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Papà Goriot: l’amore paterno sacrificato alla vanità borghese

Un vecchio vive in una pensione modesta per mantenere l'alto stile di vita delle due figlie, vive con un uomo che finirà per diventare come le sorelle

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Pubblicato nel 1835, Papà Goriot è uno dei romanzi più celebri di Honoré de Balzac e un tassello fondamentale della sua grande opera, la Commedia umana. Siamo nella Parigi dell’Ottocento, in una pensione modesta dove si incrociano destini di povertà, ambizione e decadenza morale. Qui vive un vecchio signore misterioso, chiamato Papà Goriot, che sembra nascondere un passato importante, e un giovane studente di legge, Eugène de Rastignac, deciso a conquistarsi un posto nell’alta società. Attraverso le loro vicende Balzac ci mostra il volto duro della società borghese, dove i sentimenti si scontrano con il potere del denaro. È un romanzo intenso, pieno di intrighi, drammi familiari e scelte difficili, che ancora oggi parla in modo sorprendentemente diretto ai lettori adolescenti.

Trama del romanzo

Il romanzo si apre nella grigia e un po’ triste Pensione Vauquer, una casa di ringhiera malandata nel cuore di Parigi, gestita dalla severa vedova madame Vauquer. L’ambiente è modesto, impregnato di odore di minestra e di risparmio, frequentato da impiegati, piccoli borghesi rovinati e persone senza più speranza di risalire nella scala sociale. Tra i pensionanti spiccano due figure che diventeranno centrali: il vecchio padre Goriot, un ex-droghiere dall’aria trasandata e dimessa, spesso deriso dagli altri ospiti, e il giovane Eugène de Rastignac, studente di legge provinciale giunto a Parigi per farsi strada. Fin dalle prime pagine Balzac sottolinea il contrasto fra l’energia ambiziosa di Eugène e il declino fisico e sociale di Goriot, indicando al lettore che tra loro si creerà un rapporto decisivo.

Attraverso i pettegolezzi della pensione, Eugène viene a sapere che padre Goriot non è sempre stato povero: un tempo era un ricco commerciante, capace di accumulare un cospicuo patrimonio. Ha investito tutto l’amore e il denaro nelle sue due figlie, Anastasie de Restaud e Delphine de Nucingen, che ha fatto sposare nella grande aristocrazia e nell’alta borghesia finanziaria. Ora, però, il vecchio è ridotto quasi alla miseria, e le figlie, che vivono in splendidi palazzi, sembrano averlo abbandonato, facendolo scivolare piano piano ai piani sempre più alti e squallidi della pensione. Intanto Eugène, grazie a un lontano legame di parentela, riesce a entrare nei salotti eleganti di Parigi, dove conosce proprio Delphine, affascinante e infelice, sposata a un banchiere freddo e calcolatore, il barone de Nucingen. Colpito dal luccichio di quella società e dalla possibilità di arricchirsi e avanzare, Eugène inizia a oscillare tra la sua originaria ingenuità e il desiderio di sfruttare le occasioni offerte dal mondo mondano.

Figura decisiva nell’educazione “realistica” di Eugène è il misterioso Vautrin, un pensionante dall’aria bonaria ma inquietante, che nasconde un passato criminale e una profonda conoscenza dei meccanismi sociali. Vautrin gli propone un patto terribile: se Eugène accettasse di approfittare di una morte “opportuna” (quella del giovane erede Victorine Taillefer), potrebbe sistemarsi economicamente sposandone la sorella e assicurarsi un futuro luminoso. La proposta di Vautrin mette a nudo la logica spietata della società parigina: per salire occorre chiudere gli occhi davanti alla morale, o addirittura sporcarsi le mani. Eugène è tentato, ma allo stesso tempo disgustato. Nel frattempo, continua a frequentare i salotti, soprattutto quello di Delphine, che diventa la sua amante, e si lascia guidare da lei nel complicato gioco delle relazioni mondane. Mentre Eugène scopre la potenza del denaro e delle apparenze sociali, padre Goriot soffre in silenzio: vive solo per le visite rare e interessate delle figlie, che lo cercano soprattutto quando hanno bisogno di soldi per pagare debiti di gioco o mantenere amanti.

