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Attraverso lo specchio: il gioco dell'identità in un mondo capovolto

Alice immagina un mondo dietro allo specchio: inizialmente si tratta solo della stessa casa ma al contrario ma incontrerà poi creature magiche

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò di Lewis Carroll è il secondo viaggio di Alice, ancora più strano e filosofico del Paese delle Meraviglie. Tutto comincia in un salotto qualunque, con due gattini e uno specchio, ma basta un passo oltre il vetro perché la realtà si capovolga: il tempo scorre al contrario, i fiori parlano, le poesie diventano indovinelli e un’intera scacchiera prende vita. È un libro che diverte con giochi di parole e scene assurde, ma costringe anche a farsi domande su linguaggio, logica, identità e sogno. Perfetto per studenti di medie e superiori, perché unisce fantasia sfrenata e spunti “da filosofia” senza mai diventare pesante. Leggendolo, ci si accorge che dietro i dialoghi buffi e le figure bizzarre si nasconde una riflessione sorprendentemente seria sul modo in cui pensiamo il mondo.

Trama del romanzo

Tutto inizia in un pomeriggio d’inverno: Alice gioca in salotto con i gattini, il bianco e il nero, rimproverando scherzosamente quello nero per il disordine causato col gomitolo. Mentre chiacchiera e inventa punizioni immaginarie, il suo sguardo è attratto dal grande specchio sopra il caminetto. Immagina che dietro il vetro esista una Looking-glass House, una casa speculare dove tutto è capovolto: libri con le parole al contrario, stanze invertite, oggetti familiari ma strani. Nell’atto tipico del suo “facciamo finta”, Alice decide di oltrepassare davvero lo specchio. Si ritrova così nella stanza riflessa, dove ogni dettaglio le conferma che le regole ordinarie sono sospese: è l’ingresso in un mondo che a prima vista somiglia al suo, ma dove logica, spazio e tempo funzionano in modo diverso.

Uscita dalla casa, Alice si trova in un vasto paesaggio organizzato come una scacchiera. Capisce, grazie all’incontro con la severa Regina Rossa, che lei è una pedina bianca e che, avanzando di casella in casella, potrà diventare regina. Prima, però, attraversa il giardino dei fiori viventi, dove piante chiacchierone la giudicano, la prendono in giro e le spiegano, con tono pettegolo, chi comanda davvero nel giardino. Il viale che dovrebbe portarla sulla collina la riporta sempre verso casa, come se lo spazio giocasse contro di lei. Quando finalmente incontra la Regina Rossa, la bambina viene bombardata da regole di comportamento e da frasi categoriche: qui si corre per restare nello stesso posto, si deve pensare prima di parlare e le buone maniere sono portate all’assurdo. Alice accetta la sfida della scacchiera e comincia il suo percorso verso l’ottava casa, dove potrà essere incoronata.

Il viaggio è una sequenza di incontri surreali. Su un treno affollato attraversa la Terza Casa, circondata da passeggeri che parlano in coro e discutono solo di biglietti, tariffe e regole, finché un balzo la scaraventa sotto un albero insieme al gentile Gnat, che discute con lei di insetti allo specchio i cui nomi e comportamenti funzionano come giochi di parole viventi. Nel bosco, la logica continua a rovesciarsi: incontra i gemelli Tweedledum e Tweedledee, che la trascinano in una danza circolare e le recitano la lunga poesia del Tricheco e il Falegname, allegoria buffa e crudele di adulti che, con finta gentilezza, ingannano e divorano le giovani ostriche. Poco dopo, nella stessa tappa, i due mettono in scena la loro famosa lite teatrale, dimostrando quanto i conflitti possano essere solo spettacolo e vanità.

