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L'abbazia di Northanger: l’innocenza ingenua smascherata dall’ironia del reale

Catherine è ossessionata dal gotico tanto da voler rintracciare abbazie e tinte fosche anche nella vita reale che è però fatta di smania per il denaro

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

L’abbazia di Northanger è forse il romanzo più giocoso e metanarrativo di Jane Austen. Pubblicato postumo, prende di mira con ironia i romanzi gotici pieni di castelli lugubri, segreti e fantasmi, ma allo stesso tempo racconta con grande tenerezza la crescita di una ragazza di campagna che sogna avventure fuori dall’ordinario. La protagonista, Catherine Morland, parte dal suo piccolo villaggio per andare a Bath, città elegante e mondana, e poi viene invitata in una vera abbazia. Convinta di vivere finalmente una storia “alla Radcliffe”, Catherine si lascia trascinare dalla fantasia… finché realtà, errori e vergogna non la costringono a crescere. Questo libro è perfetto per chi ama le storie di formazione, i dialoghi brillanti, le prese in giro dei cliché letterari e vuole capire come Austen parli, in fondo, anche di noi lettori e del nostro modo di immaginare il mondo.

Trama del romanzo

Catherine Morland cresce in campagna, figlia di un pastore e di una madre pratica, senza nessun tratto da “eroina” romantica: è disordinata, poco studiosa, amante dei giochi all’aperto. Solo da adolescente comincia a interessarsi al proprio aspetto e, soprattutto, a leggere molti romanzi, in particolare gotici, che riempiono la sua mente di castelli sinistri, corridoi bui e segreti di famiglia. L’occasione di una vera “avventura” arriva quando i vicini, i coniugi Allen, la invitano a Bath, città di acque termali e balli eleganti. I genitori la lasciano andare fiduciosi: Catherine parte piena di speranze romantiche, immaginando incontri straordinari e pericoli degni delle sue letture.

A Bath la realtà è meno drammatica ma ugualmente complicata. Catherine, inizialmente timida e senza conoscenze, viene introdotta nei balli e nei passeggi dalla superficiale ma gentile Mrs Allen, ossessionata dagli abiti. Ben presto stringe una strettissima amicizia con Isabella Thorpe, giovane brillante, civettuola, quattro anni più grande, che si presenta come amica perfetta: parlano di moda, corteggiamenti e soprattutto di romanzi gotici come The Mysteries of Udolpho. Intanto Catherine conosce il fratello di Isabella, il vanitoso e chiassoso John Thorpe, e ritrova il proprio fratello James Morland, che finirà presto per innamorarsi proprio di Isabella. Ma l’incontro decisivo è quello con il giovane pastore Henry Tilney, intelligente, ironico, capace di scherzare con affetto sia sui romanzi che sulle convenzioni sociali. Catherine ne rimane affascinata, anche per la dolcezza della sorella di lui, Eleanor Tilney.

La vita a Bath è un susseguirsi di bali, passeggiate alla Pump-room, visite e piccole tensioni. Catherine alterna momenti di gioia (quando può danzare o parlare con Henry) a delusioni (quando lui sembra sparire o non la nota). Nel frattempo l’amicizia con Isabella si fa ambigua: la ragazza, fidanzata con James, continua però a flirtare apertamente con il capitano Frederick Tilney, fratello maggiore di Henry, suscitando inquietudine in Catherine e poi grande dolore in James. John Thorpe, inoltre, cerca di corteggiare Catherine fra esagerazioni, bugie e inviti in carrozza, spesso intralciando gli incontri della ragazza con i Tilney. Un episodio chiave è la gita mancata a Blaize Castle: Catherine, promessa a una passeggiata con Henry ed Eleanor, viene trascinata da John e Isabella in carrozza sulla base di una bugia ai danni dei Tilney, cosa che le procurerà vergogna e il bisogno di scusarsi.

Nonostante questi malintesi, il legame con i Tilney si consolida. Catherine scopre che Henry ed Eleanor apprezzano i romanzi ma ne vedono anche i limiti; con loro discute di storia, immaginazione e linguaggio, mostrando la propria ingenuità ma anche sincerità. Il severo e orgoglioso generale Tilney, loro padre, la tratta con particolare cortesia, convinto (a causa delle millanterie di John Thorpe) che sia molto ricca. Arriva così la svolta: il generale invita Catherine a trascorrere qualche settimana a Northanger Abbey, l’antica proprietà di famiglia nel Gloucestershire. Per la ragazza è il sogno che si avvera: una vera abbazia, con corridoi e stanze che lei immagina subito pieni di misteri gotici, vecchi manoscritti e forse crimini nascosti.