La tensione cresce quando le manovre di Vautrin vengono scoperte: l’uomo è smascherato come galeotto evaso (in realtà il famigerato Jacques Collin) e arrestato con una scena teatrale che sconvolge la pensione. Questo episodio mostra a Eugène il lato criminale e sotterraneo della città, ma nello stesso tempo gli lascia in eredità una lezione cinica: il mondo appartiene a chi osa tutto. Mentre Vautrin scompare, l’attenzione si concentra sempre più sul dramma intimo di Goriot. Il vecchio, vendendo progressivamente tutti i suoi beni e sacrificando gli ultimi risparmi, continua a sostenere le figlie, che però si preoccupano soltanto del proprio rango, delle proprie relazioni e dei propri piaceri. Goriot, cieco d’amore paterno, giustifica ogni loro mancanza, trovando scuse per la loro freddezza. Eugène, che ormai frequenta entrambe le sorelle, è il testimone privilegiato di questa tragedia familiare: vede come Anastasie, sposata al conte de Restaud, disprezzi le origini borghesi del padre, e come Delphine cerchi nel giovane studente un riscatto affettivo e mondano, pur non esitando a usare il padre come bancomat vivente.

La parte finale del romanzo è dominata dal declino fisico e morale di padre Goriot. Sfinito dai sacrifici, rovinato dai debiti contratti per aiutare le figlie, il vecchio si ammala gravemente nella sua misera stanza della pensione. Solo Eugène e la devota madame Michonneau si preoccupano davvero di lui, mentre le figlie esistono soltanto attraverso biglietti, promesse di visite sempre rimandate, giustificazioni mondane. Anche nei momenti più critici, Goriot continua a sperare di vederle arrivare al suo capezzale; immagina una riconciliazione, un abbraccio, un ringraziamento. Ma Parigi, con i suoi balli, le sue cene, i suoi intrighi, conta più di quel corpo consunto dal dolore. Eugène, sconvolto, cerca di avvertirle, corre tra una carrozza e l’altra, ma incontra solo resistenze, impegni, freddezza. Nella scena straziante della morte, Goriot delira chiamando le figlie, che non giungono in tempo. Muore quasi solo, assistito principalmente da Eugène e da pochi altri pensionanti, senza onori né lacrime sincere da parte di chi ha amato di più.

Il funerale di padre Goriot è uno dei momenti più amari e simbolici del romanzo. Le figlie mandano solo corone e carrozze vuote: preferiscono non esporsi in una cerimonia modesta che potrebbe danneggiare la loro immagine sociale. Eugène accompagna il feretro in un cimitero periferico, in una giornata fredda e grigia, con pochissimi presenti. Lì, davanti alla fossa quasi anonima in cui il vecchio viene calato, il giovane comprende fino in fondo la crudeltà della società borghese, capace di sacrificare gli affetti più puri agli idoli del rango e del denaro. Dopo il funerale, Eugène sale al cimitero di Père-Lachaise e, osservando la città che si stende ai suoi piedi, pronuncia idealmente una sfida: “Ora tra noi due, Parigi!”. È il momento in cui decide di accettare le regole del gioco, di entrare nella lotta sociale con consapevolezza e durezza. Così, Papà Goriot si chiude con un “battesimo” morale: la morte del padre sacrificale segna la nascita di un uomo nuovo, pronto a confrontarsi con la città come con un avversario terribile, in un mondo dove l’amore e la bontà, come quelli di Goriot, rischiano sempre di essere schiacciati dal cinismo e dall’egoismo.

