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Il borghese gentiluomo: la comicità amara dell’illusione sociale

Un borghese sogna il riconoscimento nel mondo di chi conta, tra discussioni pompose e retoriche si segna il divario tra l'apparenza e la realtà

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Fra le commedie più brillanti del Seicento francese, Il borghese gentiluomo di Molière è una specie di “specchio deformante” in cui riconosciamo, ridendo, molte ossessioni ancora attuali: l’ansia di apparire, la corsa al prestigio sociale, il bisogno di sentirsi “migliori” degli altri. Il protagonista, Monsieur Jourdain, è un ricco borghese deciso a diventare nobile a tutti i costi: prende lezioni di musica, danza, scherma, filosofia, si veste in modo ridicolo, si fa imbrogliare da falsi amici e arriva persino a farsi nominare “Mamamouchi”, un titolo inventato. Intorno a lui, maestri, servitori, dame e cortigiani recitano la loro parte in una giostra di inganni e fraintendimenti. Leggere quest’opera significa entrare in un teatro vivacissimo, dove ogni scena è costruita per far ridere e per far pensare, soprattutto gli studenti, al rapporto tra apparenza e realtà.

Trama della commedia

La commedia si apre nella casa del ricco borghese Monsieur Jourdain, circondato da musicisti, ballerini e maestri di arti “raffinate”. Jourdain ha commissionato una serenata e un piccolo spettacolo per impressionare il mondo nobile a cui aspira. Il maestro di musica e il maestro di ballo, parlando tra loro, rivelano il tono satirico dell’opera: riconoscono che il loro cliente è ignorante e privo di gusto, ma molto generoso nel pagare. Sono pronti a lusingarlo in ogni modo, perché in questo sistema sociale l’arte si piega al denaro. Quando entra in scena Jourdain, sfoggia con orgoglio il suo nuovo abito “alla moda”, pieno di pizzi e colori, e si fa esibire dagli artisti. La canzone malinconica proposta dai musicisti non gli piace: la giudica troppo triste e pretende qualcosa di più allegro, arrivando a intonare lui stesso una canzonetta popolare, che crede fine ed elegante. I maestri lo lodano oltre misura, spingendolo a continuare le sue lezioni di musica e danza, che si aggiungono già a quelle di scherma e alla filosofia che inizierà in giornata: per Jourdain, accumulare competenze “alte” è il passaporto per diventare uomo di qualità.

Nell’atto II vediamo come questa ambizione si trasformi in comicità sempre più evidente. Jourdain si allena goffamente a minuetti e inchini per una futura cena con la marchesa Dorimene, che sogna di conquistare. Il maestro di ballo corregge ogni suo gesto, cercando di renderlo elegante, ma la sua natura rimane grossolana. Arriva poi il maestro di scherma, tronfio e aggressivo, che dimostra a Jourdain l’utilità della sua arte: con la scherma, spiega, si domina e si uccide il nemico, dunque è la disciplina più nobile. Nasce così una disputa tra maestro di musica, maestro di ballo e maestro di scherma su quale arte sia superiore: ciascuno esalta se stesso e disprezza gli altri, in una gara di vanità professionale. La discussione degenera quasi in rissa, finché entra il maestro di filosofia, che li richiama alla ragione e alla moderazione. Per lui, la vera distinzione non sta nelle apparenze o nella forza, ma nella saggezza. Jourdain, affascinato, chiede di imparare “tutta” la filosofia in poco tempo; finirà per entusiasmarsi soprattutto nello scoprire che da sempre parlava in prosa senza saperlo, dettaglio che mette in ridicolo la sua ignoranza di cose elementari.

Nell’atto III, la comicità dell’apparenza sociale viene accentuata da una scena semplice ma significativa: Jourdain, in abiti nuovi e vistosi, decide di uscire per farsi ammirare. Ordina ai suoi due lacché di seguirlo da vicino, così che tutti capiscano che è un signore servito e riverito. Vuole chiamare la domestica Nicole, ma lei compare subito: la vita domestica scorre efficiente, mentre lui recita un ruolo teatrale. Il suo stato d’animo è vanitoso e impaziente: prova piacere nel pensare a come sarà guardato dagli altri, come se la dignità dipendesse da una piccola sfilata in strada. I servitori, deferenti ma freddi, obbediscono senza entusiasmo: sono strumenti per la sua messa in scena. In queste brevi situazioni Molière mostra con chiarezza lo scarto tra la realtà borghese, ancora modesta, e il sogno di grandezza aristocratica che Jourdain coltiva.