Il viaggio verso Northanger con Henry ed Eleanor alimenta le sue fantasie. Henry, divertito, la stuzzica raccontandole in tono parodico cosa potrebbe accadere in una tipica abbazia di romanzo gotico: bauli che scricchiolano, tendaggi che si muovono, stanze proibite. Quando Catherine arriva, però, la realtà la sorprende: l’abbazia è stata molto modernizzata, è luminosa e confortevole. Nonostante ciò, la sua immaginazione gotica continua a lavorare: la vista di un antico baule, il rumore di una tempesta, una cassettiera chiusa a chiave bastano per farle credere di aver trovato un “manoscritto segreto” – che il mattino dopo si rivela essere solo un mucchio di vecchie fatture e inventari domestici.

L’ossessione più grande di Catherine riguarda la morte della defunta Mrs Tilney. Vedendo il monumento in chiesa e l’ala della casa che il generale evita di mostrare, la ragazza, nutrita dai romanzi di Ann Radcliffe, comincia a sospettare che il generale abbia trattato crudelmente la moglie, forse perfino che l’abbia fatta morire prematuramente o segregata. Approfittando di un’assenza del generale, convince Eleanor a mostrarle il ritratto della madre e a salire verso la zona “proibita” della casa; poi, da sola, riesce finalmente a entrare nella stanza tanto temuta. Ma ciò che trova è una camera da letto perfettamente normale, ben tenuta, senza alcun indizio di violenza o segreto. Poco dopo, Henry scopre le sue fantasie e la rimprovera con dolce fermezza: le ricorda che in Inghilterra, nel loro tempo, simili crimini sono estremamente improbabili e che ha offeso ingiustamente l’onore del padre.

Questo momento di vergogna è decisivo: Catherine si rende conto di aver confuso romanzo e realtà, di aver lasciato che la fantasia guidasse i suoi giudizi sulle persone. Riflette criticamente sul genere gotico che tanto ama e riconosce che, per quanto affascinante, non può essere una guida per comprendere il mondo. Mentre sta cercando di diventare più matura, un’altra notizia la scuote: una lettera del fratello James le rivela che il fidanzamento con Isabella è rotto. James è stato ingannato: Isabella, sedotta dalle attenzioni del capitano Tilney e attratta dalla possibilità di un partito più ricco, ha finito per rinnegare il loro amore. Poco dopo Catherine riceve anche una lettera di Isabella, piena di scuse false e vanità, che la convince definitivamente della poca serietà dell’ex amica.

Intanto a Northanger una tensione invisibile cresce. Il capitano Tilney scompare senza più scrivere; il generale parte per Londra, poi torna improvvisamente e, con grande durezza, ordina a Catherine di lasciare subito la casa, mandandola via quasi come una colpevole, senza spiegazioni e con un viaggio scomodo e affrettato. Umiliata e terrorizzata all’idea di aver commesso chissà quale errore, la ragazza torna alla casa dei genitori a Fullerton, dove viene accolta con affetto. Solo col tempo capirà, grazie al ritorno di Henry, la verità: il generale, informato da John Thorpe che Catherine non è affatto ricca, ha cambiato improvvisamente atteggiamento, giudicando il matrimonio col figlio economicamente svantaggioso.

Il comportamento del generale offende profondamente Henry Tilney, che disobbedisce al padre: va a Fullerton, chiede ai Morland la mano di Catherine e le dichiara il proprio amore. I genitori di lei, pur sorpresi, sono contenti del giovane e approvano il fidanzamento, pur desiderando il consenso paterno. Segue un periodo di attesa, in cui Henry lavora a Woodston, la sua parrocchia, e Catherine resta a casa, sperando. La situazione si sblocca quando la sorella Eleanor sposa un uomo ricco e di alto rango: la vanità del generale viene soddisfatta, le prospettive economiche della famiglia migliorano e nuove informazioni mostrano che Catherine non è così priva di mezzi come lui credeva. Alla fine il generale si riconcilia, concede il suo consenso e il romanzo si chiude con il matrimonio felice fra Catherine e Henry, non senza una punta d’ironia di Austen sul fatto che siano stati ancora una volta il denaro e il rango a decidere i destini amorosi.

