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L'isola misteriosa: scienza, amicizia e ingegno alla conquista della natura

Un gruppo di uomini fugge dalla guerra su una mongolfiera e finisce su un'isola. Qui decidono di fondare una nuova società sotto l'occhio di Nemo

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Pubblicato nel 1874, L’isola misteriosa di Jules Verne è uno dei grandi romanzi d’avventura dell’Ottocento, ma anche un sorprendente manuale narrativo di scienza applicata alla sopravvivenza. Parte da una situazione estrema: un gruppo di uomini precipita con una mongolfiera in mezzo al Pacifico e si ritrova su un’isola sconosciuta, senza strumenti, armi né provviste. Come faranno a cavarsela? Verne trasforma questa domanda in un lungo racconto di esperimenti, errori, invenzioni e misteri, guidato dalla figura di un ingegnere capace di “ricominciare dalla preistoria” usando solo ciò che la natura offre. Se ti piacciono le storie di naufraghi, enigmi e invenzioni ingegnose, questo romanzo è perfetto: unisce tensione narrativa, spiegazioni scientifiche chiare e riflessioni sull’amicizia, sul progresso e sui limiti dell’uomo.

Trama del romanzo

Nel marzo 1865 una mongolfiera viene travolta da una terribile tempesta sul Pacifico. A bordo ci sono cinque uomini che stanno tentando una fuga disperata dalla città assediata di Richmond, durante la Guerra di Secessione americana. Sono il capitano e ingegnere Cyrus Harding, il giornalista Gideon Spilett, il marinaio Pencroft, il giovane Herbert Brown e l’ex schiavo Nebuchadnezzar, detto Neb, fedelissimo a Cyrus. Dopo ore di lotta contro il vento, costretti a gettare fuori dal pallone ogni peso, precipitano in mare e vengono scaraventati verso una costa sconosciuta. Nel caos dello sbarco si perdono l’ingegnere e il cane Top. Gli altri tre uomini e il ragazzo, stanchi e affamati, iniziano la ricerca del loro capo, convinti che senza di lui le possibilità di sopravvivenza siano minime.

Esplorando la zona, i naufraghi capiscono di trovarsi su un piccolo isolotto roccioso, privo di vegetazione e legna. Il terreno è ostile, il mare ancora in tempesta e non c’è traccia di Cyrus Harding. La notte, trascorsa tra richiami disperati e osservazioni del cielo (che rivela l’emisfero australe), alimenta ansia e speranza. All’alba decidono di organizzarsi: trovano cibo fra i molluschi (lithodomi) e scoprono una gola di granito da cui scende un fiume di acqua dolce. Qui individano un ammasso di rocce chiamato “Chimneys”, che trasformano in rifugio tappando le aperture con sabbia e rami. Nel frattempo Neb, incapace di accettare la morte del padrone, continua a cercarlo lungo la costa. Una notte, seguendo le impronte sulla sabbia e guidato dagli abbai di Top, trova Harding privo di sensi in una grotta: sembra morto, ma Spilett verifica che il cuore batte ancora e, con cure semplici, riescono a rianimarlo.

L’ingegnere, debole ma lucido, ricostruisce con gli amici la situazione: sono su una terra ignota, privi di strumenti, fuoco e provviste. La prima emergenza è l’accensione di un fuoco, che hanno perso insieme ai fiammiferi di Pencroft. I tentativi “primitivi” falliscono, finché Harding ricava una lente bruciante con due vetri d’orologio riempiti d’acqua e concentra i raggi del sole su del muschio secco: il fuoco è salvo. Poi stabilisce un piano: capire se si trovano su un continente o su un’isola. Seguendo un fiume, attraversando foreste e pendii vulcanici, il gruppo scala il cono principale del vulcano. Dalla sommità scopre solo mare a perdita d’occhio: è davvero un’isola isolata, che decidono di battezzare Lincoln Island. Harding ne traccia una prima mappa: un enorme “leviatano” di roccia con laghi, boschi, pianure sabbiose e coste scoscese.

Capito che non possono contare su aiuti esterni, i naufraghi scelgono di “ricostruire la civiltà” dall’inizio. Dapprima restano ai Chimneys, dove raccolgono cibo (uova, piccioni, selvaggina) e costruiscono archi e frecce usando il collare d’acciaio di Top come prima fonte metallica. Harding progetta un forno per cuocere mattoni e calce: dalla semplice argilla tirano fuori migliaia di laterizi e iniziano una piccola industria. Misura la latitudine dell’isola con strumenti improvvisati e dà un nome ai luoghi: Lake Grant, Prospect Heights, Union Bay, Red Creek. L’obiettivo diventa trovare un rifugio più sicuro dei Camini, esposti al mare e poco adatti all’inverno australe in arrivo. Durante un’esplorazione sulla grande parete di granito che domina il lago, Harding intuisce l’esistenza di uno scarico sotterraneo: l’acqua scompare in una cavità e probabilmente arriva al mare.

