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Il delitto di Lord Arthur Savile: il destino crudele sfidato dall’assurdo

Ad un uomo viene predetto che commetterà un delitto. Cercherà di compierlo per togliersi l'angoscia ma verrà svelata l'inesattezza della previsione

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

In poche decine di pagine, Il delitto di Lord Arthur Savile riesce a essere allo stesso tempo un giallo, una commedia brillante e una riflessione filosofica sul destino. Oscar Wilde costruisce una storia apparentemente cupa – un giovane aristocratico convinto di dover uccidere qualcuno – ma la racconta con tanta eleganza e ironia da trasformarla in una satira irresistibile dell’alta società vittoriana e delle sue mode “spirituali”, come la chiromanzia. Il racconto si legge in fretta, ma lascia molte domande: possiamo davvero conoscere il futuro? E cosa succede se cominciamo a crederci troppo? Attraverso personaggi esagerati e situazioni paradossali, Wilde ci invita a mettere in discussione le nostre certezze morali, le superstizioni e perfino l’idea di amore romantico. È un testo perfetto per chi ama le storie con colpi di scena e battute brillanti, ma anche per chi vuole ragionare, con leggerezza, su libero arbitrio e responsabilità.

Trama del racconto

Nella splendida cornice di una serata mondana a Bentinck House, organizzata da lady Windermere, si incontrano politici, artisti, scienziati, dame eleganti e personaggi eccentrici della società londinese. Tra questi spiccano la rumorosa principessa Sophie di Carlsrühe e la pratica duchessa di Paisley, che ascolta un po’ scandalizzata la padrona di casa vantarsi del proprio “chiromanciano”, Mr. Podgers, un omino dall’aria dimessa che legge la mano due volte alla settimana. Convinta che le linee del palmo possano rivelare il futuro, lady Windermere trascina tutti nel suo gioco. Quando arriva il giovane aristocratico lord Arthur Savile, gentile e irreprensibile, lei decide di divertire gli ospiti facendogli leggere la mano da Podgers. L’uomo, che prima ha tranquillizzato la duchessa con una previsione di lunga vita felice, osserva il palmo di Arthur e sbianca: vede qualcosa di terribile, ma in un primo momento non lo dice ad alta voce.

Poco dopo, in una conversazione privata, Mr. Podgers rivela a lord Arthur ciò che ha visto: secondo le linee della sua mano, egli è destinato a commettere un omicidio. La notizia sconvolge il giovane, che abbandona la festa e vaga per una Londra notturna, fredda e minacciosa. Ogni angolo della città gli sembra accusarlo: i lampioni, il vento, le ombre ripetono nella sua mente la parola “assassino”. Passeggia tra quartieri poveri, osserva prostitute e mendicanti, e prova insieme pietà e smarrimento di fronte alla miseria, che contrasta con l’ottimismo ipocrita dell’alta società. Davanti alla chiesa di Marylebone, un manifesto che descrive un criminale ricercato lo terrorizza ancora di più: teme che un giorno sia il suo volto a comparire così. Solo con l’alba, mentre la città si sveglia e i carri diretti a Covent Garden attraversano le strade, ritrova un minimo di calma.

Il giorno dopo, nella sua stanza inondata di sole, Arthur sembra rinsavire. Un bagno freddo lo rinforza, la città appare d’oro e tranquilla. Sul caminetto lo guarda la fotografia di Sybil Merton, la giovane di cui è innamorato: graziosa, delicata, con un’aria timida e sognante. Egli la ama profondamente e vorrebbe solo proteggerla. Ma la profezia di Podgers pesa come un fato inevitabile. Arthur è convinto che il destino di assassino si compirà comunque; per questo giudica disonesto sposare Sybil senza essersi prima liberato di questo compito oscuro. Trasforma così la superstizione in dovere morale: non si vede come un criminale, ma come qualcuno che deve compiere un sacrificio per poter poi essere un marito degno, senza ombre. La notte di angoscia gli sembra melodrammatica; ora decide con fredda “praticità” che il delitto va compiuto il prima possibile.

