Salta al contenuto

La Chanson de Roland: eroismo, fede e tradimento nella guerra santa medievale

Carlo Magno, difensore del Cristianesimo, libera la Spagna dai Mori con i fedeli paladini. Si avvicina il capitolo finale: la battaglia di Roncisvalle

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Tra i grandi testi della letteratura medievale europea, La Chanson de Roland occupa un posto speciale. È un antico poema epico in lingua d’oïl (antenata del francese) che racconta imprese eroiche, tradimenti, battaglie e miracoli, sullo sfondo delle guerre tra cristiani e musulmani ai tempi di Carlo Magno. Anche se l’autore è sconosciuto, l’opera ha avuto un’enorme influenza sull’immaginario cavalleresco: qui troviamo già il modello del paladino coraggioso fino all’estremo, del sovrano saggio ma vulnerabile, del traditore spinto dall’invidia. In questo articolo scopriremo la trama, i personaggi principali e i temi chiave, a partire dall’episodio iniziale, in cui una proposta di pace apparentemente sincera nasconde un pericoloso inganno. Leggerla oggi significa confrontarsi con domande ancora attuali su fede, lealtà, propaganda e guerra.

Trama del poema epico

Il poema si apre con un quadro grandioso: l’imperatore cristiano Carlo Magno (qui chiamato “Charles li reis”) ha passato sette anni in Spagna, conquistando in nome di Dio città e fortezze. L’eco delle sue vittorie risuona ovunque, e i musulmani sono ormai allo stremo. Solo la ricca e potente città di Saragozza (Sarraguce) resiste ancora, governata dal re pagano Marsilio. Carlo ha appena preso la città di Cordres e il suo esercito appare invincibile. Proprio quando sembra che la guerra stia per concludersi, nella corte di Marsilio nasce un piano di apparente pace: un momento di tregua che è in realtà l’inizio della tragedia.

Nel suo palazzo, Marsilio convoca i principali consiglieri. Ha paura: sa di non poter vincere in battaglia i Franchi, teme la distruzione del suo regno e la propria morte. In questo clima di angoscia emerge la voce di Blancandrin, cavaliere pagano descritto come prudente, astuto e amante dei compromessi. La sua proposta è chiara: usare la diplomazia ingannevole al posto delle armi. Suggerisce di inviare a Carlo magnifici doni – orsi, falchi, cammelli, oro e argento, muli carichi, carri ricchi di tesori – e di promettere che Marsilio si convertirà al cristianesimo, diventerà vassallo dell’imperatore e consegnerà ostaggi nobili, garanzia della sua futura fedeltà. Meglio subire una pace umiliante che perdere tutto. I baroni pagani, consapevoli di non avere alternative, approvano il piano.

Marsilio sceglie allora dieci emissari, tra cui lo stesso Blancandrin, e li manda con rami d’ulivo in mano, simbolo universale di pace. I messaggeri, carichi di doni e parole suadenti, lasciano Saragozza e si dirigono verso il grande campo dei Franchi. Intanto, presso Cordres, il poema ci mostra un quadro quasi sereno dell’esercito cristiano: i paladini di Carlo, tra cui Rolando (Rollant), Oliviero (Oliver), Sanson, Anseis, Gualfredo d’Anjou e molti altri, passano il tempo tra giochi, esercizi d’armi e conversazioni. Questo clima di relativa tranquillità sottolinea ancora di più il contrasto con il pericolo che sta per abbattersi su di loro dall’interno, attraverso la finta diplomazia di Marsilio.

Quando gli emissari arrivano all’accampamento, vengono accolti con onore. Si presentano educatamente a Carlo, gli espongono i saluti del loro sovrano e le sue offerte: ricchezze immense subito, la promessa di ricevere il battesimo entro breve, di consegnare ostaggi importanti e di diventare fedele vassallo di Carlo. In cambio, chiedono che l’imperatore sciolga l’assedio, lasci la Spagna e permetta a Marsilio di prepararsi alla sua conversione. Blancandrin parla con grande abilità retorica, facendo leva sia sulla fede del re cristiano (presentando la futura conversione come un trionfo spirituale), sia sul desiderio di tornare in Francia dopo anni di durissime campagne.

