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Nana: l’ascesa effimera di una cortigiana e della sua rovina

Nanà è un'attrice bellissima, piena di talento ma mangiata dai debiti perciò costretta a vendersi per essere mantenuta, morirà deturpata dal vaiolo

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Pubblicato nel 1880, Nana di Émile Zola è uno dei romanzi più scandalosi e affascinanti dell’Ottocento. Protagonista è una giovane cortigiana che, partita dalla miseria, conquista Parigi con la propria bellezza e la propria sfacciata libertà. Intorno a lei ruotano aristocratici, banchieri, attori, giornalisti: tutti pronti a farsi divorare dalla sua presenza magnetica. Ma Nana non è solo la storia di una “donna fatale”: è anche il ritratto crudele di una società che corre verso il crollo, accecata dal lusso e dall’ipocrisia. Zola mostra senza veli il dietro le quinte dei teatri, dei salotti e dei boulevards, alternando feste abbaglianti, miseria, malattia e vergogna. Leggere questo romanzo significa entrare nel cuore della Parigi del Secondo Impero e interrogarsi su potere, desiderio e distruzione.

Trama del romanzo

Il romanzo si apre al Théâtre des Variétés, la sera della prima de La Blonde Vénus. La sala si riempie lentamente, tra chiacchiere, risate e curiosità morbosa per la nuova stella annunciata sui manifesti: Nana. In platea, il giornalista Fauchery e il cugino Hector de la Faloise discutono del clima mondano e dell’aspettativa creata attorno a questa giovane attrice. Il direttore Bordenave, cinico e urlante, non finge nemmeno di interessarsi all’arte: per lui Nana è soprattutto “pelle”, una forza di seduzione che riempirà il teatro e farà entrare denaro. Prima ancora di vederla in scena, il lettore la percepisce come un mito che sta per esplodere, una promessa di scandalo capace di smuovere tutta Parigi.

La mattina seguente, la troviamo addormentata nel suo appartamento di boulevard Haussmann: arredato a metà, pieno di mobili presi a credito e di oggetti appariscenti. Con la cameriera Zoé, Nana discute dei “clienti”, dei debiti e soprattutto del piccolo Louiset, il figlio lasciato in campagna, che vorrebbe riprendere con sé ma non può per mancanza di denaro. Il suo successo teatrale non basta a garantire sicurezza: i creditori premono, il proprietario minaccia pignoramenti. L’arrivo di Madame Tricon, mediatrice di incontri interessati, le offre l’ennesima occasione di vendere il proprio corpo per sopravvivere. Parallelamente, in un salotto aristocratico di rue Miromesnil, la comtesse Sabine Muffat riceve amici e conoscenti: deputati, banchieri, il conte Muffat e il brillante Vandeuvres. In questo mondo rigido e devoto alle apparenze, il nome di Nana comincia già a circolare come curiosità malata proveniente dai teatri popolari.

Ben presto i due universi entrano in contatto. Nana festeggia il proprio trionfo in una cena caotica nel suo salotto, dove si mescolano attrici, banchieri come Steiner, contesse annoiate, viveur come Vandeuvres e giovani innamorati ingenui. Il conte Muffat, uomo profondamente religioso, viene attratto da questa creatura che rappresenta tutto ciò che la sua morale condanna. Mentre nei camerini delle Variétés gli attori spettegolano sull’attenzione che un misterioso principe rivolge a Nana, e mentre in campagna, alle Fondettes, la rispettabile madame Hugon si scandalizza sentendo che Steiner avrebbe comprato una tenuta per l’attrice, il giovane Georges Hugon fugge di notte per raggiungerla, travolto da una passione incontrollabile. L’astro di Nana sale, bruciando chi le si avvicina.

La relazione tra Nana e Muffat diventa presto centrale. Il conte, all’inizio esitante, finisce vittima di una gelosia ossessiva: la segue di nascosto nei Passage des Panoramas, aspetta fuori dal teatro, si umilia davanti alle sue menzogne. Quando Nana, stanca dei debiti, fugge con l’attore comico Fontan, sembra scegliere un’esistenza più semplice in un piccolo appartamento di Montmartre, dove vive con lui e con il figlio Louiset, circondata da parenti popolari e da amici del teatro. Ma la vita “povera e felice” dura poco: la violenza e la miseria riemergono, il sogno d’amore si spegne e Nana ritorna al suo ruolo di donna mantenuta, pronta a sfruttare fino in fondo la devozione di Muffat e il denaro di Steiner.

