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Paradiso Canto 32 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

San Bernardo spiega la predestinazione dei bambini, elenca le anime dei beati e afferma la necessità di invocare l'intercessione di Maria

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 32

Il Canto XXXII del Paradiso si colloca nella terza cantica della Divina Commedia, ormai verso la conclusione del viaggio di Dante. Dopo aver contemplato la candida rosa dei beati nel Canto XXXI, il poeta prosegue la sua visione guidato da San Bernardo, che ha sostituito Beatrice come guida spirituale. In questo canto Bernardo spiega a Dante l’ordine dei beati nella rosa celeste, distinguendo tra coloro che credettero in Cristo venturo e quelli che credettero in Cristo già venuto. Vengono presentate importanti figure bibliche e della tradizione cristiana, soprattutto femminili, e viene affrontato il problema della salvezza dei bambini morti innocenti. Il canto prepara anche il momento culminante dell’opera, l’imminente contemplazione diretta di Dio, invitando Dante a rivolgere lo sguardo a Maria, modello perfetto di somiglianza con Cristo.

Riassunto per versi del Canto 32

Versi 1–21: La spiegazione dell’ordine dei beati

San Bernardo, preso il “libero officio di dottore”, illustra a Dante la disposizione dei beati nella candida rosa. Indica anzitutto la Vergine Maria e, subito sotto di lei, Eva, “colei che l’aperse e che la punse”, cioè colei che aprì la ferita del peccato originale che Maria ha poi sanato. Sotto ancora siede Rachele con Beatrice, seguite da altre grandi donne dell’Antico Testamento: Sara, Rebecca, Giuditta e Betsabea, “bisava” del re Davide. Bernardo mostra come le anime femminili ebree occupino i vari gradi del fiore celeste, disponendosi in ordine digradante di “foglia in foglia”, e anticipa che l’intera rosa è divisa tra coloro che credettero nel Cristo venturo e coloro che lo videro già venuto nella storia.

Versi 22–51: I due lati della rosa e le anime dei bambini

Bernardo chiarisce la struttura della rosa: da un lato siedono coloro che credettero nel Messia futuro, dall’altro quelli che ebbero fede in Cristo già incarnato. Spiega poi che, dal settimo grado in giù, cioè nella parte più bassa del fiore, si trovano le anime che non sono lì per merito personale, ma in virtù dei meriti altrui, poiché morirono “prima ch’avesser vere elezioni”, cioè da bambini. Dante può riconoscerle dai loro volti e dalle voci infantili. Il poeta resta in silenzio, dubbioso circa l’apparente disuguaglianza tra queste anime innocenti, ma Bernardo promette di sciogliere il “forte legame” dei suoi pensieri, introducendo il discorso sulla giustizia e sulla grazia divina.

Versi 52–84: La grazia, la giustizia divina e la sorte dei piccoli

Bernardo afferma che nel Paradiso nulla è casuale: ogni cosa è stabilita dall’“etterna legge” e ogni grado di beatitudine corrisponde perfettamente al volere di Dio, come un anello al dito. Il “rege” dell’Empireo crea le anime e le dota di grazia in misura diversa, secondo il proprio piacere, come mostra l’episodio biblico dei gemelli di Rebecca (Esaù e Giacobbe). Per questo le anime sono disposte per gradi differenti, senza che ciò derivi da meriti personali dei bambini, ma solo dal diverso “primiero acume” della grazia ricevuta. Bernardo ripercorre poi le diverse epoche della storia della salvezza: prima bastava la fede dei genitori, poi la circoncisione, infine, nel tempo della grazia, è necessario il battesimo cristiano per la salvezza delle anime innocenti.

Versi 85–104: Maria, la somiglianza con Cristo e l’angelo Gabriele

Bernardo invita Dante a fissare lo sguardo sul volto che più somiglia a Cristo, ossia quello di Maria, la cui luce può disporlo alla futura visione del Figlio. Dante vede allora una pioggia di gioia riversarsi su di lei dalle intelligenze angeliche. Tra tutte le visioni avute finora, nessuna gli aveva mostrato tanto chiaramente il sembiante di Dio. L’angelo che per primo discese a cantare “Ave, Maria, gratia plena” – Gabriele – apre le ali davanti a lei, in segno di amore ardente. Tutta la corte beata risponde al canto, rendendo lo sguardo di Dante ancora più sereno. Il poeta chiede a Bernardo chi sia quell’angelo così innamorato che fissa la Regina del cielo come una fiamma.

