Salta al contenuto

Odissea: il lungo ritorno dell’eroe tra mare, inganni e dèi

Ulisse torna a casa dopo dieci anni passati a Troia, Poeseidone però in collera con lui per avergli accecato il figlio, lo fa peregrinare in mare

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

L’Odissea è uno dei grandi capolavori della letteratura mondiale: un lungo viaggio per mare, tra mostri, dèi capricciosi e isole incantate, ma anche un viaggio dentro il cuore umano. Tradizionalmente attribuito a Omero, questo poema epico racconta il ritorno di Odisseo (Ulisse) dalla guerra di Troia alla sua casa a Itaca, dove lo attendono la fedele Penelope e il figlio Telemaco. Ma prima di tuffarci nelle avventure più famose, è interessante scoprire anche come l’Odissea ci è arrivata attraverso i secoli: tradotta, adattata, spesso «abbellita». La prefazione in prosa di Butcher e Lang mostra che ogni epoca ha cercato in Omero qualcosa di diverso. Capire questi filtri ci aiuta a leggere il poema con occhi più consapevoli e a distinguere la voce antica del poeta dalle aggiunte moderne.

Trama del poema epico

L’Odissea si apre non con Odisseo, ma con il figlio Telemaco. A Itaca la situazione è critica: da vent’anni il re è partito per la guerra di Troia e nessuno sa se sia vivo. Nel palazzo, un gruppo di arroganti proci banchetta ogni giorno, consumando le ricchezze della casa e facendo pressione su Penelope perché scelga uno di loro come nuovo marito. Penelope, però, resiste con astuzia: promette di decidere quando avrà finito di tessere un sudario per il suocero Laerte, ma ogni notte disfa di nascosto il lavoro del giorno. Telemaco, spinto dalla dea Atena che lo incoraggia sotto mentite spoglie, parte in nave per cercare notizie del padre presso gli antichi alleati di Troia, come Nestore e Menelao. Così il poema inizia come un racconto di formazione: un giovane che cerca il suo posto nel mondo e la verità su suo padre.

Solo dopo questo prologo familiare la narrazione si sposta sul protagonista. Odisseo è trattenuto sull’isola della ninfa Calipso, che lo ama e gli offre l’immortalità se resterà con lei. Ma l’eroe desidera tornare alla sua terra e alla sua sposa mortale. Gli dèi si riuniscono in consiglio: Zeus, su richiesta di Atena, ordina a Calipso di lasciarlo partire. Riluttante, la ninfa obbedisce. Odisseo costruisce una zattera e si mette in mare, ma il dio del mare Poseidone, ancora furioso per un’antica offesa, scatena una tempesta. L’eroe, aiutato dalla dea Ino-Leucotea, si salva a stento e approda sfinito nell’isola dei Feaci. Qui viene soccorso dalla principessa Nausicaa e accolto con ospitalità dal re Alcinoo e dalla regina Arete. Alla corte dei Feaci, Odisseo finalmente racconta in prima persona le sue incredibili peripezie dal momento della partenza da Troia fino all’arrivo sull’isola.

Nel lungo racconto «a ritroso» Odisseo rievoca le sue tappe più famose. Dopo la caduta di Troia, la prima sosta è nel paese dei Ciconi; poi giunge tra i Lotofagi, dove alcuni compagni, mangiato il loto, dimenticano la voglia di tornare a casa. Ma l’episodio più celebre è l’incontro con il Ciclope Polifemo. Intrappolato nella grotta del gigante antropofago, Odisseo escogita un piano: ubriaca il mostro con vino forte, gli acceca l’unico occhio e fugge nascosto sotto il ventre delle pecore. Prima di andarsene, però, commette l’errore di rivelare il proprio nome, così Polifemo può invocare la vendetta di Poseidone. Seguono altre avventure: l’isola di Eolo, che gli affida un otre con tutti i venti (aperto imprudentemente dai compagni); l’incontro con i cannibali Lestrigoni; l’approdo nella dimora della maga Circe, che trasforma gli uomini in porci ma, vinta da Odisseo grazie all’aiuto di Atena ed Ermes, diventa sua alleata e amante. Da lei l’eroe ottiene indicazioni fondamentali: per tornare a casa deve prima scendere nel regno dei morti.

