizza l'esilio, egli indica altri sodomiti famosi

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 15

Nel Canto 15 dell’Inferno, Dante e Virgilio continuano il loro cammino nel terzo girone del settimo cerchio, dove sono puniti i violenti contro natura, e in particolare i sodomiti. Dopo aver lasciato la selva dei suicidi e il Flegetonte, i due poeti camminano lungo gli argini di un ruscello bollente che protegge dal fuoco di sabbia che cade dall’alto. Qui Dante incontra inaspettatamente Brunetto Latini, suo antico maestro e figura fondamentale nella sua formazione culturale e morale. Il canto si concentra sul dialogo tra i due: Brunetto preannuncia a Dante le persecuzioni politiche che subirà a Firenze, lo incoraggia a seguire la sua “stella” e indica alcuni compagni di pena. I temi centrali sono il rapporto maestro-discepolo, il conflitto con Firenze, la gloria poetica e la dignità attribuita da Dante persino a un dannato rispettato.

Riassunto per versi del Canto 15

Versi 1–24: Gli argini e la nuova schiera di dannati

Dante e Virgilio procedono lungo uno dei rigidi argini del ruscello bollente, che li protegge dal fuoco che piove dal cielo. L’autore paragona questi argini a quelli costruiti dai Fiamminghi tra Guizzante e Bruges e dai Padovani lungo la Brenta per difendersi dalle acque: similitudine che sottolinea la razionalità dell’opera divina nel distribuire pene e difese. Allontanatisi ormai dalla selva, i due incontrano una schiera di anime che cammina lungo l’argine opposto. I dannati, bruciati e deformati, li fissano con grande attenzione, come chi guarda alla luce incerta di una nuova luna, finché uno di loro riconosce Dante e lo afferra per il lembo della veste, esclamando stupito.

Versi 25–42: Il riconoscimento di Brunetto Latini

Dante, vedendo il braccio teso verso di lui, osserva con attenzione il volto arso dell’anima e, nonostante le bruciature, la riconosce: è Brunetto Latini. Con grande rispetto, lo chiama “ser Brunetto”. Il maestro, affettuosamente, chiama Dante “figliuol mio” e gli chiede di non offendersi se desidera fermarsi un poco a parlare, tornando indietro con lui lungo il cammino dei dannati. Dante, mosso da venerazione, gli dice che lo prega di restargli vicino e che sarebbe disposto a sedersi con lui, se Virgilio lo permettesse. Brunetto però spiega la regola della pena: chi si arresta anche per poco è costretto poi a stare cento anni senza potersi riparare dal fuoco. Per questo gli chiede di continuare a camminare, promettendo di restargli accanto.

Versi 43–60: Dialogo iniziale e profezia sulla fortuna di Dante

Dante, per riverenza, non osa scendere dall’argine e camminare al pari di Brunetto, ma tiene il capo chino come segno di rispetto. Brunetto chiede quale fortuna o destino lo conduca vivo nell’Inferno prima dell’ultimo giorno e chi sia la guida che lo accompagna. Dante racconta brevemente lo smarrimento nella “valle oscura” e l’incontro con Virgilio, inviato per ricondurlo al “ca”, cioè a Dio. Brunetto allora annuncia a Dante che, se seguirà la sua “stella”, giungerà a un “glorïoso porto”, ossia alla gloria poetica e morale; afferma che, se non fosse morto troppo presto, lo avrebbe sostenuto nella vita terrena. Preannuncia inoltre l’ostilità del “popolo maligno” discendente dai Fiesolani, che diventerà nemico di Dante a causa del suo valore e della sua rettitudine.

Versi 61–96: Critica ai Fiorentini e risposta morale di Dante

Brunetto approfondisce il giudizio sui Fiorentini: li definisce discendenti del “nido di malizia” di Fiesole, ancora duri come il monte e la pietra. Spiega che la loro cattiveria li renderà nemici di Dante, perché tra i frutti aspri (i “lazzi sorbi”) non può fiorire il “dolce fico”, simbolo della bontà d’animo. Li accusa di essere ciechi, avari, invidiosi e superbi, e raccomanda a Dante di tenersi lontano dai loro costumi. Predice che entrambe le parti politiche avranno “fame” di lui, ma non lo possederanno. Dante risponde con profonda gratitudine, evocando la “cara e buona imagine paterna” di Brunetto che, in vita, gli insegnava come l’uomo conquista l’eternità attraverso la virtù e la fama. Dichiara di accettare serenamente la sorte che Fortuna gli vorrà assegnare, purché la sua coscienza resti pura.

Versi 97–117: I compagni di pena di Brunetto Latini

Virgilio si volta per osservare Dante e, approvando le sue parole, afferma che chi comprende bene dimostra di ascoltare davvero. Dante continua a parlare con Brunetto e gli chiede chi siano i più illustri tra i suoi compagni di pena. Brunetto risponde che tutti appartengono al mondo dei “cherci e litterati grandi”, cioè chierici e dotti famosi, macchiati tuttavia dal medesimo peccato. Cita il grammatico Prisciano, il giurista Francesco d’Accorso e allude a un altro personaggio ecclesiastico, trasferito da Firenze a Vicenza, presso il Bacchiglione, che morì tra scandali morali. Brunetto precisa che ce ne sarebbero molti altri da nominare, ma il tempo è breve e nota il sorgere di un nuovo fumo dal sabbione, segno dell’arrivo di un’altra schiera di dannati con cui non deve mescolarsi.

