Purgatorio Canto 8 di Dante – Riassunto, Analisi e Personaggi
Arrivano di due angeli mette in fuga un serpente. Dante e Virgilio parlano con Nino Visconti e Malaspina in cui si ribadisce l'importanza di pregare
Introduzione al Canto 8
Il Canto 8 del Purgatorio si colloca alla fine dell’Antipurgatorio, nella valletta fiorita dove sostano i principi negligenti. Siamo al tramonto, “l’ora che volge il disio”, momento carico di nostalgia e di ricordi terreni. Dante, guidato da Virgilio e accompagnato da Sordello, assiste alla preghiera corale delle anime e alla discesa di due angeli che difendono la valle dal serpente tentatore. Nel corso del canto, il poeta incontra due nobili personaggi: il giudice Nino Visconti e Currado Malaspina. I temi centrali sono la potenza della preghiera, la nostalgia degli affetti, la funzione protettiva della grazia divina e il giudizio morale sulla nobiltà terrena. Simboli importanti sono gli angeli armati senza punta, il serpente, le stelle e le immagini araldiche legate alle famiglie nobili citate.
Riassunto per versi del Canto 8
Versi 1–21: La sera in Purgatorio e il canto “Te lucis ante”
Dante descrive l’ora del crepuscolo, che suscita nei naviganti il desiderio della patria e nei pellegrini d’amore la nostalgia degli affetti. In questo clima malinconico, il poeta distoglie l’udito per osservare un’anima che si alza e chiede silenzio con la mano. L’anima eleva le palme verso oriente e intona l’inno Te lucis ante con tale devozione e dolcezza da rapire Dante in estasi. Tutte le altre anime si uniscono al canto, con lo sguardo rivolto alle “superne rote”. Dante invita il lettore ad aguzzare lo sguardo interiore, perché il “velo” della realtà sensibile ora è sottile: sta per avvenire una manifestazione soprannaturale che chiarisce il rapporto tra terra e cielo.
Versi 22–45: Gli angeli custodi e l’annuncio del serpente
Dopo il canto, Dante vede l’“esercito gentile” delle anime guardare in alto, tacito e umile, in attesa. Dall’alto scendono due angeli con spade infuocate ma tronche, vestiti di verde e con ali anch’esse verdi, simbolo di speranza e vita nuova. Uno si pone sopra il gruppo, l’altro sulla sponda opposta, a protezione della valle. Dante distingue i capelli biondi, ma non riesce a fissare il volto, abbagliato dalla loro perfezione. Sordello spiega che gli angeli vengono “del grembo di Maria” per difendere la valle dal serpente che sta per giungere. Dante, impaurito, si stringe a Virgilio, mentre Sordello invita a scendere tra le ombre illustri per parlare con loro.
Versi 46–75: L’incontro con Nino Visconti e la richiesta di preghiere
Dante compie pochi passi e si ritrova tra le anime; una di esse lo fissa con attenzione, come per riconoscerlo. Sebbene l’aria si stia oscurando, i loro sguardi riescono a trapassare quel lieve velo. L’anima si avvicina: è Nino Visconti, giudice sardo, che Dante è lieto di vedere non “tra ’ rei”, cioè non all’Inferno. Dopo i saluti, Nino chiede quando Dante sia giunto ai piedi del monte; il poeta rivela di essere ancora vivo, giunto dal mondo dei dannati. Alla risposta, sia Sordello sia Nino restano stupefatti. Nino chiama allora Currado Malaspina perché veda “ciò che Dio per grazia volse”. Poi supplica Dante di riferire alla figlia Giovanna di pregare per lui, lamentando invece il venir meno dell’amore della moglie, che ha cambiato casato e bianche vesti.
