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Inferno Canto 5 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

Dante, dopo la descrizione di Minosse, nota due anime che volano vicine: Paolo e Francesca, quest'ultima gli racconta del loro amore fedifrago

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 5

Il Canto 5 dell’Inferno di Dante Alighieri si colloca all’inizio del viaggio ultraterreno, nel secondo cerchio, dove sono puniti i lussuriosi. Dopo aver lasciato il Limbo, Dante incontra Minosse, il giudice infernale che assegna a ogni anima il proprio luogo di pena. Successivamente entra nel cerchio della bufera eterna, in cui i peccatori carnali sono trascinati senza sosta dal vento. All’interno di questo scenario drammatico, Dante si sofferma in particolare sulla storia di due amanti: Paolo e Francesca da Rimini. Il canto affronta temi fondamentali come il conflitto tra ragione e passione, la forza irresistibile dell’amore, la responsabilità morale delle scelte e il rapporto tra peccato e pena. Si tratta di uno dei canti più celebri della Commedia per l’intensa carica emotiva e la profonda riflessione etica.

Riassunto per versi del Canto 5

Versi 1–24: Discesa nel secondo cerchio e Minosse giudice

Dante e Virgilio scendono dal primo al secondo cerchio, dove la pena è più dura e il luogo più stretto. Qui incontrano Minosse, il mostruoso giudice dell’Inferno, che esamina le anime appena giunte, ascolta la confessione dei loro peccati e, avvolgendo la coda attorno al proprio corpo tante volte quanti sono i cerchi da scendere, indica a ognuna la destinazione definitiva. Davanti a lui si accalca una moltitudine di anime in attesa di giudizio. Quando vede Dante, Minosse lo ammonisce e cerca di fermarlo, ma Virgilio lo zittisce, ricordandogli che il viaggio del poeta è voluto dalla volontà divina e non può essere ostacolato da nessuna creatura infernale.

Versi 25–45: La bufera infernale e la pena dei lussuriosi

Dante comincia a sentire “le dolenti note” e giunge in un luogo privo di luce, dove un fragore simile a quello del mare in tempesta riempie l’aria. Una bufera infernale trascina le anime senza posa, colpendole e sbattendole violentemente. Quando giungono presso una rupe, esplodono in grida, lamenti e bestemmie contro Dio. Virgilio spiega che in questo cerchio sono puniti i peccatori carnali, coloro che hanno sottomesso la ragione al desiderio. Sono privati per sempre di ogni speranza di pace o attenuazione della pena. La tempesta che li travolge simboleggia le passioni disordinate che in vita li dominarono, impedendo loro un uso retto della libertà e della razionalità.

Versi 46–72: Le grandi figure lussuriose del passato

Dante osserva le anime trascinate dal vento come stormi di storni o file di gru che emettono il loro lamento nel cielo buio. Chiede a Virgilio chi siano quelle ombre così duramente colpite dalla “nera aura”. Virgilio indica e nomina alcune famose figure storiche e mitologiche, simbolo della lussuria: Semiramide, regina che rese lecito per legge ciò che era solo desiderio; Didone, che si tolse la vita per amore e tradì la memoria del marito Sicheo; Cleopatra, Elena, Achille, Paride, Tristano e molti altri. Tutti sono accomunati dal fatto che l’amore li ha allontanati dalla retta via fino alla morte. Di fronte a questo elenco di grandi amanti peccatori, Dante è preso da pietà e turbamento interiore.

Versi 73–95: L’invocazione e l’arrivo di Paolo e Francesca

Dante manifesta a Virgilio il desiderio di parlare con due anime che si muovono insieme nella bufera, leggere al vento più delle altre. Virgilio lo invita a chiamarle quando saranno abbastanza vicine, pregandole “per quello amor che i mena”. Quando il vento le avvicina, Dante alza la voce e le invita a venire. Le due anime si staccano dalla schiera, paragonate a colombe che, richiamate dal desiderio del nido, volano affettuosamente verso il poeta. Una di esse, Francesca, si rivolge a Dante chiamandolo “animal grazïoso e benigno” e, commossa dalla sua pietà, si dice pronta, insieme al compagno, a parlare finché il vento lo permetterà. Il tono del dialogo si carica di dolcezza tragica e rispetto reciproco.

Versi 96–108: Il racconto di Francesca: nascita e forza dell’amore

Francesca si presenta: dice che la sua terra è presso la foce del Po, in Romagna. Descrive poi come nacque l’amore tra lei e Paolo. Afferma che l’amore attecchisce rapidamente nel “cor gentil”, cioè in un animo nobile, e racconta che Paolo si innamorò della sua bellezza, della persona che poi le fu tolta col matrimonio politico. A sua volta, Francesca si innamorò del “piacer” di Paolo, in un amore reciproco che non la abbandona nemmeno dopo la morte. L’amore, aggiunge, li condusse “ad una morte”, poiché furono uccisi insieme dal marito tradito. Francesca conclude con un’accusa: chi li ha uccisi sarà punito in Caina, tra i traditori dei parenti. Le sue parole uniscono tenerezza, eleganza e tragico destino.

Versi 109–142: La lettura di Lancillotto e lo svenimento di Dante

Dante, profondamente colpito, china il capo e resta assorto finché Virgilio gli chiede a cosa sta pensando. Il poeta riflette sui “dolci pensier” e sul desiderio che condussero i due amanti al “doloroso passo”. Poi si rivolge direttamente a Francesca, dichiarando che i suoi tormenti lo rendono “tristo e pio”, e le chiede in che modo l’amore abbia concesso loro di rivelarsi i reciproci sentimenti. Francesca racconta l’episodio decisivo: un giorno, soli e senza sospetto, leggevano per diletto il romanzo di Lancillotto; più volte i loro sguardi si incrociarono finché, al passo del bacio tra i protagonisti, Paolo tremando la baciò. “Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse”. A queste parole l’altra anima piange; Dante, vinto dalla pietà, sviene e cade “come corpo morto cade”.

