Purgatorio Canto 23 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi
Arrivano i golosi tra cui Forese Donati che spiega la pensa dei golosi ed esalta la figura di Nella: una donna modesta non come le donne fiorentine
Introduzione al Canto 23
Il Canto 23 del Purgatorio si colloca nella VI cornice, dove sono purificate le anime dei golosi, cioè coloro che in vita abusarono del cibo e della bevanda. Dante, insieme a Virgilio e a Stazio, procede nel cammino quando viene attirato dal canto dei penitenti e dall’aspetto impressionante dei loro corpi emaciati. In questo contesto avviene l’incontro centrale del canto: quello con l’amico fiorentino Forese Donati, già morto da pochi anni. Il dialogo fra i due permette a Dante di approfondire il senso della pena purgatoriale, il valore della preghiera dei vivi per i defunti e offre uno spaccato morale e satirico sulla società fiorentina, con particolare attenzione al tema della modestia femminile. Il canto fonde così amicizia personale, dottrina teologica e critica civile.
Riassunto per versi del Canto 23
Versi 1–36: L’apparizione dei golosi penitenti
Dante, distratto a osservare la fronda verde, viene richiamato da Virgilio a non perdere tempo. Mentre riprende il cammino con le due guide, ode un coro di voci che piangono e cantano il salmo “Labia mea, Domine”, suscitando in lui insieme dolore e piacere. Virgilio gli spiega che si tratta probabilmente di anime che stanno sciogliendo il debito della loro colpa. Subito dopo sopraggiunge, superandoli, una turba di anime silenziose e devote, che li guarda con stupore. Dante ne descrive l’aspetto: occhi infossati, volti pallidi, corpi così smunti che la pelle aderisce alle ossa. Capisce che la loro magrezza è estrema, paragonandoli a figure bibliche e mitiche consumate dal digiuno, e si interroga sul mistero che li affama.
Versi 37–57 Il riconoscimento di Forese Donati
Mentre Dante ancora si domanda la causa di tanta magrezza, una delle ombre alza lo sguardo e lo fissa, gridando sorpresa per la “grazia” dell’incontro. Dante non la riconosce dal volto, tanto è cambiato, ma la voce gli rivela che si tratta di Forese Donati, antico compagno di gioventù. La “favilla” della voce riaccende la memoria del poeta, che finalmente ravvisa l’amico. Forese lo prega di non fermarsi alle sue condizioni fisiche degradate e gli chiede di spiegare chi sia e chi siano le anime che lo accompagnano. Dante confessa che la vista del volto sfigurato di Forese, già pianto come morto in vita, ora gli suscita un dolore ancora maggiore.
Versi 58–75: Spiegazione della pena dei golosi
Dante chiede a Forese quale sia la causa di tale consunzione dei corpi. Forese risponde che è l’“etterno consiglio” di Dio a infondere una virtù speciale nell’acqua e nella pianta che crescono nella cornice: proprio da lì deriva il loro assottigliarsi. Tutte le anime presenti qui pagarono in vita il peccato della gola e ora si santificano grazie a una fame e sete purificatrici. L’odore del frutto e dello “sprazzo” dell’acqua che scorre tra il fogliame suscita un desiderio ardente, continuamente rinnovato, senza però essere mai soddisfatto. Forese precisa che, in realtà, questa che si chiama pena è, nel disegno divino, anche un “sollazzo”, perché raddrizza quella stessa voglia disordinata che condusse Cristo lieto al legno della Croce, dove pronunciò “Eli” per salvare l’umanità.
Versi 76–96: Il mistero della rapida salita di Forese
Dante si stupisce della presenza di Forese così in alto nel Purgatorio, dato che sono passati solo cinque anni dalla sua morte. Secondo la logica purgatoriale, Forese avrebbe dovuto sostare a lungo nell’Antipurgatorio o nelle cornici inferiori. Il poeta chiede allora come mai sia già giunto nella zona destinata ai golosi. Forese spiega che la causa della sua rapida ascesa è la moglie Nella, una vedova virtuosa che, con le sue preghiere e lacrime, ha abbreviato il tempo della sua purificazione. Le sue pie invocazioni lo hanno “tratto” dalla sosta e liberato dagli altri giri della montagna. Forese sottolinea quanto Nella sia cara a Dio e quanto spicchi, per pudore e bontà, rispetto alle donne della sua città, che paragona negativamente persino alle barbare della Barbagia.
Versi 97–111: Satira delle donne fiorentine
Forese passa a una dura invettiva contro i costumi femminili di Firenze. Egli prevede profeticamente un tempo, non lontano, in cui dal pulpito sarà proibito alle donne fiorentine sfacciate di mostrare il petto scoperto. Si domanda quali popoli barbari o saraceni abbiano mai avuto bisogno, come quelle donne, di essere corretti con così severi ammonimenti per coprirsi. Se le fiorentine avessero coscienza della rapida punizione che il cielo prepara loro, già urlerebbero di terrore. Forese annuncia inoltre un castigo vicino per un uomo che ora “si consola con nanna”, cioè un bambino che un giorno soffrirà, legando così la critica morale a una dimensione profetica sulla storia cittadina e sulle conseguenze del vizio e dell’ostentazione.
Versi 112–133: Spiegazione del viaggio e indicazione di Virgilio e Stazio
Forese insiste perché Dante non si nasconda oltre e spieghi chiaramente la sua presenza in Purgatorio con il corpo vivo. Dante ricorda allora come erano stati un tempo amici e ammette che è difficile ripensare a quel passato. Racconta che Virgilio lo ha distolto dalla vita di peccato solo il giorno prima, quando è sorta la luna piena, e che lo ha condotto, durante la notte, attraverso l’Inferno tra le anime dannate, con il suo corpo reale. Successivamente, grazie ai conforti di Virgilio, ha iniziato la salita del monte che raddrizza coloro che il mondo rese storti. Dante annuncia che proseguirà il viaggio fino a raggiungere Beatrice, ma dovrà poi separarsi da Virgilio. Infine presenta le sue due guide: Virgilio e Stazio, la cui conversione aveva scosso l’intero regno del Purgatorio.