Arthur stila una lista di possibili vittime tra parenti e conoscenti e, con la stessa calma con cui si pianifica un affare, sceglie la cugina anziana lady Clementina Beauchamp, chiamata familiarmente lady Clem. È una vecchia signora un po’ tirchia, ma affezionata al nipote; a lui sembra la persona “più adatta” perché la sua morte non gli porterebbe, crede, guadagni materiali e non sarebbe una grande perdita per il mondo. Per realizzare il piano, le invia una bonbonnière d’argento con dentro una pillola di aconitina, veleno potente che lei, curiosa di novità, ha espresso il desiderio di provare come rimedio. Fatto questo, parte per Venezia, dove incontra il fratello lord Surbiton. I due passano giornate serene tra Lido, gondole, yacht e cene in Piazza San Marco, ma ogni mattina Arthur controlla ossessivamente i necrologi del “Times” in attesa del nome di lady Clementina. Le lettere di Sybil, affettuose ma un po’ malinconiche, aumentano la sua ansia: teme che i continui rinvii del matrimonio la allontanino da lui.

Dopo una breve crociera verso Ravenna con il fratello, l’angoscia torna più forte e Arthur rientra precipitosamente a Venezia. All’hotel lo attendono diversi telegrammi: lady Clementina è morta all’improvviso cinque giorni prima. Sollevato dall’idea che il decesso sia avvenuto senza scandali, e convinto di aver finalmente compiuto il crimine “necessario”, Arthur telegrafa a Sybil per preparare le nozze e torna a Londra. Le lettere dell’avvocato informano che la cugina ha lasciato a Arthur la casa di Curzon Street, parte del mobilio e la galleria di quadri, oltre a qualche cimelio ad altri parenti e un bracciale di ametiste a Sybil. Scopre anche che la defunta aveva parecchi debiti. Mentre, con Sybil e il legale, sgombera la casa, la ragazza trova la bonbonnière d’argento e chiede di tenerla, insieme al “bonbon” all’interno. Arthur, terrorizzato, apre la scatola e vi trova ancora la pillola velenosa intatta: capisce così che lady Clementina è morta per cause naturali, non per sua mano. Il suo “delitto” non è mai avvenuto.

La scoperta lo getta in una nuova crisi: la profezia non è stata adempiuta, e il matrimonio con Sybil deve essere rinviato ancora. Lei resta fedele e determinata, nonostante la madre lady Julia Merton la spinga a rompere il fidanzamento, irritata dai continui rinvii e già alle prese con l’abito da sposa ordinato. Arthur, ferito e umiliato, recupera però la sua fredda logica: se il veleno ha fallito, bisogna cambiare metodo. Decide così di assassinare il ricchissimo zio, il decano di Chichester, grande collezionista di orologi antichi, usando la dynamite. Per procurarsi un ordigno adatto, si rivolge al conte Rouvaloff, un giovane russo dalla dubbia fama di rivoluzionario, frequentatore dei salotti londinesi. Questi lo indirizza da Herr Winckelkopf, un tedesco esperto in esplosivi che vive in una casetta appartata a Soho.

Nel piccolo laboratorio di Winckelkopf, tra discorsi pseudo-politici e brindisi, Arthur riceve un orologio francese che nasconde un congegno a dynamite, regolabile sull’ora desiderata. La scena, che potrebbe essere cupa, è in realtà carica di comicità nera: il venditore di bombe si comporta come un artigiano raffinato, quasi un gioielliere dell’anarchia. Arthur porta l’orologio allo zio come se fosse un dono raffinato, programmato perché esploda a una certa ora durante il tè. Ma, con tipico umorismo di Wilde, il piano non va come previsto: l’ordigno si rivela inefficace (nell’opera completa l’episodio è trattato in chiave farsesca) e il decano sopravvive. Il protagonista, sempre più esasperato, non riesce comunque a sottrarsi alla profezia, che resta sospesa su di lui come una maledizione assurda.