Personaggi di Papà Goriot

I personaggi di Papà Goriot sono costruiti da Balzac come veri e propri simboli della società parigina dell’Ottocento. Ognuno di loro incarna un aspetto diverso della vita urbana: l’ambizione, la decadenza, il sacrificio, l’ipocrisia, la corruzione. Attraverso queste figure, spesso contrapposte tra loro, il romanzo diventa una sorta di “laboratorio sociale” dove il lettore può osservare come il denaro e il desiderio di ascesa influenzino i rapporti familiari e affettivi. Per chi studia letteratura, è importante cogliere non solo la psicologia individuale, ma anche il significato simbolico che ogni personaggio assume all’interno della Commedia umana. I protagonisti e i comprimari di questa storia ci aiutano a capire come Balzac veda la città come un grande teatro in cui ciascuno recita un ruolo preciso, spesso lontano dalla propria vera natura.

  • Papà Goriot è un ex-droghiere arricchito che ha sacrificato tutta la sua vita e il suo patrimonio per le due figlie amate. Arrivato alla vecchiaia, è ridotto in miseria nella pensione Vauquer, ma continua ad adorare Anastasie e Delphine con un amore quasi folle, cieco ai loro difetti. Viene spesso umiliato dagli altri pensionanti, che lo vedono scivolare da una stanza dignitosa a un tugurio, senza capire fino in fondo la grandezza tragica del suo sentimento paterno. Simbolicamente, Goriot rappresenta il padre sacrificale, la purezza dell’affetto in un mondo dominato dal calcolo. La sua rovina mostra come l’amore, se non è ricambiato e bilanciato da un minimo di lucidità, possa trasformarsi in autodistruzione, e denuncia con forza l’ingratitudine dei figli e il crollo dei valori familiari nella società borghese.
  • Eugène de Rastignac è un giovane studente di legge, proveniente dalla provincia, pieno di ambizione e desideroso di emergere nella Parigi elegante. All’inizio appare ingenuo, affascinato dai salotti, dalle carrozze e dalle donne dell’alta società. Man mano che il romanzo procede, però, Eugène attraversa una vera e propria educazione sentimentale e sociale: scopre il prezzo da pagare per il successo, le ipocrisie dei nobili, la violenza nascosta dietro il lusso. Il suo rapporto con Goriot e con Delphine lo mette di fronte a scelte morali difficili. Simbolicamente, Rastignac è il giovane arrivista che deve decidere se conservare i propri ideali o abbandonarsi al cinismo. La sua sfida finale a Parigi mostra l’accettazione consapevole di un gioco sporco, ma anche la volontà di combattere con le armi della propria intelligenza.
  • Madame Vauquer è la proprietaria della pensione dove si svolge gran parte del romanzo. Vedova, attaccata al denaro e alla rispettabilità esteriore, gestisce la sua casa con un misto di tirchieria, curiosità morbosa e indifferenza morale. Osserva i suoi pensionanti, li giudica, li controlla, ma raramente prova vera compassione. In lei Balzac concentra i tratti della piccola borghesia meschina, preoccupata solo di non perdere il proprio minimo benessere. Simbolicamente, madame Vauquer rappresenta la società che ospita ma non protegge, che sopravvive sfruttando le debolezze altrui e chiudendo gli occhi davanti alle tragedie. La sua pensione è una miniatura di Parigi: un luogo dove tutti sono vicini fisicamente, ma lontani dal punto di vista umano.