Personaggi di L’abbazia di Northanger

I personaggi di L’abbazia di Northanger sono costruiti da Jane Austen con poche, ma precisissime pennellate. Ognuno incarna un ruolo nella crescita di Catherine e rappresenta, al tempo stesso, un tipo umano della società inglese tra Sette e Ottocento: la vera amica e la falsa, il padre autoritario, il seduttore superficiale, il giovane onesto ma ironico. Per chi studia il romanzo è utile osservare come Austen usi questi personaggi in modo simbolico: non sono solo individui realistici, ma anche strumenti per riflettere su temi come l’educazione sentimentale, il rapporto tra immaginazione e realtà, il potere del denaro e del rango. Conoscerli aiuta a leggere meglio non soltanto questo libro, ma anche gli altri romanzi austeniani, in cui spesso ritornano figure simili, variate con finezza psicologica e grande spirito critico.

  • Catherine Morland – È la protagonista e “quasi eroina” del romanzo. All’inizio è una ragazza di campagna ingenua, amante del gioco più che dello studio, che scopre il mondo attraverso i romanzi gotici. A Bath e poi a Northanger si lascia facilmente suggestionare, scambiando castelli e padri severi per scenari di delitti e misteri. Ma la sua grande qualità è la rettitudine morale: non vuole mentire, mantiene le promesse, soffre molto quando crede di aver ferito qualcuno. Il suo percorso è una vera formazione: impara a distinguere letteratura e realtà, fantasia e giudizio, pur senza perdere sensibilità e capacità di sognare. Simbolicamente rappresenta il lettore giovane che deve passare dall’entusiasmo acritico alla lettura matura, capace di godere dei libri senza farsi ingannare da essi.
  • Henry Tilney – Giovane pastore colto, arguto e un po’ teatrale, è il principale interesse amoroso di Catherine. Ama scherzare, gioca con i cliché dei romanzi, parla di linguaggio e di lettura come un piccolo critico letterario. Rispetto ad altri eroi austeniani, è meno “tormentato” e più ironico: osserva con lucidità i difetti della società e anche quelli di Catherine, ma la rimprovera con delicatezza, aiutandola a crescere. Sul piano simbolico, Henry rappresenta la ragione illuminata che dialoga con l’immaginazione: è colui che ama i romanzi, ma non vi si lascia intrappolare; che riconosce l’importanza dei sentimenti, ma rifiuta gli eccessi melodrammatici. Il suo amore nasce sia dall’affetto che dall’ammirazione per la sincerità di Catherine, e il loro matrimonio suggerisce l’ideale austeniano di unione tra cuore e intelligenza critica.
  • Eleanor Tilney – Sorella di Henry, è gentile, riservata, profondamente affezionata alla madre defunta e molto legata al fratello. Non ha la brillantezza ironica di Henry né la teatralità di Isabella: incarna piuttosto la discrezione e la costanza. Per Catherine diventa un modello di amicizia autentica, opposto alla falsa amicizia di Isabella. Il suo comportamento misurato, il rispetto verso il padre pur non condividendone sempre gli atteggiamenti, la capacità di proteggere Catherine senza drammatizzare, la rendono simbolo di una femminilità forte ma non appariscente. Il suo lieto fine – un matrimonio vantaggioso e affettuoso – mostra che la bontà silenziosa può essere premiata quanto il coraggio, in un equilibrio tra dovere familiare e desiderio personale.
  • General Tilney – Padre di Henry ed Eleanor, è un uomo autoritario, ambizioso, ossessionato dall’ordine, dalla modernizzazione della casa e dal prestigio sociale. All’apparenza è un perfetto anfitrione: cortese, premuroso con Catherine, pieno di discorsi sul comfort, sulla buona tavola, sulle migliorie domestiche. Ma dietro le buone maniere c’è un profondo opportunismo economico: la sua stima per Catherine cresce o crolla in base alla dote che crede ella possieda. Per la fantasia gotica di Catherine potrebbe essere un “tiranno assassino”; in realtà è una figura di tirannia quotidiana, non criminale ma sufficiente a rendere infelici i figli. Simbolicamente incarna il potere rigido dei padri e della società, che giudicano i giovani non per le qualità morali, ma per il patrimonio e le alleanze utili.