La tensione si scioglie solo in seguito, quando un altro evento di morte – al di fuori dei suoi piani – libera Arthur dall’ossessione: la profezia si compie in un modo non previsto, senza che egli debba più agire. In questo modo il racconto approda a un lieto fine paradossale: dopo tante trame omicide mancate, il matrimonio con Sybil si celebra finalmente a Saint Peter. La cerimonia è solenne, officiata proprio dal decano di Chichester, ignaro dei progetti del nipote. Tutti ammirano la coppia, definita “la più bella d’Inghilterra”. Gli anni passano, Arthur e Sybil vivono felici ad Alton Priory con i loro due bambini, e il “delitto” diventa solo il bizzarro punto di partenza della loro felicità, quasi un incidente di percorso orchestrato dal destino e dall’ironia di Wilde.

In un pomeriggio estivo, lady Windermere va a trovarli: seduta con Sybil sotto un tiglio, le chiede se sia davvero felice. Sybil risponde di sì, con entusiasmo; lady Windermere confessa invece la propria stanchezza sentimentale e racconta come si annoi presto delle persone, anche dei suoi “lions” mondani, tra cui lo stesso Podgers, ormai superato da nuove mode come la “telepatia”. Quando Arthur li raggiunge con un mazzo di rose gialle, la conversazione cade di nuovo sulla chiromanzia. Lady Windermere si scandalizza nel sentirlo dichiarare di crederci ancora; lui risponde sereno che deve a quel “mestiere” la propria felicità coniugale. La scena finale mostra una famiglia unita e serena, mentre il lettore sorride davanti al paradosso: una superstizione ridicola, presa troppo sul serio, ha quasi distrutto e poi, per vie imperscrutabili, consolidato la loro vita insieme.

Personaggi di Il delitto di Lord Arthur Savile

I personaggi del racconto sono pochi ma molto incisivi, costruiti da Wilde come figure quasi teatrali, piene di battute brillanti e tratti caricaturali. Ognuno di loro ha un ruolo preciso nella macchina narrativa: c’è chi incarna la fede cieca nel destino, chi la superficialità dell’alta società, chi la moda delle pseudoscienze ottocentesche. Pur essendo un testo breve, il racconto offre ritratti psicologici interessanti: lord Arthur è un ingenuo “eroe tragico” rovesciato in chiave comica; Sybil rappresenta l’innocenza romantica; Podgers e lady Windermere sono simboli della credulità mondana e del bisogno di sensazioni sempre nuove. Analizzare questi personaggi aiuta a cogliere il modo in cui Wilde critica la società vittoriana, le sue convinzioni morali e scientifiche, ma anche il nostro eterno desiderio di controllare il futuro. Vediamoli uno per uno, con il loro significato simbolico.