Più avanti Alice incontra la distratta e ansiosa Regina Bianca, che vive “al contrario”: ricorda il futuro, ha già pianto per dolori che non sono ancora accaduti e ragiona secondo un tempo rovesciato. Insieme, discutono di marmellata che è sempre “domani e ieri, mai oggi” e della capacità di credere a “sei cose impossibili prima di colazione”. Alice, pratica e logica, cerca di aiutarla a vestirsi e a sistemare la sciarpa, mentre la Regina, tra urla anticipate e paure immaginarie, le mostra quanto questo mondo sia governato dall’assurdo. Intanto la bambina sente crescere la nostalgia e una sottile tristezza, ma continua a procedere verso la casella successiva.

La tappa seguente la porta davanti a Humpty Dumpty, il grande uovo seduto in equilibrio precario su un muro. Il loro dialogo è uno dei momenti più celebri del libro: Humpty pretende di dominare il significato delle parole (“una parola vuol dire esattamente quello che io decido”) e trasforma il linguaggio in campo di battaglia. Discutono di nomi propri, di compleanni e “non-compleanni”, di versi incomprensibili come in “Jabberwocky”, che l’uovo spiega con aria di gran sapiente. Alice, pur confusa, prova a riportare il discorso al buon senso, ma l’autoritarismo linguistico di Humpty domina il confronto. La sua posizione, però, è fragile: come l’antica filastrocca suggerisce, la caduta dal muro incombe e nessun cavallo né soldato del re riuscirà più a rimetterlo insieme.

Entrando in una zona vicina al castello, Alice assiste alla confusione dell’esercito del Re Bianco: soldati che inciampano l’uno nell’altro, cavalli che fanno cadere i cavalieri, un sovrano che annota numeri esagerati nel suo taccuino. Il messaggero Haigha e l’affamato Hatta portano la notizia che il Leone e l’Unicorno stanno litigando per la corona. La folla si accalca a vedere il combattimento, che è violento e insieme comico; il Re scherza sul proprio potere, mentre vengono preparati pane bianco e pane scuro per sfamare i contendenti. La scena parodia la lotta politica: lo scontro è rituale, ripetuto, e la “corona” resta nelle mani di un sovrano un po’ ridicolo ma saldo sul trono.

Più vicina all’ottava casella, Alice viene contesa da due cavalieri in armatura, uno rosso e uno bianco, che si affrontano goffamente per dichiararla “prigioniera”. Il Cavaliere Bianco, dolce e imbranato, vince la tenzone e decide di scortarla fino al margine del bosco. Lunghe pagine sono dedicate alle sue invenzioni assurde: una scatola capovolta sul cavallo per i panini e i vestiti, trappole per topi e arnie appese alla sella, braccialetti contro gli squali alle zampe del cavallo, un sistema per far “cadere verso l’alto” i capelli. Ogni idea è ingegnosa e allo stesso tempo completamente impraticabile. Alice lo ascolta con divertita tenerezza, lo aiuta a non cadere continuamente e, attraverso questa figura malinconica e visionaria, avanza verso la sua meta. Quando si separano, il cavaliere le canta una canzone nostalgica, e la scena ha un tono sorprendentemente emotivo, come un saluto d’addio all’infanzia.

Finalmente Alice raggiunge l’Ottava Casa e scopre di essere diventata Queen Alice. All’improvviso si ritrova in un bizzarro banchetto di corte, seduta tra la Regina Bianca e la Regina Rossa. Invece di festeggiarla, però, le due sovrane la sottopongono a un vero e proprio esame di logica: domande assurde di aritmetica, grammatica e buone maniere, ragionamenti capovolti, definizioni impossibili. La Regina Rossa critica il “non significato” delle sue parole, la Bianca si perde in lamenti confusi. Alice, sempre più irritata, giudica tutto “orribile sciocchezza”, ma non riesce a liberarsi del gioco finché, esasperata, afferra la Regina Rossa e comincia a scuoterla con forza, decisa a riprendere il controllo.