Versi 105–132: L’identità di Gabriele e i “gran patrici” del Paradiso

Bernardo conferma che quell’angelo è Gabriele, nel quale si raccoglie tutta la “baldezza e leggiadria” possibile in creatura, perché fu lui a portare la “palma” dell’annuncio a Maria quando il Figlio di Dio volle assumere la natura umana. Poi invita Dante a seguirlo con lo sguardo per riconoscere i grandi “patrizi” dell’Impero celeste. Indica i due beati più vicini a Maria, quasi “due radici” della rosa: da un lato Adamo, il padre dell’umanità che col suo peccato rese amara la nostra sorte; dall’altro san Pietro, il “padre vetusto di Santa Chiesa”, a cui Cristo affidò le chiavi del Regno. Accanto a Pietro siede san Giovanni evangelista; accanto ad Adamo, Mosè, il duce sotto cui il popolo d’Israele si nutrì di manna nel deserto.

Versi 133–151: Anna, Lucia e la preparazione alla visione di Dio

Bernardo mostra infine ad Dante altre due figure fondamentali: di fronte a Pietro siede sant’Anna, madre di Maria, completamente assorta nella contemplazione della figlia; di fronte ad Adamo siede santa Lucia, che aveva mosso Beatrice in soccorso di Dante quando egli stava per perdersi “quando chinavi, a rovinar, le ciglia” all’inizio del poema. Con queste ultime indicazioni, Bernardo annuncia che è tempo di fermare la descrizione della rosa, “come buon sartore” che si ferma quando basta il panno, per rivolgere lo sguardo al “primo amore”, cioè a Dio. Esorta Dante a chiedere grazia a Maria, l’unica che può aiutarlo a sostenere la visione suprema, e promette di guidarne l’affetto mentre egli pronuncerà la solenne preghiera alla Vergine che apre il canto successivo.

Personaggi del Canto 32

San Bernardo

San Bernardo di Chiaravalle è la guida ultima di Dante nel Paradiso. In questo canto assume pienamente il ruolo di “dottore”, spiegando la struttura della candida rosa, l’ordine dei beati e i criteri della giustizia divina. Figura storica di grande autorevolezza teologica e mistica, rappresenta l’apice della contemplazione affettiva e mariana: per questo sostituisce Beatrice nella fase finale del viaggio, quando la conoscenza razionale lascia il posto all’esperienza mistica. Allegoricamente incarna la fede illuminata dall’amore e la devozione a Maria, necessarie per accedere alla visione di Dio. È anche modello di guida spirituale, che interpreta il mistero del Paradiso e prepara Dante, con dottrina e tenerezza, alla contemplazione del “primo amore”.

Maria

La Vergine Maria è il centro della candida rosa e il vertice della santità umana. Nel canto appare come colei che ha “richiuso e unto” la piaga del peccato originale aperta da Eva, divenendo così nuova Eva e mediatrice di salvezza. Il suo volto è quello che più somiglia a Cristo, e la sua luce ha il potere di disporre Dante alla visione del Figlio. Tutta la corte angelica e beata la circonda di lodi e gioia, sottolineando il suo ruolo unico nella storia della redenzione. Allegoricamente Maria incarna la perfezione della creatura in grazia, la massima partecipazione umana alla divinità e il tramite imprescindibile tra l’uomo e Dio, soprattutto nella fase culminante del cammino spirituale di Dante.

Dante

Dante è il pellegrino che contempla, guidato da San Bernardo, l’ordine dei beati nella candida rosa. Nel canto si mostra attento e interrogativo: osserva i volti infantili, intuisce un problema di giustizia e tace, ma i suoi dubbi vengono letti e sciolti da Bernardo. Il suo ruolo è quello di rappresentante dell’umanità in cammino verso Dio, che deve comprendere il senso dell’ordine divino e accettare la gratuità della grazia. Allegoricamente Dante è la ragione e la fede del cristiano che, giunto all’estremo del suo itinerario, non può più contare solo sul proprio intelletto ma, tramite Maria, si apre alla visione sovrarazionale di Dio, preparata interiormente dall’ascolto e dalla contemplazione del mistero celeste.

