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Inferno Canto 17 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

Canto degli usurai con il mostro Gerione. Tra i volti diversi sono appartenenti a nobili casate fiorentine del tempo infine discendono nel cerchiootto

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 17

Il Canto XVII dell’Inferno si colloca alla fine del settimo cerchio, nel terzo girone, dove sono puniti gli usurai. Siamo nel centro del poema: Dante e Virgilio stanno per abbandonare il cerchio dei violenti e scendere verso quelli dei fraudolenti. Il canto unisce due momenti fondamentali: l’apparizione di Gerione, mostro simbolo della frode, e l’incontro con gli usurai seduti sulla sabbia infuocata. Dopo aver osservato questi dannati, Dante viene fatto salire da Virgilio sul dorso di Gerione, che li trasporterà al cerchio inferiore. I temi principali sono la frode come peccato tipicamente umano e “moderno”, la critica all’avidità e all’usura, e la paura del pellegrino di fronte a un passaggio decisivo del viaggio ultraterreno.

Riassunto per versi del Canto 17

Versi 1–27: Apparizione di Gerione, simbolo della frode

Virgilio indica a Dante l’arrivo della “fiera con la coda aguzza”, Gerione, che rappresenta la frode. Il mostro emerge dall’abisso mostrando prima la testa e il busto, lasciando la coda ancora nel vuoto, a sottolineare la sua natura ingannevole. La descrizione è minuziosa: il volto è quello di un uomo giusto, dall’aspetto benigno, mentre il resto del corpo è di serpente, con zampe pelose e il dorso coperto di splendide figure colorate. Dante sottolinea la bellezza ingannatrice delle sue spoglie, più ricche dei tessuti di Tartari e Turchi, a contrasto con la sua essenza malvagia. La coda, armata come uno scorpione e agitata nel vuoto, rivela la vera pericolosità di questa creatura infernale.

Versi 28–42: Avvicinamento alla bestia e compito affidato a Dante

Virgilio annuncia che il loro cammino deve deviare verso Gerione, e i due poeti scendono lungo il margine del cerchio per evitare la sabbia infuocata. Giunti presso la bestia, Dante scorge più avanti, sulla sabbia, alcune anime sedute vicino al precipizio. Virgilio allora affida a Dante un compito: andare da solo a osservare e conoscere la pena di quei dannati, affinché la sua esperienza del girone sia completa. Intanto il maestro parlerà con Gerione, per ottenere il suo aiuto nella discesa. Dante percorre quindi, in solitudine, l’estremo margine del settimo cerchio, dove siede la gente afflitta, preparando l’incontro con gli usurai e accentuando il clima di angoscia e responsabilità personale del pellegrino.

Versi 43–78: Gli usurai e il simbolismo delle borse

Gli usurai siedono sulla sabbia infuocata, colpiti da piogge di fuoco: il loro dolore esplode dagli occhi, mentre si difendono goffamente dal calore, come cani tormentati da insetti. Dante, osservandoli, nota che non ne riconosce i volti, ma si accorge che ciascuno porta appesa al collo una borsa, contrassegnata da colori e stemmi araldici: è su questi segni che si fissa il loro sguardo, come se ancora fossero assorbiti dal denaro. Dante descrive tre borse: una gialla con un leone azzurro, una rossa con un’oca bianca, una bianca con una grossa scrofa azzurra. Un dannato con quest’ultimo stemma, padovano, interroga bruscamente Dante, lo scaccia e preannuncia l’arrivo di Vitaliano e di un “cavalier sovrano” fiorentino dalla borsa con tre becchi, confermando la corruzione delle città italiane.

Versi 79–99: Ritorno da Virgilio e salita su Gerione

Dante, temendo di irritare ulteriormente l’usuraio che lo ha apostrofato, torna velocemente indietro. Trova Virgilio già seduto sulla groppa di Gerione, pronto alla discesa. Il maestro esorta Dante a essere forte e coraggioso: da ora si scenderà per “sì fatte scale”, cioè con l’aiuto del mostro, e ordina al discepolo di sedersi davanti, mentre lui starà nel mezzo a proteggerlo dalla coda velenosa. Dante è preso da un terrore paragonato ai brividi della febbre quartana, ma la vergogna e il rispetto verso Virgilio lo rendono più risoluto. Sale sulle spalle della creatura, vorrebbe raccomandarsi, ma la voce gli manca; è Virgilio allora ad abbracciarlo e sostenerlo, dando ordine a Gerione di muoversi lentamente e con ampie volte, considerando il nuovo “carico” che porta.

Versi 100–126: Il volo terrificante verso il basso

Gerione si stacca dall’orlo come una barca che lascia lentamente la riva, poi gira la coda dove prima aveva il petto e, muovendola come un’anguilla, agita le zampe nell’aria per avanzare. Dante paragona la propria paura a quella di Fetonte e di Icaro, protagonisti di disastri celesti, a segnalare l’eccezionale rischio del volo nel vuoto. Il pellegrino si accorge di essere sospeso nell’aria, senza altro orizzonte che il corpo del mostro. Il movimento è lento e circolare; Dante percepisce solo il vento sul volto e il rumore crescente di un gorgo inferiore. Sporgendo la testa, vede fuochi e sente lamenti, stringendosi con terrore. A poco a poco scorge il profilo dei nuovi orrori che si avvicinano dai vari lati della voragine.