Versi 76–93: La critica alla fragilità dell’amore umano
Nino prosegue riflettendo sulla fragilità dell’amore terreno, soprattutto femminile, che si spegne se non è continuamente alimentato dalla vista o dal contatto. Evoca l’immagine della “vipera che Melanesi accampa”, simbolo araldico dei Visconti, contrapponendola al “gallo di Gallura”, segno del suo primo matrimonio: la sepoltura che la vipera darà alla moglie non sarà così onorevole come quella che avrebbe dato lui. Dante nota in Nino un giusto, misurato ardore morale, impresso nel volto. Intanto il poeta alza gli occhi al cielo verso tre stelle lente, mentre Virgilio lo richiama chiedendogli cosa guardi. Dante indica le “tre facelle” che ardono nel cielo del Purgatorio: Virgilio spiega che hanno preso il posto delle quattro stelle viste nel Canto 1, segnando il passaggio simbolico del tempo e delle virtù.
Versi 94–108: Il serpente tentatore e la fuga davanti agli angeli
Mentre Virgilio parla, Sordello lo afferra e indica “il nostro avversaro”: un serpente che entra nella valle dalla parte priva di difesa. È simile a quello che tentò Eva, si muove tra erba e fiori leccandosi il dorso come un animale che si liscia. Dante non coglie il momento esatto in cui gli angeli si muovono, ma li vede già in azione: sentendo il fruscio delle ali verdi nell’aria, il serpente fugge immediatamente. Gli angeli, compiuta la loro funzione, tornano ai loro posti, volando in modo perfettamente uguale. L’attacco del maligno è stato respinto senza che la preghiera e la contemplazione delle anime vengano interrotte, a conferma dell’efficacia della protezione divina sulla fragile volontà umana.
Versi 109–139: Dialogo con Currado Malaspina e l’elogio dei Malaspina
L’anima che era accorsa a Nino durante il turbamento rimane sempre al centro dell’attenzione di Dante. Ora prende la parola, paragonando la volontà dell’anima a una “lucerna” che ha bisogno di cera sufficiente (cioè del libero arbitrio ben disposto) per salire fino al “sommo smalto”, il cielo di Dio. Chiede a Dante notizie della Val di Magra: si presenta come Currado Malaspina, discendente del celebre capostipite, e afferma di aver amato i suoi sudditi con quella carità che qui in Purgatorio si purifica. Dante risponde che non è mai stato nelle loro terre, ma che la fama di cortesia e valore della casa Malaspina è diffusa in tutta Europa. Profetizza che, entro pochi anni, l’esperienza diretta gli confermerà questa buona opinione, se il corso della giustizia non verrà interrotto.
Personaggi del Canto 8
Dante Alighieri
Dante è protagonista e testimone del Canto 8. La sua sensibilità poetica emerge fin dall’incipit, nella descrizione dell’ora del tramonto che suscita nostalgia e dolcezza. Nel canto, Dante appare insieme timoroso (quando sente annunciare il serpente) e spiritualmente attratto verso il cielo, mentre contempla le stelle. Il suo ruolo è anche quello di mediatore tra il mondo dei vivi e quello dei morti: a Nino e a Currado promette di riportare notizie e di diffondere memoria e giusto giudizio. Allegoricamente rappresenta l’anima umana in cammino di purificazione, che passa dalla malinconia terrena all’apertura alla grazia, imparando a riconoscere i segni divini nella storia e nella politica.
Virgilio
Virgilio continua a svolgere il ruolo di guida razionale e autorevole. In questo canto interviene in modo discreto ma decisivo: richiama Dante dal suo sguardo verso il cielo, invitandolo a mantenere equilibrio tra contemplazione e attenzione al cammino presente. Spiega il movimento delle stelle, aiutando il poeta a leggere il tempo simbolico del Purgatorio. La sua presenza rassicura Dante, che si stringe a lui impaurito alla notizia dell’arrivo del serpente. Allegoricamente, Virgilio incarna la ragione naturale e la sapienza classica, capace di accompagnare l’uomo fino alla soglia della grazia, ma non di sostituire l’intervento salvifico rappresentato dagli angeli e dalla Vergine Maria, evocata da Sordello.