Gabriele

L’arcangelo Gabriele appare come l’angelo che “portò la palma” dell’annuncio a Maria, cioè il messaggero dell’Incarnazione. Nel canto è descritto come il più ricolmo di “baldezza e leggiadria” tra angeli e anime, e come colui che contempla la Regina del cielo con uno sguardo di amore ardente, quasi di fuoco. La sua presenza sottolinea il momento decisivo della storia della salvezza: l’Incarnazione del Verbo. Allegoricamente Gabriele rappresenta la rivelazione divina che scende all’uomo, il ponte tra cielo e terra e la perfezione dell’obbedienza angelica al disegno di Dio. Il suo canto dell’“Ave Maria” e la sua posizione privilegiata accanto a Maria evidenziano il ruolo centrale dell’Annunciazione nel progetto salvifico.

Eva, Rachele e le altre donne bibliche

Eva, posta vicina a Maria ma “da’ suoi piedi”, è la prima donna e causa del peccato originale: colei che “aperse e punse” la piaga che Maria sana, costituendo un evidente parallelismo tra la prima e la nuova Eva. Rachele, Sara, Rebecca, Giuditta e Betsabea, disposte in gradi successivi della rosa, rappresentano le grandi donne dell’Antico Testamento, esempi di fede e strumenti del disegno divino nella storia di Israele. Allegoricamente queste figure femminili illustrano la preparazione del popolo eletto a Cristo e mostrano come la grazia agisca anche tramite la debolezza umana. La loro collocazione gerarchica rispetto a Maria sottolinea la superiorità assoluta della Vergine, ma anche la continuità della storia della salvezza dall’Antico al Nuovo Testamento.

Adamo e San Pietro

Adamo e San Pietro siedono ai lati di Maria come “due radici” della rosa celeste. Adamo è il padre dell’umanità, il cui “ardito gusto” del frutto proibito ha causato l’amarezza del peccato originale; la sua presenza accanto a Maria sottolinea il contrasto tra caduta e redenzione. San Pietro è il “padre vetusto di Santa Chiesa”, a cui Cristo affidò le chiavi del Regno: simbolo dell’autorità apostolica e della continuità della Chiesa nella storia. Allegoricamente Adamo rappresenta l’origine del peccato e la fragilità umana; Pietro incarna la Chiesa militante e il potere delle chiavi. Insieme, accanto a Maria, mostrano come il disegno divino abbracci l’intera umanità, dalla creazione alla fondazione della Chiesa, ordinando tutto alla salvezza in Cristo.

Anna e Lucia

Sant’Anna, madre di Maria, siede di fronte a Pietro e appare tutta assorta nella contemplazione della figlia, al punto da non distogliere lo sguardo neppure per cantare l’“osanna”. Rappresenta la gioia materna portata alla sua pienezza soprannaturale: la beatitudine di chi vede in Maria il compimento della promessa di salvezza. Santa Lucia, collocata di fronte ad Adamo, è la santa che, all’inizio del poema, aveva mosso Beatrice a soccorrere Dante quando stava per perdersi nella selva oscura. Allegoricamente Lucia incarna la grazia illuminante e la luce della fede che salva dalla cecità spirituale. La presenza di Anna e Lucia, legate entrambe a Maria, ribadisce il ruolo decisivo dell’intercessione e della mediazione dei santi nel cammino umano verso Dio.

Temi e Simboli del Canto 32

Il Canto XXXII sviluppa alcuni temi centrali del Paradiso. Anzitutto l’ordine provvidenziale dell’universo: nulla nel regno dei beati è casuale, ma ogni grado di gloria è disposto dall’“etterna legge” con perfetta giustizia. Ciò introduce il problema della grazia e del merito, affrontato nel caso dei bambini morti innocenti: essi non hanno meriti personali, ma occupano posti diversi in base al diverso dono gratuito della grazia, secondo un disegno che supera la misura umana, ma resta giusto. Un altro tema fondamentale è la storia della salvezza, rappresentata nella candida rosa: le due metà del fiore simboleggiano l’Antico e il Nuovo Testamento, i credenti nel Cristo venturo e quelli nel Cristo venuto. Maria è il simbolo centrale: nuova Eva, mediatrice e perfetta somiglianza con Cristo, tramite necessario alla visione di Dio. Attorno a lei si ordinano figure bibliche, apostoli e santi, che formano un “impero pio e giustissimo”. Simbolicamente la rosa rappresenta la comunione dei santi, l’armonia tra giustizia e misericordia, e il fine ultimo del viaggio dantesco: la contemplazione amorosa del mistero divino.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.