Versi 127–139: L’atterraggio di Gerione e la transizione al cerchio successivo

Dante paragona il volo finale di Gerione al comportamento di un falcone stanco che, non vedendo più il richiamo del falconiere, discende in larghe spirali e si posa lontano, sdegnoso. Così il mostro deposita dolcemente i due poeti sul fondo, ai piedi della “stagliata rocca”, cioè la parete rocciosa che separa il settimo cerchio dall’ottavo (Malebolge). Dopo averli fatti scendere, Gerione si dilegua rapidamente, come una freccia che scocca dalla corda, scomparendo nel buio. Il canto si chiude così con l’effettivo passaggio al successivo cerchio dei dannati fraudolenti, segnando una svolta narrativa e morale nel viaggio: dalla violenza si entra nel regno articolato e inquietante della frode, che occuperà gran parte della restante cantica.

Personaggi del Canto 17

Dante pellegrino

Dante è il protagonista osservatore del canto, ma qui assume anche un ruolo di allievo chiamato alla responsabilità: Virgilio lo manda da solo tra gli usurai, a prendere diretta conoscenza della loro pena. La sua forte paura di fronte a Gerione e al volo nel vuoto mette in risalto la dimensione umana del pellegrino, con le sue fragilità e il suo bisogno di guida. In chiave allegorica, Dante rappresenta l’anima che, per comprendere il male della frode e dell’usura, deve superare timori e vergogna, affidandosi alla ragione (Virgilio) ma anche maturando un proprio sguardo critico sulla corruzione del suo tempo, in particolare quella economica e politica delle città italiane.

Virgilio

Virgilio svolge nel canto il duplice ruolo di guida protettiva e di maestro severo. Da un lato rassicura e fisicamente protegge Dante, ponendosi tra lui e la coda di Gerione e abbracciandolo durante il volo; dall’altro lo sprona con parole che suscitano vergogna nel discepolo, facendolo maturare nel coraggio. È lui a riconoscere la natura simbolica di Gerione e a negoziare con la bestia il passaggio al cerchio inferiore. Allegoricamente, Virgilio incarna la ragione umana e la sapienza classica: conduce l’uomo alla conoscenza del peccato, anche di quello più raffinato e subdolo come la frode, ma non può eliminarne l’orrore; può solo fornire gli strumenti per affrontarlo consapevolmente.

Gerione

Gerione è il grande protagonista simbolico del canto. Mostro con volto d’uomo giusto, corpo di serpente e coda da scorpione, riassume in sé l’essenza della frode: apparenza onesta e seducente, ma sostanza velenosa e letale. Proviene dalla mitologia classica, ma Dante ne trasforma il significato facendone l’allegoria di ogni comportamento ingannevole, soprattutto di quello che si veste di bellezza e giustizia. La sua pelle riccamente dipinta richiama il fascino delle ricchezze e delle parole ben ornate che nascondono il male. Il fatto che serva da “veicolo” per scendere ai cerchi dei fraudolenti mostra che per comprendere la frode bisogna in qualche modo “affidarsi” a essa, cioè studiarla da vicino, senza però esserne travolti, grazie alla protezione della ragione.

Gli usurai

Gli usurai, anonimi o indicati solo tramite gli stemmi sulle borse, rappresentano l’umanità corrotta dall’avidità e dal denaro. Seduti sulla sabbia infuocata, colpiti dalla pioggia di fuoco, subiscono una pena che riflette il loro peccato: hanno usato il tempo e il denaro per accumulare ricchezza sterile, contro l’ordine divino che vuole il lavoro come fonte di guadagno. Per questo sono immobilizzati in un deserto ardente, ambiente ostile a ogni frutto. Allegoricamente, le borse al collo, su cui fisano lo sguardo, mostrano come l’identità di questi uomini sia ormai ridotta al loro stemma economico e familiare: il denaro è divenuto il loro unico valore e marchio, deformando sia la persona che la comunità cittadina di cui facevano parte.

Temi e Simboli del Canto 17

Il Canto XVII sviluppa in modo centrale il tema della frode, introducendone il simbolo principale, Gerione. La duplice natura del mostro – volto onesto, corpo serpentino e coda velenosa – mette in scena la distanza tra apparenza e verità, tra ciò che sembra giusto e ciò che in realtà è malvagio. Il volo sul dorso di Gerione è un potente simbolo del passaggio dalla violenza alla frode: Dante deve affidarsi a ciò che teme e disprezza per poterlo conoscere, sotto la guida della ragione (Virgilio).

Un altro tema rilevante è la condanna dell’usura, vista come perversione dell’ordine naturale e divino: il denaro che genera denaro, senza lavoro, è presentato come sterile e distruttivo. Il deserto infuocato e la pioggia di fuoco richiamano l’aridità morale di chi vive solo per il profitto. Le borse con stemmi araldici sono simboli della riduzione dell’uomo a puro segno economico e familiare; gli usurai non hanno più volto, ma solo marchi di ricchezza. Infine, i riferimenti mitologici a Fetonte e Icaro sottolineano il rischio dell’eccesso e dell’hybris: chi osa oltre il limite, mosso da orgoglio o brama, precipita, così come chi pratica frode e usura cade nei cerchi più profondi dell’Inferno.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.