  • Lord Arthur Savile è il giovane aristocratico al centro della vicenda, apparentemente l’esempio perfetto del gentiluomo inglese: educato, corretto, innamorato sinceramente di Sybil e desideroso di una vita tranquilla e rispettabile. La profezia di Podgers lo trasforma però in un “assassino per dovere”: convinto che il destino sia scritto nella sua mano, decide di compiere un omicidio per poter poi sposarsi con la coscienza pulita. In questo rovesciamento paradossale sta la sua forza simbolica: è l’uomo che rinuncia al proprio libero arbitrio in nome di un’idea astratta di dovere, diventando ridicolo e pericoloso proprio perché prende sul serio una superstizione. Arthur incarna la critica di Wilde alla morale vittoriana, capace di giustificare azioni atroci con belle parole sul sacrificio e sull’onore. È anche la prova che la credulità non appartiene solo ai “semplici”, ma può colpire le persone colte e perbene.
  • Sybil Merton è la giovane amata di Arthur: delicata, affettuosa, un po’ idealizzata. Nel racconto la vediamo soprattutto attraverso gli occhi del protagonista, che la descrive come una creatura pura da proteggere a ogni costo. Sybil però non è solo un angelo passivo: resiste alle pressioni della madre, difende con fermezza il suo amore e mantiene la fiducia in Arthur anche dopo i continui rinvii delle nozze. Simbolicamente rappresenta l’amore romantico nella sua versione più nobile, capace di fedeltà e pazienza, ma anche la parte della vita che sfugge ai piani razionali e alle profezie. Mentre Arthur si tortura con il dovere del delitto, lei continua a credere nella loro unione, diventando una sorta di “contro-destino” umano e affettivo. La sua felicità finale dimostra che, per Wilde, l’amore è più forte delle paure superstiziose e delle costruzioni morali artificiose.
  • Lady Windermere è la grande donna di mondo che apre e chiude il racconto. Affascinante, intelligente, un po’ cinica, ama circondarsi di personaggi bizzarri da esibire nei propri salotti: il “lion” di stagione può essere un politico, un artista o, come in questo caso, un chiromante. All’inizio è lei a presentare Podgers con disinvolta leggerezza; alla fine, anni dopo, si è già stancata di lui e passa a una nuova moda, la telepatia. Simbolicamente incarna l’alta società vittoriana nel suo lato più superficiale: sempre alla ricerca di emozioni, pronta ad adottare e scartare idee e persone come fossero accessori. Lady Windermere non è malvagia, ma vive in un eterno presente mondano che le impedisce una vera profondità emotiva – lo ammette lei stessa quando parla della propria incapacità di essere felice. È lo specchio ironico di una classe che gioca con tutto, perfino con il destino e con il crimine, purché siano argomenti brillanti da conversazione.
  • Mr. Septimus R. Podgers è il piccolo uomo dall’aspetto insignificante che scatena la tragedia comica del racconto. Chiromante di professione, appare serio, rispettabile, quasi noioso: non ha nulla dello stregone misterioso, sembra piuttosto un notaio o un medico di provincia. Proprio questa normalità rende più inquietante la sua influenza: con poche parole, dette in privato a lord Arthur, riesce a cambiargli la vita. Simbolicamente rappresenta il potere delle pseudoscienze e dei presunti esperti che, dietro un linguaggio tecnico e un’aria professionale, vendono illusioni pericolose. Podgers mostra anche quanto la società voglia credere a chi le promette un controllo sul futuro: senza la credulità di lady Windermere e di Arthur, il suo mestiere non esisterebbe. In alcune letture, la sua fine (nella versione completa del testo) è vista come una sorta di “giustizia poetica” per chi specula sulle paure e sulle speranze altrui.