Dopo prove caotiche di una nuova pièce, La Petite Duchesse, e un mezzo insuccesso teatrale, Nana decide di ritirarsi dalle scene per trasformarsi in grande cortigiana. Si fa allestire un magnifico hôtel in avenue de Villiers, dove domina come una regina: otto cavalli, cinque carrozze, un salone decorato come un tempio del lusso, un famoso letto d’oro e d’argento progettato come un altare del piacere. Muffat, ormai rovinato moralmente e finanziariamente, continua a finanziare i suoi capricci, mentre attorno a lei banchieri e aristocratici si indebitano, vendono proprietà, si distruggono. La sua fama esplode nel mondo mondano: ai Grand Prix di Longchamp arriva in landau argentato, vestita coi colori di Vandeuvres, sotto gli sguardi di tutta Parigi, con accanto Louiset e i fratelli Hugon. In quella folla, si incrociano le vite della comtesse Muffat, della figlia Estelle promessa a Daguenet, di Rose Mignon e di tanti altri personaggi, tutti legati in qualche modo alla stella del momento.

Dietro la superficie brillante, però, cresce un senso di vuoto e di colpa. In una notte d’angoscia, Nana è assalita dal terrore della morte e dell’inferno: nuda nel letto lussuoso, chiede a Muffat se finirà dannata, stringendo una medaglietta della Vergine. Poco dopo, una grave emorragia rivela una gravidanza di tre mesi che lei non desidera: la maternità le appare come un fastidio, una minaccia al proprio corpo e alla propria libertà. Muffat, tormentato da crisi religiose e dalla gelosia, scopre infine Nana in atteggiamenti compromettenti con Georges e assiste impotente alla propria umiliazione. Mentre l’hotel di avenue de Villiers divora somme colossali tra furti, sprechi e stravaganze, Nana sembra bruciare il denaro per riempire un vuoto che nessun lusso riesce a colmare.

Quando la sua fortuna comincia a declinare, Nana scompare da Parigi dopo un’ultima grande svendita e una fugace riapparizione sulle scene. Si diffondono voci: sarebbe al Cairo, poi in Russia, coinvolta in storie sempre più degradanti. Mesi dopo, la notizia del suo ritorno corre improvvisa: sarebbe malata di vaiolo al Grand-Hôtel. Nel frattempo, la Francia è travolta dall’annuncio della guerra; la folla si accalca nelle strade tra allarme e frenesia. Davanti all’albergo, amici, curiosi e vecchi amanti si interrogano sulla malattia che deturpa la sua bellezza. Rose Mignon, superato l’antico odio, le veglia il capezzale per permetterle di “morire in un posto chic”. Nana, l’icona del vizio e del lusso, si spegne sul letto dell’albergo, il volto devastato dal vaiolo, proprio mentre le vetrine espongono i ritratti ancora splendidi dell’imperatore: il corpo della donna e quello dell’Impero, entrambi corrotti, si rispecchiano in una fine miserabile e spettacolare.

Personaggi di Nana

I personaggi di Nana formano una vera e propria mappa della società parigina del Secondo Impero: teatro, alta aristocrazia, finanza, piccolo popolo. Ogni figura non è solo un carattere psicologico, ma anche un simbolo di un ambiente, di un vizio o di una debolezza collettiva. Zola costruisce una rete fittissima di relazioni: amori, interessi economici, pettegolezzi mondani, legami familiari e dipendenze. Al centro c’è Nana, forza di attrazione e di distruzione: tutti gli altri personaggi sono come satelliti che le ruotano intorno, ne subiscono il fascino ma finiscono anche consumati da lei o trascinati nel baratro. Conoscerli significa comprendere meglio non solo la trama, ma anche il discorso critico di Zola sulla corruzione morale, la fragilità dei valori tradizionali e il ruolo del denaro come motore segreto di quasi ogni relazione.

