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Inferno Canto 34 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

I due poeti discendono lungo i fianchi di Lucifero, mostro a più teste, superano il centro della terra e risalgono per un sentiero e rivedono il cielo

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 34

Il Canto 34 conclude l’Inferno e l’intera discesa di Dante e Virgilio nel regno del peccato. Siamo nel nono cerchio, al centro della ghiaccia di Cocito, dove sono puniti i traditori, e dove appare Lucifero, definito da Dante “lo ’mperador del doloroso regno”. Il canto narra l’orrore della visione di Satana a tre facce che strazia eternamente Giuda, Bruto e Cassio, simboli dei massimi tradimenti contro Dio e contro l’Impero. Nella seconda parte si svolge la sorprendente risalita: i poeti si aggrappano al corpo di Lucifero, attraversano il centro della Terra e giungono nell’altro emisfero, attraverso una “natural burella”, fino a uscire “a riveder le stelle”. I temi chiave sono il male assoluto, il rovesciamento dei valori, la giustizia divina e la speranza del viaggio di salvezza che proseguirà nel Purgatorio.

Riassunto per versi del Canto 34

Versi 1–33: L’arrivo in Giudecca e la visione di Lucifero

Dante e Virgilio, giunti nell’ultima zona del nono cerchio, la Giudecca, vedono da lontano una strana costruzione, che Dante paragona a un mulino intravisto nella nebbia. Procedendo, scopre che le anime sono completamente immerse nel ghiaccio, che le avvolge come pagliuzze nel vetro: alcune sono distese, altre capovolte, altre ancora ricurve. Virgilio ferma Dante e gli indica la creatura terribile che stanno per vedere: Lucifero, “Dite”. Dante è preso da un terrore indicibile e descrive il proprio stato come sospeso tra vita e morte, incapace di esprimere con le parole la paura provata. Comincia così la rivelazione del centro del male, da cui procede ogni dolore.

Versi 34–54: Descrizione di Lucifero e delle tre facce

Dante osserva Lucifero emergere dal ghiaccio fino al petto: la sua statura è così immane che un gigante, a confronto con le sue braccia, è come un uomo rispetto a un gigante. Se un tempo fu tanto bello quanto ora è orrendo, allora è giusto che da lui derivi ogni lutto. La mostruosità massima è nelle tre facce: una rossa frontale, una giallastra a destra, una nera a sinistra, allusione simbolica ai tre continenti allora conosciuti e alla perversione della Trinità. Sotto ogni faccia ci sono due ali enormi, simili a quelle di pipistrello, che agitandosi generano il gelo di Cocito. Lucifero piange con sei occhi e da tre bocche escono lacrime e bava sanguinosa, mentre strazia senza posa tre dannati.

Versi 55–69: Giuda, Bruto e Cassio, vertice del tradimento

Dante vede che da ogni bocca di Lucifero viene maciullato un peccatore. Virgilio spiega che l’anima con la pena maggiore è Giuda Iscariota, traditore di Cristo: è conficcato a capo in giù, con le gambe fuori, e viene dilaniato sia dai denti sia dagli artigli di Lucifero, che gli scorticano la schiena. Nelle altre due bocche sono straziati Bruto e Cassio, i congiurati che uccisero Giulio Cesare, simbolo dell’autorità imperiale voluta da Dio. Il silenzio di Bruto e la figura robusta di Cassio sottolineano la gravità del loro tradimento. Con questa terna Dante fissa al centro dell’Inferno i peccati contro Cristo e contro l’Impero, cardini dell’ordine voluto dalla Provvidenza.

Versi 70–96: La discesa sul corpo di Lucifero e il ribaltamento dello spazio

Poiché hanno ormai “veduto tutto”, Virgilio decide di lasciare l’Inferno. Dante gli si avvinghia al collo e il maestro sceglie il momento opportuno in cui le ali di Lucifero sono distese per aggrapparsi al suo corpo villoso. I due cominciano così una discesa faticosa lungo il tronco del demonio, tra il folto pelo e il ghiaccio. Giunti all’altezza delle anche, Virgilio, con grande sforzo, si volta e si arrampica al contrario, afferrandosi al pelo come chi sale. Dante, disorientato, crede di tornare indietro, cioè di ridiscendere nell’Inferno, ma in realtà sta oltrepassando il centro della Terra e non ha ancora compreso il cambiamento di prospettiva spaziale che è avvenuto.

Versi 97–120: La spiegazione di Virgilio e la cosmologia dantesca

Usciti attraverso il foro di una roccia, Virgilio pone Dante a sedere sull’orlo e poi lo raggiunge. Dante, guardando in alto, crede di scorgere ancora Lucifero come prima, ma si accorge che lo vede a gambe in su: è segno che ha superato il centro del mondo. Confuso, chiede spiegazioni al maestro: dov’è la ghiaccia? perché Lucifero sembra capovolto? come è possibile che il sole sembri già passato dalla sera al mattino? Virgilio chiarisce che ora si trovano sotto l’altro emisfero, opposto a quello delle terre emerse, e che il punto appena attraversato è il centro verso cui convergono tutti i pesi, spiegando così il ribaltamento e il cambio di orario apparente.

Versi 121–139: La caduta di Lucifero, il vuoto sotterraneo e l’uscita “a riveder le stelle”

Virgilio approfondisce la spiegazione cosmologica e teologica: racconta che, quando Lucifero cadde dal cielo, la terra, per paura, si ritrasse e formò i mari del nostro emisfero, mentre parte della massa terrestre fuggì nell’altro emisfero, creando il monte del Purgatorio e lasciando un vuoto, la cavità attraverso cui ora risalgono. Descrive un luogo remoto da Belzebù (Lucifero), dove un ruscelletto scende erodendo la roccia: seguendo quel corso d’acqua, maestro e discepolo avanzano nel cunicolo buio finché, senza fermarsi a riposare, raggiungono un’apertura tonda. Da lì Dante scorge finalmente “le cose belle che porta ’l ciel” e i due “uscirono a riveder le stelle”, sigillando con un’immagine di speranza la fine dell’Inferno.

