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I promessi sposi: riassunto Capitolo 12

Renzo si ritrova nella rivolta del pane: le guerre che richiedono tasse che fanno salire il prezzo del pane, perciò la massa insorge contro i fornai

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Il capitolo 12 de I promessi sposi descrive il famoso tumulto di Milano del 1628, scatenato dalla carestia e dalle decisioni sbagliate delle autorità. Manzoni intreccia storia e finzione, mostrando come l’ignoranza economica, la paura e la rabbia collettiva possano trasformare una difficoltà reale in un esplosivo conflitto sociale. In questo scenario entra Renzo, spettatore smarrito ma curioso del disordine cittadino.

Dove e quando si svolge il Capitolo 12

Il capitolo è ambientato a Milano, nel 1628, durante una grave carestia che segue due anni di raccolti scarsi e di devastazioni causate dalla guerra. La narrazione si concentra soprattutto nelle strade e nelle piazze del centro cittadino: i forni, la Corsia dei Servi, il Duomo, il Cordusio. Manzoni ricostruisce con precisione storica il clima di tensione sociale, aggravato dalle decisioni del governo spagnolo. Il tempo dell’azione è molto concentrato: si sviluppa nell’arco di una mattinata convulsa, in cui la folla passa rapidamente dal mormorio al saccheggio organizzato dei forni.

Personaggi del Capitolo 12

  • Renzo Tramaglino: giovane protagonista che arriva a Milano e assiste confuso e incuriosito al tumulto, senza comprenderne fino in fondo le cause.
  • Antonio Ferrer: gran cancelliere spagnolo, rappresentante del potere, che fissa un prezzo del pane irrealistico, causando il caos.
  • Don Gonzalo Fernández de Córdoba: governatore impegnato in guerra, delega le decisioni a una giunta, segno della lontananza del potere dai problemi reali.
  • I decurioni e la giunta: nobili amministratori milanesi, esitanti e incapaci, che finiscono per aumentare il prezzo del pane.
  • Il capitano di giustizia: magistrato che tenta invano di placare la folla al forno delle grucce.
  • La folla milanese: popolo affamato, suggestionabile, capace insieme di violenza distruttiva e di credulità.

Temi principali del Capitolo 12

In questo capitolo Manzoni affronta diversi temi strettamente collegati tra loro. La carestia e la crisi economica fanno da sfondo alla critica delle politiche sbagliate delle autorità, che non comprendono le vere leggi del mercato. Di fronte alla fame, la folla diventa protagonista: il popolo è rappresentato come vittima, ma anche come massa irrazionale, facilmente manipolabile. Su tutto si innesta lo sguardo morale e storico dell’autore, che riflette sulle responsabilità umane e sulla distanza fra giustizia vera e giustizia sommaria. Renzo, spaesato nella città in tumulto, offre il punto di vista ingenuo attraverso cui il lettore osserva e giudica gli eventi.

La carestia e la crisi economica

Il capitolo si apre con la descrizione oggettiva delle cause della carestia: due anni consecutivi di cattivi raccolti, aggravati dalla guerra che devasta i campi e costringe i contadini a mendicare invece che coltivare. Manzoni sottolinea anche il peso delle «insopportabili gravezze», cioè delle tasse eccessive e delle ruberie dei soldati. La penuria di grano provoca inevitabilmente il rincaro del pane, ma il popolo, spinto dalla fame, non accetta questa “legge naturale” dell’economia. Nascono così sospetti contro immaginari incettatori e magazzini segreti, alimentando una falsa idea di abbondanza nascosta. La crisi economica non è presentata solo come sventura, ma come risultato di errori politici e di un sistema fiscale e militare oppressivo, che logora lentamente la società fino a farla esplodere.

L’ignoranza economica e le decisioni politiche sbagliate

Un tema centrale è la critica di Manzoni alle autorità che credono di risolvere la fame con semplici decreti. Antonio Ferrer fissa il prezzo del pane come se bastasse un’ordinanza a “correggere” il mercato, ignorando che il grano è scarso e costa caro. Il prezzo imposto obbliga i fornai a vendere sottocosto, minando la possibilità stessa di continuare a produrre. Anche la giunta nominata da don Gonzalo, dopo mille esitazioni, è costretta a fare ciò che prima si era voluto evitare: aumentare il prezzo del pane. Manzoni mostra così l’assurdità di una politica che non parte dai fatti, ma da illusioni e interessi. L’ignoranza economica delle classi dirigenti rispecchia quella del popolo: entrambe si ostinano a credere che basti comandare o protestare per far comparire il grano, senza accettare la realtà della scarsità.

La folla e il tumulto: psicologia collettiva

Il capitolo è anche uno studio vivissimo della psicologia della folla. Manzoni descrive come gruppi di persone, inizialmente sparsi, si uniscano quasi spontaneamente, trascinati da un «pensiero comune» e da una rabbia condivisa. Bastano pochi episodi, come l’assalto alle gerle dei garzoni, perché le parole si trasformino in azioni violente. La folla è dominata da poche idee semplici e ripetute: la colpa è dei fornai, dei “tiranni”, del vicario di provvisione. In mezzo ci sono anche “furbi” che soffiano sul fuoco per trarre vantaggi dal disordine. Il saccheggio del forno delle grucce, con morti e feriti, mostra come l’istinto di sopravvivenza e l’euforia del successo collettivo possano cancellare scrupoli morali e ragionamenti: si distruggono proprio gli strumenti necessari a produrre il pane, senza rendersi conto della contraddizione.

Il ruolo di Renzo e lo sguardo del narratore

Renzo entra nel tumulto come un estraneo: viene dalla campagna, non conosce la città né le sue dinamiche politiche, e si ritrova immerso in una folla urlante. La sua posizione è quella del semplice curioso, che ascolta discorsi confusi, voci infondate e ragionamenti superstiziosi, senza riuscire a farsi un’idea chiara. Però conserva un barlume di buon senso: si accorge che distruggere i forni è illogico e pensa che così «non è una bella cosa». Attraverso gli occhi di Renzo, il lettore vede il contrasto tra il bisogno reale di pane e la violenza irrazionale della folla. Parallelamente, il narratore interviene spesso con ironia e commenti morali, distaccandosi dai fatti per giudicarli alla luce della ragione e dell’esperienza storica. In questo modo il capitolo diventa non solo racconto, ma anche riflessione critica sul comportamento umano di fronte alla crisi.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.