Nell’oscurità dell’Ade Odisseo incontra l’ombra dell’indovino Tiresia, che gli predice le difficoltà future e mette in guardia contro la violazione del bestiame sacro al dio Sole. L’eroe parla anche con la madre Anticlea, morta di dolore, e con i grandi del passato. Tornato nel mondo dei vivi, riparte da Circe e si avvia verso altre prove: deve passare vicino alle ammalianti Sirene, la cui voce fa impazzire i marinai. Odisseo tappa con cera le orecchie dei compagni e si fa legare all’albero della nave per ascoltare il canto senza cedere. Poi affronta il doppio pericolo di Scilla e Cariddi: un mostro marino che divora uomini e un vortice che inghiotte le navi. Costretto a scegliere il male minore, sacrifica alcuni compagni a Scilla pur di non perdere l’intera nave. Infine giunge all’isola del Sole, dove, durante la sua assenza, i compagni, spinti dalla fame, violano il divieto e uccidono le vacche sacre. La punizione divina è terribile: una tempesta distrugge la nave e tutti gli altri muoiono; solo Odisseo sopravvive e approda, dopo lunghi giorni alla deriva, proprio da Calipso, dove resterà prigioniero per anni.

Terminato il racconto, i Feaci, colpiti dalla sua storia e dalla sua astuzia, decidono di riportarlo finalmente a Itaca con una nave carica di doni. Odisseo arriva addormentato e viene deposto dai marinai sulla riva mentre ancora dorme; al suo risveglio, per un attimo non riconosce la patria, ma presto Atena gli appare e lo informa della situazione: i proci devastano il palazzo, Penelope resiste ma è allo stremo, Telemaco è appena tornato dal viaggio. La dea trasforma Odisseo in un vecchio mendicante per permettergli di entrare in incognito a casa sua e preparare la vendetta. L’eroe, intanto, si reca presso il fedele porcaro Eumeo. Poco dopo arriva anche Telemaco, di ritorno dal suo viaggio: padre e figlio si riconoscono in una scena carica di emozione, quando Atena restituisce a Odisseo il suo aspetto autentico. I due pianificano insieme la riconquista del palazzo.

Travestito da mendicante, Odisseo entra nel suo stesso regno senza essere riconosciuto. I proci lo insultano e lo colpiscono, mentre alcuni servi infedeli lo disprezzano. Solo pochi restano fedeli: il porcaro Eumeo, il bovaro Filezio e la vecchia nutrice Euriclea, che lo riconosce grazie a una cicatrice sulla gamba mentre gli lava i piedi, ma è costretta al silenzio. Penelope, che sospetta qualcosa ma non ha certezze, decide di porre ai proci una prova decisiva: proclama che sposerà chi riuscirà a tendere l’arco di Odisseo e a scoccare una freccia attraverso dodici anelli di ferro allineati. Nessuno dei pretendenti riesce nemmeno a stringere l’arco, ma il «mendicante» chiede di provare: tra le risate generali, tende facilmente l’arma e compie l’impresa.