  • Vautrin, conosciuto sotto falso nome nella pensione, è in realtà un galeotto evaso, uomo di grande intelligenza e carisma, dotato di un cinismo lucido e spietato. Si presenta come un amico paterno di Eugène, ma in realtà cerca di trascinarlo verso una visione del mondo dove conta solo il risultato, non i mezzi. La sua proposta di matrimonio combinato e di omicidio mascherato rivela il lato criminale della società, che non è così distante dai salotti dorati come potrebbe sembrare. Simbolicamente, Vautrin incarna la forza sovversiva e demoniaca che svela le ipocrisie dell’ordine borghese: la sua voce ricorda al lettore che sotto la facciata rispettabile delle istituzioni cova spesso la stessa brutalità che si attribuisce ai fuorilegge.
  • Delphine de Nucingen è una delle figlie di Goriot, sposata a un ricco banchiere. È bella, brillante, ma infelice in un matrimonio dominato dal denaro. Cerca in Eugène un alleato e un amante, qualcuno che le permetta di vivere i piaceri mondani senza sentirsi completamente prigioniera del marito. Il suo rapporto con il padre è ambiguo: prova un affetto reale, ma lo piega continuamente alle proprie esigenze materiali. Simbolicamente, Delphine rappresenta la borghesia finanziaria che ha bisogno di emozioni e di amore, ma non riesce a liberarsi dalla logica del calcolo economico e dell’apparenza. Attraverso di lei, Balzac mostra come anche il sentimento possa essere “contaminato” dalla ricerca del prestigio sociale.
  • Anastasie de Restaud, l’altra figlia di Goriot, è sposata a un conte e si sforza in ogni modo di cancellare le proprie origini borghesi. Vergognandosi del padre commerciante, cerca di tenerlo ai margini della propria vita, ammettendolo nei propri salotti solo di nascosto. Anche lei, come la sorella, sfrutta economicamente il vecchio, soprattutto per coprire i debiti legati al suo amante, il conte de Trailles. Simbolicamente, Anastasie incarna la nobiltà decaduta che vive oltre le proprie possibilità e si aggrappa all’apparenza del titolo più che a valori autentici. La sua vergogna per Goriot è il segno più evidente della rottura tra generazioni e dell’ingratitudine filiale che il romanzo denuncia con forza.
  • Barone de Nucingen è il marito di Delphine, un potente banchiere alsaziano, freddo, calcolatore, poco interessato a sentimenti e fedeltà coniugale. Per lui, il matrimonio è soprattutto un affare e un modo per consolidare il proprio ruolo nella società parigina. Osserva con attenzione i movimenti di Delphine e di Eugène, tollerando certe libertà finché non minacciano i suoi interessi economici. Simbolicamente, Nucingen rappresenta il potere del capitale, capace di comprare tutto: case, onori, relazioni. La sua presenza nel romanzo ricorda come, nell’Ottocento di Balzac, la vera forza motrice della storia non sia più la nobiltà di sangue, ma il denaro delle banche e degli investimenti.
  • Victorine Taillefer è la giovane diseredata al centro dei piani di Vautrin. Timida, dolce, innamorata senza speranza di Eugène, è stata esclusa dall’eredità dal padre, che preferisce il figlio maschio. La sua vulnerabilità la rende facile preda dei progetti criminali: Vautrin vorrebbe infatti eliminare il fratello per far sì che Eugène possa sposarla e diventare ricco. Simbolicamente, Victorine è la figura dell’

