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Purgatorio Canto 29 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi

Nel canto assistiamo una processione simbolica fatta di carri trionfali e personaggi biblici allegorici che preparano all'arrivo di Beatrice

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Introduzione al Canto 29

Il Canto 29 del Purgatorio si colloca nella parte conclusiva della cantica, all’interno del Paradiso terrestre situato sulla cima del monte. Dante, guidato da Virgilio e accompagnato da Matelda, assiste a una grandiosa e misteriosa processione simbolica che prepara l’arrivo di Beatrice nel canto successivo. L’atmosfera è sospesa e solenne: luci, canti, visioni profetiche trasformano la foresta in uno scenario sacro. I principali avvenimenti sono la comparsa del corteo apocalittico, del carro trionfale trainato dal grifone e dei vari gruppi di personaggi allegorici. Temi chiave del canto sono l’allegoria della Chiesa, il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, la rivelazione del disegno divino nella storia e il legame tra bellezza sensibile e verità spirituale. Il canto segna il passaggio dall’itinerario etico del Purgatorio alla piena dimensione teologica e contemplativa.

Riassunto per versi del Canto 29

Versi 1–30: Il cammino con Matelda e il misterioso bagliore

Il canto si apre con Matelda che continua a cantare, come una donna innamorata, l’antifona biblica “Beati quorum tecta sunt peccata”. Dante la segue lungo la riva del fiume Lete, mantenendo il suo passo, finché il sentiero piega verso oriente. A un tratto la donna lo invita a guardare e ascoltare. Nella foresta esplode allora una luce improvvisa che ricorda un fulmine, ma a differenza del baleno non si spegne: si intensifica sempre più. Allo stesso tempo si diffonde una dolce melodia nell’aria illuminata. Dante, colpito da tanta armonia, condanna retrospettivamente la disobbedienza di Eva, che non seppe restare umile sotto il “velo” del comando divino e privò così l’umanità di quelle delizie spirituali che egli ora assapora nel Paradiso terrestre.

Versi 31–57: Invocazione alle Muse e apparizione dei sette candelabri

Mentre Dante è assorto in questo preludio di gioia eterna, l’aria sotto i rami si accende come un fuoco visibile e il suono indistinto si evolve in canti riconoscibili. Consapevole della grandezza della visione che sta per descrivere, il poeta si rivolge solennemente alle Muse, in particolare a Urania, chiedendo aiuto per “mettere in versi forti cose a pensar”. In lontananza gli appaiono sette alberi d’oro, che però, avvicinandosi, si rivelano essere sette candelabri fiammeggianti da cui si leva il canto dell’“Osanna”. Le fiamme brillano più della luna piena in cielo sereno. Dante, colmo di stupore, si volta verso Virgilio, che condivide lo stesso sbigottimento. Il ritmo lento del procedere di queste luci sottolinea la solennità della scena liturgica e apocalittica che sta per dispiegarsi.

Versi 58–81: Il corteo bianco e l’arcobaleno di fuoco

Dante torna a fissare le “alte cose” che avanzano così lentamente che, nota ironicamente, sarebbero battute persino da novelle spose nel camminare. Matelda lo rimprovera perché guarda solo le luci e non ciò che segue dietro di esse. Il poeta scorge allora una schiera di persone vestite di bianco, dal candore mai visto sulla terra. L’acqua del fiume riflette come uno specchio la sua immagine e quella del corteo, rendendo la scena ancora più suggestiva. Fermatosi per vedere meglio, Dante osserva che le fiammelle lasciano dietro di sé l’aria “dipinta” come da pennellate, formando sette strisce colorate, simili ai colori dell’arcobaleno e alla cintura della dea Diana. Questi vessilli luminosi superano la portata della sua vista, accentuando il carattere sovrannaturale della visione processionale che si snoda nella foresta sacra.

Versi 82–111: I ventiquattro seniori e i quattro animali

Sotto quel cielo di luci variopinte appaiono ventiquattro anziani, che procedono a due a due, coronati di fiordalisi, cantando la benedizione mariana: “Benedicta tu in mulieribus”. Una volta che il prato fiorito sulla riva opposta è libero dal loro passaggio, compaiono quattro animali coronati di verde fronda, ciascuno con sei ali piene d’occhi, richiamo agli esseri viventi della visione di Ezechiele e dell’Apocalisse. Dante dichiara di non poter spendere più rime per descriverli e rinvia il lettore alla Bibbia, con la precisazione che solo le penne, piene d’occhi, costituiscono una differenza rispetto al profeta. Lo spazio tra i quattro animali contiene un carro trionfale a due ruote, trainato da un grifone, figura fantastica metà aquila e metà leone. Le ali del grifone si alzano tra le sette strisce di luce senza ferirle, segno dell’armonia tra la creatura e il mistero che la circonda.