Carlo ascolta con calma. Non è descritto come un guerriero impulsivo, ma come un sovrano prudente, religioso e consapevole del proprio ruolo. Sa che accettare una pace con un nemico così pericoloso significa fidarsi di promesse non ancora verificate. Allo stesso tempo, la possibilità di “salvare l’anima” di Marsilio attraverso il battesimo appare come una vittoria non solo politica, ma anche spirituale. L’imperatore non si affretta a rispondere: interroga con attenzione gli emissari, chiede chiarimenti sugli ostaggi, sulla sincerità dell’offerta, sulla capacità di Marsilio di mantenere la parola. Questo indugio evidenzia il contrasto tra la saggezza di Carlo e l’abilità manipolatoria di Blancandrin.

Alla fine, Carlo sceglie di non dare subito una risposta definitiva: offre ospitalità per la notte agli ambasciatori, come vuole il codice dell’onore cavalleresco, e rimanda la decisione al giorno seguente. All’alba, come ogni buon re cristiano, fa celebrare la messa, unisce il gesto religioso alla scelta politica e convoca i suoi baroni in consiglio per discutere la proposta di pace. L’assemblea dei nobili – tra cui avranno un ruolo essenziale Rolando, Oliviero e il traditore Gano di Maganza nelle parti successive del poema – diventerà il luogo in cui si confronteranno diversi modi di intendere l’onore: fidarsi o no dei nemici? accettare la tregua o continuare la guerra? salvare delle vite o rischiare una catastrofe?

In questo capitolo iniziale, il cuore della trama non è ancora la celebre battaglia di Roncisvalle, ma la costruzione lenta di un inganno che nasce dalla paura e dalla disparità di forze. I pagani usano la diplomazia non come strumento di pace vera, ma come arma strategica. I cristiani, invece, appaiono divisi tra il desiderio di pace, la fedeltà alla propria fede e il sospetto verso un nemico storicamente infido. Roland e gli altri paladini sono presenti, ma ancora ai margini della decisione finale: il loro eroismo esploderà più avanti, quando il piano di Marsilio e dei suoi consiglieri, unito al tradimento interno, li attirerà in un’imboscata mortale. L’apparente serenità del campo franco, interrotta dall’arrivo dei messaggeri con i rami d’ulivo, anticipa così la tensione tragica che attraversa tutto il poema: la pace promessa è solo la maschera di una guerra ancora più sanguinosa.

Personaggi di La Chanson de Roland

La Chanson de Roland è popolata da figure fortemente simboliche: ogni personaggio non è solo un individuo, ma incarna valori, vizi, modelli di comportamento che il pubblico medievale doveva riconoscere e giudicare. Anche in questo inizio di poema, centrato sull’offerta di pace di Marsilio, i protagonisti vengono già delineati in modo netto: il re cristiano saggio, il sovrano pagano spaventato, il consigliere astuto che manipola le apparenze, i paladini coraggiosi in attesa dell’azione. Conoscerli significa capire come funziona l’epica cavalleresca: le loro scelte personali hanno un peso politico e religioso enorme, perché dietro di loro si muovono popoli interi. Ecco i personaggi principali introdotti o richiamati da questo segmento dell’opera e il loro significato simbolico.

