Purgatorio Canto 19 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi
Dante fa un sogno che Virgilio interpreta, allora ci si ferma a parlare con Adriano V che spiega la pena degli avari, attaccati ai beni materiali
Introduzione al Canto 19
Il Canto 19 del Purgatorio si colloca nella parte centrale dell’Ascesa di Dante sul monte, precisamente nel passaggio tra il quarto e il quinto balzo, dove sono purificate le anime degli avari e dei prodighi. Il canto si apre con un sogno allegorico, il terzo della cantica, nel quale appare a Dante la figura seducente e mostruosa dell’“antica strega”, simbolo dell’avidità mondana e della falsa felicità. Svegliato da Virgilio, il poeta prosegue il cammino e incontra un angelo che indica la via al nuovo girone. Qui Dante trova le anime distese a terra, che espiano il loro eccessivo attaccamento ai beni materiali. Tra esse emerge la figura di papa Adriano V, che spiega a Dante la pena degli avari e riflette sulla propria conversione tardiva, mettendo in luce temi fondamentali come l’avarizia, il distacco dai beni terreni e la vera povertà cristiana.
Riassunto per versi del Canto 19
Versi 1–27: Il sogno della sirena-mostro
All’ora notturna in cui il freddo lunare prevale sul calore del giorno, Dante si addormenta e ha un sogno simbolico. Gli appare una donna deforme: balbuziente, strabica, storpia, dal colore smorto. Tuttavia, sotto lo sguardo del poeta, essa si raddrizza, diventa bella e affascinante, “com’ amor vuol”, quasi trasfigurata dallo sguardo ingannevole del desiderio. La donna inizia a cantare e si presenta come “dolce serena”, la sirena che ammalia i marinai e vanta d’aver sviato Ulisse dal suo cammino. La sua voce è così seducente che Dante faticherebbe a staccarsene. La scena mostra come ciò che è moralmente ripugnante possa apparire attraente quando è guardato con occhi non illuminati dalla ragione e dalla grazia.
Versi 28–63: L’intervento della donna santa e il risveglio
Prima che la sirena chiuda la bocca, appare una donna “santa e presta”, figura luminosa e risoluta, che chiama Virgilio per smascherare l’inganno. Virgilio fissa con rispetto la donna onesta, mentre questa afferra la sirena, le squarcia le vesti e ne mostra il ventre corrotto, dal quale esala un puzzo tanto forte da svegliare Dante. L’immagine brutale della putredine interna rivela la vera natura del falso piacere. Svegliatosi, Dante trova Virgilio che lo richiama con insistenza: lo ha già chiamato più volte e lo sollecita ad alzarsi per cercare la porta che conduce al nuovo girone. Così il sogno si collega direttamente al cammino spirituale: la tentazione è stata smascherata grazie all’intervento della ragione illuminata (Virgilio) e della grazia (la donna santa).
Versi 37–60: L’angelo del girone e il rimprovero di Virgilio
Dante si alza e nota che ormai è pieno giorno sui gironi del monte. Procede dietro a Virgilio, assorto nei suoi pensieri, con la testa china come chi è oppresso da preoccupazioni. Improvvisamente ode una voce soave che dice “Venite; qui si varca”: è un angelo, descritto con ali bianche come di cigno, che li invita a salire tra le strette pareti rocciose. Mentre li ventila con le ali proclamando beati “qui lugent”, coloro che piangono e saranno consolati, Dante continua a guardare a terra, ancora preso dalla visione del sogno. Virgilio lo rimprovera affettuosamente, chiedendogli perché continui a fissare la terra. Dante confessa che la nuova visione lo inquieta; Virgilio spiega allora che ha visto l’“antica strega”, simbolo dell’unica cosa per cui ormai si piange in Purgatorio: l’attaccamento ai beni terreni.
Versi 61–87: L’ingresso nel quinto girone e le anime degli avari
Guidato da Virgilio, Dante, come un falcone che obbedisce al richiamo del falconiere, si ridesta dalla distrazione e si slancia nuovamente verso l’alto lungo la spaccatura nella roccia, fino a raggiungere il quinto girone. Qui vede anime distese a terra, col volto rivolto in giù, che piangono amaramente. Esse recitano il versetto biblico “Adhaesit pavimento anima mea”, a indicare come la loro anima sia stata attaccata alla polvere, ai beni terreni. Virgilio si rivolge a loro chiamandoli “eletti di Dio” e chiede che indichino la via più rapida per salire. Una voce, poco avanti, risponde che, se Dante e Virgilio possono camminare eretti, devono tenere sempre la destra esterna alla cornice. Dante si accorge così che chi ha parlato è nascosto a terra, e con lo sguardo chiede a Virgilio il permesso di avvicinarsi a questo spirito.
