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L'avaro: il potere distruttivo del denaro contro affetti e libertà

Harpagon combina il matrimonio dei figli. Loro rifiutano e grazie ad alcune agnizioni trovano le felicità e il padre conserva i soldi, più importanti

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Immaginate una casa dove ogni risata è sospetta, ogni spesa è un crimine e persino l’amore deve fare i conti… con il portafoglio. Questa è la casa di Harpagon, protagonista de L’avaro di Molière, una delle commedie più famose del Seicento francese. Siamo a Parigi, ma potremmo essere ovunque: la mania di accumulare denaro, la paura di perderlo, i conflitti tra genitori e figli, l’amore che cerca spazio tra divieti e calcoli economici sono temi incredibilmente attuali. In forma di spettacolo brillante, fatto di battute taglienti, equivoci e travestimenti, Molière ci porta dentro una famiglia “prigioniera” del denaro. Attraverso personaggi vivaci e scene spesso esilaranti, la commedia ci fa ridere, ma allo stesso tempo ci costringe a chiederci: quanto siamo disposti a sacrificare per i soldi? E cosa succede quando il denaro diventa più importante delle persone?

Trama della commedia

L’avaro è una commedia in cinque atti ambientata nella casa di Harpagon, ricco borghese parigino ossessionato dai soldi. All’inizio dell’opera conosciamo i suoi due figli. Élise ama segretamente Valère, un giovane che le ha salvato la vita dopo un naufragio e che, per starle vicino, si è fatto assumere come sovrintendente proprio da Harpagon, fingendosi servitore deferente. Nella scena iniziale i due innamorati discutono con ansia del loro futuro: Élise teme il giudizio del padre e della società, mentre Valère la rassicura, promettendo fedeltà e spiegando la sua strategia di finzione per conquistare la fiducia di Harpagon. Poco dopo arriva Cléante, fratello di Élise, che confida di avere anche lui un amore segreto, ma il discorso si interrompe.

Ben presto scopriamo il nodo centrale della trama: Cléante è innamorato di Mariane, una giovane dolce e povera che vive con la madre malata. Vorrebbe sposarla, ma non ha soldi perché suo padre controlla ogni moneta e gli nega qualsiasi aiuto economico. Per racimolare denaro, Cléante è costretto a rivolgersi a un usuraio, accettando condizioni durissime. Il colpo di scena arriva quando si scopre che lo stesso Harpagon ha messo gli occhi su Mariane e vuole sposarla lui, nonostante l’enorme differenza d’età, solo perché è povera e non gli costerà una dote. Così padre e figlio si trovano, senza saperlo all’inizio, innamorati della stessa donna.

L’avarizia di Harpagon domina tutta la casa: tratta male i domestici, risparmia sul cibo, sospetta continuamente che tutti vogliano derubarlo. Ha nascosto una cassetta di denaro in giardino e vive nel terrore che qualcuno la scopra. Intanto affida a un mezzano, Maître Simon, il compito di organizzare i matrimoni combinati: Élise dovrebbe sposare un uomo anziano e ricco, Anselme, che accetta di prenderla senza dote, e Harpagon pensa così di risparmiare. Élise però non vuole rinunciare a Valère, e Cléante rifiuta l’idea che il padre sposi Mariane. Nascono allora alleanze segrete tra i giovani e i servitori, in particolare con il brillante e sfacciato Frosine (in alcune versioni è un personaggio femminile astuto) e con il servo La Flèche, che prendono in giro Harpagon e cercano di ostacolarlo.

La situazione si complica quando La Flèche, rovistando in giardino, riesce a trovare e rubare la preziosa cassetta di Harpagon. L’avaro impazzisce di paura e di rabbia: interroga, accusa, urla, arriva perfino a far chiamare un commissario di polizia per scoprire il colpevole. La perdita del denaro sembra per lui più terribile di qualsiasi disgrazia familiare. Nel frattempo Cléante, per difendere il suo amore per Mariane, affronta il padre: i due discutono violentemente, ma Harpagon resta fermo nella sua decisione di risparmiare e guadagnare da ogni matrimonio. Sarà l’intervento del caso e il gioco degli agnizioni (riconoscimenti improvvisi) tipici delle commedie classiche a risolvere tutto.

Si scopre infatti che Valère e Mariane sono fratello e sorella, figli perduti da tempo di Anselme, il vecchio promesso sposo di Élise. Anselme, che in realtà si chiama Don Thomas d’Alburcy, aveva perso la famiglia in un naufragio e li ritrova proprio grazie alle rivelazioni dei giovani. Di fronte a questo colpo di scena, l’anziano si mostra generoso e disponibile a sostenere economicamente i matrimoni dei figli. A questo punto l’equilibrio si rovescia: Harpagon vorrebbe ancora opporsi, ma, pur di riavere la sua adorata cassetta di denaro, è disposto a cedere su tutto il resto. Cléante infatti tiene in ostaggio il tesoro e propone un accordo: lui rinuncerà ai soldi se il padre gli permetterà di sposare Mariane e concederà Élise a Valère.