  • Carlo Magno (Charles li reis) è l’imperatore dei Franchi, rappresentato come re cristiano ideale: potente in guerra ma soprattutto prudente, giusto, profondamente religioso. Nel capitolo iniziale non è dominato dall’impulso, ma dall’ascolto e dalla riflessione: dà udienza agli emissari pagani, valuta le loro promesse, non si lascia travolgere né dalla sete di gloria né dal timore. Simbolicamente incarna la cristianità unita e la figura del sovrano che esercita la sua autorità in nome di Dio. Il suo desiderio di convertire Marsilio rivela la dimensione missionaria del potere medievale, ma anche la sua vulnerabilità: proprio la disponibilità ad accogliere la pace può essere sfruttata dagli avversari. Per gli studenti, Carlo rappresenta il problema eterno del governante che deve scegliere tra fiducia e sospetto.
  • Marsilio (Marsile) è il re pagano di Saragozza, ultimo grande avversario di Carlo in Spagna. All’inizio lo vediamo spaventato e consapevole della propria inferiorità militare: ha perso città, fortezze, alleati. Non è però un personaggio solo negativo: è astuto, capace di ascoltare i consigli, determinato a salvare il proprio regno con ogni mezzo. Simbolicamente incarna il nemico esterno della cristianità, ma anche il sovrano “bloccato” tra orgoglio e necessità. La sua scelta di usare l’inganno mostra come, nel mondo epico, la mancanza di fede cristiana sia collegata a una moralità debole, pronta al tradimento. Eppure la sua paura lo rende umano: dietro il re pagano c’è un uomo che teme di perdere potere, vita, dignità, e che prova a rovesciare la situazione con la diplomazia.
  • Blancandrin è il consigliere di Marsilio che propone il piano di inviare doni e promesse di conversione a Carlo. È descritto come saggio e prudente, ma la sua saggezza è interamente piegata alla strategia dell’inganno: usa la parola come arma, trasformando la diplomazia in una trappola. Simbolicamente rappresenta la falsa pace, l’abilità retorica non guidata dall’etica ma dall’interesse del proprio partito. Il suo ruolo è fondamentale perché dimostra che la guerra non si combatte solo con le spade, ma anche con le idee, le promesse, i giuramenti. Per un lettore moderno, Blancandrin fa pensare ai diplomatici e ai politici che manipolano trattati e accordi per ottenere vantaggi nascosti, sollevando domande sull’uso responsabile del linguaggio in contesti di conflitto.
  • Rolando (Rollant), anche se in questo capitolo resta sullo sfondo, è già presente come paladino di punta dell’esercito franco, nipote di Carlo, modello di coraggio assoluto. Qui lo vediamo ancora in un momento di relativa calma, tra gioco e addestramento, ma sappiamo che sarà lui a vivere l’apice tragico del poema a Roncisvalle. Simbolicamente è l’eroe che porta all’estremo i valori della cavalleria: fede, lealtà, desiderio di gloria. Nel contrasto tra la sua energia guerriera e la calma strategica di Carlo si intravede un conflitto generazionale: il giovane cavaliere impetuoso e il re anziano prudente. Per i lettori più giovani, Rolando è una figura affascinante ma problematica: la sua grandezza nasce anche dall’incapacità di dosare il proprio eroismo.
  • Oliviero (Oliver) è amico fraterno e compagno di Roland. Nel segmento iniziale non prende ancora la parola, ma il poema lo presenta come cavaliere saggio, moderato, capace di valutare lucidamente i rischi. Se Rolando simboleggia il coraggio, Oliviero rappresenta la prudenza. La loro coppia è uno dei nuclei più interessanti dell’epica: due guerrieri ugualmente leali, ma con approcci diversi alle decisioni. In questa fase della storia, la sua presenza anticipa il futuro conflitto di opinioni su come affrontare il pericolo. Simbolicamente, Oliviero è la voce della ragione che, pur non vincendo sempre, mostra al pubblico l’altro volto dell’eroismo: saper dire di no al rischio inutile, saper criticare anche chi si ama, pur restando fedele fino alla morte.
  • Gli emissari pagani formano un gruppo corale più che singoli personaggi sviluppati. Portano rami d’ulivo, segno di pace, e carichi di ricchezze da offrire a Carlo. Nella dinamica del poema rappresentano gli strumenti dell’inganno: sono educati, rispettosi, persino ammirati per il loro comportamento cortese, ma veicolano un messaggio falso. Simbolicamente mostrano come, nell’epica, il confine tra nemico armato e nemico diplomatico sia sottile: si può essere pericolosi anche senza sguainare la spada. Allo stesso tempo, la loro figura ricorda che, in ogni guerra, i messaggeri sono costretti a recitare un copione scritto da altri, diventando così un po’ vittime e un po’ complici delle decisioni dei potenti.
  • I paladini franchi (Sanson, Anseis, Gualfredo d’Anjou e gli altri) compongono l’élite guerriera attorno a Carlo. In questo capitolo li vediamo in momenti di svago e addestramento, pronti ma ancora lontani dal grande scontro. Simbolicamente incarnano la cavalleria cristiana: nobili per nascita, valorosi, legati al loro signore da un giuramento di fedeltà. La loro presenza corale sottolinea che l’epica non è solo storia di un singolo eroe, ma di un intero gruppo sociale che vive di guerra, onore e fede. Per gli studenti possono rappresentare l’idea di “squadra”: senza di loro, Rolando stesso non avrebbe il contesto in cui brillare. Il fatto che il destino di molti di loro venga deciso dalle scelte di pochi (Carlo, Marsilio, i consiglieri) li rende anche simbolo delle masse coinvolte in decisioni politiche che non controllano.