Versi 88–111: L’incontro con papa Adriano V
Ottenuto l’assenso di Virgilio, Dante si china su quella creatura e la prega di fermarsi un poco, spiegando che il suo desiderio è conoscere chi sia e perché giacciano tutti col dorso rivolto verso l’alto. Lo spirito risponde che, prima di tutto, Dante deve sapere che egli è stato “successor Petri”, cioè papa. Si rivela quindi come Adriano V e indica il fiume che scorre tra Sestri e Chiavari, il cui nome (Scrivia) allude al casato Fieschi da cui proviene. Racconta di aver provato per poco più di un mese quanto sia pesante il “gran manto” papale per chi voglia restare puro dal fango del mondo. Tutti gli altri carichi, rispetto al peso delle responsabilità spirituali, sembrano piume. Confessa che la sua conversione fu tardiva, ma proprio come pontefice comprese l’inganno della vita mondana e sentì nascere in sé l’amore per la vita vera.
Versi 112–145: Confessione di avarizia e ammonimento a Dante
Adriano continua a raccontare che, fino a quel momento di conversione, la sua anima fu “del tutto avara” e lontana da Dio; ora espia in questo girone. Spiega il senso della pena: come gli avari tennero gli occhi fissi alle cose terrene, così ora la giustizia divina li tiene schiacciati a terra; come l’avarizia spense in loro l’amore per il bene e li rese inoperosi, così ora sono legati mani e piedi, immobili. Dante, colpito, si inginocchia per rispetto, ma Adriano lo ferma, chiarendo che ora è solo un “conservo” tra gli altri, non più un superiore gerarchico. Richiama il passo evangelico “Neque nubent”, per ricordare che in cielo non valgono più i titoli mondani. Infine lo congeda, chiedendo che non resti oltre, perché il suo pianto deve maturare la purificazione, e raccomanda alla preghiera la nipote Alagia, che sola gli è rimasta devota sulla terra.
Personaggi del Canto 19
Dante
Dante è il protagonista in cammino di purificazione e conoscenza. Nel Canto 19 la sua esperienza interiore è al centro: il sogno della sirena-mostro rivela la sua vulnerabilità alle seduzioni del piacere e della ricchezza, ma anche la sua capacità di lasciarsi correggere dalla ragione e dalla grazia. Nell’incontro con Adriano V, Dante mostra rispetto quasi eccessivo, inginocchiandosi davanti all’ex papa, e viene ammonito a comprendere che in Purgatorio non contano più le dignità terrene. Il suo atteggiamento oscillante tra attrazione e distacco dai beni mondani rappresenta il cammino di ogni cristiano verso una libertà interiore più grande, in cui i valori spirituali prevalgono sugli interessi materiali.
Virgilio
Virgilio continua a svolgere il ruolo di guida razionale e morale. In questo canto appare prima nel sogno, chiamato dalla donna santa per smascherare la sirena, poi nella veglia, quando richiama Dante dal sonno e lo sprona a riprendere il cammino. Rimprovera affettuosamente il poeta per il suo fissare la terra, segno di un pensiero ancora appesantito da preoccupazioni mondane, e gli spiega il significato della visione: l’“antica strega” è la sola causa di pianto rimasta sopra di loro, cioè l’avidità della ricchezza. Virgilio rappresenta la ragione illuminata, capace di interpretare i segni, distinguere tra vero e falso bene, e guidare l’uomo a sollevare lo sguardo verso Dio, abbandonando le catene dell’attaccamento materiale.
La sirena (l’“antica strega”)
La sirena che appare in sogno è una figura mostruosa e seducente insieme: inizialmente deforme, è resa apparentemente bella dallo sguardo di Dante. Si presenta come “dolce serena” che ammalia i marinai e vanta di avere sviato Ulisse, simbolo del desiderio di conoscenza. È l’incarnazione allegorica del piacere ingannevole, della ricchezza e delle lusinghe del mondo che, pur essendo interiormente corrotte, si presentano come desiderabili. Quando la donna santa la smaschera, mostrando il suo ventre fetido, appare il suo vero volto: ciò che sembra dolce è in realtà fonte di morte spirituale. L’“antica strega” simboleggia dunque l’avarizia e, più in generale, ogni forma di cupidigia e idolatria del mondo che allontana l’anima da Dio e dal vero bene.