Messo alle strette dalla sua stessa avarizia, Harpagon accetta: preferisce “perdere” i figli piuttosto che rinunciare al denaro. Così, nel finale, si prepara un triplo matrimonio: Cléante con Mariane, Élise con Valère, e Anselme approva tutto e si assume le spese, dimostrando una generosità che contrasta fortemente con la grettezza di Harpagon. L’avaro resta solo con la sua cassetta, contento più dei suoi soldi che della felicità dei figli. La commedia si chiude tra festeggiamenti e risate, ma anche con una nota amara: Molière ci mostra un padre che sacrifica ogni affetto al culto del denaro, mentre i giovani, grazie all’astuzia e alla solidarietà, riescono a conquistare la libertà di amare. L’intreccio, basato su segreti, travestimenti, malintesi e riconoscimenti finali, mette in scena il conflitto tra amore e interesse, tra generazioni e tra modi opposti di dare valore alle cose e alle persone.

Personaggi di L’avaro

I personaggi de L’avaro sono costruiti come maschere comiche molto riconoscibili, ma allo stesso tempo mostrano sentimenti e problemi in cui ci si può identificare ancora oggi. Intorno alla figura centrale di Harpagon si muove una piccola folla di figli, servitori, intermediari, pretendenti, tutti coinvolti in una trama fatta di amori ostacolati e di denaro tenuto stretto con le unghie. Ogni personaggio incarna un aspetto particolare della società del tempo: la tirannia paterna, l’ambizione dei giovani, l’astuzia dei servi, la povertà dignitosa, la rigidità delle convenzioni matrimoniali. Allo stesso tempo, ognuno possiede un valore simbolico che va oltre la storia: l’avaro è l’ossessione per il possesso, gli innamorati sono il desiderio di libertà, i servitori rappresentano l’intelligenza pratica che smaschera i potenti. Conoscerli significa capire meglio la macchina comica e critica costruita da Molière.