  • Nana Coupeau è la protagonista assoluta, giovane donna del popolo salita dai bassifondi alla celebrità come attrice mediocre ma cortigiana irresistibile. Figlia dell’operaio alcolizzato e della lavandaia di L’Assommoir, incarna il prodotto più vistoso del degrado sociale: il suo corpo diventa merce di lusso, strumento di ascesa e insieme di rovina. Sensuale, capricciosa, spesso ingenua, alterna slanci di tenerezza (soprattutto verso il figlio Louiset) a crudeltà inconsapevole. Non ama davvero nessuno, ma ha bisogno di essere adorata e di spendere senza limiti. Simbolicamente, Nana è la “bestia d’oro” e la “mosca” che porta infezione: rappresenta il potere distruttivo della sessualità mercificata e del denaro, la bellezza che contagia e corrode un intero sistema politico e morale.
  • Conte Muffat de Beuville è un aristocratico cattolico, devoto e rigido, funzionario vicino alla corte imperiale. All’inizio appare come emblema della morale tradizionale, del dovere e dell’ordine; ma la sua attrazione per Nana ne smaschera le debolezze. Progressivamente si lascia inghiottire dalla passione: perde dignità, patrimonio, famiglia e fede, oscillando tra desiderio e rimorso religioso. La sua ossessione gelosa lo porta a pedinare, umiliarsi, subire tradimenti evidenti senza riuscire a staccarsi. Simbolicamente incarna la decadenza dell’aristocrazia e dell’ordine cattolico: un mondo apparentemente solido che, sedotto dal vizio, crolla dall’interno. Il suo legame con Nana è la metafora del rapporto tra Secondo Impero e corruzione: un potere che si lascia sedurre fino alla rovina.
  • Louiset, il figlio di Nana, è un bambino fragile e serio, spesso ammalato, che vive dapprima in campagna e poi con la madre in città. È quasi sempre sullo sfondo, ma la sua presenza pesa come un rimorso: Nana lo ama a modo suo, con slanci improvvisi, ma lo trascina in un ambiente instabile, tra traslochi, uomini diversi e tensioni. Louiset rappresenta l’innocenza sacrificata alle passioni e agli egoismi degli adulti: ogni volta che appare, il romanzo si fa più tragico. Quando, nelle voci sul ritorno di Nana dalla Russia, si dice che il bambino è morto, si percepisce il fallimento definitivo della maternità della protagonista. Simbolicamente Louiset è il futuro negato, la vittima silenziosa della società dello spettacolo e dell’incapacità di assumersi responsabilità.
  • Steiner è un banchiere borghese, arricchito e ambizioso, che frequenta teatri e salotti per cacciare nuove emozioni e occasioni d’affari. Innamorato di Nana, non esita a compromettere la propria situazione finanziaria per mantenerla: compra tenute, presta denaro, gioca con capitali che non ha più. La sua figura mostra quanto la finanza sia legata al mondo del piacere: il denaro scorre dai salotti agli alcove e ritorno, finché il sistema si incrina. Steiner è simbolo della borghesia speculativa che gonfia bolle di ricchezza effimera, pronta a esplodere. La sua rovina economica parallela all’ascesa di Nana rivela l’altra faccia del lusso mondano: dietro le feste scintillanti, ci sono libri contabili pieni di debiti e crolli imminenti.
  • Vandeuvres è un conte mondano, brillante e dissipato, noto per i suoi cavalli, le sue scommesse e le sue amanti. Sedotto dal fascino di Nana, investe somme enormi sulle corse, cerca di impressionarla con lussi spettacolari (come il landau argentato e i cavalli bianchi) e mette a rischio la propria reputazione con scandali alle ippodromi. A Longchamp, la sua “écurie” e l’apparizione di Nana vestita coi suoi colori mostrano la fusione tra gioco, spettacolo e desiderio. Simbolicamente, Vandeuvres rappresenta l’aristocrazia giocatrice che brucia il proprio capitale e il proprio onore in nome del piacere e dell’azzardo. La sua caduta segna un altro pezzo di crollo del mondo nobiliare legato all’Impero.