Temi Principali

Papà Goriot è molto più di una semplice storia familiare: è un romanzo ricchissimo di temi che parlano direttamente anche ai lettori di oggi. Balzac non si limita a raccontare le vicende dei personaggi, ma usa le loro vite per riflettere sulla società del suo tempo, e indirettamente sulla nostra. Nei conflitti tra genitori e figli, nei sogni di successo di Eugène, nelle manovre spietate di Vautrin e nella freddezza dei salotti parigini, si nascondono grandi domande: quanto vale davvero l’amore se tutto sembra misurato in denaro? È possibile salire nella scala sociale senza perdere la propria coscienza? Che cosa resta della famiglia quando contano solo il prestigio e l’apparenza? Analizzare questi temi aiuta gli studenti a collegare il romanzo alla propria esperienza e alla realtà contemporanea.

  • Il denaro e l’ascesa sociale sono il motore nascosto dell’intero romanzo. Quasi tutti i personaggi agiscono in funzione di guadagni, eredità, matrimoni vantaggiosi o debiti da pagare. Il denaro decide chi può entrare nei salotti, chi deve restare ai margini, chi può amare liberamente e chi deve vendersi. Balzac mostra con grande lucidità come nell’Ottocento la società francese stia diventando una società capitalista, in cui il valore delle persone sembra misurato in franchi. Il percorso di Eugène, che passa dalla povertà studentesca alle prime conquiste mondane, rivela quanto sia forte la tentazione di sacrificare i propri ideali per “arrivare”. Il romanzo invita il lettore a interrogarsi: fino a che punto è giusto adattarsi a una società che mette il successo materiale al di sopra di tutto?
  • La famiglia e l’amore paterno sono al centro della tragedia di Goriot. Il suo sentimento per le figlie è totale, incondizionato, quasi religioso, ma non è contraccambiato con la stessa intensità. Questo squilibrio genera una forma di amore sacrificale che finisce per distruggere il padre, senza salvare davvero le figlie. Balzac denuncia così la crisi dei valori familiari in un mondo in cui i legami di sangue sono subordinati al prestigio sociale e ai vantaggi economici. La famiglia, che dovrebbe essere luogo di protezione e di affetto, diventa un campo di battaglia dove ognuno cerca di ottenere il massimo con il minimo investimento emotivo. Il lettore è spinto a riflettere su quanto contino davvero i genitori nella costruzione della vita dei figli e su come la gratitudine possa essere dimenticata.
  • Ipocrisia e maschere sociali sono ovunque nella Parigi di Balzac. Nelle case aristocratiche si mostrano sorrisi, buone maniere, conversazioni brillanti, ma dietro queste maschere si nascondono calcoli, tradimenti, disprezzo per chi non appartiene al proprio mondo. Personaggi come Anastasie, Delphine e il conte de Restaud sono maestri nell’arte di apparire diversi da ciò che sono. Anche Vautrin, con la sua falsa identità, mette in scena una maschera, ma almeno ha la sincerità di riconoscere il proprio cinismo. Il tema delle maschere sociali mette in guardia contro la falsità dei ruoli: Balzac mostra ai lettori che, per capire davvero una persona, non basta osservarla in pubblico, bisogna vederla nelle sue scelte intime, quando il denaro e il potere non possono più nascondere la verità.
  • Educazione e disillusione del giovane emergono soprattutto attraverso la figura di Eugène de Rastignac. Il romanzo può essere letto come il percorso di un ragazzo che entra nel mondo adulto e ne scopre progressivamente le regole non scritte. All’inizio, Eugène crede alla meritocrazia, all’onore, alla forza dello studio; poi capisce che contano soprattutto le relazioni, le raccomandazioni, i compromessi morali. La sua disillusione non è solo personale, ma rappresenta quella di un’intera generazione che si affaccia alla modernità. Balzac descrive un’autentica educazione sentimentale e sociale, in cui il protagonista deve scegliere che tipo di uomo vuole diventare. Questo tema parla molto anche agli adolescenti di oggi, che si trovano spesso a confrontarsi con un mondo in cui ciò che hanno studiato a scuola non coincide con ciò che vedono nella realtà.
  • La città come “giungla sociale” è un altro tema decisivo. Parigi non è solo uno sfondo, ma un personaggio collettivo che ingloba, trasforma, premia o distrugge chi la abita. La metropoli appare come uno spazio di continua competizione, dove ognuno cerca di salire un gradino in più, spesso calpestando gli altri. La pensione Vauquer è una versione in miniatura di questa giungla: anche lì ci sono rivalità, pettegolezzi, alleanze e tradimenti. Balzac anticipa così una visione moderna della città come luogo di individualismo estremo, di solitudine e di lotta per la sopravvivenza. La famosa sfida finale di Eugène a Parigi riassume questa idea: la città è un avversario da combattere, ma anche un’attrazione irresistibile, che promette successo a chi accetta di giocare secondo le sue dure regole.

Perché leggere Papà Goriot oggi?

Leggere Papà Goriot oggi significa confrontarsi con domande ancora attuali: quanto contano davvero il denaro e il successo nella nostra vita? Che rapporto abbiamo con la famiglia e con i genitori? Fino a che punto siamo disposti a scendere a compromessi per “arrivare”? Il romanzo di Balzac aiuta gli studenti a capire meglio i meccanismi della società contemporanea, dove l’apparenza e la competizione sono spesso al centro. Allo stesso tempo, offre una grande lezione di empatia attraverso la figura di Goriot, padre fragile e coraggioso. È un testo formativo perché unisce emozione, analisi sociale e crescita personale, invitando ognuno a interrogarsi sul tipo di adulto che vuole diventare.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.