Sordello
Sordello da Goito è la guida “locale” della valletta dei principi. La sua funzione nel canto è duplice: da un lato, è colui che riconosce la discesa degli angeli e ne spiega l’origine mariana e la missione difensiva; dall’altro, coordina l’incontro di Dante con le anime illustri, invitandolo a scendere tra loro. È Sordello a indicare a Virgilio il serpente, mostrando lucidità spirituale e consapevolezza del pericolo del male. Allegoricamente, rappresenta la coscienza civica e poetica dell’Italia, capace di denunciare le colpe politiche ma anche di riconoscere la necessità della protezione divina. La sua figura unisce l’aspetto cortese-cavalleresco a quello morale, tipico del Purgatorio.
Nino Visconti
Nino Visconti, giudice di Gallura, appartiene alla schiera dei principi negligenti, colpevoli di aver rimandato la conversione. Nel canto appare come figura affettuosa e insieme amaramente lucida: gioisce nel vedere Dante salvo e non all’Inferno, ma soffre per il venir meno della devozione della moglie, che ha cambiato casato e simbolo araldico. Chiede a Dante di esortare la figlia Giovanna a pregare per lui, evidenziando l’importanza delle suffragi dei vivi per abbreviare la pena dei defunti. Allegoricamente, Nino rappresenta la nobiltà terrena giudicata alla luce dell’eternità: il valore non sta solo nel potere e nel blasone, ma nella fedeltà degli affetti e nelle opere di carità che proseguono oltre la morte.
Currado Malaspina
Currado Malaspina incarna l’ideale della nobiltà cortese che Dante ammira. Nel dialogo con il poeta si mostra umile e interessato alle condizioni della propria terra, la Val di Magra. Sottolinea di aver portato alla sua gente quell’amore che ora si perfeziona nel Purgatorio. La sua figura offre a Dante l’occasione per un solenne elogio della casa Malaspina, famosa per cortesia e valore “della borsa e de la spada”. Allegoricamente, Currado simboleggia la possibilità di una politica giusta e di una signoria moderata, in cui “uso e natura” cooperano al bene comune. È anche figura profetica, poiché l’incontro anticipa il futuro soggiorno di Dante presso i Malaspina, confermando il loro ruolo di ospiti generosi.
Gli angeli e il serpente
Gli angeli sono inviati “del grembo di Maria” per custodire la valletta dei principi. Armati di spade infuocate ma senza punta, simboleggiano una forza difensiva e non aggressiva: la grazia che protegge senza distruggere. Le loro vesti e ali verdi richiamano la speranza teologale. Il serpente, invece, richiama immediatamente il tentatore dell’Eden: rappresenta la persistenza del peccato e della tentazione anche nel cammino di purificazione. L’ingresso del serpente nella valle indica la vulnerabilità dell’anima, mentre la sua fuga al solo movimento delle ali angeliche mostra l’efficacia della grazia quando l’uomo resta in atteggiamento di preghiera. Insieme, angeli e serpente disegnano il conflitto spirituale che continua anche dopo la morte, fino al compimento della purificazione.
Temi e Simboli del Canto 8
Nel Canto 8 emergono con forza i temi della nostalgia, della preghiera e della protezione divina. L’incipit sul tramonto mette in scena il legame affettivo con la vita terrena: il ricordo della patria, degli amici, degli amori. Questa malinconia viene però trasfigurata dal canto del Te lucis ante, simbolo della preghiera comunitaria che affida a Dio la notte, cioè il tempo del pericolo e della tentazione. Gli angeli con le spade senza punta rappresentano una giustizia misericordiosa, che difende senza ferire, mentre il serpente è la persistenza del male che cerca ancora di insinuarsi nel cuore umano.
Un altro tema centrale è il rapporto tra nobiltà terrena e vero valore morale. Le vicende di Nino Visconti e Currado Malaspina mostrano come i simboli araldici (la vipera, il gallo) e la fama politica siano giudicati dalla prospettiva eterna: contano le preghiere, la fedeltà, la carità verso il popolo. Le stelle che cambiano nel cielo del Purgatorio richiamano il fluire del tempo e la guida delle virtù celesti. Complessivamente, il canto mostra un’umanità ancora fragile ma già avvolta da segni di grazia, in un equilibrio tra memoria del mondo e tensione verso Dio.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.