L’ingegnere decide di sfruttare questa particolarità per creare una nuova casa sospesa e inespugnabile. Prendendo pyrites e carbone, fabbrica acido solforico e poi nitroglicerina. Con un’esplosione controllata apre uno sbocco nel granito, facendo abbassare il livello del lago: appare così un tunnel vulcanico che conduce a una vasta cavità interna, asciutta e solida. È il luogo ideale per un’abitazione sicura: la chiameranno Granite House. Dall’esterno, con altre cariche di esplosivo e il lavoro di piccone, scavano finestre e una porta sulla parete a picco, collegando l’interno con una scala a corda ritirabile. Intanto mantengono i Camini come officina, mentre Granite House viene suddivisa in cucina, sala comune, camere e magazzini. Con mattoni, calce e legno, costruiscono mobili, letti, forni, scale e una piccola “falegnameria”.

Parallelamente la comunità entra nel suo “periodo metallico”: Harding individua vene di minerale di ferro e di carbone, organizza una caccia alle foche per ottenere pelli con cui costruire i mantici e allestisce una fornace primitiva. Attraverso spiegazioni semplici ai compagni (e al lettore), mostra come dalla riduzione dell’ossido di ferro con il carbone nasca il metallo utile per attrezzi e armi. Si fabbricano coltelli, punte di lancia, seghe, chiodi. In inverno, per affrontare il buio e il freddo, i coloni cacciano altre foche per il grasso, da cui Harding ricava candele di stearina. Il gruppo perfeziona l’organizzazione: Neb cura la cucina e le conserve, Pencroft sorveglia il campo di granoturco e sogna future ferrovie, Herbert studia piante e animali, Spilett prende appunti come cronista dell’impresa.

Le stagioni scorrono fra esplorazioni e imprevisti: tempeste, gelo, neve che costringe tutti a restare chiusi in Granite House mentre fuori infuria il vento. Per nutrirsi costruiscono trappole per volpi antartiche, conigli selvatici, peccary; intrecciano ceste con i salici, alzano ponti di tronchi per attraversare nuovi corsi d’acqua nati dall’esplosione del lago. Ogni difficoltà diventa occasione per un’invenzione o una scoperta. Ma sull’isola aleggia anche un mistero: il salvataggio inspiegabile di Cyrus e di Top, il dugongo ferito da una creatura sconosciuta, l’impressione di una presenza nascosta che li protegge. Mentre i coloni credono di dominare ormai Lincoln Island, qualcosa o qualcuno sembra vegliare su di loro dalle zone più segrete dell’isola, preparando la parte più enigmatica del romanzo, che si intreccerà con un altro grande personaggio verniano: il capitano Nemo.

Personaggi di L’isola misteriosa

Verne costruisce L’isola misteriosa come una piccola società in miniatura, dove ogni personaggio incarna una competenza e un modo diverso di guardare il mondo. Non sono eroi “perfetti”, ma figure complementari: l’ingegnere razionale, il marinaio pratico, il giornalista osservatore, il ragazzo curioso, il servitore fedele, persino il cane intelligente. Insieme rappresentano l’idea ottocentesca di progresso: grazie alla collaborazione e alla scienza l’umanità può sopravvivere anche nelle condizioni più dure. Allo stesso tempo, però, i caratteri, le paure e le speranze di ciascuno permettono al lettore di identificarsi: chi sogna come Pencroft, chi ragiona come Harding, chi fa domande come Herbert. Di seguito i protagonisti principali e il loro significato simbolico all’interno del romanzo.