Mentre la scuote, la figura rigida della Regina si deforma: diventa più bassa, tonda, morbida, con grandi occhi verdi. In un attimo, il personaggio regale si trasforma nel gattino che Alice aveva in braccio all’inizio. È il passaggio al risveglio: Alice si ritrova di nuovo nel salotto, accanto al camino, con i gatti e i pezzi degli scacchi. Capisce che tutto il viaggio attraverso lo specchio è stato un grande sogno, o almeno così sembra. Giocherellando con le pedine, attribuisce al gattino rosso il ruolo di Regina Rossa e al bianco quello di Regina Bianca, mescolando ancora una volta realtà e fantasia. Poi torna alla domanda più inquietante: se il Re Rosso dormiva nel suo sogno, è stata lei a sognarlo o lui a sognare lei?

L’opera si chiude con una poesia che riflette su estate, memoria e sogno: la figura di Alice, bambina che ascolta storie, si allontana come un’ombra, e il testo suggerisce che la vita stessa potrebbe essere un grande sogno condiviso. Resta aperto il paradosso del titolo finale, “Which dreamed it?”: chi ha sognato chi? Il romanzo termina così in una sospensione affascinante tra veglia e sonno, lasciando al lettore il compito di decidere dove finisce il gioco e comincia la realtà.

Personaggi di Attraverso lo specchio

Attraverso lo specchio è popolato da figure memorabili che sembrano uscire da una scacchiera, da un mazzo di carte o da una filastrocca infantile, ma in realtà rappresentano modi diversi di pensare e di parlare. Conoscerli aiuta a capire non solo la trama, ma anche i significati più profondi del libro. Ogni personaggio è costruito attraverso dialoghi brillanti e comportamenti ripetitivi, quasi da “macchina di logica”: la severa Regina Rossa è il potere delle regole, la smemorata Regina Bianca è il tempo al contrario, Humpty Dumpty è l’arroganza del linguaggio, il Cavaliere Bianco il lato fragile e creativo dell’immaginazione adulta. Anche i gattini, i fiori, i gemelli buffi hanno una funzione simbolica: mostrano come Carroll trasformi elementi comuni dell’infanzia in strumenti per riflettere su identità, responsabilità e sogno. Di seguito, i personaggi principali e il loro significato.