Versi 112–142: Il carro, il grifone e le danze delle sette virtù

Del grifone Dante osserva che la parte “uccello”, d’oro, si innalza tanto che le ali escono alla vista, mentre il resto del corpo è bianco e vermiglio. Nessun carro romano, nemmeno quello di Scipione o di Augusto, né il carro del Sole guidato da Fetonte, può reggere il paragone con questa meraviglia, che è figura della gloria divina. Attorno alla ruota destra del carro danzano tre donne: una rossa come il fuoco, una verde come smeraldo, una bianca come neve appena caduta. A volte sembrano guidate dalla bianca, altre dalla rossa; è il canto di questa ultima a regolare il ritmo delle altre. Sul lato sinistro quattro donne in porpora seguono la guida di una di loro che ha tre occhi in fronte. Nel complesso si disegna un’armoniosa coreografia di sette donne, destinate a rappresentare le virtù teologali e cardinali che circondano il mistero di Cristo e della Chiesa.

Versi 143-154: Gli autori sacri e il silenzio improvviso del corteo

Dopo il gruppo delle virtù, Dante scorge due vecchi vestiti in modo diverso ma ugualmente dignitoso e serio. Il primo mostra i tratti di un medico, famigliare di Ippocrate, simbolo dell’attenzione alla “natura” degli esseri viventi: è figura degli Atti degli Apostoli o, più in concreto, dell’evangelista Luca. Il secondo porta una spada lucida e affilata, che incute timore persino da lontano: è segno della Parola tagliente delle lettere paoline. Seguono quattro uomini dall’aspetto umile, allegorie delle altre epistole canoniche, e infine un vecchio solo, che viene come dormendo ma con volto acuto, figura probabile dell’autore dell’Apocalisse, Giovanni. Questi sette sono anch’essi incoronati, ma di rose e fiori rossi. Quando il carro giunge di fronte a Dante, un tuono risuona e l’intero corteo si ferma, sospendendo l’andare: la scena si congela nell’attesa, annunciando l’imminente apparizione di Beatrice nel canto seguente.

Personaggi del Canto 29

Dante

Dante è testimone e narratore della visione mistica. Nel canto assume il ruolo del pellegrino ormai prossimo al compimento del suo itinerario purgatoriale: i suoi sensi sono purificati e idonei a percepire realtà simboliche altissime. La sua meraviglia, i rimandi autobiografici (il rimprovero a Eva) e l’invocazione alle Muse mostrano un’anima consapevole della sproporzione tra esperienza e capacità espressiva. Allegoricamente, Dante rappresenta l’umanità ragionevole che, guidata dalla filosofia (Virgilio) e dalla grazia (Matelda, e poi Beatrice), è introdotta nella comprensione della storia della salvezza e del mistero della Chiesa. Il suo sguardo che impara a distaccarsi dalla pura luce per cogliere il corteo alle sue spalle indica il passaggio dall’ammirazione estetica alla lettura teologica dei segni divini.

Virgilio

Virgilio, pur presente nel canto, rimane silenzioso e attonito. Il suo sguardo carico di stupore, che rispecchia quello di Dante, ne sottolinea il limite: la ragione umana pagana può accompagnare fino alla soglia del mistero cristiano, ma non può penetrarlo né spiegarlo pienamente. Nel contesto del corteo apocalittico, Virgilio perde gradualmente la centralità che aveva avuto nelle cornici precedenti del Purgatorio. Il suo ruolo allegorico è quello della ragione naturale e della sapienza classica, che riconosce la grandezza di quanto vede ma non ne possiede la chiave teologica. Il silenzio di Virgilio prepara implicitamente l’ingresso di Beatrice, simbolo della teologia rivelata, che prenderà il posto di guida suprema nel cammino verso la piena visione di Dio.

Matelda

Matelda è la donna che accoglie Dante nel Paradiso terrestre. In questo canto lo guida lungo il fiume e soprattutto lo educa a guardare e ascoltare con attenzione spirituale: lo rimprovera quando egli si fissa solo sulle luci e lo richiama all’insieme della processione. Il suo canto iniziale, tratto dai salmi, introduce un clima liturgico. Allegoricamente, Matelda è stata interpretata come figura della felicità terrena innocente, dello stato di grazia originario perduto con il peccato di Adamo ed Eva, o ancora come personificazione delle virtù attive e della contemplazione della creazione. Nel Canto 29 funge da mediatrice tra Dante e la grande visione ecclesiale: prepara l’animo del pellegrino all’incontro con Beatrice e alla comprensione del senso teologico della storia che la processione mette in scena simbolicamente.

Il grifone

Il grifone che traina il carro trionfale è un mostro mitologico con corpo in parte di aquila e in parte di leone. Dante ne descrive l’aspetto con molta cura: le parti “uccello” sono d’oro, mentre il resto è bianco e vermiglio. Allegoricamente, la tradizione critica vi riconosce la figura di Cristo, vero Dio e vero uomo: l’aquila richiama la natura divina (l’altezza, la luce), il leone quella umana (la regalità, la carne). Il fatto che le sue ali si innalzino tra le sette strisce colorate senza ferirle esprime l’armonia tra Cristo e il disegno della Trinità. Il grifone è il motore del carro, cioè della Chiesa: mostra che la storia ecclesiale è trainata e governata da Cristo stesso, centro e fine dell’intera processione simbolica che si svolge nel Paradiso terrestre.