L’atto IV, in particolare la scena del pranzo, porta la commedia in un’atmosfera più mondana. In un salotto elegante ma non lussuoso, Jourdain offre un banchetto alla dama di cui è innamorato, Dorimene, guidato dal cortigiano esperto Dorante. Dorimene loda il pasto come magnifico; Jourdain, impacciato, risponde con umiltà, cercando di sembrare cavalleresco. Dorante interviene con lunga eloquenza: ammette che il pranzo non è stato organizzato da un grande intenditore, ma ne approfitta per esibire la sua raffinatezza, descrivendo piatti squisiti che non ci sono. È un momento di pompa retorica, in cui la parola sostituisce la realtà. Per rendere più brillante l’atmosfera, Dorante chiama i musicisti: due uomini e una donna intonano canzoni da osteria che paragonano le donne al vino e invitano a godere del presente. La scena diventa un gioco di sguardi: Dorimene è divertita e compiaciuta, Jourdain la loda in modo maldestro, si entusiasma per le sue mani e il suo diamante, mentre Dorante, che è in realtà il vero corteggiatore della dama, ironizza sulla sua goffaggine. Notando che Jourdain mangia tutto ciò che Dorimene tocca, sottolinea in chiave comica la sua sudditanza amorosa. Dorimene, lusingata, dichiara di essere “catturata” dall’atteggiamento di Jourdain, ma conserva il controllo: la scena mostra la distanza tra il sogno del borghese e i reali equilibri di potere tra i personaggi.

Nell’atto V la macchina comica raggiunge il culmine con la famosa burla del “Mamamouchi”. Ingannato da Dorante e da Cléonte, Jourdain viene convinto di essere stato insignito di un titolo esotico, una specie di nobile turco. Si traveste in modo ridicolo, pronuncia parole pseudo-orientali senza senso, e si comporta con un’enfasi grottesca, convinto di aver finalmente raggiunto la sua ascesa sociale. La moglie, Madame Jourdain, lo vede così conciato e resta sconvolta: non comprende il linguaggio inventato, scambia le frasi per puro vaneggiamento e teme che il marito sia impazzito. Prova vergogna all’idea che il vicinato lo veda in quello stato e tenta di impedirgli di uscire, ma lui la caccia in nome del suo nuovo rango. In un’altra scena conclusiva, Dorante parla con Dorimene, descrivendo Jourdain come un uomo così strano da essere irresistibile da osservare; intanto, Dorimene decide di sposare Dorante per frenare le sue spese e proteggere il suo patrimonio, trasformando il matrimonio in un accordo pratico oltre che affettivo. L’arrivo della mascherata finale, organizzata da Cléonte e dagli altri per ingannare Jourdain, chiude la commedia con una grande festa di travestimenti, dove la pretesa di nobiltà del protagonista viene definitivamente smascherata. In tutto l’intreccio, Molière ci consegna una satira lucidissima del desiderio di “diventare altro” attraverso il solo cambio di abiti, titoli e maniere.

Personaggi di Il borghese gentiluomo

I personaggi del Borghese gentiluomo sono costruiti come maschere vivissime della società del tempo, ma parlano ancora molto anche al presente. Ogni figura rappresenta un ruolo preciso nella grande commedia delle apparenze sociali: il borghese arricchito che sogna la nobiltà, la moglie concreta che difende il buon senso, i maestri d’arte pronti a vendersi al miglior offerente, i cortigiani eleganti ma opportunisti, le dame che sanno gestire i giochi della seduzione. Per studenti e lettori moderni, è utile leggere questi personaggi non solo come singoli individui, ma come tipi sociali e simbolici: Molière si diverte a esagerare alcuni difetti (vanità, avidità, ingenuità, cinismo) per metterli meglio in evidenza. Nel seguente elenco trovi le figure principali con una breve descrizione del loro carattere e del loro significato simbolico all’interno della commedia.