  • Harpagon è il protagonista e dà il titolo alla commedia. È un ricco borghese di mezza età, padre di Cléante ed Élise, totalmente ossessionato dal denaro. Ogni suo gesto è dominato dalla paura di spendere o di essere derubato: risparmia sul cibo, maltratta i domestici, sospetta continuamente di tutti. La sua famosa cassetta piena d’oro, nascosta in giardino, è il vero amore della sua vita, più importante dei figli o della reputazione. Simbolicamente Harpagon rappresenta l’avarizia elevata a malattia sociale: è la caricatura di chi riduce ogni rapporto umano a calcolo economico, incapace di provare affetto gratuito. Attraverso di lui Molière critica una società dove il denaro conta più dei legami familiari, mostrando il lato grottesco e disumano del possesso.
  • Cléante è il figlio maggiore di Harpagon, giovane elegante e sensibile, innamorato di Mariane. È l’opposto del padre: ama spendere, vestirsi bene, godersi la vita, e per questo entra spesso in conflitto con lui. Costretto dalla tirchieria paterna a rivolgersi agli usurai, conosce la crudeltà del denaro, ma non rinuncia all’amore. Simbolicamente incarna la giovinezza ribelle che rifiuta di lasciarsi schiacciare dagli interessi economici e sogna un matrimonio per amore, non per convenienza. Cléante rappresenta anche la critica alle generazioni adulte che impediscono ai giovani di costruirsi un futuro libero. Nel suo conflitto con Harpagon vediamo lo scontro tra due modi opposti di vedere il mondo: uno chiuso, diffidente, centrato sul possesso; l’altro aperto, desideroso di affetto e di piacere.
  • Élise è la figlia di Harpagon, giovane donna sensibile e prudente, segretamente innamorata di Valère. Salvata da lui in un naufragio, gli è profondamente riconoscente e affezionata, ma vive nell’ansia del giudizio del padre e della società. Non vuole essere costretta a un matrimonio combinato con il vecchio Anselme, ma teme lo scandalo e l’imprudenza. Simbolicamente rappresenta la condizione femminile nell’epoca di Molière: le ragazze sono spesso oggetto di scambio economico tra famiglie, con poca possibilità di scegliere il proprio destino. La sua lotta silenziosa per sposare l’uomo che ama mostra il desiderio di autonomia e di rispetto dei sentimenti, contro una visione patriarcale che considera le figlie solo strumenti di alleanze e risparmi.
  • Valère è il giovane innamorato di Élise. Dopo averla salvata, l’ha seguita a Parigi e si è fatto assumere da Harpagon come sovrintendente, fingendo di essere un servitore devoto per restare vicino all’amata. Deve continuamente compiacere il padre, lodando la sua avarizia e adattandosi ai suoi capricci, mentre in segreto complotta per sposare Élise. Nel corso dell’opera scopriamo che è in realtà di famiglia nobile e che è il figlio perduto di Anselme. Simbolicamente Valère incarna il doppio volto dell’individuo nella società: per amore è costretto a recitare, a piegarsi all’ipocrisia, ma conserva dentro di sé dignità e nobiltà. Rappresenta anche la speranza di riconciliazione tra classi sociali e l’idea che il vero valore di una persona non sia il denaro, ma il carattere.
  • Mariane è la giovane amata da Cléante, povera ma onesta, che vive con la madre malata. È desiderata anche da Harpagon, che vuole sposarla proprio perché senza dote, quindi “economica”. Mariane è timida, rispettosa, ma capace di affetto sincero; soffre all’idea di dover sposare un uomo anziano e antipatico solo per interesse. Nel finale scopre di essere la figlia perduta di Anselme e sorella di Valère. Simbolicamente rappresenta la povertà dignitosa contrapposta alla ricchezza avara: non ha denaro, ma possiede dolcezza, lealtà e capacità di amare. Con lei Molière mostra come le persone economicamente deboli siano spesso usate come pedine dai potenti, ma anche come la fortuna e il riconoscimento della propria identità possano ribaltare i rapporti di forza.
  • Frosine (o un personaggio analogo nelle diverse versioni) è l’intrigante, una donna astuta che vive organizzando matrimoni e accordi interessati. Aiuta Harpagon nel suo progetto di sposare Mariane, ma allo stesso tempo cerca di ottenere regali e denaro da lui, usando adulazioni e menzogne. Sa leggere i desideri e le debolezze degli altri, e li sfrutta a proprio vantaggio. Simbolicamente Frosine rappresenta l’opportunismo sociale, la capacità di muoversi tra i potenti dicendo loro ciò che vogliono sentirsi dire. Personifica una società in cui i rapporti sono spesso mediati da interessi nascosti e in cui la parola può diventare uno strumento per manipolare, trattare e guadagnare, più che per comunicare sinceramente.
  • La Flèche è il servitore di Cléante, impertinente, ironico, poco disposto a sopportare i capricci di Harpagon. È lui a rubare la famosa cassetta di denaro, scatenando il panico del padrone. Con le sue battute sagaci e il coraggio di dire la verità in faccia ai potenti, porta nella commedia il punto di vista popolare. Simbolicamente incarna la voce critica dei ceti bassi, che osservano con lucidità i vizi dei ricchi e li smascherano con la satira. La Flèche dimostra anche che l’intelligenza pratica e l’astuzia possono ribaltare i rapporti di potere: il servo diventa, per un momento, più forte del padrone, mostrando i limiti dell’autorità fondata solo sul denaro.
  • Anselme è l’uomo anziano scelto da Harpagon come futuro marito di Élise, apparentemente un borghese ricco e accomodante, disposto a sposarla senza dote. Nel finale si scopre che è in realtà Don Thomas d’Alburcy, padre perduto di Valère e Mariane. Diversamente da Harpagon, si mostra generoso e comprensivo: accetta con gioia di ritrovare i figli e si dice pronto a pagare le spese dei matrimoni. Simbolicamente Anselme rappresenta la paternità positiva, basata sull’affetto e non sul controllo economico. È la figura che permette la riconciliazione generale, contrapponendosi al modello egoista di Harpagon. Attraverso di lui Molière suggerisce che esistono forme di autorità benevole, capaci di usare la ricchezza per il bene altrui e non per la sola accumulazione personale.

Temi Principali

L’avaro non è solo una commedia divertente: dietro le gag e gli equivoci, Molière inserisce una riflessione profonda sulla società e sulla natura umana. I temi principali riguardano il rapporto tra denaro e affetti, il conflitto tra generazioni, il ruolo dell’apparenza e dell’inganno, la posizione dei giovani e delle donne in una struttura familiare autoritaria. Ogni scena, anche la più comica, contiene una piccola denuncia: si ride della mania di Harpagon, ma si riconoscono dinamiche ancora presenti oggi, come il controllo economico sui figli, i matrimoni per interesse, l’ipocrisia nei rapporti sociali. Analizzare questi temi aiuta gli studenti a cogliere il valore universale della commedia, andando oltre il contesto storico del Seicento francese. Di seguito alcuni dei nuclei tematici più importanti, che possono guidare la lettura e la discussione in classe.