  • Lady Clementina Beauchamp (lady Clem) è l’anziana cugina scelta da Arthur come prima vittima ideale. Tirchia ma affettuosa, appassionata di cure e rimedi nuovi, è proprio la sua vanità di “sperimentatrice” a spingere Arthur a inviarle l’aconitina. La vediamo solo attraverso i racconti e le lettere, ma la sua presenza è fondamentale: rappresenta il bersaglio prescelto da una morale che, per non toccare persone “importanti”, preferisce sacrificare chi è anziano e un po’ ingombrante. Simbolicamente, lady Clem incarna il bersaglio innocente delle ideologie rigide: non fa nulla di male, eppure viene trasformata in “vittima giusta” dal ragionamento contorto del protagonista. Il fatto che muoia di morte naturale, ignorando del tutto il complotto, sottolinea la distanza tra i piani umani e l’imprevedibilità del reale. Il suo testamento, che favorisce Arthur e Sybil, ribalta infine il rapporto: chi voleva usare la sua morte, ne riceve invece un dono.
  • Il decano di Chichester è lo zio di Arthur, un ecclesiastico stimato, amante degli orologi antichi. È un personaggio secondario ma vivacissimo: la sua passione collezionistica lo rende il bersaglio perfetto per l’orologio-bomba di Winckelkopf. Dal punto di vista simbolico, rappresenta l’istituzione religiosa vittoriana, rispettabile ma talvolta più interessata alle forme (come gli oggetti preziosi) che alle sostanze spirituali. Il fatto che proprio lui celebri poi il matrimonio di Arthur e Sybil, ignaro di essere stato destinato alla morte dal nipote, aggiunge una forte ironia: il “sacerdote” benedice una felicità costruita anche sul fallimento di un attentato contro di lui. La sua sopravvivenza dimostra come il destino, in Wilde, non obbedisca né alla scienza né alla religione, ma a una logica più beffarda, quasi teatrale.
  • Sybil Merton (lady Julia Merton) è la madre di Sybil, figura di matrona borghese ambiziosa e un po’ tirannica. Preoccupata per la reputazione della figlia e per la propria posizione sociale, vive il ripetuto rinvio delle nozze come un affronto e un rischio. Cerca di spezzare il fidanzamento, di convincere Sybil a scegliere un partito più stabile, e guarda Arthur con crescente sospetto. Simbolicamente rappresenta il conformismo sociale: per lei il matrimonio è prima di tutto un contratto vantaggioso, da completare nei tempi giusti e con le apparenze corrette, più che una storia d’amore da rispettare. La sua opposizione al legame dei due giovani aumenta il contrasto tra sentimenti autentici e calcoli sociali. Il fatto che alla fine debba accettare la felicità della figlia mostra la sconfitta, almeno temporanea, di questo calcolo freddo davanti alla forza dell’affetto e, ironicamente, del “delitto” mancato di Arthur.
  • Conte Rouvaloff e Herr Winckelkopf sono due personaggi minori ma memorabili, che introducono nel racconto una vena di satira politica. Rouvaloff, giovane russo ben inserito nei salotti, è il contatto con ambienti rivoluzionari; Winckelkopf, tedesco di Soho, è il tecnico degli esplosivi che vende ordigni come fossero giocattoli. Insieme, simboleggiano la moda ottocentesca di esotizzare il nihilismo e il terrorismo politico: nelle chiacchiere di società diventano quasi pittoreschi, figure da romanzo più che veri pericoli. Wilde li usa per prendere in giro sia le paure dell’Inghilterra benpensante, sia il fascino superficiale che l’aristocrazia prova per le idee “estreme”. Il loro ruolo nella storia mette anche in luce il paradosso di Arthur: per obbedire a una superstizione privata, si affida con calma burocratica a chi vende morte, trasformando il delitto in un affare quasi commerciale.