  • Isabella Thorpe – Amica “migliore” di Catherine a Bath, è bella, spiritosa, brillantissima nei discorsi su moda e romanzi, ma anche profondamente calcolatrice. Si professa romantica e disinteressata al denaro, ma rompe senza troppi scrupoli il fidanzamento con James Morland quando intravede in Captain Tilney un partito più ricco; poi, quando capisce di essersi sbagliata, tenta di tornare indietro con lettere piene di scuse e civetteria. Simbolicamente è la coquette, la seduttrice sociale che usa il linguaggio del sentimento solo per ottenere vantaggi; rappresenta il lato oscuro della mondanità di Bath e serve da monito sulla facilità con cui si può confondere l’amicizia sincera con il fascino superficiale.
  • John Thorpe – Fratello di Isabella, è un giovane volgare, vanitoso, pieno di frasi fatte e di bugie spudorate. Vanta la velocità del suo cavallo, il prezzo del suo gig, la propria forza, ma nel concreto è poco generoso, poco intelligente e spesso maleducato. Cerca di corteggiare Catherine più per vanità che per vero interesse, e la danneggia più volte mentendo sulla sua ricchezza al generale Tilney e intralciando i suoi appuntamenti. A livello simbolico rappresenta la superficialità maschile che confonde possesso materiale e valore personale: è il contrario di Henry, perché non sa ascoltare, non sa leggere davvero, non comprende i sentimenti altrui. Attraverso di lui Austen ridicolizza il maschilismo rumoroso, fatto di cavalli, scommesse e vantarsi senza sostanza.
  • James Morland – Fratello maggiore di Catherine, è un giovane di buon carattere, sincero e affettuoso, ma non particolarmente brillante. S’innamora ingenuamente di Isabella, proietta su di lei tutte le virtù romantiche e soffre moltissimo quando scopre il suo tradimento. Nonostante la delusione d’amore, non diventa cinico: accetta il dolore, si ritira, continua a voler bene alla sorella e non cerca vendetta. Simbolicamente James è la vittima onesta dei giochi di società: mostra come la bontà, se non accompagnata da senso critico, possa essere facilmente sfruttata. La sua esperienza d’amore fallito fa da specchio attenuato al percorso di Catherine, che impara, osservandolo, quanto sia importante scegliere con attenzione le persone di cui fidarsi.
  • Mr e Mrs Allen – I vicini che portano Catherine a Bath. Mrs Allen è ossessionata dai vestiti e quasi incapace di pensare ad altro; Mr Allen è tranquillo, un po’ distratto, ma fondamentalmente prudente e benevolo. Loro non esercitano una vera guida morale su Catherine: la sorveglianza è minima, i consigli pochi e spesso superficiali. Però non sono malvagi: rappresentano piuttosto l’indifferenza bonaria di molti adulti verso l’educazione sentimentale dei giovani. Simbolicamente, mettono in luce un vuoto educativo: Catherine è lasciata libera di leggere qualunque cosa e di credere a chiunque, senza che nessuno le insegni davvero a interpretare ciò che vede. Questo permette ai romanzi (e alle persone) di avere su di lei un’influenza sproporzionata.
  • Famiglia Morland – I genitori e i numerosi fratelli di Catherine, rimasti a Fullerton, compaiono relativamente poco ma sono fondamentali. Vivono in modo semplice, senza grandi ambizioni sociali, e amano sinceramente la figlia: la lasciano andare a Bath e a Northanger con fiducia, la riaccolgono senza rimproveri quando viene cacciata dal generale. Simbolicamente rappresentano il focolare domestico sano, opposto alla mondanità calcolatrice: sono imperfetti (non particolarmente colti, né raffinati), ma costituiscono una base affettiva stabile. In un romanzo che gioca con i castelli e le abbazie, la loro casa modesta è il vero luogo sicuro, dove Catherine può riprendersi dopo gli errori e dove il lieto fine diventa possibile.