  • Alice è la protagonista bambina che attraversa lo specchio e diventa pedina su una scacchiera vivente. È curiosa, logica, educata ma capace di ribellarsi davanti all’eccesso di nonsense. Nel romanzo rappresenta lo sguardo dell’infanzia che cerca di dare un ordine razionale a un mondo illogico. Ogni incontro la mette alla prova: deve capire nuove regole, discutere con adulti assurdi, sostenere “esami” e giudizi. Simbolicamente, Alice incarna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza: vuole “diventare regina”, cioè crescere, ma si accorge che il potere adulto è spesso ridicolo. È anche la figura del lettore: come noi, osserva, commenta, prova a interpretare ciò che vede e alla fine si chiede se tutto non sia stato un sogno.
  • Regina Rossa è la sovrana che Alice incontra presto sulla scacchiera e che le spiega le regole del gioco. Sempre in corsa, sempre perentoria, è l’immagine dell’ordine rigido e dell’autorità che non ammette discussioni. Parla in frasi secche, corregge continuamente, impone protocolli complicati. Simbolicamente rappresenta le istituzioni, la scuola autoritaria, le convenzioni sociali che pretendono obbedienza cieca. Nella famosa idea della “corsa per restare nello stesso posto” anticipa riflessioni moderne sulla competizione continua. Quando, sul finale, la sua figura viene scossa e si riduce a un semplice gattino, Carroll mostra quanto il potere possa essere, in fondo, un fragile gioco di ruoli.
  • Regina Bianca è l’altra regina della scacchiera, opposta alla Rossa per carattere: è smemorata, piagnucolosa, tenera e confusa. Vive il tempo “al contrario”: ricorda eventi futuri, piange prima di farsi male, parla di processi tenuti prima dei crimini. Questo la rende comica, ma anche inquietante. Simbolicamente, la Regina Bianca è il tempo come paradosso, la memoria che non segue la linea passato-presente-futuro. Rappresenta anche l’adulto incapace di orientarsi nella propria vita, prigioniero di abitudini e paure senza senso. In alcune scene, mentre Alice la aiuta a vestirsi, ricorda una madre bambina, bisognosa di cure. Così Carroll rovescia il rapporto adulto/bambino e invita il lettore a diffidare degli “adulti sapienti”.
  • Re Bianco è un sovrano distratto e pavido, circondato da soldati che cadono a terra e da messaggeri eccentrici. Lo vediamo seduto a terra con il suo taccuino, intento a contare con precisione assurda migliaia di soldati che non controlla davvero. Si agita per “Nessuno” che passa sulla strada, prende sul serio le parole dei messaggeri anche quando sono equivoche. Simbolicamente, il Re Bianco rappresenta il potere istituzionale svuotato: un’autorità che sembra comandare, ma è schiava delle proprie procedure e paure. È anche una parodia della burocrazia: registrare numeri, mandare messaggi, organizzare eserciti che non servono a nulla. Attraverso di lui, Carroll ironizza sul lato ridicolo della politica e sulle figure che governano senza capire davvero ciò che accade.
  • Tweedledum e Tweedledee sono i gemelli sotto l’albero, identici nell’aspetto e opposti solo nel nome. Parlano a turno, ripetono le stesse formulazioni (“Contrariwise…”) e amano soprattutto discutere e recitare filastrocche. La loro famosa lite è una messa in scena teatrale: preparano un duello per un cappellino rotto, ma tutto resta nel registro del gioco. Simbolicamente incarnano il tema del doppio e dell’identità speculare: due persone quasi indistinguibili che pure fingono di essere nemiche. Rappresentano anche i litigi inutili, le polemiche che esistono solo per il gusto di esistere. Nella poesia del Tricheco e del Falegname, che recitano con entusiasmo, portano inoltre una riflessione sulla falsità adulta, nascosta sotto la forma graziosa delle rime infantili.
