I promessi sposi: riassunto Capitolo 15
Renzo si risveglia dopo l'ubriachezza. Deve fare i conti con l'aver straparlato la notte prima e la folla, dapprima amica ora gli si rivolta contro
Il Capitolo 15 de I promessi sposi racconta il risveglio brusco di Renzo dopo la notte di vino e di chiasso a Milano, e il suo improvviso scontro con la giustizia. Manzoni intreccia momenti comici e drammatici per mostrare la fragilità del singolo davanti al potere, il clima teso dopo i tumulti del pane e l’ingenuità del protagonista, che diventa facilmente bersaglio di imbrogli e manovre giudiziarie.
Dove e quando si svolge il Capitolo 15
Il capitolo si svolge quasi interamente a Milano, nella notte e nel primo mattino successivo ai tumulti del pane. L’azione comincia nell’osteria dove Renzo ha passato la serata ubriacandosi e termina nelle strade della città, ormai di nuovo in fermento. Il contesto storico è quello della carestia e delle rivolte milanesi del Seicento, sotto il dominio spagnolo. Le autorità, spaventate dai disordini del giorno precedente, organizzano la repressione e cercano capri espiatori tra i popolani che hanno guidato o incitato la folla.
Personaggi del Capitolo 15
- Renzo Tramaglino: giovane filatore bergamasco, ingenuo ma non sciocco; vittima dell’ubriachezza e delle manovre della giustizia, riesce però con prontezza a liberarsi.
- L’oste di Milano: uomo pratico e timoroso delle gride; pensa prima al proprio interesse, denuncia Renzo per non rischiare pene e multe.
- Il notaio criminale: funzionario della giustizia, furbo ma impaurito; cerca di condurre Renzo in prigione con le buone e con l’inganno.
- I birri: uomini armati al servizio della giustizia; usano la forza (i “manichini”) ma fuggono appena la folla mostra di parteggiare per Renzo.
- La folla milanese: gruppo indistinto di cittadini; pronta a farsi trascinare dagli umori del momento, interviene a favore di Renzo per ostilità verso il potere.
Temi principali del Capitolo 15
In questo capitolo si intrecciano molti temi tipici di Manzoni: il rapporto conflittuale tra il singolo e il potere, la critica alle istituzioni e alle leggi inique, il ruolo ambiguo della folla, l’ingenuità di Renzo e il valore dell’esperienza. Accanto al tono serio e morale, Manzoni inserisce elementi comici e ironici, soprattutto nella descrizione dell’ubriachezza e delle paure dell’oste e del notaio. Il capitolo diventa così un momento di passaggio: Renzo, da protagonista ingenuo trascinato dagli eventi, comincia a sperimentare sulla propria pelle la durezza della giustizia e l’importanza di diffidare delle apparenze.
Il potere e la giustizia
Uno dei temi centrali del capitolo è la rappresentazione critica del potere giudiziario. Attraverso la figura del notaio criminale e dei birri, Manzoni mostra una giustizia più interessata a far vedere di “aver forza” che a cercare la verità. Renzo è trattato come un colpevole ancor prima di essere ascoltato, e le “formalità” (come i manichini) diventano strumenti di violenza legalizzata. L’oste, spaventato dalle gride che colpiscono severamente gli osti, corre a denunciare Renzo per salvare se stesso: così la legge, invece di proteggere gli innocenti, spinge gli uomini alla delazione. Manzoni insiste sul linguaggio freddo e burocratico del notaio, che nasconde con belle parole l’ingiustizia concreta. Il capitolo denuncia quindi una giustizia formale, serva del potere politico, che scarica le colpe sui più deboli dopo i tumulti popolari.
La folla e i tumulti
Un altro tema fondamentale è il comportamento della folla milanese dopo il giorno di rivolta. All’inizio del capitolo, la città sembra ancora inquieta: gruppi che bisbigliano, soldati prudenti, autorità in allarme. Quando Renzo viene scortato dai birri, basta un suo grido (“mi menano in prigione, perché ieri ho gridato: pane e giustizia”) perché la gente si riconosca in lui e lo difenda. La folla, che il giorno prima chiedeva pane, ora si oppone alla violenza della giustizia. Tuttavia Manzoni non idealizza il popolo: la gente agisce d’impulso, senza sapere davvero chi sia Renzo o cosa abbia fatto. L’aiuto nasce più dall’odio verso i “corvi” della giustizia che da un giudizio meditato. Il capitolo mostra quindi come la folla possa diventare forza di difesa dei deboli, ma anche come sia facile strumentalizzarne l’energia e la rabbia.
L’ingenuità di Renzo e l’esperienza
In questo capitolo si approfondisce il carattere di Renzo, diviso tra ingenuità e prontezza d’ingegno. La sua ubriachezza del capitolo precedente ha conseguenze pesanti: le parole imprudenti sull’autorità, il rifiuto di dire il nome, la fiducia mal riposta nell’oste e in chi lo circonda. Tuttavia, nel momento del pericolo, Renzo capisce in fretta il gioco del notaio: non si lascia ingannare dalle false promesse di una liberazione rapida e intuisce che tutte quelle raccomandazioni (“giudizio, l’onore”) servono solo a impedirgli di reagire. Quando sente il malcontento della strada, sfrutta l’occasione con grande prontezza, invocando il popolo a suo favore. Manzoni mostra così un percorso di crescita: Renzo comincia a imparare a sue spese a diffidare del potere e a usare con astuzia le situazioni, pur restando, nel fondo, un “buon figliuolo” che ha creduto troppo alla forza delle proprie ragioni.
La legge, le gride e l’ipocrisia sociale
Il capitolo offre anche una forte critica al sistema delle gride e all’ipocrisia sociale che le circonda. L’oste conosce bene le minacce contenute nelle leggi: multe enormi, anni di galera per chi non denuncia i forestieri. Egli sa anche che molte gride “non contan nulla”, ma quelle contro gli osti pesano veramente: la legge è applicata in modo diseguale, colpendo chi è più esposto. Il discorso interiore dell’oste, pieno di citazioni delle gride, mostra quanto il potere usi il linguaggio legale per intimidire e controllare. Il notaio, dal canto suo, nasconde la violenza dietro parole educate, parlando di “formalità” e di “dovere”, mentre permette ai birri di stringere i manichini fino al dolore. Manzoni denuncia così un sistema dove si parla di ordine e di onore, ma in realtà si difendono i privilegi e si opprime chi non ha mezzi né protezioni, come Renzo.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.