Inferno Canto 21 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi
La bolgia dei barattieri è piena di diavoli e vi è baratro: Dante e Virgilio dovranno muoversi lungo l'argine scortati da demoni, la paura è forte
Introduzione al Canto 21
Il Canto 21 dell’Inferno si colloca nell’VIII cerchio, dentro Malebolge, e inaugura la bolgia dei barattieri, i peccatori che hanno venduto la giustizia per denaro. Dopo aver attraversato diversi ponti, Dante e Virgilio si fermano a osservare una nuova fessura, colma di una pece nera e bollente che nasconde i dannati. L’atmosfera è cupa e sinistra, ma al tempo stesso caricata di toni comici e grotteschi grazie alla comparsa dei diavoli, i Malebranche, che sorvegliano i peccatori. In questo canto prevalgono la satira politica e morale, la rappresentazione deformata del male e la critica alla corruzione dei pubblici amministratori. L’episodio assume i tratti di una “commedia nella Commedia”, con dialoghi vivaci, minacce, lazzi e inganni, pur mantenendo intatto il significato teologico del contrappasso e della giustizia divina.
Riassunto per versi del Canto 21
Versi 1–21: L’arrivo alla bolgia della pece bollente
Dante e Virgilio procedono di ponte in ponte dentro Malebolge, parlando di temi che il poeta dichiara di non voler riferire nel poema. Giunti sul culmine del nuovo ponte, si fermano per osservare l’ennesima fessura dell’VIII cerchio, avvolta da una oscurità fitta. Dante introduce la famosa similitudine dell’arsenale veneziano, dove d’inverno si fa bollire la pece per riparare e costruire navi. Con minuzia realistica descrive i diversi lavori dei carpentieri, poi trasferisce l’immagine all’inferno: non per fuoco umano ma per divin’ arte là sotto ribolle una pece densa che incolla le rive. Dante vede solo il movimentarsi delle bolle, che salgono e si abbassano, ma non scorge ancora i dannati immersi nel catrame infernale.
Versi 22–57: Il diavolo nero e il barattiere di Lucca
Mentre Dante osserva la pece, Virgilio lo richiama bruscamente e lo sposta, invitandolo a guardare alle proprie spalle. Sopraggiunge infatti un diavolo nero, dall’aspetto feroce, che corre leggero sullo scoglio portando sulle spalle un dannato, afferrato per i nervi dei piedi. Il diavolo apostrofa i Malebranche, i diavoli custodi della bolgia, annunciando di aver portato uno degli anzïan di Santa Zita, cioè un magistrato di Lucca colpevole di baratteria. Con tono sarcastico afferma che in quella città tutti sono corrotti, tranne il finto onesto Bonturo. Quindi getta il peccatore dentro la pece, dove i demoni, armati di uncini, lo ricacciano sotto la superficie, minacciandolo e paragonati da Dante ai cuochi che, con gli uncin, spingono la carne a fondo nella caldaia bollente.
Versi 58–87: Il nascondiglio di Dante e la trattativa di Virgilio
Per evitare che i diavoli si accorgano della sua presenza, Virgilio ordina a Dante di acquattarsi dietro uno sperone di roccia, assicurandogli che egli sa come trattare con quelle creature perché vi si è già trovato un’altra volta. Il poeta si nasconde, mentre il maestro attraversa il ponte e raggiunge la ripa della sesta bolgia. Subito da sotto il ponticello sbucano i diavoli con grande foga, paragonati a cani che vengono addosso a un mendicante. Armati di runcigli (uncini), corrono verso Virgilio, ma lui li ferma chiedendo che prima uno solo, scelto da loro, venga ad ascoltarlo. Tutti invocano Malacoda, il loro capo, che si avanza e dialoga con Virgilio. Questi lo ammonisce a non illudersi: il loro viaggio avviene per volere divino e destino giusto. A queste parole l’orgoglio di Malacoda cade, e il demonio lascia cadere l’uncino, ordinando agli altri di non ferire Virgilio.
Versi 88–114: L’accordo con Malacoda e la falsa indicazione
Virgilio chiama Dante fuori dal nascondiglio e il poeta, seppur timoroso, gli si avvicina mentre i diavoli li circondano minacciosamente. Dante ricorda, con un paragone storico, la paura dei soldati di Caprona usciti a patti tra i nemici. I diavoli scherzano crudelmente, proponendosi di colpire Dante con gli uncini, ma vengono richiamati all’ordine da Malacoda. Questi informa che il ponte su cui si trovano non è più praticabile, poiché l’arco sesto è crollato: per proseguire bisogna seguire un altro percorso. Aggiunge un’informazione cronologica fondamentale: la frana è avvenuta “ieri” mille duecento sessantasei anni e più dopo la morte di Cristo, facendo riferimento, secondo la tradizione, al terremoto della crocifissione. Malacoda offre quindi una scorta di diavoli che accompagnerà i due poeti lungo una via alternativa.
Versi 115–139: La compagnia dei Malebranche e la chiusura comica
Malacoda seleziona una decina di diavoli: Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia (designato come capo della squadra), Libicocco, Draghignazzo, Cirïatto, Graffiacane, Farfarello e il folle Rubicante. Il loro compito è controllare che nessun peccatore emerga dalla pece e, al contempo, garantire che Dante e Virgilio giungano salvi fino al prossimo ponte intatto. Dante, però, è terrorizzato: nota che i diavoli digrignano i denti e minacciano con le sopracciglia; chiede a Virgilio di non farsi guidare da loro. Il maestro, invece, lo rassicura, affermando che i diavoli si comportano così solo per tormentare i dannati come “lessi dolenti”. Prima di partire, i diavoli, per cenno, si mordono la lingua verso Malacoda e lo stesso Malacoda conclude il canto con una nota grottesca e irriverente, usando il sedere come trombetta.