  • Humpty Dumpty è l’enorme uovo seduto sul muro, personaggio già noto da una filastrocca inglese. Nel romanzo discute con Alice del significato delle parole, pretendendo il diritto assoluto di stabilirlo lui stesso. Orgoglioso, suscettibile, narcisista, mostra la propria cravatta come simbolo di favore reale. Simbolicamente rappresenta l’uso autoritario del linguaggio: chi ha potere decide cosa le parole “devono” significare, anche contro il senso comune. È il professore che intimidisce, il politico che cambia i termini per vincere la discussione. La sua caduta inevitabile ricorda però che questa arroganza è fragile: basta un urto, e nessuna autorità potrà “rimettere insieme” ciò che si è rotto. È una critica sottile a ogni potere fondato solo sul controllo delle definizioni.
  • Cavaliere Bianco è il personaggio forse più tenero del libro: un adulto goffo, gentile, sempre sul punto di cadere dal cavallo, ma pieno di invenzioni creative. Le sue idee — scatole per panini appese al cavallo, braccialetti contro gli squali, sistemi per evitare che i capelli cadano verso il basso — sono ingegnose e insieme ridicole. Simbolicamente rappresenta l’artista o lo scienziato visionario, l’immaginazione adulta che non ha perso il gusto del gioco, ma che fatica a muoversi nel mondo pratico. Nel salutarlo, Alice vive un momento di vera commozione, come se dicesse addio a una parte dell’infanzia. Per molti lettori, il Cavaliere Bianco è una sorta di autoritratto affettuoso di Carroll, che si riconosce in questo inventore timido e un po’ triste.
  • Leone e Unicorno sono i due contendenti che lottano per la corona del Re Bianco, riprendendo un’antica filastrocca inglese. Il Leone incarna la forza, la tradizione, la brutalità del potere stabilito; l’Unicorno rappresenta la creatura fantastica, rara, legata a ideali e novità. Il loro duello è spettacolare ma inconcludente, osservato da una folla che distribuisce pane bianco e scuro come se fosse una festa. Simbolicamente, i due animali sono figure della lotta politica tra vecchio e nuovo, tra autorità consolidata e aspirazione al cambiamento. Il fatto che nessuno dei due prevalga davvero, e che la corona resti al Re, suggerisce una critica: molti conflitti di potere non portano a un vero rinnovamento, ma si risolvono in rituali ripetuti che lasciano tutto com’è.
  • Gnat, fiori parlanti e insetti allo specchio sono una costellazione di personaggi minori ma significativi. Il Gnat, moscerino grande quanto un pollo, discute con Alice degli insetti immaginari del mondo-specchio, usando nomi costruiti come giochi di parole. I fiori parlanti del giardino, dal Giglio di tigre alla Rosa e alle Margherite, sono pettegoli, vanitosi, pronti al giudizio. Simbolicamente, questi esseri “minori” mostrano come nel mondo di Carroll tutto possa animarsi e parlare, ma anche come il linguaggio possa diventare strumento di esclusione, critica, ironia sociale. Il giardino diventa una piccola società, dove si sperimenta la cattiveria, la civetteria, il sarcasmo. Allo stesso tempo, questi personaggi rappresentano la capacità poetica di dare voce alla natura e agli oggetti quotidiani.