  • Monsieur Jourdain è il protagonista, un ricco borghese che desidera con tutte le sue forze diventare nobile. È ingenuo, vanitoso, facilissimo da lusingare: basta chiamarlo “uomo di qualità” perché apra il portafoglio e perda ogni capacità critica. Si circonda di maestri di musica, danza, scherma e filosofia perché crede che basti imparare qualche gesto elegante e qualche parola ricercata per trasformarsi in gentiluomo. In realtà, la sua natura rimane goffa e provinciale. Simbolicamente rappresenta il nuovo ricco che, invece di conoscere se stesso, corre dietro alle mode e ai titoli, trasformandosi in vittima perfetta di sfruttatori e adulatori. Attraverso di lui, Molière critica sia la borghesia che vuole imitare l’aristocrazia, sia un sistema sociale basato sulle apparenze.
  • Madame Jourdain è la moglie del protagonista, figura di buon senso che osserva con incredulità e irritazione le follie del marito. Non è affascinata dalla nobiltà, anzi vede con chiarezza quanto sia ridicolo il tentativo di comprarsi un titolo con soldi e lezioni. Il suo atteggiamento è spesso polemico e concreto: pensa alla famiglia, alla reputazione, alla gestione pratica della casa. Quando vede Jourdain travestito da “Mamamouchi”, teme per la sua dignità e per lo scandalo sociale. Simbolicamente incarna la voce della realtà e della misura dentro un mondo dominato dal sogno di apparire: rappresenta quella parte di società che rifiuta gli eccessi e richiama ai valori autentici, anche se spesso viene ignorata o derisa.
  • Dorante è un nobile di corte, elegante, abile nel parlare, esperto delle regole mondane. A differenza di Jourdain, è davvero aristocratico, ma economicamente in difficoltà. Per mantenere il suo stile di vita, approfitta della vanità del borghese: lo lusinga, gli promette di introdurlo nei salotti nobili e gli chiede continuamente denaro, facendogli credere che si tratti di spese necessarie per la sua ascesa sociale. Al tempo stesso corteggia Dorimene usando i soldi di Jourdain per farle regali. Simbolicamente Dorante rappresenta il nobile parassita, raffinato ma cinico, che vive sulle spalle dei borghesi arricchiti. Molière ne mette in luce l’ipocrisia e mostra come anche l’aristocrazia possa essere moralmente corrotta.
  • Dorimene è una dama di rango, corteggiata da Dorante e ammirata ingenuamente da Jourdain. È colta, abituata alla vita mondana, capace di gestire con intelligenza l’attenzione maschile. Durante il pranzo a casa Jourdain loda con eleganza il banchetto, si diverte con la musica, accetta i complimenti del protagonista ma mantiene sempre il controllo della situazione. Nell’atto V decide con fermezza di sposare Dorante, soprattutto per frenare le sue spese folli e proteggere il suo patrimonio. Simbolicamente incarna la donna aristocratica pragmatica, che unisce seduzione e razionalità economica. È meno ridicola di altri personaggi, ma partecipa comunque al gioco delle apparenze e dei calcoli sociali.
  • Maestro di musica è uno dei professionisti che vivono impartendo lezioni a Jourdain. È lusingatore, pratico, molto attento ai guadagni: vede nell’ignoranza del suo allievo un’ottima occasione per fare carriera e denaro, promuovendo anche il suo allievo compositore e i musicisti. Pur essendo un vero artista, accetta di adattarsi al gusto grossolano del borghese, cercando di guidarlo ma soprattutto di sfruttarlo. Simbolicamente rappresenta la dipendenza dell’arte dal denaro: Molière mostra come la musica, anziché essere libera espressione dello spirito, venga messa al servizio della vanità di chi paga, rischiando di perdere la sua dignità.