Personaggi del Canto 23
Dante Alighieri
Dante è il protagonista-viator che osserva, interroga e riflette sulle realtà spirituali che incontra. In questo canto appare particolarmente come l’amico e l’uomo che porta ancora in sé i legami affettivi terreni: il riconoscimento di Forese suscita in lui un’emozione intensa, che mescola dolore, nostalgia e tenerezza. La sua reazione mostra come l’esperienza del Purgatorio non cancelli i rapporti umani, ma li purifichi. Al tempo stesso, Dante svolge il ruolo di teologo e moralista: le domande che pone consentono a Forese di spiegare la logica della pena, il valore delle preghiere e di pronunciare la sua satira sociale. Allegoricamente, Dante rappresenta l’anima in cammino dalla confusione del peccato alla luce dell’ordine divino.
Virgilio
Virgilio continua a essere la guida razionale e morale di Dante. All’inizio del canto richiama il discepolo a non perdere tempo, incarnando l’idea che la vita terrena è breve e va utilizzata per il bene. Egli spiega a Dante la natura delle voci che ode, orientandone la comprensione teologica degli eventi. Anche se nel dialogo centrale tra Dante e Forese resta sullo sfondo, la sua presenza è costante e necessaria: ha portato Dante dall’Inferno al Purgatorio e lo conduce lungo il percorso di purificazione. Allegoricamente, Virgilio rappresenta la ragione umana e la filosofia naturale, capace di guidare l’uomo fino alla soglia della grazia, ma destinata a cedere il passo a Beatrice, simbolo della rivelazione e della teologia cristiana.
Stazio
Stazio, pur presente nel canto, rimane in secondo piano rispetto a Virgilio e Forese. È la seconda guida di Dante nel Purgatorio, poeta latino convertito al cristianesimo grazie alla lettura di Virgilio. Nel Canto 23 è citato alla fine, quando Dante indica a Forese “quell’ombra per cui scosse dianzi ogne pendice lo vostro regno”, alludendo alla commozione delle anime per la sua salvezza. La sua figura ha un forte valore allegorico: è il ponte tra paganesimo e cristianesimo, tra poesia classica e fede. Rappresenta la possibilità che l’arte e la ricerca della verità naturale conducano all’incontro con Cristo. La sua presenza conferma la funzione salvifica della cultura, quando è aperta alla grazia divina.
Forese Donati
Forese Donati è il centro umano e drammatico del canto. Antico amico di Dante, noto per la vita disordinata e per i sonetti burleschi scambiati col poeta, compare qui completamente trasformato: il corpo consunto e lo spirito umile testimoniano l’effetto della purificazione. Il suo ruolo narrativo è duplice: da un lato illustra la pena dei golosi e il funzionamento del Purgatorio, dall’altro consente a Dante di affrontare il tema dell’amicizia e della memoria personale. Allegoricamente, Forese incarna la possibilità della conversione sincera anche dopo una vita dissipata. Attraverso le lodi alla moglie Nella e la satira delle donne fiorentine, diventa inoltre veicolo di una severa critica morale ai costumi del tempo, in particolare riguardo al pudore e alla vanità.
Nella (menzionata)
Nella, la moglie di Forese, non appare come personaggio dialogante, ma è al centro di un importante discorso morale. Forese attribuisce a lei, alle sue preghiere e lacrime, il merito della sua rapida liberazione dalle pene purgatoriali. Nella è presentata come vedova casta, solitaria nel bene, opposta in modo netto alla corruzione delle altre donne fiorentine. Allegoricamente rappresenta la forza della preghiera d’intercessione e il valore della fedeltà coniugale, che continua oltre la morte. In lei Dante esalta il modello cristiano di donna umile e riservata, che coopera alla salvezza altrui attraverso la carità e la devozione. La sua figura conferma il legame tra la Chiesa militante (i vivi) e la Chiesa purgante (le anime in purificazione).
Temi e Simboli del Canto 23
Il Canto 23 sviluppa anzitutto il tema della purificazione della gola. La fame e la sete imposte ai penitenti, provocate dall’odore del frutto e dall’acqua irraggiungibile, simboleggiano il capovolgimento del vizio: ciò che fu abuso diventa mancanza ordinata che riporta il desiderio al giusto limite. La pena è al tempo stesso dolore e sollazzo, segno che nel Purgatorio il castigo è già intriso di speranza.
Importante è poi il tema della preghiera dei vivi per i morti, incarnato nella figura di Nella. Le sue suppliche abbreviamo la pena di Forese, illustrando la comunione dei santi e la responsabilità reciproca tra gli uomini. Il canto affronta anche la critica sociale: attraverso la satira di Forese alle donne fiorentine, Dante denuncia la perdita del pudore, il lusso e l’esibizionismo, contrapponendo a questi il modello di modestia cristiana.
Tra i simboli spiccano la pianta e l’acqua, che rinviano al paradiso terrestre e al cibo spirituale negato, e il corpo emaciato delle anime, visibile conseguenza del peccato e strumento di redenzione. L’incontro con Forese infine introduce il tema dell’amicizia trasfigurata: il legame affettivo, pur segnato dalla memoria delle colpe passate, diventa occasione di verità, di profezia e di crescita morale per il poeta e per il lettore.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.