  • Avarizia e culto del denaro è il tema centrale dell’opera, incarnato in Harpagon ma diffuso in tutta la società rappresentata. L’avarizia non è solo un difetto personale: diventa una vera e propria ossessione che distrugge ogni legame umano. Harpagon ama la sua cassetta più dei figli, è pronto a sacrificare la loro felicità pur di non spendere. Molière mostra come il denaro, da strumento utile, possa trasformarsi in idolo tirannico, capace di far perdere ogni misura. La risata del pubblico nasce dall’esagerazione, ma dietro c’è una critica seria: vivere solo per accumulare porta alla solitudine e alla paranoia. Questo tema invita a riflettere su come, ancora oggi, il desiderio di possedere possa condizionare scelte di studio, lavoro, relazioni, e su quanto sia importante trovare un equilibrio tra sicurezza economica e qualità dei rapporti.
  • Conflitto tra generazioni e autorità paterna emerge nelle continue tensioni tra Harpagon e i figli, Cléante ed Élise. Il padre vuole decidere tutto: matrimoni, spese, abitudini, imponendo la propria volontà in nome della “ragione” e del risparmio. I giovani, invece, cercano spazio per i loro desideri, soprattutto in campo amoroso. La commedia mette in scena il contrasto tra un modello di famiglia autoritaria, in cui i figli sono quasi una proprietà, e un modello più moderno, in cui si rivendica il diritto alla scelta personale. Simbolicamente, Harpagon rappresenta ogni adulto che non ascolta, che teme il cambiamento, mentre Cléante ed Élise incarnano la spinta alla libertà. Il tema è ancora attuale: parla dei conflitti tra genitori e figli su studi, futuro, relazioni, mostrando l’importanza del dialogo e della fiducia reciproca.
  • Amore contro interesse economico attraversa l’intera trama: i giovani vogliono sposare per amore, mentre gli adulti programmano matrimoni in base a convenienza e risparmio. Cléante ama Mariane nonostante la sua povertà; Élise ama Valère senza sapere della sua origine nobile; Harpagon sceglie Mariane perché “costa poco”; Anselme accetta un matrimonio combinato ma poi si dimostra capace di affetto vero. Molière contrappone due logiche: quella del cuore e quella del portafoglio. Pur senza proporre un romanticismo ingenuo, la commedia mostra che i calcoli eccessivi portano al ridicolo e al fallimento, mentre l’amore sincero, unito a un po’ di astuzia, alla fine trionfa. Il tema invita i lettori a chiedersi quanto il denaro influisca ancora oggi sulle scelte sentimentali e familiari, e quale sia il valore reale di un’unione affettiva.
  • Finzione, ipocrisia e ruolo sociale è un altro filo conduttore importante. Valère finge di essere un servitore devoto; Frosine finge di ammirare Harpagon per ottenere vantaggi; lo stesso Harpagon recita il ruolo di padre premuroso mentre pensa solo ai soldi. I personaggi cambiano maschera a seconda di chi hanno davanti, mostrando come, in una società gerarchica e dominata dal denaro, spesso si debba recitare per sopravvivere o ottenere ciò che si desidera. La commedia smaschera questa ipocrisia con l’arma del comico: le bugie si incastrano, gli equivoci esplodono, e la verità finisce per emergere. Il tema permette di riflettere su come tutti, in qualche misura, indossiamo “maschere” a scuola, in famiglia, sui social, e su quanto sia difficile trovare uno spazio di autenticità.
  • Ruolo dei servi e critica sociale dal basso si esprime soprattutto attraverso La Flèche e gli altri domestici, che osservano e commentano i vizi dei padroni. Anche se apparentemente sono in posizione inferiore, spesso sono loro a capire meglio la situazione, a trovare soluzioni pratiche, a guidare le azioni dei giovani. Molière affida ai servi le battute più pungenti, trasformandoli in portavoce di una critica ironica alla borghesia avara e ipocrita. Questo tema mostra come la commedia non sia solo una storia familiare, ma anche uno sguardo sulla società divisa in classi: chi comanda non è sempre il più intelligente o il più giusto. Per gli studenti, è un invito a osservare con sguardo critico le strutture di potere e a riconoscere l’importanza della voce di chi, di solito, non viene ascoltato.

Perché leggere L’avaro oggi?

Leggere L’avaro oggi significa confrontarsi con una domanda ancora attuale: quanto spazio diamo al denaro nelle nostre vite? Attraverso una storia divertente, con personaggi vivaci e situazioni comiche, Molière mette a nudo comportamenti e paure che riconosciamo facilmente: genitori che controllano troppo, giovani che cercano autonomia, relazioni guidate dall’interesse. La commedia è anche un ottimo strumento per avvicinarsi al teatro classico, scoprendo come il palcoscenico possa parlare di temi seri facendoci ridere. Per gli studenti è un’occasione per allenare lo spirito critico, riflettere sui rapporti familiari e sul valore delle scelte personali, ma anche per capire come la letteratura sappia raccontare, con ironia, i difetti eterni degli esseri umani.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.