A quel punto Odisseo si rivela. Insieme a Telemaco e ai pochi servitori leali, inizia un massacro sanguinoso: uccidono uno a uno i proci, puniscono i servi traditori e ripuliscono il palazzo. L’ordine sociale viene ristabilito con durezza, ma non senza interrogativi morali: la giustizia di Odisseo appare necessaria, eppure spietata. Resta ancora da ricostruire il legame con Penelope. La regina, prudente, non si fida subito: teme un inganno. Metterà alla prova il marito con un dettaglio segreto del loro letto nuziale, costruito attorno a un ulivo vivente. Solo chi conosce questo segreto può essere davvero Odisseo. Quando l’eroe lo rivela, la coppia si riconcilia in una delle scene più intense del poema. Il giorno dopo, Odisseo scende a trovare il vecchio padre Laerte, anch’egli incredulo, e ristabilisce la pace nell’isola. L’Odissea si chiude così: con il ritorno dell’eroe, il ritrovamento della famiglia e il fragile, prezioso equilibrio tra uomini e dèi.

Personaggi di Odissea

I personaggi dell’Odissea non sono solo figure di un racconto lontano: sono veri e propri modelli simbolici che continuano a parlare al presente. Ognuno incarna un aspetto dell’esperienza umana: il desiderio di conoscenza, la fedeltà, la tentazione, la violenza, la capacità di aspettare. Studiare questi personaggi significa quindi leggere una sorta di «atlante» delle emozioni e dei comportamenti. Il poema non propone eroi perfetti, ma figure complesse, spesso contraddittorie, che devono fare i conti con scelte difficili e conseguenze dolorose. Per chi va a scuola oggi, riconoscere questi tratti umani nei protagonisti omerici aiuta a vedere come certi conflitti (tra dovere e desiderio, tra casa e avventura, tra giustizia e vendetta) siano antichi quanto l’umanità stessa.

  • Odisseo (Ulisse) è il protagonista del poema, re di Itaca e celebre per la sua astuzia. Non è l’eroe invincibile alla maniera di Achille, ma un uomo che vince grazie all’intelligenza, alla capacità di parlare e di adattarsi. Simbolicamente rappresenta il viandante, colui che non smette mai di cercare: la strada giusta, una soluzione, un senso al proprio viaggio. È anche una figura ambigua: mente spesso, inganna i nemici, non rinuncia a esperienze amorose lontano da casa. In lui convivono coraggio e calcolo, desiderio di conoscenza e nostalgia della patria. Per questo è diventato nel tempo il simbolo dell’uomo moderno, che esplora il mondo ma è sempre un po’ «fuori posto», in un eterno ritorno verso se stesso.
  • Penelope, moglie di Odisseo, è il centro immobile verso cui tende tutto il movimento del poema. Rimasta sola a Itaca, circondata dai proci, incarna una fedeltà attiva, fatta di intelligenza e resistenza. Non è semplicemente la «sposa che aspetta»: elabora strategie (come il trucco della tela) per guadagnare tempo, osserva, valuta, mette alla prova. Simbolicamente rappresenta la costanza, ma anche la capacità di prendere decisioni in un contesto ostile. Nella sua figura il poema riflette sul ruolo femminile: Penelope è custode della casa, ma ne è anche la vera governante politica e morale in assenza del re. Il suo dubbio finale sul riconoscere o no Odisseo mostra una mente critica, non ingenua, che pretende prove e verità.