Temi Principali

Dietro le scene buffe e i dialoghi assurdi, Attraverso lo specchio offre una serie di temi estremamente ricchi, che lo rendono interessante anche per una lettura scolastica approfondita. Carroll non scrive solo per divertire i bambini: usa il gioco per ragionare su questioni che toccano filosofia, linguistica, psicologia. Il romanzo parla di crescita e identità, ma anche di come funziona il linguaggio, di cosa sia il potere, di come percepiamo tempo e sogno. Nel mondo dello specchio, ogni regola è rovesciata: proprio per questo il lettore è costretto a interrogarsi sulle regole del proprio mondo. I temi che seguono possono diventare ottimi spunti per discussioni in classe, collegamenti interdisciplinari e tesine, perché permettono di mettere in dialogo letteratura, filosofia, matematica, storia e persino educazione civica.

  • Specchio, scacchiera e realtà capovolta sono il dispositivo centrale del romanzo. Lo specchio rovescia destra e sinistra, ma Carroll va oltre: nel mondo oltre il vetro si capovolgono logica, tempo, rapporti di potere. La scacchiera aggiunge un’altra struttura: ogni personaggio è un pezzo con mosse precise, e Alice deve avanzare casella dopo casella per diventare regina. In questo doppio schema, la realtà assume l’aspetto di un gioco regolato ma straniante. Simbolicamente, lo specchio rappresenta il pensiero critico: guardare il proprio mondo “al contrario” per accorgersi delle sue abitudini. La scacchiera è invece l’idea che la vita abbia percorsi obbligati, ruoli prefissati. Il romanzo ci chiede: siamo pedine o giocatori? E cosa succede se cambiamo punto di vista, come quando si guarda una posizione di scacchi dall’altro lato del tavolo?
  • Crescita, identità e passaggio all’età adulta compongono il filo emotivo che attraversa il libro. Alice parte come bambina che gioca con i gattini e arriva a essere “Queen Alice”, sottoposta a esami e responsabilità. Il suo viaggio attraverso caselle e incontri bizzarri è una metafora del crescere: deve imparare a rispondere, a difendere il proprio buon senso, a sopportare autorità ingiuste, a gestire la solitudine. Ogni personaggio adulto è una caricatura di un possibile modello: il professore arrogante, il sovrano ridicolo, il genitore ansioso, l’intellettuale sognatore. Nel finale, quando scuote la Regina Rossa e si sveglia, Alice afferma in qualche modo il proprio diritto a “svegliarsi” dalle regole assurde degli adulti. Ma la domanda su chi sogni chi mostra che l’identità resta fluida: non c’è un passaggio netto, ma un continuo oscillare tra infanzia e maturità.
  • Linguaggio, logica e nonsense sono forse il tema più famoso dell’opera. Ogni dialogo mette alla prova l’uso delle parole: i fiori insultano con raffinatezza, Humpty Dumpty decide arbitrariamente i significati, le regine trasformano problemi di matematica in assurdità, le poesie mescolano termini inventati e sintassi corretta. Carroll, matematico di professione, usa il nonsense non per distruggere la logica, ma per mostrarne i limiti e i paradossi. Quando Humpty afferma che le parole devono dire ciò che lui vuole, denuncia un rischio reale: che il linguaggio diventi strumento di potere, di manipolazione. Allo stesso tempo, le filastrocche e i giochi di parole invitano a vedere il lato creativo e liberatorio del parlare. Per uno studente, è un laboratorio ideale per riflettere su come costruiamo significato e su come le regole grammaticali possano essere usate, piegate, persino giocate.
  • Tempo, sogno e percezione della realtà attraversano tutto il romanzo, dal primo passaggio nello specchio alla poesia finale. La Regina Bianca vive un tempo invertito; il Re Rosso dorme e forse sogna tutto; il titolo dell’ultimo capitolo chiede: “Chi l’ha sognato?”. Il lettore è costantemente spinto a dubitare del confine tra veglia e sogno, presente e futuro, causa ed effetto. Questa incertezza non è solo un gioco: mette in questione la nostra fiducia nella realtà “oggettiva”. Carroll anticipa, in forma narrativa e accessibile, problemi che più tardi saranno discussi da filosofi e psicologi: quanto dipende dal nostro sguardo ciò che chiamiamo reale? Se il mondo può essere rovesciato come un’immagine nello specchio, quali elementi restano fissi? Il libro non dà risposte, ma educa a sopportare il dubbio e a convivere con l’idea che la percezione sia sempre, in parte, un’interpretazione.
  • Potere, autorità e critica sociale sono veicolati attraverso re, regine, eserciti e simboli araldici come il Leone e l’Unicorno. Apparentemente ci troviamo in una fiaba di corte; in realtà, Carroll usa la parodia per mettere in discussione la serietà delle istituzioni. Il Re Bianco è impotente e burocratico, la Regina Rossa governa con ordini insensati, la Bianca è emotivamente instabile; i duelli per la corona non cambiano nulla. Tutto sembra obbedire a un cerimoniale senza scopo. Questo permette al lettore giovane di ridere, ma anche di osservare da lontano il funzionamento del potere: quante regole hanno senso? quante sono mantenute solo per abitudine? Il romanzo suggerisce che l’autorità va sempre interrogata, che il rispetto non deve diventare sottomissione cieca, e che a volte è proprio lo sguardo ingenuo di un bambino a smascherare le assurdità del mondo adulto.

Perché leggere Attraverso lo specchio oggi?

Leggere Attraverso lo specchio oggi significa esercitare insieme immaginazione e spirito critico. In un’epoca in cui parole, immagini e “versioni della realtà” ci arrivano da ogni parte, il romanzo di Carroll è un allenamento prezioso: mostra come il linguaggio possa essere usato per chiarire o confondere, per giocare o per comandare. La figura di Alice insegna a non accettare passivamente le regole, ma a fare domande, a misurare il potere con il buon senso. Allo stesso tempo, il libro regala pura gioia creativa: mondi ribaltati, poesie impossibili, personaggi indimenticabili. Per studenti di medie e superiori è un testo perfetto per collegare letteratura, logica, filosofia e persino educazione civica, scoprendo che si può pensare in profondità senza rinunciare al gusto del gioco.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.