  • Cyrus Harding è il capitano ingegnere, mente scientifica e guida morale del gruppo. Ferito e catturato durante la Guerra di Secessione, non si rassegna alla prigionia e organizza la fuga in mongolfiera. Sull’isola appare debole solo fisicamente: in realtà è sempre lucido, metodico, capace di trasformare osservazioni e conoscenze in soluzioni concrete. È lui a inventare il fuoco con la lente improvvisata, a progettare forni, mattoni, strumenti di ferro, esplosivi per deviare il lago e a scegliere Granite House come rifugio sicuro. Simbolicamente rappresenta il potere della ragione scientifica e della tecnica: mostra come la scienza possa essere al servizio dell’uomo senza diventare distruttiva. È anche un capo giusto e discreto, che guida più con l’esempio che con l’autorità, e per questo gode della fiducia assoluta dei compagni.
  • Gideon Spilett è il giornalista del “New York Herald”, abituato a seguire le guerre in prima linea. Intrepido e curioso, porta sempre con sé un taccuino in cui annota fatti, misure, piante, animali, trasformando l’avventura in un grande reportage. Quando Harding è privo di sensi, è lui che mantiene la calma e coordina le prime cure. Non è tecnico come Cyrus, ma ne comprende subito le intuizioni e le sostiene, fungendo da ponte tra il sapere specialistico e il lettore. Simbolicamente incarna il potere dell’informazione e della memoria: senza di lui, le imprese dei coloni andrebbero perdute. Rappresenta anche lo sguardo critico, capace di dubitare (come nel caso della scomparsa di Harding e del cane Top) e di porsi domande sul mistero dell’isola, anticipando lo stupore del lettore.
  • Pencroft è il marinaio esperto, energico e impulsivo, grande lavoratore e grande sognatore. Ha sempre una battuta pronta, ma è anche quello che per primo pensa al cibo, agli attrezzi, alla costruzione pratica di ogni cosa. Si arrabbia per la perdita dei fiammiferi, ma poi si rimbocca le maniche per sistemare i Chimneys, per cacciare, per tagliare legna, per scuoiare foche e costruire mantici. Sogna di scavare la scogliera con i picconi e di dotare l’isola di canali, macchine e ferrovie. Simbolicamente representa il lavoro manuale e l’ottimismo pratico: senza di lui, le idee di Harding resterebbero sulla carta. È la forza delle braccia e del coraggio quotidiano, ma anche la fantasia popolare che immagina un futuro prospero persino in un luogo sperduto nel Pacifico.
  • Herbert Brown è il più giovane del gruppo, appassionato di storia naturale. Conosce nomi di piante, uccelli e animali (dai lithodomi ai capibara, dai jacamar ai peccary) e li identifica sul campo, aiutando i compagni a distinguere il commestibile dal pericoloso. È curioso, fa domande, ascolta con attenzione le spiegazioni scientifiche di Harding e si entusiasma per ogni scoperta. Simbolicamente incarna la giovinezza che apprende: grazie a lui Verne può spiegare in modo semplice concetti di geologia, astronomia, chimica. Herbert è anche un ponte tra presente e futuro: rappresenta le nuove generazioni che devono imparare a usare la scienza in modo responsabile, senza perdere il senso di meraviglia di fronte alla natura.
  • Nebuchadnezzar (Neb) è l’ex schiavo liberato da Harding e rimasto al suo servizio per affetto, non per costrizione. Il suo primo gesto, appena saputo della cattura del capitano, è quello di affrontare ogni rischio per raggiungerlo; sull’isola rifiuta di credere alla sua morte e continua a cercarlo fino a trovarlo grazie a Top. È forte, instancabile nel lavoro, ottimo cuoco e conservatore di cibi, ma soprattutto legato al padrone da un sentimento di gratitudine e amicizia. Simbolicamente rappresenta la fedeltà e la riconoscenza, ma anche la trasformazione da schiavo a membro paritario della comunità. Pur parlando meno degli altri, è essenziale nella gestione quotidiana della sopravvivenza e ricorda che il progresso tecnico deve andare di pari passo con la giustizia sociale.
  • Top è il cane di Harding, protagonista silenzioso ma decisivo. Scompare con il padrone durante il naufragio e ne segnala la presenza a Neb abbaiando davanti alla grotta dove giace privo di sensi. Più avanti guida il gruppo nei cunicoli vulcanici e reagisce per primo a pericoli invisibili, come la misteriosa creatura che ferisce il dugongo o il grosso serpente che blocca il cammino. Simbolicamente Top incarna l’istinto animale alleato dell’uomo: rappresenta la natura che può essere amica e supporto, non solo minaccia. È anche un segno costante di affetto, che umanizza i naufraghi e rende la loro comunità più calda e familiare, mostrando come la sopravvivenza non sia fatta solo di calcoli, ma anche di legami emotivi.

Temi Principali

L’isola misteriosa non è solo un’avventura di naufraghi: è un laboratorio narrativo in cui Verne mette alla prova idee e sogni della sua epoca. Da una parte c’è l’entusiasmo per la scienza e la tecnologia, viste come strumenti per migliorare la vita umana; dall’altra c’è la consapevolezza che l’uomo resta fragile di fronte alla natura e ai propri errori. L’isola diventa un mondo chiuso dove osservare come nasce (o rinasce) una civiltà: dalle pietre e dal fuoco fino al ferro e alla chimica, dal rifugio di fortuna fino alla casa organizzata. In questo percorso emergono temi come il lavoro, la solidarietà, il rapporto tra libertà e schiavitù, il mistero del “salvatore nascosto” e il legame con le altre opere di Verne. Ecco alcuni dei nuclei tematici più importanti.