  • Telemaco è il figlio di Odisseo e Penelope. All’inizio del poema è un adolescente insicuro, messo in ombra dai proci che occupano la sua casa. Il suo viaggio per cercare notizie del padre è un vero percorso di crescita: incontra re e guerrieri, ascolta racconti, impara a parlare in pubblico e a prendere posizione. Simbolicamente rappresenta il giovane che deve diventare adulto, trovare la propria voce e assumersi responsabilità. Il suo rapporto con Odisseo, fatto di ammirazione ma anche di distanza, ricorda a ogni lettore la complessità del legame genitori–figli. Alla fine, quando combatte al fianco del padre contro i proci, Telemaco non è più un ragazzo passivo, ma un co-protagonista della riconquista dell’ordine.
  • Atena è la dea della saggezza, della strategia e della guerra intelligente, grande protettrice di Odisseo. Appare spesso sotto mentite spoglie per guidare gli uomini, in particolare Odisseo e Telemaco. Simbolicamente incarna la ragione che interviene nel caos degli eventi umani. La sua presenza nel poema mostra che anche nell’antica Grecia si immaginava il pensiero lucido come una forza quasi divina, capace di orientare azioni e decisioni. Atena non elimina i pericoli, ma aiuta i protagonisti a leggerli e a reagire con prudenza. In questo senso rappresenta la voce interiore che suggerisce la strada più saggia, invitando a non agire d’impulso. Il suo legame privilegiato con Odisseo rafforza l’idea che l’intelligenza sia la vera arma dell’eroe.
  • I Proci (Antinoo, Eurimaco e gli altri) sono i nobili che assediano il palazzo di Itaca, approfittando dell’assenza di Odisseo. Mangiano, bevono, mancano di rispetto agli anziani, ai servi e perfino agli dèi. Simbolicamente rappresentano il disordine sociale e morale: sono ciò che accade quando le regole della convivenza vengono ignorate e il potere è usato solo per il piacere personale. Non sono eroi, ma parassiti. Il loro comportamento verso Penelope e Telemaco mostra un modello di maschilità violenta e arrogante, opposto a quello responsabile che il poema propone. La loro eliminazione finale, durissima, è letta come un ripristino dell’ordine, ma lascia aperta una riflessione su giustizia e vendetta: quanto lontano può spingersi la punizione senza diventare a sua volta violenza?
  • Calipso e Circe sono due figure femminili divine che rappresentano, in modi diversi, la tentazione di restare e dimenticare il dovere del ritorno. Calipso offre a Odisseo immortalità e un amore eterno in un’isola perfetta; Circe lo accoglie in un palazzo incantato, dove il tempo sembra sospeso. Simbolicamente incarnano la seduzione delle vie facili, dei luoghi in cui si può smettere di crescere. Ma sono anche figure complesse: soprattutto Circe evolve da nemica a consigliera, mostrando come l’«altro» possa essere trasformato in alleato. Attraverso di loro il poema riflette sul rapporto tra piacere e responsabilità: quando è giusto fermarsi e godere la vita, e quando bisogna invece riprendere il viaggio, anche se faticoso?