  • Maestro di ballo è il corrispettivo del maestro di musica nel campo della danza. Preciso, pedante, ossessionato dalla postura, dagli inchini e dai gesti, si sente un grande creatore di eleganza e di gloria. Da un lato disprezza l’idea di dover lavorare per “sciocchi” come Jourdain, dall’altro non esita ad approfittare di lui, perché è redditizio. Partecipa alla disputa con gli altri maestri sostenendo che la danza è l’arte più importante per un uomo di mondo. Simbolicamente incarna la ricerca vuota della forma: tutto è gesto, figura, apparenza, mentre il contenuto morale e intellettuale scompare. È una maschera della società che pensa più a “come si sta” che a “chi si è”.
  • Maestro di scherma è il più aggressivo tra i maestri. Parla in modo marziale, si vanta della propria disciplina, che considera la più nobile perché permette di difendere l’onore e di uccidere l’avversario. È orgoglioso, minaccioso, pronto a passare dalle parole ai fatti contro gli altri maestri. Jourdain lo ammira perché gli dà l’illusione di diventare forte e rispettato. Simbolicamente rappresenta il culto della forza e della violenza travestita da nobiltà: Molière mostra come, dietro certi discorsi altisonanti, si nasconda spesso solo l’arroganza e il gusto del potere fisico, completamente scollegato da vera moralità o saggezza.
  • Maestro di filosofia entra in scena come figura apparentemente opposta agli altri: è pacato, ragionatore, condanna l’ira e le lotte di prestigio. Insegna a Jourdain la differenza tra prosa e poesia, lo invita a dominare le passioni con la mente. Tuttavia, anche lui si adatta rapidamente al desiderio del suo allievo di imparare “solo quello che gli conviene”, trasformando la filosofia in una sorta di lezioncina tecnica. Jourdain si interessa infatti ai modi più educati per esprimere dichiarazioni d’amore, più che ai contenuti morali. Simbolicamente il maestro di filosofia mostra come persino la sapienza possa diventare una merce superficiale, se chi la riceve cerca solo formule eleganti e non una vera trasformazione interiore.
  • Nicole è la domestica di casa Jourdain. Appare poco ma in modo significativo: è efficiente, concreta, pronta ad eseguire il suo lavoro senza grandi sceneggiate. La sua presenza sottolinea la normalità della vita domestica, in contrasto con le pose teatrali del padrone. A differenza dei maestri e dei nobili, non partecipa al gioco delle finzioni, ma osserva e commenta con buon senso. Simbolicamente rappresenta il ceto popolare che vede dall’esterno le follie dei ricchi e dei nobili, spesso con più lucidità di loro, pur rimanendo in una posizione di subordinazione sociale e senza grande potere di intervenire.
  • Servitori e lacchè circondano Jourdain e gli altri personaggi principali, accompagnandoli nelle loro entrate in scena, portando lettere, abiti, sedie, strumenti musicali. Sembrano figure marginali, ma servono a rendere visibile il livello di gerarchia sociale: più servitori si hanno, più si appare importanti. Jourdain li utilizza come “ornamento” della propria persona, facendoli sfilare dietro di sé per essere notato. Simbolicamente i lacchè mostrano come gli esseri umani possano diventare oggetti di prestigio nelle mani dei potenti, ridotti a semplici elementi di scenografia. Allo stesso tempo, nei loro commenti e sguardi, spesso rivelano una consapevolezza ironica che smaschera la pretesa dei padroni.

