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I promessi sposi: riassunto Capitolo 2

Renzo si reca da Don Abbondio che cerca di prendere tempo ma, grazie a Perpetua, dice la verità. Lucia riuscirà a tranquillizzare il promesso sposso

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Il secondo capitolo de I promessi sposi segna una svolta decisiva nella vicenda di Renzo e Lucia: il matrimonio, tanto atteso, viene improvvisamente impedito. In questo episodio Manzoni intreccia tensione narrativa, analisi psicologica e critica sociale. Attraverso il comportamento di don Abbondio, dei “bravi” e del signorotto don Rodrigo emergono i temi dell’abuso di potere, della paura, della condizione dei poveri e della fragilità delle istituzioni religiose di fronte alla violenza dei potenti.

Dove e quando si svolge il Capitolo 2

Il capitolo si svolge principalmente nel piccolo paese sulle sponde del lago di Como dove vivono Renzo e Lucia, in un ambiente rurale lombardo del Seicento. Gli avvenimenti occupano grosso modo la mattinata del giorno fissato per le nozze, con qualche richiamo alla notte precedente, tormentata dai pensieri di don Abbondio. Sullo sfondo c’è la Lombardia soggetta al dominio spagnolo, segnata da carestia, emigrazione dei lavoratori e forte squilibrio sociale. Questo contesto storico rende credibile il potere arbitrario di don Rodrigo e la debolezza di chi, come il curato, dovrebbe difendere i più deboli ma è schiacciato dalla paura.

Personaggi del Capitolo 2

  • Don Abbondio: curato pauroso e opportunista, cerca in ogni modo di rimandare il matrimonio per obbedire alle minacce di don Rodrigo, mettendo al primo posto la propria sicurezza.
  • Renzo Tramaglino: giovane filatore di seta, onesto e laborioso, che sogna un futuro sereno con Lucia; in questo capitolo passa dalla gioia alla rabbia e alla confusione.
  • Lucia Mondella: promessa sposa di Renzo, bella e timorata di Dio; vittima innocente della passione di don Rodrigo, mantiene però dignità, pudore e fermezza morale.
  • Agnese: madre pratica e affettuosa di Lucia, attenta alle apparenze e ai discorsi del paese, ma sinceramente legata alla felicità della figlia.
  • Perpetua: serva di don Abbondio, schietta e loquace; con le sue mezze parole conferma i sospetti di Renzo e permette lo svelamento del mistero.
  • Don Rodrigo: il potente prepotente del luogo, che con i suoi bravi impedisce le nozze per soddisfare un capriccio amoroso e affermare il proprio dominio.

Temi principali del Capitolo 2

Nel secondo capitolo emergono con forza alcuni nodi centrali del romanzo. La violenza dei potenti, rappresentata da don Rodrigo, si scontra con l’innocenza dei due promessi, mostrando l’ingiustizia sociale del tempo. La paura di don Abbondio diventa simbolo della debolezza morale di chi dovrebbe proteggere i deboli. Accanto a ciò, Manzoni approfondisce il tema dell’amore ostacolato, della dignità dei poveri e del conflitto interiore tra desiderio di vendetta e coscienza cristiana. Questi elementi si intrecciano in una trama vivace, fatta di dialoghi serrati, comici e drammatici insieme.

Paura e vigliaccheria di don Abbondio

La notte insonne di don Abbondio, piena di sogni turbati e calcoli, mostra quanto la paura domini il suo carattere. Di fronte all’intimazione dei bravi preferisce pensare solo alla “pelle” invece che alla giustizia e ai doveri del suo ministero. Tutta la sua condotta verso Renzo è guidata dal tentativo di “guadagnar tempo”, di usare scuse burocratiche e il “latinorum” per confondere il giovane. Manzoni mette così in luce una vigliaccheria non eroica, quotidiana, fatta di mezze verità, omissioni, finzioni (la finta febbre). Il curato non è malvagio nel senso forte, ma rinuncia alla responsabilità morale: si considera “tra l’incudine e il martello” e sceglie sistematicamente la propria sicurezza. La sua paura privata produce però un’ingiustizia pubblica verso Renzo e Lucia.

Abuso di potere e ingiustizia sociale

Anche se don Rodrigo appare poco nel testo, la sua presenza domina il capitolo. È lui il “prepotente” che, nascosto dietro i bravi e dietro il silenzio imposto a don Abbondio, può impedire un matrimonio solo per un capriccio. L’ingiustizia non è solo individuale: è resa possibile da un sistema sociale in cui i nobili hanno un potere quasi assoluto sui sudditi, e le leggi non proteggono davvero i poveri. Il fatto che tutti, tranne Renzo, sappiano o intuiscano qualcosa e abbiano paura di parlare, mostra un clima di omertà forzata. L’abuso di potere corrompe anche chi non è malvagio in sé, perché costringe a scegliere tra giustizia e sopravvivenza. Così, attraverso un episodio privato, Manzoni denuncia una società in cui la forza prevale sul diritto.

Amore ostacolato e dignità dei poveri

Renzo e Lucia rappresentano un amore semplice, onesto, costruito con fatica e sacrificio. Renzo ha lavorato duramente, è diventato “massaio”, ha messo da parte il necessario nonostante la carestia: il matrimonio è per lui il coronamento di un progetto di vita. Vedere questo progetto spezzato all’ultimo momento mette in evidenza la fragilità dei poveri, i quali non possono difendere con le proprie forze neppure i loro diritti più elementari. Tuttavia, Manzoni non li presenta come vittime passive: Renzo cerca la verità, affronta il curato, lotta contro la tentazione del sangue; Lucia, pur turbata, mantiene una grande dignità e non cede alla disperazione. La loro povertà economica è compensata da una ricchezza morale che li rende, agli occhi dell’autore, superiori a chi li opprime.

Conflitto interiore e coscienza morale di Renzo

Una parte centrale del capitolo è dedicata alla tempesta interiore di Renzo. Dalla gioia dello “sposo” in festa passa all’umiliazione di sentirsi preso in giro, alla rabbia contro il “cane” don Rodrigo, fino a immaginare scenari di vendetta armata: lo schioppo dietro la siepe, l’agguato sulla strada. Manzoni mostra quanto l’ingiustizia possa “pervertire gli animi degli offesi”, spingendo anche un giovane pacifico a pensieri di omicidio e tradimento. Ma proprio qui emerge la coscienza cristiana del personaggio: il ricordo di Lucia, degli insegnamenti dei parenti, di Dio e dei santi lo strappa a queste fantasie. Renzo prova insieme spavento e sollievo, perché comprende di essersi avvicinato al male solo con il pensiero. Il conflitto non è risolto, ma già si vede la sua capacità di correggersi e di scegliere la via più difficile, quella che non passa attraverso la violenza.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.