  • Sabine Muffat (la comtesse) è la moglie del conte, donna distinta e un po’ malinconica, legata a una morale di decoro e sacrificio. Tiene salotti misurati, alleva la figlia Estelle e cerca di mantenere una dignità formale anche quando il matrimonio si incrina. Il suo ruolo è soprattutto quello di vittima silenziosa del tradimento di Muffat e della doppia morale maschile: mentre il marito si perde con Nana, lei deve salvare le apparenze. Simbolicamente incarna la borghesia e l’aristocrazia “perbene”, che coprono sotto la superficie rispettabile un mare di ipocrisie. La sua figura, discreta ma costante, rende visibile il costo umano della corruzione maschile.
  • Georges Hugon è il giovane figlio di madame Hugon, educato, sensibile e ancora ingenuo quando si innamora follemente di Nana. La sua passione è assoluta e adolescenziale: fugge di notte per raggiungerla, si umilia, soffre di gelosia, si mette contro la madre. Davanti alla donna, però, è soltanto uno dei tanti “ragazzi” sacrificabili, destinato a essere ferito. Georges è simbolo della gioventù borghese sedotta e distrutta da un mondo di piaceri a pagamento che non può controllare: rappresenta la perdita dell’innocenza e l’ingresso traumatico nella realtà cinica della società moderna.
  • Zoé è la cameriera fedele di Nana, donna pratica, scaltro “factotum” della casa. Conosce debiti, amanti, segreti e trucca la realtà per proteggere la padrona (e anche i propri interessi). Gestisce fornitori, creditori, ingressi e uscite di oggetti, coprendo furti e raggiri domestici. Mentre Nana spreca, Zoé organizza, anticipa, aggiusta. Simbolicamente rappresenta il lato nascosto e operativo del mondo del lusso: la servitù che tiene in piedi il castello di carte, la dimensione materiale che permette ai sogni di sfarzo di esistere. È anche l’immagine di una classe subalterna furba, che sopravvive navigando tra le debolezze dei ricchi.
  • Rose Mignon è un’attrice delle Variétés, collega e rivale di Nana, più professionale e disciplinata. Sposata con il signor Mignon, gestore attento, rappresenta una forma di rispettabilità relativa nel mondo del teatro: recita, cura la carriera, difende il proprio onore. Inizialmente guarda Nana con ostilità e invidia, poi, nel momento della disgrazia finale, è proprio lei a commuoversi e a vegliarla al Grand-Hôtel. Simbolicamente, Rose mostra che anche in un ambiente considerato “corrotto” come il teatro è possibile una certa solidità affettiva e professionale, in contrasto con la dissoluzione totale di Nana. La sua pietà finale suggerisce una forma di umanità che sopravvive nel fango.
  • Bordenave è il direttore del Théâtre des Variétés, uomo grossolano, urlatore, convinto che il suo teatro sia un “bordello” più che un tempio dell’arte. Per lui contano gli incassi, i corpi delle attrici, la capacità di attirare il pubblico attraverso scandali e promesse erotiche: la qualità artistica è secondaria. È lui a lanciare Nana come “Vénus” della scena, puntando tutto sulla sua presenza fisica. Simbolicamente incarna la mercificazione dello spettacolo e la trasformazione dell’arte in puro affare commerciale. Rappresenta anche il cinismo del sistema che sfrutta le donne come prodotti da esporre e consumare.