Temi Principali

Dietro la maschera brillante della commedia, Il delitto di Lord Arthur Savile affronta alcuni temi molto seri e ancora attuali. Wilde usa l’umorismo per parlare di destino e libero arbitrio, di quanto le persone siano disposte a credere a chi promette di rivelare il futuro, e di come le convenzioni sociali possano deformare il senso morale. Il racconto è anche una satira delle mode pseudo-scientifiche dell’epoca vittoriana, dalla chiromanzia alle società segrete rivoluzionarie, che diventano quasi accessori di lusso nei salotti. Allo stesso tempo, però, la storia di Arthur e Sybil resta una storia d’amore, che interroga il lettore su cosa significhi davvero “proteggere” chi si ama. Analizzare i temi dell’opera permette di capire come Wilde riesca a unire intrattenimento e critica sociale in un testo breve ma densissimo.

  • Destino e libero arbitrio sono il cuore filosofico del racconto. La profezia di Podgers sembra trasformare la vita di Arthur in una strada tracciata in anticipo: l’idea che sia “destinato” a uccidere qualcuno lo porta a pensare che non possa fare altrimenti. Ma è davvero così? In realtà, nessuna forza esterna lo costringe ad agire: è lui che, scegliendo di credere ciecamente alla previsione, rinuncia al proprio libero arbitrio. Wilde mette in scena il meccanismo con cui spesso ci auto-convinciamo di non avere scelta, magari appellandoci al destino, alla natura o alla società: in questo modo giustifichiamo azioni discutibili e smettiamo di assumerci responsabilità. Il fatto che i suoi piani di omicidio falliscano continuamente suggerisce che il futuro non sia così facilmente programmabile, né dalla chiromanzia né dalle nostre ossessioni. Il lieto fine paradossale sembra dire che il destino, se esiste, è più sottile e ironico di qualsiasi disegno umano.
  • Superstizione, scienza e pseudoscienza emergono in modo comico ma pungente. La chiromanzia di Podgers è trattata con apparente serietà dagli aristocratici, che la trasformano in un gioco di società raffinato. In realtà Wilde mostra come una falsa scienza, presentata con linguaggio tecnico e gesti professionali, possa avere conseguenze molto reali sulla vita delle persone. Arthur, giovane colto e moderno, è il primo a cadere nel tranello: scambia un passatempo mondano per un sapere assoluto, e lascia che una lettura del palmo guidi le decisioni più importanti della sua vita. Allo stesso tempo, l’autore prende in giro anche la scienza ufficiale e le mode “razionali”, mostrando personaggi che passano con leggerezza dalla chiromanzia alla telepatia, dalla politica rivoluzionaria ai gadget esplosivi. Il tema invita il lettore a sviluppare spirito critico: credere a qualcosa solo perché è di moda o “sembra scientifico” può essere pericoloso quanto qualsiasi superstizione tradizionale.
  • Morale vittoriana e ipocrisia sociale sono bersagli costanti della satira di Wilde. Il comportamento di Arthur è un perfetto esempio di moralità rovesciata: per non macchiare il proprio matrimonio di un’ombra futura, decide di commettere consapevolmente un delitto immediato. L’idea di “dovere” e “onore” viene così deformata al punto da giustificare l’omicidio di una parente anziana o di uno zio stimato. Intorno a lui, i personaggi dell’alta società si preoccupano moltissimo delle apparenze (la data delle nozze, l’abito da sposa, le convenienze) e pochissimo della sostanza etica delle azioni. Lady Julia pensa più alla reputazione che alla felicità della figlia; lady Windermere gioca con chiromanti e rivoluzionari come se fossero accessori di moda. Wilde denuncia così un mondo che predica virtù, ma costruisce la propria tranquillità su compromessi, calcoli e piccole crudeltà. Il comico non cancella la critica: anzi, la rende più affilata.
  • Amore, sacrificio e felicità coniugale costituiscono il lato più “luminoso” del racconto. L’amore tra Arthur e Sybil è reale, tenero, capace di resistere a rinvii e incomprensioni. Il protagonista però lo interpreta inizialmente in modo distorto: vuole sacrificare qualcun altro (la cugina, lo zio) per proteggere la purezza della futura moglie e della loro vita. Wilde sembra suggerire che il vero sacrificio d’amore non consiste nel compiere gesti spettacolari o terribili, ma nel rinunciare alle proprie ossessioni, nel fidarsi dell’altro, nel costruire una quotidianità serena. La parte finale, con la vita familiare ad Alton Priory, mostra un’idea di felicità coniugale semplice ma non banale: rispetto reciproco, affetto, humor. È una risposta dolce alla tragedia mancata, che ribadisce la superiorità dell’umanità concreta (una famiglia, due bambini che giocano, un mazzo di rose) sui drammi astratti del destino e della gloria.
  • Satira dell’alta società vittoriana attraversa tutto il testo. Le feste di lady Windermere, i discorsi vanitosi sui “lions” del momento, la ricerca di sempre nuove curiosità (chiromanzia, telepatia, rivoluzionari russi, tecnici di dinamite) dipingono un ambiente brillante ma vuoto. I personaggi parlano moltissimo, ma sembrano spesso incapaci di emozioni profonde durature: si stancano in fretta delle persone, trasformano tutto in intrattenimento. La tragedia di Arthur – che pure è reale per lui – diventa un aneddoto mondano, un curioso retroscena dietro una coppia perfetta. Wilde, che frequentava davvero questi salotti, li osserva con occhio lucidissimo: ne coglie il fascino, ma anche la pericolosa superficialità. Il tema invita il lettore a riflettere sui propri “salotti” contemporanei, reali o virtuali, e su come spesso giochiamo con idee serie (politica, scienza, destino) come fossero semplici passatempi.

Perché leggere Il delitto di Lord Arthur Savile oggi?

Questo racconto di Oscar Wilde è perfetto per studenti di medie e superiori perché unisce trama avvincente, ironia e spunti di riflessione profonda. In poche pagine permette di discutere di destino, responsabilità e spirito critico verso le false certezze – che oggi possono essere oroscopi, pseudo-scienze o notizie virali. Lo stile è elegante ma accessibile, ricco di battute brillanti che aiutano a familiarizzare con l’umorismo inglese e con la società vittoriana. Inoltre offre un ottimo esempio di come si possa fare critica sociale senza toni pesanti, usando il paradosso e il comico. Leggerlo in classe significa anche allenarsi a riconoscere i meccanismi della satira e a interrogarsi sul confine tra ciò che scegliamo liberamente e ciò che crediamo di “dover” fare.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.