Temi Principali

L’Odissea è molto più di una serie di avventure spettacolari: è un laboratorio di temi universali che continuano a interrogare lettori di ogni età. Ogni episodio, ogni incontro di Odisseo nasconde una domanda: cosa significa essere fedeli? Fino a che punto è lecito usare l’astuzia? Qual è il confine tra curiosità e imprudenza? Il poema mette in scena confronti tra culture diverse, prova i limiti del coraggio umano e mostra come il desiderio di conoscenza possa essere sia una forza che un pericolo. Per studenti di medie e superiori, leggere questi temi con attenzione significa imparare a vedere nella letteratura un modo per pensare il presente: la famiglia, il viaggio, l’identità, ma anche il rapporto tra l’uomo e qualcosa di più grande, che gli antichi chiamavano «dèi» e noi possiamo chiamare destino, caso o storia.

  • Il viaggio e il nostos (ritorno a casa) è il tema portante del poema. Ogni tappa dell’itinerario di Odisseo rappresenta un frammento di crescita e di conoscenza, ma il punto di arrivo resta sempre Itaca. Il nostos, il ritorno, è il desiderio di riunirsi alla propria identità profonda: la casa, gli affetti, il ruolo nella comunità. Il viaggio diventa così metafora della vita: ci si allontana, si esplora, si sbaglia, ci si perde e ci si ritrova. Odisseo rifiuta persino l’immortalità pur di tornare mortale tra i suoi: questo rovescia l’idea dell’eroe che vuole solo gloria eterna. Il poema suggerisce che la vera conquista non è un trofeo di guerra, ma la possibilità di tornare dove si è amati e riconosciuti.
  • L’astuzia e l’intelligenza contro la forza bruta emergono in numerosi episodi, a partire dall’inganno del nome «Nessuno» con Polifemo. Odisseo vince spesso non per potenza fisica, ma perché sa osservare, progettare, usare le parole. Il poema valorizza una forma di intelligenza pratica, capace di leggere le situazioni e adattarsi. Questo, però, solleva dubbi etici: fino a che punto è giusto mentire? L’astuzia di Odisseo porta alla salvezza dei compagni, ma provoca anche l’ira di Poseidone. L’opera non dà risposte semplici: mostra che la mente è un’arma potente, che può salvare quanto ferire. Per il lettore moderno, questo tema invita a riflettere sul potere della comunicazione, della furbizia, della strategia: strumenti utili, ma da usare con responsabilità.
  • Fedeltà, attesa e legami familiari sono al centro della vicenda di Penelope e Telemaco, ma anche dei servi fedeli come Eumeo. L’Odissea esplora diverse forme di fedeltà: quella coniugale, quella tra padre e figlio, quella dei sudditi verso il sovrano. Non si tratta solo di restare fermi, ma di scegliere ogni giorno di non tradire, pur sotto pressione. La lunga attesa di Penelope e l’inquietudine di Telemaco mostrano che stare dalla parte di chi è assente può essere faticoso quanto affrontare mostri e tempeste. Il poema, tuttavia, non idealizza questi legami: li mette alla prova, li fa vacillare, li ricostruisce. In questo modo invita a chiedersi quanto contino, nella nostra vita, la lealtà e la fiducia reciproca, e come possano resistere ai cambiamenti.
  • Ospitalità e alterità emergono ogni volta che Odisseo arriva in un nuovo luogo. Nella cultura greca antica, l’xenia (ospitalità) è un valore sacro: accogliere lo straniero, offrirgli cibo, ascoltare la sua storia è un dovere morale. I Feaci ne sono il modello positivo, mentre Polifemo, che mangia i suoi ospiti, rappresenta la violazione totale di questa legge. Il poema usa l’ospitalità per discutere il rapporto con lo straniero: chi è diverso da noi può essere un nemico, un mostro o un amico generoso. Dipende dallo sguardo e dalle regole condivise. Per il lettore di oggi, questo tema parla di migrazioni, confini, convivenza tra culture: l’Odissea ci chiede se sappiamo ancora vedere nello straniero un ospite e non solo una minaccia.
  • Destino, dèi e responsabilità umana attraversano l’intero poema. Gli dèi intervengono spesso: salvano, puniscono, ostacolano, proteggono. Eppure gli uomini non sono marionette: le scelte di Odisseo e dei compagni hanno conseguenze reali. Mangiare il bestiame del Sole non è un «capriccio divino», ma la punizione di un atto di disobbedienza consapevole. Il poema propone una visione complessa: esiste un ordine cosmico (personificato in Zeus, Poseidone, Atena), ma dentro questo quadro l’uomo conserva una certa libertà. Per i lettori moderni questo si può tradurre in una riflessione sul rapporto tra caso e responsabilità: quanto dipende da noi e quanto da fattori che non controlliamo? L’Odissea non offre formule, ma invita a non rinunciare mai alla propria parte di scelta.

Perché leggere Odissea oggi?

Leggere l’Odissea oggi significa confrontarsi con domande che non hanno età: chi sono? Dove sto andando? Che cosa è davvero «casa» per me? Attraverso il viaggio di Odisseo, possiamo parlare di crescita, errore, amicizia, perdita, desiderio di libertà. Il poema è anche un ottimo strumento didattico: permette di lavorare su narrazione, simboli, storia delle traduzioni (come mostra la prefazione di Butcher e Lang), e di collegare letteratura, filosofia e educazione civica. In un mondo in cui tutto sembra veloce e provvisorio, l’Odissea ci ricorda il valore dell’attesa, della fedeltà e della ricerca paziente di un posto nel mondo.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.