Personaggi del Canto 21
Dante
Dante è il protagonista che osserva e racconta, ma in questo canto assume anche tratti comico-realistici: ha paura, si nasconde, guarda con sospetto i diavoli. La sua reazione umana, fatta di timore e curiosità, fa da contrasto alla sicurezza di Virgilio. Attraverso i suoi commenti emergono la condanna morale contro la corruzione politica (come nel riferimento agli anziani di Lucca) e la coscienza del proprio ruolo di testimone del volere divino. Allegoricamente, Dante rappresenta l’anima in viaggio di purificazione, costretta a confrontarsi non solo con il male, ma anche con le sue deformazioni grottesche e con la tentazione di farsi intimidire dalla violenza apparente del peccato e dei suoi custodi infernali.
Virgilio
Virgilio, guida razionale e autorevole, mantiene anche in questo canto un atteggiamento fermo e fiducioso nella provvidenza divina. Nonostante l’ostilità dei diavoli, non mostra paura, ma li fronteggia con parole misurate, ricordando che il loro viaggio è voluto dal cielo. Il suo ruolo è duplice: da una parte tutela Dante, nascondendolo e rassicurandolo; dall’altra tratta direttamente con i demoni, negoziando il passaggio. Allegoricamente incarna la ragione umana illuminata, che, pur non bastando da sola alla salvezza, è capace di smascherare le minacce apparenti e di non lasciarsi ingannare dai falsi ostacoli, come le bugie di Malacoda sulla frana e sul percorso.
Malacoda
Malacoda è il capo dei Malebranche, figura di grande rilievo nel canto. Si presenta inizialmente aggressivo, armato di uncino, ma è costretto a piegarsi davanti al richiamo al volere divino pronunciato da Virgilio. Il suo nome, che significa “cattiva coda”, richiama l’idea di malizia e inganno. Infatti, pur fingendo collaborazione, fornisce indicazioni ingannevoli sul percorso e sulla frana dei ponti, mostrando la natura menzognera del demonio. Allegoricamente, Malacoda rappresenta il potere corrotto e fraudolento, capace di mascherare con apparente disponibilità la volontà di ostacolare la salvezza. La sua comicità sguaiata, culminante nel gesto osceno finale, sottolinea il carattere degradato e ridicolo del male di cui è simbolo.
I Malebranche (la decina di diavoli)
I Malebranche sono una schiera di diavoli dal nome parlante: Alichino, Calcabrina, Cagnazzo, Barbariccia, Libicocco, Draghignazzo, Cirïatto, Graffiacane, Farfarello e Rubicante. Ognuno richiama, nel nome, tratti animaleschi, violenti o deformi, accentuando l’aspetto grottesco del canto. Essi custodiscono i barattieri, ma si comportano come una banda di soldati rozzi e sbruffoni: scherzano, minacciano, litigano, obbediscono malvolentieri. Allegoricamente incarnano i vizi che accompagnano la corruzione politica: ferocia, cupidigia, istinto bestiale, gusto per la tortura. Nello stesso tempo, la loro comicità farsesca li ridimensiona, mostrando che il male, pur terribile, è anche ridicolo e non può opporsi davvero al disegno provvidenziale che guida il viaggio di Dante.
Il barattiere di Lucca (anziano di Santa Zita)
Il peccatore che il diavolo porta sulle spalle è un anzïan di Santa Zita, cioè un magistrato lucchese membro del governo locale, la cui identità storica resta incerta. Ciò che conta è il tipo di colpa: la baratteria, ovvero la vendita di uffici pubblici e sentenze in cambio di denaro. Viene gettato nella pece nera e bollente, simbolo della corruzione che deve stare nascosta. Il riferimento alla città di Lucca, definita “ben fornita” di barattieri, ha forte valore satirico e politico: Dante denuncia la diffusione capillare della corruzione nei comuni italiani. Allegoricamente, questo anonimo dannato rappresenta tutti gli amministratori infedeli che tradiscono il bene comune per interesse personale.
Temi e Simboli del Canto 21
Nel Canto 21 emergono alcuni temi fondamentali. Anzitutto la corruzione politica e amministrativa: i barattieri sono puniti in una bolgia dove la pece bollente li nasconde alla vista, come le loro colpe erano coperte nell’esercizio del potere. L’immagine della pece, ripresa dall’arsenale di Venezia, diventa un potente simbolo della viscosità del peccato, che intrappola e sporca tutto ciò che tocca.
Un altro tema centrale è il comico-grottesco. I Malebranche, con i loro nomi deformi, le minacce plateali e il finale osceno, introducono nella Commedia una tonalità burlesca che non annulla ma rafforza la condanna morale: il male, oltre che terribile, è ridicolo, degradante per chi lo compie. Dante costruisce una vera e propria satira contro la classe dirigente del suo tempo, in particolare contro le città come Lucca, accusate di baratteria diffusa.
Infine, è decisivo il tema del volere divino: di fronte a Malacoda e alle sue menzogne, Virgilio ricorda che il viaggio è garantito dal cielo. La ragione (Virgilio) può dunque attraversare indenne il regno del male, purché resti ancorata alla volontà di Dio e non si lasci sviare dagli inganni demoniaci.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.