La donna santa
La donna “santa e presta” che interviene nel sogno è una figura luminosa di purezza e verità. Chiamando Virgilio, ella si pone come alleata della ragione nel combattere l’inganno della sirena. Smaschera la falsa bellezza, strappa le vesti della strega e ne rivela la putrefazione interiore, il “puzzo” che sveglia Dante. Il suo intervento ha un forte valore allegorico: rappresenta la grazia divina, la sapienza o anche la Chiesa vera che denuncia la corruzione dei falsi beni. Grazie a lei, Dante comprende che ciò che lo attraeva nel sogno è in realtà moralmente abietto. La donna santa mostra come la verità, unita alla ragione (Virgilio), sia indispensabile per liberare l’uomo dalla fascinazione dei piaceri e delle ricchezze ingannatrici.
Papa Adriano V
Papa Adriano V è la figura centrale del girone degli avari. Si presenta con estrema umiltà, ricordando solo dopo la sua provenienza nobile e la sua dignità papale, e indicando quanto breve sia stato il suo pontificato. Confessa apertamente la propria avarizia e il ritardo della conversione, che avvenne proprio dopo l’elezione a pontefice, quando comprese quanto fosse pesante il “gran manto” per chi vuole restare puro. La sua posizione, disteso a terra, con il volto rivolto verso il basso, rende visibile la pena degli avari, legati ai beni terreni. Adriano assume un valore esemplare: mostra che persino un papa può cadere nella cupidigia, ma anche che la consapevolezza e il pentimento possono aprire la via alla salvezza. Il suo rifiuto della prostrazione di Dante sottolinea l’uguaglianza delle anime davanti a Dio.
L’angelo del quinto girone
L’angelo che appare tra le pareti di roccia segna il passaggio al quinto girone. Viene descritto con ali aperte simili a quelle di un cigno, immagine di purezza e grazia, e parla con voce soave e benigna, invitando Dante e Virgilio a passare. Ventilandoli con le sue ali, proclama beati coloro che piangono, richiamando il versetto evangelico delle Beatitudini. L’angelo è il mediatore tra l’uomo e Dio, colui che apre la via alla purificazione successiva. Simbolicamente, rappresenta l’aiuto divino che sostiene lo sforzo umano: dopo che l’uomo ha riconosciuto e rifiutato l’inganno dell’avarizia (la sirena), l’angelo permette di avanzare nel cammino. La sua presenza ribadisce che l’ascesa nel Purgatorio è sempre frutto di una collaborazione tra grazia e libera volontà.
Temi e Simboli del Canto 19
Il Canto 19 sviluppa soprattutto il tema dell’avarizia e della seduzione dei beni terreni. Il sogno iniziale è un potente simbolo della dinamica del peccato: ciò che è in sé deforme (la sirena-mostro) appare bello solo perché lo sguardo dell’uomo è distorto dal desiderio. Il canto della sirena richiama la forza ammaliatrice delle ricchezze, del piacere e del potere, capaci di sviare anche figure illustri come Ulisse. L’intervento della donna santa e di Virgilio rappresenta il ruolo congiunto di grazia e ragione nel rivelare la vera natura del falso bene, svelata dal “puzzo” del ventre corrotto.
La pena degli avari sul quinto girone è altamente simbolica: gli occhi fissati a terra, le mani e i piedi legati, l’immobilità forzata traducono in immagine il loro passato attaccamento alle cose materiali e l’incapacità di operare il bene. Il versetto “Adhaesit pavimento anima mea” esprime l’anima incollata alla polvere dei beni transitori.
Importante è anche il tema dell’umiltà ecclesiastica: Adriano V, ex papa, si definisce semplice “conservo” e rifiuta ogni culto della dignità papale. Ciò critica indirettamente la corruzione della Chiesa e la confusione tra autorità spirituale e ambizione mondana. Infine, il riferimento ad Alagia evidenzia il valore delle preghiere dei vivi, sottolineando la solidarietà tra Chiesa militante e Chiesa purgante nel cammino verso la salvezza.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.