Temi Principali

Anche limitandoci all’episodio iniziale della proposta di pace, La Chanson de Roland mette subito in gioco alcuni temi fondamentali che attraversano tutto il poema. L’inganno diplomatico, la tensione tra guerra e pace, la relazione tra fede e politica, il conflitto tra prudenza e coraggio assoluto: tutto è già in nuce in questo incontro tra Carlo e gli emissari di Marsilio. Per chi studia oggi il testo, questi temi non sono solo “medievali”, ma parlano ancora di noi: della fiducia nelle promesse dei potenti, della facilità con cui si può manipolare il linguaggio della pace, del peso delle decisioni dei leader sulle vite dei soldati. Analizzarli aiuta a leggere criticamente non solo il poema, ma anche il modo in cui i conflitti vengono raccontati nei media contemporanei.

  • Inganno e diplomazia sono il cuore di questo capitolo. La proposta di Marsilio non è una pace vera, ma un calcolo strategico per guadagnare tempo e cogliere di sorpresa i Franchi. La diplomazia appare come uno strumento ambivalente: può servire a evitare il sangue, ma può anche diventare un’arma più pericolosa delle spade se usata per mentire. Il ramo d’ulivo, di solito simbolo di riconciliazione, viene qui svuotato del suo valore autentico: è solo una maschera. Il poema invita implicitamente il lettore a interrogarsi sulla fiducia negli accordi politici: quando una promessa è credibile? come distinguere tra vera volontà di pace e pura propaganda? È un tema sorprendentemente attuale, che risuona in ogni trattativa tra Stati in conflitto.
  • Fede e potere si intrecciano nelle motivazioni di Carlo e Marsilio. Per l’imperatore franco, la possibile conversione del re pagano è una grande vittoria spirituale: vedere un nemico inginocchiarsi davanti al battesimo significa non solo vincere militarmente, ma “salvare un’anima”. Per Marsilio, fingere di convertirsi è invece un atto puramente politico, senza convinzione religiosa. Il poema mostra così due modi opposti di usare la fede: come fine (per Carlo) e come mezzo (per Marsilio). Questo tema invita a riflettere sul rapporto tra religione e potere, sulle volte in cui la religione viene invocata per giustificare guerre o alleanze, e su quanto sia difficile distinguere tra convinzione sincera e strumentalizzazione del sacro.
  • Onore cavalleresco e saggezza emergono nella figura di Carlo e, in filigrana, in quella di Rolando e degli altri paladini. L’onore impone di accogliere gli emissari con rispetto, di ascoltarli, di non uccidere i messaggeri, di mantenere la parola data. Ma allo stesso tempo, la saggezza chiede di non essere ingenui, di sospettare di un nemico sconfitto che improvvisamente offre tutto. Il tema mette in tensione due valori: la lealtà ai codici cavallereschi e la necessità di proteggere il proprio popolo. Il lettore è spinto a chiedersi se sia più onorevole fidarsi e rischiare o diffidare e continuare a combattere. In prospettiva, il poema mostrerà anche l’eccesso opposto: un onore troppo rigido, come quello di Rolando, può condurre alla catastrofe.
  • Guerra giusta e desiderio di pace formano un altro asse centrale. Dopo sette anni di campagne, i Franchi sono stanchi; l’idea di tornare in Francia con un successo quasi totale è molto allettante. Tuttavia, il poema nasce in un contesto in cui la guerra contro i “pagani” è vista come giusta, quasi doverosa, perché difende la cristianità e la diffonde. La proposta di Marsilio mette Carlo davanti a un dilemma: se la guerra non è più necessaria, continuare a combattere sarebbe un crimine; se la pace è falsa, fermarsi sarebbe un errore fatale. Questo tema riflette le discussioni medievali sulla “guerra giusta”, ma parla anche ai lettori di oggi, abituati a sentire giustificazioni morali per conflitti moderni. Il poema non offre risposte facili, ma mostra le conseguenze tragiche di scelte sbagliate.

Perché leggere La Chanson de Roland oggi?

Leggere La Chanson de Roland oggi significa entrare in un mondo lontanissimo nel tempo, ma sorprendentemente vicino per le domande che pone. Attraverso re, paladini e traditori, il poema parla di responsabilità delle decisioni politiche, di uso del linguaggio della pace, di rapporto tra fede e potere, di amicizia e sacrificio. Per gli studenti italiani è un ottimo laboratorio di lettura critica: aiuta a riconoscere stereotipi sul “nemico”, a capire come nascono i miti eroici, a riflettere sulle conseguenze delle scelte individuali nella storia collettiva. Inoltre permette di confrontare l’epica francese con quella italiana (come la Gerusalemme liberata), cogliendo somiglianze e differenze in modo più consapevole.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.