Versi 118–124: L’addio di Brunetto Latini

Brunetto si accomiata raccomandando a Dante il suo Tesoro, l’opera enciclopedica in cui afferma di vivere ancora mediante la fama delle sue parole e del suo insegnamento. Chiede soltanto che Dante lo ricordi attraverso quel libro, senza domandare altro. Poi si gira di scatto e corre sulla sabbia ardente, ricordando nelle movenze i corridori che a Verona gareggiano per il “drappo verde”: egli sembra, nell’immagine dantesca, il vincitore che taglia il traguardo, non lo sconfitto. Questa similitudine, sorprendente per un dannato, suggella la dignità che Dante continua a riconoscere al suo maestro, nonostante la colpa che lo ha condotto alla pena eterna.

Personaggi del Canto 15

Dante Alighieri (personaggio-poeta)

Dante è protagonista e narratore del canto. Viene mostrato come pellegrino vivo nell’oltretomba, ma anche come giovane allievo riconoscente verso il proprio maestro. Il suo atteggiamento verso Brunetto è segnato da profonda reverenza: non osa camminare al suo fianco, abbassa il capo e ne ricorda l’insegnamento come una “imagine paterna”. A livello allegorico, Dante incarna l’uomo in cammino verso la salvezza, chiamato a superare le tentazioni e le ingiustizie del mondo. La sua risposta alla profezia politica, fondata sulla rettitudine della coscienza e sull’accettazione della Fortuna, esprime l’ideale di libertà interiore e di fiducia nella Provvidenza, cardine dell’intera Commedia.

Virgilio

Virgilio, pur restando sullo sfondo, conserva il ruolo di guida razionale e autorevole. È lui che “mostra ’l cammino” a Dante, segno della funzione della ragione e della poesia classica nel guidare l’uomo fuori dallo smarrimento morale. Interviene poco nel dialogo, ma il suo sguardo di approvazione (“Bene ascolta chi la nota”) legittima le parole di Dante come giuste e mature. Allegoricamente, Virgilio rappresenta la sapienza umana, capace di orientare ma non di salvare; per questo resta silenzioso durante il colloquio affettivo e personale con Brunetto, lasciando spazio al rapporto maestro-discepolo, ma confermando alla fine la correttezza della posizione morale di Dante.

Brunetto Latini

Brunetto Latini è il centro emotivo e tematico del canto. Storicamente fu notaio, uomo politico e importante intellettuale fiorentino, maestro di Dante. Nel canto appare tra i sodomiti, condannato a camminare sotto la pioggia di fuoco. Nonostante la pena, Dante lo tratta con altissima stima, sottolineando la sua funzione di educatore, colui che gli insegnò “come l’uom s’etterna” attraverso le opere e la virtù. Allegoricamente Brunetto rappresenta la grande cultura laica e civile del Duecento, capace di formare l’ingegno ma non immune dal peccato. Il contrasto tra la dignità umana e la condanna eterna mette in luce la severità del giudizio morale dantesco e, insieme, la forza del legame affettivo e intellettuale.

I sodomiti letterati (Prisciano, Francesco d’Accorso, ecc.)

La turba che accompagna Brunetto è composta da chierici e dotti illustri: tra essi il grammatico Prisciano, il giurista Francesco d’Accorso e un alto ecclesiastico fiorentino. Nonostante la loro grande fama culturale, sono accomunati dallo stesso peccato contro natura. La loro presenza mostra una tensione tipicamente dantesca: il valore intellettuale non salva dall’Inferno, se non è accompagnato dalla rettitudine morale. Allegoricamente, questi personaggi rappresentano il rischio di una cultura fine a se stessa, che non si traduce in vita virtuosa. Dante li cita con una certa distanza, su suggerimento di Brunetto che invita a tacere sugli altri, sottolineando così la delicatezza del tema e il peso dello scandalo anche per lettori contemporanei all’autore.

Temi e Simboli del Canto 15

Il tema dominante è il rapporto maestro-discepolo: Brunetto è ricordato come padre spirituale e culturale di Dante, e la scena sottolinea la gratitudine dell’allievo verso chi lo ha avviato alla gloria poetica. Questo legame affettivo coesiste però con la condanna morale del peccato di Brunetto, a testimonianza della complessità del giudizio dantesco: si possono ammirare le virtù civili e intellettuali di un uomo pur riconoscendone la dannazione. Centrale è anche il conflitto con Firenze: il “popolo maligno” fiorentino, avaro, invidioso e superbo, diventa simbolo della corruzione politica e della persecuzione subita da chi persegue il bene comune. La profezia sul destino di Dante unisce biografia e allegoria, indicando nella “stella” la vocazione personale alla grandezza poetica e morale. Tra i simboli spiccano il fiumicello che protegge dal fuoco (segno di una grazia limitata in mezzo alla pena), gli argini paragonati alle opere umane di difesa dall’acqua, e il “Tesoro” di Brunetto, simbolo della sopravvivenza attraverso la cultura. La corsa finale per il “drappo verde” allude alla gara per la fama, che, pur nel peccato, Brunetto continua a “vincere” grazie alla memoria delle sue opere.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.