Personaggi del Canto 34

Dante

Dante-personaggio è il protagonista che vive in prima persona l’esperienza estrema del contatto col male assoluto. Nel Canto 34 il suo ruolo è soprattutto quello di testimone atterrito: la paura lo rende quasi privo di vita e di parola davanti a Lucifero. La sua reazione emotiva, espressa con realismo (freddo, smarrimento, confusione spaziale), permette al lettore di percepire la gravità del luogo e dei peccati puniti. In senso allegorico, Dante rappresenta l’uomo che, dopo aver conosciuto fino in fondo il peccato, può voltare pagina e intraprendere un cammino di purificazione. Il suo passaggio attraverso il centro della Terra simboleggia una morte e rinascita spirituale verso la speranza e la salvezza.

Virgilio

Virgilio mantiene nel Canto 34 il suo ruolo di guida razionale e autorevole. È lui che prepara Dante psicologicamente alla visione di Lucifero, lo invita ad armarsi di fortezza e, soprattutto, lo conduce fisicamente fuori dall’Inferno aggrappandosi al corpo del demonio. Quando Dante è disorientato dal ribaltamento spaziale, Virgilio interviene con una lunga spiegazione cosmologica, che coniuga scienza medievale e teologia, restituendo ordine e senso all’esperienza vissuta. Allegoricamente, Virgilio incarna la ragione umana e la sapienza classica: può accompagnare l’uomo alla presa di coscienza del male e fino alla soglia della redenzione, ma non oltre, segnando così il limite della sola ragione rispetto alla grazia cristiana che attende nel Purgatorio.

Lucifero (Dite, Belzebù)

Lucifero è la figura centrale del canto e del cerchio infernale più profondo. Appare come un mostro gigantesco, immobilizzato nel ghiaccio, con tre facce di colori diversi e sei ali di pipistrello. Non è rappresentato come un sovrano attivo, ma come un prigioniero impotente, che genera col suo stesso agitarsi il gelo che lo tiene prigioniero. Allegoricamente incarna il male assoluto e rovesciato: da “portatore di luce” a fonte di tenebra, da aspirante uguale a Dio a essere deformato e ridicolo. Le tre facce e le tre bocche, che divorano in eterno i tre massimi traditori, parodiano la Trinità; le lacrime e la bava sanguinosa esprimono l’infelicità senza redenzione del peccato che si è staccato definitivamente da Dio.

Giuda Iscariota

Giuda Iscariota, traditore di Cristo, è presentato come il più punito fra tutti i dannati. Confisso a capo in giù nella bocca centrale di Lucifero, è lacerato sia dai denti sia dagli artigli del demonio: la sua schiena resta scorticata, in una sofferenza continua e senza sollievo. Nel sistema etico di Dante, Giuda rappresenta il culmine del tradimento, perché ha venduto il proprio maestro e Dio per denaro, tradendo non solo un uomo ma il disegno di salvezza divina. Allegoricamente, incarna il peccato che distrugge radicalmente il legame di fiducia e d’amore più sacro. La sua posizione al centro della bocca principale di Lucifero sottolinea la gravità inaudita del tradimento contro Cristo.

Bruto e Cassio

Bruto e Cassio sono i congiurati che presero parte all’assassinio di Giulio Cesare. Dante li colloca nelle bocche laterali di Lucifero, con il capo in giù, continuamente maciullati. Bruto è descritto come muto e contorto, Cassio come particolarmente robusto. Il loro peccato è interpretato come tradimento dell’autorità imperiale, che Dante considera strumento della volontà divina nell’ordine politico del mondo. Allegoricamente, Bruto e Cassio rappresentano il tradimento contro la comunità e l’ordine civile, complementare al tradimento religioso di Giuda. La loro collocazione accanto a Giuda ribadisce l’idea medievale di una stretta alleanza tra Impero e Chiesa nel progetto provvidenziale di Dio per l’umanità.

Temi e Simboli del Canto 34

Nel Canto 34 emergono con forza i temi del male assoluto, del tradimento e della giustizia divina. Il nono cerchio, ghiacciato, rovescia l’immaginario comune che associa l’Inferno al fuoco: il gelo diventa simbolo dell’assenza totale di amore, della rigidità del cuore del traditore. Lucifero stesso è il simbolo supremo del rovesciamento: da angelo di luce a mostro deforme, da aspirante a Dio a prigioniero impotente. Le sue tre facce e le tre bocche costituiscono una parodia satanica della Trinità, mentre Giuda, Bruto e Cassio incarnano i vertici del tradimento religioso e politico.

Fondamentale è il tema del capovolgimento: attraversando il centro della Terra, Dante sperimenta un ribaltamento dello spazio che simboleggia il passaggio dal regno del peccato al cammino di purificazione. La discesa sul corpo di Lucifero, usato come “scala”, è un potente simbolo cristiano: il male, pur opponendosi a Dio, è comunque costretto a servire il disegno di salvezza. Il ruscelletto e la “natural burella” rappresentano il passaggio oscuro e faticoso necessario per tornare alla luce. L’uscita “a riveder le stelle” chiude il canto e l’Inferno con un’immagine di speranza, indicando che anche dopo l’orrore più grande è possibile risalire verso la bellezza e verso Dio.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.