Personaggi del Canto 5

Minosse

Minosse è il giudice infernale che presiede al tribunale dei dannati all’ingresso del cerchio dei lussuriosi. La sua figura deriva dalla mitologia greca, ma Dante la trasforma in simbolo della giustizia divina che, pur terribile, è perfettamente ordinata. Il gesto con cui avvolge la coda per indicare il numero di cerchi da scendere rappresenta la precisione del giudizio di Dio sulle colpe umane. Il suo ringhiare e il tentativo di ostacolare Dante mostrano la natura ostile e demoniaca dell’Inferno, ma anche i limiti del potere infernale di fronte alla volontà superiore. Minosse incarna la legge morale che, dopo la morte, applica inesorabilmente il principio di responsabilità delle azioni compiute in vita.

Dante-personaggio

Dante, protagonista del viaggio, nel Canto 5 assume il ruolo di pellegrino che osserva e giudica, ma anche di uomo sensibile che si lascia coinvolgere emotivamente. Di fronte ai lussuriosi, prova compassione e turbamento, soprattutto ascoltando la storia di Paolo e Francesca. Il suo svenimento finale indica il conflitto interiore tra il dovere di aderire alla giustizia divina e la pietà umana verso i peccatori. Dante rappresenta così ogni uomo chiamato a riflettere sul rapporto tra passione, libertà e responsabilità morale. Il suo atteggiamento, oscillante tra condanna del peccato e compassione per il peccatore, esprime la complessità dell’esperienza etica e la progressiva maturazione spirituale lungo il viaggio.

Virgilio

Virgilio, guida di Dante, è presente come maestro di ragione e simbolo della sapienza umana. Nel Canto 5 affronta Minosse con fermezza, ricordandogli che il viaggio di Dante è voluto da Dio, e spiega al discepolo il significato della pena inflitta ai lussuriosi. Il suo ruolo è pedagogico: chiarisce che coloro che posero il desiderio al di sopra della ragione ora sono condannati a una tempesta eterna. Virgilio aiuta Dante a osservare con lucidità ciò che vede, evitando che la pietà degeneri in complicità col peccato. In chiave allegorica, Virgilio rappresenta la ragione che guida l’uomo a comprendere l’ordine morale dell’universo, pur non potendo donare da sola la salvezza definitiva.

Francesca da Rimini

Francesca è la protagonista principale del canto. Nobile romagnola, sposata per ragion di stato al fratello di Paolo, racconta con stile dolce e raffinato la nascita del loro amore adultero. Il suo discorso è avvolto in un linguaggio nobilitante dell’amore, che richiama la tradizione stilnovistica, ma nasconde la gravità del peccato. Francesca tende ad autoassolversi, attribuendo grande potere all’amore, quasi inevitabile e sovrumano. Allegoricamente rappresenta la seduzione delle passioni che si presentano come nobili e pure, ma che possono portare alla rovina se non guidate dalla ragione. La sua figura, insieme tragica e affascinante, mette alla prova la capacità del lettore di distinguere tra la bellezza del sentimento e la colpa morale che esso comporta.

Paolo Malatesta

Paolo è l’amante di Francesca, presente nel canto soprattutto attraverso il pianto silenzioso che accompagna le parole di lei. Parla poco, ma il suo atteggiamento – piangere mentre Francesca racconta, baciare tremante al ricordo di Lancillotto – suggerisce una profonda partecipazione emotiva e un rimorso tormentato. Simbolicamente Paolo rappresenta l’anima più passiva, travolta dalla passione e incapace di opporsi. Il suo silenzio sottolinea l’idea che le azioni, una volta compiute, parlino più delle parole. Sta sempre accanto a Francesca, “che mai da me non fia diviso”, immagine della complicità indissolubile nel peccato e nella pena. Insieme, i due incarnano l’aspetto dolce e distruttivo dell’amore non regolato dalla ragione e dalla legge morale.

Temi e Simboli del Canto 5

Il Canto 5 affronta innanzitutto il tema della lussuria, intesa non solo come peccato carnale, ma come subordinazione della ragione al desiderio. I lussuriosi sono puniti nella bufera eterna, simbolo delle passioni che li hanno travolti in vita: il vento che li sbatte senza tregua rappresenta l’instabilità interiore di chi si lascia guidare solo dall’impulso. Un altro tema centrale è l’amore: forza nobilitante nella tradizione cortese, ma qui mostrato nella sua ambiguità. Le tre terzine di Francesca che iniziano con “Amor” mostrano l’apparente nobiltà del sentimento, ma Dante, collocando i due amanti all’Inferno, ricorda che l’amore, se non ordinato alla verità e al bene, diventa peccato.

Fondamentale è il rapporto tra responsabilità personale e destino: Francesca tende a presentare l’amore come inevitabile, quasi una fatalità, ma la struttura morale del poema ribadisce la libertà umana nelle scelte. Simboli chiave sono la bufera (passione disordinata), le similitudini degli uccelli (l’anima trascinata dal desiderio), il libro di Lancillotto e “Galeotto” (la cultura e la letteratura usate non per elevare, ma per giustificare il peccato). Il canto riflette infine sul conflitto tra pietà e giustizia: Dante è commosso dai dannati, ma deve riconoscere la necessità della pena, mostrando la complessità del giudizio morale.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.