Temi Principali

Il borghese gentiluomo è una commedia brillante, ma sotto la superficie divertente nasconde una riflessione molto seria sulla società. Molière utilizza la risata per analizzare il rapporto tra classe sociale, cultura, denaro, amore e identità personale. I temi principali ruotano attorno all’ossessione per le apparenze, al desiderio di salire nella scala sociale a ogni costo, alla trasformazione delle arti e del sapere in strumenti di vanità. Per studenti delle medie e superiori, questi motivi sono particolarmente interessanti perché possono essere confrontati facilmente con dinamiche contemporanee: il bisogno di mostrarsi sui social, la ricerca di status attraverso marchi e consumi, l’idea che conti più “come sembri” che chi sei davvero. L’elenco seguente propone alcuni dei temi fondamentali della commedia, con una breve spiegazione critica.

  • Apparenza contro realtà è il tema centrale dell’opera. Monsieur Jourdain crede che per diventare gentiluomo basti cambiare abito, imparare qualche passo di danza, qualche parola difficile e ottenere un titolo sonoro come “Mamamouchi”. Tutto il suo impegno è rivolto a modificare l’esterno, non l’interno: non si chiede mai se diventerà più giusto, più saggio, più colto davvero. La realtà però rimane la stessa: resta un borghese un po’ rozzo, manipolato da chi finge di aiutarlo. Molière mostra così la distanza fra ciò che si mostra e ciò che si è, invitando il pubblico a diffidare delle maschere sociali. Il teatro stesso, con i suoi costumi e travestimenti, diventa metafora di una società in cui molti recitano un ruolo senza interrogarsi sulla propria verità.
  • Ascesa sociale e nuova borghesia è un altro tema decisivo. Jourdain rappresenta la classe dei borghesi arricchiti che vogliono entrare nel mondo aristocratico, comprando titoli e comportamenti. Non gli basta essere economicamente solido: vuole anche il riconoscimento simbolico, il diritto a frequentare dame, marchesi, salotti. Molière non condanna il desiderio di migliorare la propria condizione, ma prende di mira il modo superficiale e ridicolo con cui Jourdain tenta di farlo, rinnegando le proprie origini senza comprenderle. La commedia mette in luce i conflitti fra vecchia nobiltà, spesso indebitata, e nuova borghesia, ricca ma insicura. Per i lettori di oggi, questo tema può far riflettere su come il successo economico venga spesso confuso con il vero valore personale e culturale.
  • Il ruolo del denaro nell’arte e nei rapporti umani attraversa tutta la commedia. I maestri di musica, danza, scherma e persino filosofia si adattano ai capricci di Jourdain perché li paga bene: la loro arte diventa un servizio su misura per un cliente vanitoso. Anche Dorante usa i soldi del borghese per mantenere il proprio stile di vita e corteggiare Dorimene. Il denaro è il motore nascosto di quasi tutte le relazioni: si loda, si corteggia, si promette, ma dietro spesso c’è un interesse economico. Molière denuncia così il rischio di ridurre tutto, persino la cultura e l’amore, a merce. È un tema molto attuale, che invita a chiedersi quanto le nostre scelte siano guidate da valori autentici e quanto, invece, da convenienza materiale.
  • Ignoranza e falsa cultura vengono messi in ridicolo con grande finezza. Jourdain non è stupido in senso assoluto, ma è privo di vera formazione e profondità: si entusiasma per il fatto di parlare “in prosa” senza averlo mai saputo, confonde il sapere con frasi imparate a memoria e con qualche parola straniera. I maestri lo assecondano, trasformando il loro insegnamento in esibizione vuota. La filosofia non è più ricerca del vero, ma semplice tecnica per formulare complimenti eleganti. In questo modo Molière critica una cultura fatta di superficialità e ostentazione, dove conta di più sembrare colti che esserlo davvero. Per gli studenti, è un invito a prendere sul serio lo studio come crescita interiore, non solo come serie di formule da esibire all’occasione.
  • Ruoli di genere e dinamiche amorose emergono soprattutto nelle figure di Dorimene e Madame Jourdain. Le donne della commedia non sono semplici figuranti: spesso hanno più lucidità e capacità di decisione degli uomini. Madame Jourdain vede l’assurdità dei sogni del marito; Dorimene sceglie consapevolmente di sposare Dorante per evitare il suo dissesto economico. Allo stesso tempo, la società rappresentata è ancora profondamente maschile: le dame devono muoversi dentro un gioco di corteggiamenti, regali, reputazione. Molière mette in scena questo intreccio mostrando sia la dipendenza femminile dai ruoli sociali, sia la loro abilità nel gestire la situazione. Il tema apre alla riflessione su come siano cambiati (o non abbastanza) i rapporti tra uomini e donne nella vita sentimentale e sociale.

Perché leggere Il borghese gentiluomo oggi?

Leggere Il borghese gentiluomo oggi significa riconoscere, dietro parrucche e minuetti, molti meccanismi ancora vivi: la corsa al marchio di lusso, ai titoli, ai followers, alle “lezioni” che servono più a farsi vedere che a crescere davvero. La figura di Monsieur Jourdain ci fa ridere ma ci mette anche in guardia contro il rischio di costruire la nostra identità solo sull’immagine. Per studenti e insegnanti, la commedia è uno strumento prezioso per discutere di educazione, social media, denaro, amore e autostima in modo leggero ma profondo. Molière ci ricorda che la vera nobiltà non si compra: nasce dal carattere, dalla cultura autentica e dalla capacità di guardare se stessi con ironia.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.