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Purgatorio Canto 12 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

Oltrepassata la schiera dei superbi e osannata la perfezione degli intagli, appare l'angelo dell'umiltà e si inizia a salire la seconda cornice

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 12

Il Canto 12 del Purgatorio si colloca nella prima cornice della montagna, dove vengono purificate le anime dei superbi. Dante, dopo aver camminato curvo sotto il peso della pietra insieme alle anime penitenti, viene invitato da Virgilio ad alzarsi e proseguire più speditamente. Il canto si apre con la descrizione dei bassorilievi scolpiti sul pavimento, che rappresentano celebri esempi di superbia punita, tratti dalla mitologia, dalla Bibbia e dalla storia antica. Successivamente appare un angelo, che cancella una delle sette P incise sulla fronte di Dante e li invita a salire al secondo girone. Il canto affronta i temi della superbia e dell’umiltà, della memoria del peccato come strumento di correzione morale e della progressiva leggerezza spirituale che accompagna la purificazione dell’anima nel cammino verso Dio.

Riassunto per versi del Canto 12

Versi 1–15: L’ascesa e gli ammonimenti di Virgilio

Dante procede curvo, “come buoi che vanno a giogo”, accanto a un’anima piegata dal peso della sua colpa, finché Virgilio, definito “dolce pedagogo”, gli ordina di lasciarla e di alzarsi in piedi. L’invito è a usare al massimo “ali e remi”, cioè le proprie forze spirituali e razionali, per progredire. Dante si raddrizza nel corpo, ma resta interiormente pensoso. Mentre segue il maestro, sente di essere già più leggero nel cammino. Virgilio allora gli dice di volgere gli occhi a terra: sarà utile, per rendere più tranquilla la via, osservare il “letto delle piante”, cioè il pavimento su cui poggia i piedi. Inizia così la contemplazione delle immagini scolpite che ammoniscono contro la superbia.

Versi 16–48: I superbi puniti nell’Antico Testamento e nel mito

Dante paragona le immagini scolpite sul pavimento alle iscrizioni sulle tombe, che ricordano ciò che furono i defunti e pungono la memoria. Qui, però, l’arte è ancora più perfetta. Vede Lucifero, la creatura più nobile, precipitare dal cielo come folgore; poi il gigante Briareo, atterrato dal fulmine divino. Intorno a Giove sono rappresentati Apollo, Atena e Marte che contemplano le membra sparse dei giganti. Dante scorge poi Nemrod ai piedi della Torre di Babele, confuso con le genti che lo seguirono in Sennaar. Seguono le immagini di Niobe piangente sui figli uccisi, di Saul suicida sul monte Gelboe, di Aracne trasformata in ragno, di Roboamo fuggiasco. Tutte queste figure mostrano le rovine della superbia punita da Dio o dal destino.

Versi 49–72: Altri esempi di superbia punita e l’apostrofe agli uomini

Il pavimento continua a mostrare scene terribili: Almeone che uccide la madre Erifile per il tradimento, i figli di Sennacherib che lo assassinano nel tempio, la regina Tamiri che fa riempire di sangue il capo di Ciro, punendo la sua sete di conquista. Appare la fuga degli Assiri dopo la morte di Oloferne, e infine la rovina di Troia, mostrata “in cenere e in caverne”. Dante si stupisce della perfezione dell’arte: i morti paiono davvero morti e i vivi davvero vivi. Dopo aver camminato lungo tutte queste immagini, si rivolge con un’amara apostrofe ai “figliuoli d’Eva”, esortandoli a non insuperbirsi e a chinare il volto, per vedere nel proprio cammino i segni del male e imparare dagli esempi impressi sotto i loro piedi.

Versi 73–99: L’angelo della cornice e l’invito a salire

Quando ormai gran parte del girone è stata percorsa e il sole è più avanzato di quanto Dante avesse stimato, Virgilio, che guida sempre, lo richiama a drizzare la testa: non è più tempo di camminare assorto. Indica a Dante un angelo che si avvicina, mentre la “sesta ancella” del giorno, cioè la sesta ora, torna dal suo servizio. Raccomanda a Dante di mostrarsi riverente, perché l’angelo li aiuterà a salire e quel giorno non tornerà più. L’angelo, splendente come una stella mattutina, vestito di bianco, apre le ali e invita: “Venite: qui son presso i gradi”. Rimprovera però gli uomini, nati per “volar sù”, ma pronti a cadere per poco vento. Poi tocca la fronte di Dante con le ali e gli promette salita sicura.

Versi 100–114: La nuova salita e il canto delle anime

L’angelo li conduce dove la roccia è tagliata in modo da formare una scala agevole. Dante paragona questo passaggio alla salita verso la chiesa di San Miniato al Monte, a Firenze, dove gli antichi gradini frenano l’ardore di chi sale. Anche qui il pendio si allenta, benché resti stretto tra le rocce. Mentre si volgono per imboccare il nuovo girone, Dante e Virgilio odono un coro che canta “Beati pauperes spiritu!”. Dante confronta queste voci con quelle dell’Inferno: là in basso si entra tra lamenti e urla, qui invece attraverso canti di beatitudine evangelica. L’atmosfera cambia radicalmente: il Purgatorio è ancora luogo di pena, ma già abitato dalla speranza e dalla musica sacra.