Temi Principali

L’abbazia di Northanger è spesso letto come una divertente parodia del romanzo gotico, ma i suoi temi principali vanno ben oltre la presa in giro dei castelli lugubri. Jane Austen sfrutta l’ingenuità di Catherine per interrogarsi su come si diventa lettori maturi, su quanto il nostro immaginario influenzi il giudizio sulle persone e su come la società trasformi l’amore in questione di denaro e rango. Il romanzo parla di formazione, di amicizia vera e falsa, di educazione sentimentale, ma anche di linguaggio, perché Henry e Catherine discutono spesso di parole, di stile, di ciò che rende un libro “buono”. Per studenti e insegnanti è un testo prezioso per ragionare insieme su cosa significa “credere ai libri”, su come riconoscere i cliché e su come mantenerne il piacere senza smettere di pensare con la propria testa.

  • Immaginazione vs realtà – Il cuore del romanzo è il contrasto tra il mondo gotico di corridoi bui, monaci sanguinari e madri assassinate che Catherine assorbe dalle sue letture, e la realtà borghese della campagna inglese, fatta di balli, conversazioni, eredità e piccoli egoismi. Catherine interpreta il generale Tilney come un possibile tiranno omicida solo perché ha letto troppo Ann Radcliffe: la sua fantasia la porta a fraintendere segnali ordinari (porte chiuse, viaggi improvvisi) come indizi di crimini. Austen, però, non condanna l’immaginazione in sé: ne mostra sia il fascino sia il rischio, invitando il lettore a usarla con spirito critico. Crescere, per Catherine, significa imparare a distinguere il romanzo dalla vita senza smettere di leggere, ma accettando che le vere ingiustizie siano spesso meno spettacolari e più quotidiane di quelle sulla pagina.
  • Romanzi, lettura e metaletteratura – L’abbazia di Northanger è uno dei testi più “meta” di Austen: parla continuamente di romanzi, cita titoli, discute il loro valore, difende apertamente la narrativa da chi la disprezza come lettura “da donne”. Catherine e Isabella condividono la passione per il gotico, Henry ne conosce i trucchi e li usa per scherzare; il narratore prende posizione contro i critici snob che fingono di non leggere romanzi mentre li consumano in segreto. Il libro diventa così una riflessione sulla formazione del lettore: mostra quanto le storie che amiamo possano influenzare la nostra visione del mondo, ma anche come possano aiutarci a capire gli altri se le leggiamo con attenzione. Per questo è un ottimo testo scolastico per discutere del rapporto tra letteratura, immaginazione e realtà.
  • Educazione sentimentale e crescita morale – Catherine arriva a Bath con un’idea dell’amore e dell’amicizia tutta costruita sui romanzi: si fida delle parole dolci, crede alle promesse assolute, non sospetta interessi nascosti. Attraverso il tradimento di Isabella, il dolore di James, i malintesi con i Tilney e l’umiliazione subita dal generale, impara a riconoscere la differenza tra sentimento sincero e teatralità, tra affetto disinteressato e calcolo. Non diventa cinica, ma più lucida: capisce che si può sbagliare nel giudicare, ma che è possibile correggersi, chiedere scusa, crescere. Austen, come in altri romanzi, mostra che il vero lieto fine amoroso è possibile solo dopo un percorso di auto-riflessione, in cui i protagonisti imparano a vedere se stessi con onestà, non solo a trovare il partner “giusto”.
  • Società, denaro e rango – Dietro la trama romantica si muove una fitta rete di interessi economici. Il generale Tilney tratta Catherine con grande riguardo finché crede che sia ricca, poi la caccia brutalmente quando scopre (o crede di scoprire) il contrario. Isabella abbandona James perché la sua prospettiva finanziaria non è abbastanza brillante e si getta su Captain Tilney, pensando di migliorare la propria posizione. Anche i Morland considerano il problema della dote e delle entrate, pur in modo più semplice e onesto. Austen evidenzia con ironia come il matrimonio sia spesso una transazione sociale ed economica, non solo un fatto di cuore. Eppure, attraverso la felicità finale di Catherine e Henry, suggerisce che si possa trovare un equilibrio tra sentimento autentico e necessità materiali, pur in una società che tende a misurare tutto in sterline.
  • Amicizia vera e falsa – Il confronto tra Isabella Thorpe ed Eleanor Tilney permette ad Austen di esplorare in profondità il tema dell’amicizia femminile. Isabella è espansiva, piena di dichiarazioni affettuose, di lacrime e giuramenti, ma alla prova dei fatti pensa soltanto a se stessa: usa Catherine come specchio della propria vanità e non esita a farla soffrire pur di ottenere vantaggi. Eleanor, al contrario, è più silenziosa ma costante: ascolta, protegge, non giudica, soffre per le decisioni del padre ma non permette che Catherine ne paghi il prezzo più alto. Il percorso di Catherine dalla fascinazione per Isabella alla profonda stima per Eleanor è la storia di una maturazione: imparare a riconoscere la sostanza dietro le parole, non lasciarsi abbagliare dal solo fascino mondano, saper distinguere chi ci usa da chi ci vuole davvero bene.

Perché leggere L’abbazia di Northanger oggi?

Leggere L’abbazia di Northanger oggi significa riflettere sul nostro modo di consumare storie: romanzi, serie, film. Come Catherine, rischiamo spesso di portare sul mondo reale le aspettative nate dalla fiction, giudicando persone e situazioni secondo cliché romantici o horror. Austen ci invita a ridere di questi eccessi, ma anche a interrogarci: come si legge in modo critico senza smettere di divertirsi? Il romanzo offre dialoghi brillanti, una protagonista con cui è facile identificarsi e una sottile analisi dei meccanismi sociali ancora attuali: il peso dell’immagine, l’importanza del denaro, le amicizie tossiche. Per studenti e lettori giovani è un ottimo testo per allenare insieme piacere della lettura e capacità di pensare con la propria testa.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.