  • Scienza e progresso sono il cuore del romanzo. Cyrus Harding applica conoscenze di fisica, chimica, geologia per risolvere problemi concreti: accendere il fuoco con una lente d’acqua, costruire forni per mattoni, ottenere ferro dal minerale, produrre acido solforico e nitroglicerina, fabbricare candele dalla stearina. Verne mostra passo passo questi processi, trasformando la trama in una “lezione di tecnologia” comprensibile. Il messaggio è chiaro: il progresso scientifico è possibile ovunque, se accompagnato da intelligenza, metodo e spirito di cooperazione. Ma la scienza non è mai neutrale: la stessa nitroglicerina che apre uno sbocco al lago potrebbe essere arma distruttiva. Il romanzo insiste sull’uso etico del sapere: il vero scienziato non domina per potere, ma per rendere l’ambiente abitabile e proteggere i più deboli.
  • Sopravvivenza e ricostruzione della civiltà costituiscono la linea narrativa principale. I naufraghi partono da una spoliazione totale: niente strumenti, niente armi, niente provviste, solo l’ingegno e qualche oggetto in tasca. Da lì percorrono di nuovo tutte le tappe della storia umana: fuoco, ceramica, mattoni, metallo, abiti, ponti, abitazioni comode. L’isola diventa una sorta di “preistoria accelerata” in cui in pochi mesi si ripete il cammino di millenni. Questo permette a Verne di riflettere su quanto la civiltà dipenda da piccoli passi accumulati e da una rete di saperi condivisi. La sopravvivenza non è mai individuale: ogni membro del gruppo contribuisce con le proprie competenze. Il romanzo invita a vedere dietro gli oggetti quotidiani (un chiodo, un coltello, una candela) un’enorme quantità di lavoro e di intelligenza collettiva.
  • Amicizia, solidarietà e lavoro di squadra sono indispensabili quanto il ferro e il fuoco. Senza la fedeltà di Neb, Harding morirebbe sulla spiaggia; senza la forza di Pencroft, i progetti resterebbero teorici; senza la curiosità di Herbert, molte scoperte naturali non avverrebbero; senza la memoria di Spilett, l’esperienza non si tramanderebbe. Verne mostra un modello di comunità in cui nessuno è superfluo: ognuno porta qualcosa e riceve dagli altri. Nei momenti di sconforto (come quando si crede Harding morto, o quando mancano fuoco e cibo) è proprio l’unione del gruppo a evitare il collasso psicologico. Il tema è molto formativo: la vera “forza” non è quella del singolo eroe isolato, ma quella di una squadra che sa combinare caratteri diversi verso un obiettivo comune.
  • Natura, mistero e limite umano attraversano tutta la storia. Lincoln Island è allo stesso tempo risorsa e minaccia: offre acqua, legna, minerali, selvaggina, ma scatena tempeste, inverni rigidi, serpenti, laghi che scompaiono nel sottosuolo. I coloni imparano a leggere il paesaggio, ma non lo controllano mai del tutto. In più, sull’isola agisce una presenza misteriosa (che il lettore scoprirà essere legata al capitano Nemo) capace di salvare Cyrus, di respingere un dugongo, di influire su eventi chiave. Questo introduce il tema del limite della conoscenza: anche la scienza più avanzata deve fare i conti con ciò che non comprende subito. Verne, pur fiducioso nel progresso, lascia spazio all’enigma, alla sorpresa, al “non ancora spiegato”, ricordando che il mondo resta più grande di qualsiasi formula.

Perché leggere L’isola misteriosa oggi?

L’isola misteriosa parla ancora ai lettori di oggi perché pone domande molto attuali: quanto dipendiamo davvero dalla tecnologia? Sapremmo cavarcela se ci venisse tolto tutto? Il romanzo permette di vedere “da dentro” come nasce un oggetto, un’abitazione, un’industria, e aiuta a capire il valore concreto delle scienze studiate a scuola. Allo stesso tempo offre un modello positivo di collaborazione, dove adulti e giovani imparano insieme e nessuno viene lasciato indietro. In un’epoca segnata da crisi ambientali e tecnologiche, la storia di Harding e dei suoi compagni suggerisce che la soluzione passa dalla combinazione di conoscenze, responsabilità e solidarietà. Ed è, semplicemente, una grande avventura che si legge con il fiato sospeso.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.