Versi 115–136: La leggerezza nuova e la cancellazione della P

Salendo per i “scaglion santi”, Dante si accorge di sentirsi molto più leggero che sul piano inferiore e domanda a Virgilio quale peso gli sia stato tolto. Il maestro risponde che, quando tutte le P incise sulla fronte da san Pietro saranno cancellate, i suoi piedi, mossi dal libero e buono volere, non solo non sentiranno fatica, ma troveranno diletto nella salita. Dante allora, come chi si accorge di portare qualcosa sul capo solo dai cenni altrui, porta la mano alla fronte e, tastando, trova incise ancora sei lettere. Mentre guarda le dita, vede Virgilio sorridere: è stata cancellata una colpa di superbia, segno del progresso spirituale appena compiuto.

Personaggi del Canto 12

Dante

Dante è il pellegrino protagonista, impegnato nel cammino di purificazione dalla superbia. In questo canto la sua condizione fisica e spirituale cambia: da curva e gravata diventa più leggera e spedita. Il gesto di alzarsi in piedi rispecchia l’inizio di un riscatto morale, ma i pensieri restano ancora “chinati”. L’osservazione delle immagini sul pavimento lo educa alla memoria del peccato e alla consapevolezza della fragilità umana. La cancellazione di una P dalla fronte rappresenta un effettivo avanzamento nel percorso penitenziale. Dante assume anche il ruolo di moralista, quando apostrofa i “figliuoli d’Eva”, invitandoli a chinare il volto e a riconoscere i segni della loro colpa nella storia e nella propria esperienza.

Virgilio

Virgilio, chiamato “dolce pedagogo”, svolge nel canto la funzione di guida razionale ed educativa. È lui a incoraggiare Dante a lasciare la postura servile e a raddrizzarsi, simbolo di un uso più maturo della libertà. Gli suggerisce dove guardare: prima a terra, per meditare sugli esempi di superbia punita, poi a in alto, quando appare l’angelo. Virgilio interpreta i segni spirituali per Dante, spiegandogli il significato delle P incise sulla fronte e della leggerezza che sente salendo. La sua conoscenza è tuttavia limitata: accompagna fino all’incontro con gli angeli, ma non può concedere la grazia, che spetta solo alle creature celesti. Resta comunque figura centrale della ragione umana illuminata, ma non ancora perfetta.

L’Angelo della prima cornice

L’angelo che appare nel finale del canto è la figura che segna il passaggio dalla prima alla seconda cornice del Purgatorio. Si presenta “biancovestito” e luminoso come una stella del mattino, simboli di purezza e speranza. La sua funzione è duplice: da un lato guida concretamente Dante e Virgilio verso la scala che permette di salire; dall’altro esercita un’azione di grazia, toccando la fronte di Dante con le ali e cancellando una delle P. L’angelo rimprovera anche la fragilità dell’uomo, nato per “volar sù” ma pronto a cadere, evidenziando la distanza tra la vocazione celeste dell’anima e la sua inclinazione al peccato. È simbolo dell’aiuto divino necessario per progredire nel cammino di salvezza.

Le anime dei superbi

Le anime dei superbi non hanno nomi propri in questo canto, ma sono rappresentate dalla figura iniziale che cammina accanto a Dante e da tutte le immagini scolpite che narrano le loro colpe. Curvi sotto enormi massi, come costretti da un giogo, incarnano il rovesciamento della superbia: chi in vita si è innalzato, ora è schiacciato e costretto a guardare a terra. La loro pena è pedagogica: mentre soffrono, sono costrette a contemplare esempi di superbia punita, così da imparare l’umiltà. Rappresentano ogni uomo che si è creduto più grande di ciò che è, e che, nel Purgatorio, accetta di ripiegarsi sul proprio limite. La loro condizione anticipa il cammino di Dante stesso, che sta purificando il medesimo vizio.

Temi e Simboli del Canto 12

Il tema centrale del canto è la superbia e la sua correzione attraverso l’umiltà. L’intero pavimento della cornice è un grande libro di pietra, in cui sono incisi esempi di superbia punita, tratti da miti pagani, dalla Bibbia e dalla storia: Lucifero, Nemrod, Niobe, Saul, Aracne, Ciro, Troia. Questa galleria di rovine insegna che ogni pretesa di elevarsi contro Dio o oltre il giusto limite conduce alla caduta. Simbolicamente, il fatto che le immagini siano sotto i piedi indica che il superbo deve imparare a “calpestare” il proprio orgoglio e a tenerlo sottomesso.

La cancellazione di una P dalla fronte è un potente simbolo sacramentale: rappresenta il perdono di una parte della colpa e la conseguente alleggerimento interiore, avvertito fisicamente nella salita. L’angelo, con le sue ali e la luce mattutina, incarna la grazia che rende possibile il progresso spirituale oltre le sole forze umane. Il contrasto tra le voci del Purgatorio, che cantano “Beati pauperes spiritu”, e i lamenti infernali sottolinea la differenza tra dannazione senza speranza e pena redentrice. Infine, il gesto di Dante che si tasta la fronte evidenzia come l’uomo spesso non percepisca pienamente la propria condizione spirituale, finché non gli viene rivelata da una guida o da un segno divino.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.