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I promessi sposi: riassunto Capitolo 21

Lucia è rinchiusa nel palazzo dell'Innominato e, mentre lui si domanda quale sia il suo risvolto, lei è in preda al panico e allo smarrimento

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Il capitolo 21 de I promessi sposi rappresenta una svolta drammatica nella vicenda di Lucia e nella coscienza dell’Innominato. Dopo il rapimento, la giovane viene condotta nel tetro castello del signore, dove vive ore di terrore e di intensa preghiera. Parallelamente, Manzoni descrive il tormento interiore dell’Innominato, combattuto tra il passato di violenza e un improvviso senso di rimorso. Il capitolo intreccia così paura, fede, crisi morale e l’annuncio di un possibile cambiamento.

Dove e quando si svolge il Capitolo 21

L’azione del capitolo 21 si svolge principalmente nel castello dell’Innominato, isolato tra montagne, burroni e vallate, in un paesaggio cupo che riflette la violenza e la disperazione dei personaggi. È notte fonda quando Lucia viene rinchiusa nella stanza con la vecchia; le scene successive si svolgono fino all’alba del giorno seguente. Il contesto è quello della Lombardia del Seicento, in un’epoca segnata da poteri feudali, soprusi e debolezza delle istituzioni, dove signorotti armati come l’Innominato possono esercitare un potere quasi assoluto sulle vite altrui.

Personaggi del Capitolo 21

  • Lucia Mondella: giovane donna rapita, simbolo di innocenza e fede; vive una notte di terrore ma trova forza nella preghiera e nel voto di verginità.
  • L’Innominato: potente signore malvagio, scosso per la prima volta dal rimorso; attraversa una profonda crisi di coscienza.
  • La vecchia: donna al servizio dell’Innominato, incaricata di sorvegliare Lucia; alterna durezza, invidia e timorosa obbedienza al padrone.
  • Il Nibbio: bravo di fiducia dell’Innominato, esecutore del rapimento; inaspettatamente prova “compassione” per Lucia.
  • Marta: serva che porta la cena a Lucia; ha un ruolo marginale ma contribuisce a mostrare la vita interna del castello.

Temi principali del Capitolo 21

Nel capitolo 21 emergono alcuni grandi temi manzoniani, strettamente intrecciati tra loro. La paura e la violenza del potere si confrontano con la fede semplice ma tenace di Lucia. Allo stesso tempo, l’Innominato entra in una profonda crisi di coscienza, che apre la via alla possibilità del pentimento. La misericordia, invocata da Lucia con insistenza, diventa un ponte tra l’umano e il divino, mostrando come anche un grande peccatore possa cominciare a cambiare. Infine, il contrasto tra il buio della notte e i rintocchi festosi del mattino annuncia simbolicamente un passaggio dalle tenebre alla luce.

La paura e la violenza del potere

In questo capitolo, la paura di Lucia è palpabile fin dalle prime pagine: il viaggio nella carrozza, la campagna buia, il castello sconosciuto, la minaccia muta dei bravi. È una paura assoluta, senza appigli umani: nessuno può intervenire a difenderla. L’Innominato e i suoi uomini rappresentano il potere violento e arbitrario del Seicento, capace di rapire una giovane innocente solo per compiacere i capricci di don Rodrigo. Anche la vecchia, pur essendo una donna, non è un vero sostegno: ha troppa paura del padrone per schierarsi dalla parte di Lucia, e lascia trapelare invidia e durezza. Il castello stesso, isolato e cupo, diventa simbolo di un potere chiuso, senza legge né pietà, dove la volontà del signore è l’unica regola. In questo clima oppressivo, ogni rumore, ogni passo, ogni porta chiusa aumenta l’angoscia della protagonista.

La fede e la preghiera di Lucia

Di fronte a un’angoscia così grande, Lucia trova l’unico sostegno nella fede. Nel dialogo con l’Innominato, pronuncia più volte il nome di Dio e della Vergine, cercando di toccare il cuore del suo persecutore. Ma soprattutto, quando rimane sola nella stanza, fa ricorso al rosario: la ripetizione delle preghiere le dona progressivamente un po’ di pace. Il momento centrale è il voto alla Madonna: Lucia promette di rimanere vergine, rinunciando per sempre a Renzo, se potrà tornare salva dalla madre. Questo voto è il sacrificio di ciò che ha di più caro, e perciò appare come un atto di fede eroica. Dopo il voto, Manzoni sottolinea che Lucia prova una “più larga fiducia”: non è ancora libera, ma interiormente non è più schiacciata dalla disperazione. La fede non cancella il pericolo, ma le dà un senso e apre uno spiraglio di speranza.

La crisi di coscienza dell’Innominato

Il capitolo mostra per la prima volta l’Innominato non solo come un tiranno crudele, ma come un uomo lacerato dentro. Le parole di Lucia – “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia” – rimangono impresse nella sua mente come una voce che non riesce a zittire. Durante la notte, egli ripercorre tutta la sua vita di violenze e delitti, e ogni ricordo gli appare ora orribile. Non trova più gusto nel potere e nelle imprese criminali; al contrario, prova disgusto e paura di sé stesso. Arriva perfino a pensare al suicidio, ma è bloccato dal terrore di ciò che lo aspetta “dopo”, nell’aldilà. È in lui una vera lotta interiore tra il “vecchio” sé, abituato al male, e un “nuovo” sé che nasce, capace di rimorso e desideroso di cambiare. Il capitolo si chiude con il suo bisogno di liberare Lucia e con l’inquietudine su come riempire il proprio futuro: è l’inizio concreto della conversione.

Misericordia e possibilità di cambiamento

La parola “misericordia”, ripetuta da Lucia con insistenza, è il filo che collega la sua vicenda personale alla trasformazione dell’Innominato. Lucia chiede misericordia per sé, appellandosi sia alla compassione umana sia al perdono di Dio: “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia”. Queste parole, pronunciate da una donna inerme, acquistano per l’Innominato il peso di un giudizio e insieme di un annuncio: esiste una via di uscita dal male. La misericordia appare come una forza che viene dall’alto, ma che ha bisogno della libera risposta dell’uomo. L’Innominato non è ancora convertito, ma sente che potrebbe compiere un’opera di bene, liberando Lucia. In questo senso, il capitolo insegna che nessuno è definitivamente perduto: anche il più grande peccatore può, attraverso un incontro e una parola giusta, cominciare un cammino nuovo. La misericordia, dunque, diventa il ponte tra giustizia, perdono e rinascita morale.

Buio e luce: il simbolismo della notte e del mattino

Il capitolo è costruito su un forte contrasto simbolico tra la notte e l’alba. La lunga notte nel castello è il tempo del terrore di Lucia e del tormento dell’Innominato: buio, silenzio, lucerna che si spegne, pensieri angosciosi, ricordi di delitti. Questo buio non è solo esterno, ma rappresenta lo stato interiore dei personaggi, soprattutto del signore, prigioniero del suo passato. Quando arriva il mattino, però, qualcosa cambia: mentre Lucia finalmente si addormenta, l’Innominato sente gli scampanii a festa nella valle e vede la gente avviarsi, vestita a festa, tutti nella stessa direzione. Non sa ancora perché, ma quel movimento gioioso del popolo e quel suono concorde delle campane introducono un elemento di luce e di speranza. È come se il mondo esterno annunciasse che sta per accadere qualcosa di nuovo e di buono. La notte del peccato e dell’angoscia lascia intravedere, con l’alba, la possibilità di una rinascita spirituale.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.