Temi Principali

Nana è un romanzo densissimo di temi, che Zola intreccia attraverso scene di teatro, salotti, ippodromi, camere da letto e cortili popolari. Al centro c’è il rapporto tra sessualità, denaro e potere, ma accanto emergono questioni di classe sociale, ipocrisia religiosa, destino familiare ed eredità. Il naturalismo zoliano costruisce un grande esperimento: cosa succede quando una ragazza dei bassifondi viene catapultata in cima alla scala sociale grazie al proprio corpo? Attraverso la sua ascesa e caduta, il romanzo riflette sulla corruzione diffusa del Secondo Impero, mostrando come il lusso esteriore nasconda un mondo malato. I temi principali permettono di leggere Nana come un testo ancora attuale, che parla di spettacolarizzazione del corpo, consumismo e fragilità degli ideali.

  • Sessualità e potere sono il cuore del romanzo. Il corpo di Nana è la sua unica vera risorsa sociale, ma anche l’arma con cui sottomette uomini di ogni ceto: aristocratici, banchieri, ragazzi ingenui. La seduzione non è descritta in modo romantico: è un meccanismo di dominio, un mercato in cui desiderio e denaro si intrecciano. Gli uomini credono di possederla pagando, ma in realtà sono loro a finire posseduti, economicamente ed emotivamente. Zola mostra una società in cui la sessualità è al tempo stesso fonte di piacere, di colpa religiosa, di scandalo pubblico e di rovina economica. Simbolicamente, la potenza erotica di Nana corrode istituzioni e fortune, fino a diventare metafora della malattia che divora l’Impero.
  • Corruzione sociale e politica attraversa tutto il romanzo. Il mondo rappresentato non conosce veri ideali: la nobiltà è più preoccupata di amanti e cavalli che di responsabilità pubbliche; la borghesia finanziaria gioca con i capitali come al casinò; il teatro è gestito come un affare sporco. Il Secondo Impero appare come un regime al tramonto, mascherato da feste e spettacoli. Le storie di rovina personale (Steiner, Vandeuvres, Muffat) riflettono un sistema più ampio che si avvia al disastro politico e militare. L’epidemia di vaiolo, la folla agitata per la guerra, le tracce di decadenza fisica e morale collegano vita privata e storia collettiva: la corruzione individuale è il sintomo di una crisi politica generale.
  • Determinismo ed eredità sono tipici del naturalismo di Zola. Nana è figlia di Gervaise e Coupeau, protagonisti di L’Assommoir, segnati da alcolismo, miseria e degrado. Anche se sale socialmente, porta in sé un’eredità fisica e morale: le sue scelte sembrano condizionate dall’ambiente d’origine e dal contesto in cui cresce. Allo stesso modo, i destini degli altri personaggi sono legati al loro gruppo sociale e alla rete di rapporti economici. Non c’è libertà assoluta: le passioni personali si intrecciano con forze storiche (il crollo dell’Impero), biologiche (malattia, sessualità) e sociali (povertà, ambizione). Il determinismo non elimina la responsabilità, ma fa capire quanto sia difficile per i singoli sfuggire alle strutture che li formano.
  • Teatro, spettacolo e apparenza costituiscono un grande laboratorio simbolico. Le Variétés, Longchamp, i salotti, perfino il Grand-Hôtel: tutto è palcoscenico. I personaggi recitano ruoli sociali come se fossero parti teatrali; Nana stessa è molto più “vera” nella vita mondana che sul palco, dove è un’attrice mediocre. Zola insiste sui retroscena: camerini sporchi, prove caotiche, fumo, macchinari che crollano. Dietro lo splendore dello spettacolo ci sono fatica, improvvisazione, affari e compromessi. Il tema mostra come la società del Secondo Impero viva di finzioni: ciò che conta è l’immagine, la facciata, mentre la realtà è nascosta e spesso degradata. È un’anticipazione lucidissima della moderna “società dello spettacolo”.
  • Religione, colpa e ipocrisia morale emergono soprattutto nella figura del conte Muffat e nelle crisi mistiche di Nana. L’educazione cattolica del conte entra in conflitto con la sua vita di amante: tra confessionali e camere da letto, tra Venot (il consigliere devoto) e l’hotel di Nana, Muffat vive una lacerazione continua. Le sue preghiere non lo impediscono di cedere alla passione; i suoi pentimenti non lo portano a cambiare davvero. Nana, a sua volta, ha improvvisi terrori religiosi: si immagina dannata, stringe medaglie, teme il giudizio di Dio. Ma queste crisi durano poco e non cambiano il suo comportamento. Zola denuncia così l’ipocrisia di una moralità che predica purezza e vive di compromessi, incapace di affrontare i veri problemi sociali e personali.

Perché leggere Nana oggi?

Nana resta attuale perché parla di temi che riconosciamo facilmente: culto dell’immagine, corpi trasformati in merce, potere del denaro sui sentimenti, scandali che travolgono politica e spettacolo. La protagonista può ricordare alcune star dei social o del gossip contemporaneo: amate, invidiate, consumate dai media. Studiare questo romanzo aiuta a capire come la letteratura possa smascherare i meccanismi della società dello spettacolo, mostrare il legame tra vita privata e storia collettiva e farci riflettere su desiderio, libertà e responsabilità. Per studenti e lettori di oggi è anche un’occasione per conoscere il naturalismo di Zola, con la sua scrittura viva, visiva e potentemente cinematografica.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.