I quattro animali

I quattro animali che seguono i ventiquattro seniori riprendono direttamente la visione del profeta Ezechiele e dell’Apocalisse di Giovanni. Ognuno ha sei ali e le penne piene di occhi, a indicare una conoscenza attenta e vigilante, una presenza che vede tutto. Tradizionalmente, nella simbologia cristiana, essi rappresentano i quattro evangelisti: il leone Marco, il bue Luca, l’uomo Matteo e l’aquila Giovanni. Dante, tuttavia, lascia volutamente in secondo piano la descrizione precisa delle forme, rinviando il lettore alla Bibbia, per mettere l’accento sulla loro funzione liturgica e contemplativa nel corteo. Essi incorniciano il carro e delimitano lo spazio sacro in cui si colloca la Chiesa, nata proprio dall’annuncio evangelico. Sono così segno della solidità scritturistica del mistero che il poeta sta contemplando.

I ventiquattro seniori

I ventiquattro seniori che avanzano coronati di fiordaliso, cantando la lode di Maria, richiamano le ventiquattro figure che nell’Apocalisse circondano il trono di Dio. Nel contesto dantesco, essi rappresentano l’insieme dei libri dell’Antico Testamento o i principali autori veterotestamentari. Il loro candore e la disposizione a due a due sottolineano ordine, purezza e armonia. Procedono sotto il “cielo” dei sette candelabri e delle sette strisce di luce, indicando come l’Antico Testamento sia illuminato dal mistero trinitario e orientato verso Cristo. Il loro canto mariano mostra che anche la rivelazione antica confluisce nella storia della salvezza culminata nell’incarnazione. Funzionano quindi come ponte simbolico tra la prima alleanza e la nuova, rappresentando la memoria profetica che prepara il carro della Chiesa trainato dal grifone.

Le sette donne (virtù)

Le sette donne che danzano attorno al carro si dividono in due gruppi: tre a destra, quattro a sinistra. Le tre della destra, dai colori bianco, rosso e verde, con movimenti regolati dal canto della rossa, simboleggiano le virtù teologali: Fede (bianca), Carità (rossa), Speranza (verde). Le quattro della sinistra, vestite di porpora e guidate da una figura con tre occhi, rappresentano le virtù cardinali: Prudenza (con tre occhi, per vedere passato, presente e futuro), Giustizia, Fortezza e Temperanza. Allegoricamente, mostrano che la vita cristiana e la stessa Chiesa (il carro) sono circondate e sostenute sia dalla grazia teologale donata da Dio, sia dalle virtù morali che regolano l’agire umano. La loro danza armoniosa intorno al carro rende visibile l’ordine etico e spirituale che deve circondare il mistero di Cristo nella storia.

Gli autori sacri (i sette “vecchi” finali)

Dopo le virtù, la processione presenta un gruppo di sette figure maschili, in due sottogruppi. I primi due vecchi, dall’abito diverso ma uguale dignità, rappresentano gli Atti degli Apostoli (o Luca) e le lettere di san Paolo, la cui “spada” indica il vigore dottrinale. Seguono quattro uomini umili, allegoria delle epistole cattoliche (Pietro, Giacomo, Giovanni, Giuda). Infine un vecchio solo, che sembra venire “dormendo” ma con volto penetrante, è figura dell’Apocalisse, libro di visioni e misteri. Le loro corone di rose e fiori rossi, che paiono fiammeggiare, evocano il fuoco dello Spirito Santo e il martirio. Così l’intero Nuovo Testamento, nella sua varietà di scritti, è posto a coronamento del carro, a indicare che la Chiesa vive e si muove nella storia nutrita dalla Parola rivelata nella sua pienezza cristiana.

Temi e Simboli del Canto 29

Il Canto 29 è uno dei vertici simbolici dell’intera Commedia. Tema centrale è la rappresentazione allegorica della Chiesa e della storia della salvezza attraverso il grande corteo processionale. I ventiquattro seniori, i quattro animali, il carro, il grifone, le virtù e gli autori sacri compongono una sintesi visiva di Antico e Nuovo Testamento, uniti intorno a Cristo (grifone) e alla Chiesa (carro). La luce, i canti liturgici e la foresta paradisiaca segnalano il passaggio dalla purificazione morale alla contemplazione teologica.

Importante è anche il tema del rapporto tra bellezza sensibile e verità spirituale: colori, musica, danze sono splendidi ma richiedono un’interpretazione interiore, che Dante impara grazie a Matelda e, a breve, a Beatrice. Richiami biblici (salmi, Ezechiele, Apocalisse) e classici (Muse, Elicona) mostrano la convergenza tra cultura pagana e rivelazione, entrambe poste al servizio del disegno divino. I sette candelabri e le sette strisce di luce evocano la Trinità e la pienezza dei doni spirituali. Il tuono finale, che immobilizza il corteo, suggella l’attesa dell’epifania di Beatrice e segna il confine tra il simbolo e la sua piena rivelazione.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.