I promessi sposi: riassunto Capitolo 25
Il cardinale Federigo incontra don Abbondio e lo rimprovera per la sua codardia, ricordandogli i doveri di un vero sacerdote verso i più deboli tutti
Il Capitolo 25 de I promessi sposi segna una svolta importante nella vicenda: dopo la conversione dell’Innominato, il centro dell’attenzione torna sul paese di Lucia e sulla figura di don Rodrigo, ormai screditato. Manzoni mostra le reazioni popolari, l’intervento autorevole del cardinale Federigo Borromeo e introduce nuovi personaggi, come donna Prassede. Il capitolo affronta temi morali e religiosi, mettendo a confronto paura e coraggio, potere e giustizia, Provvidenza e responsabilità umana.
Dove e quando si svolge il Capitolo 25
Il capitolo è ambientato principalmente nel territorio di Lecco, in particolare nel paesino natale di Lucia. Siamo sempre nel contesto della Lombardia del Seicento, sotto il dominio spagnolo, in un clima sociale dominato da sopraffazioni e clientele. Temporalmente gli eventi seguono di pochissimo la notte della conversione dell’Innominato e l’incontro con il cardinale Federigo. La visita pastorale del cardinale offre a Manzoni l’occasione di rappresentare usi religiosi dell’epoca, il fervore popolare spesso disordinato e, insieme, l’ipocrisia e la paura di molti notabili locali.
Personaggi del Capitolo 25
- Lucia Mondella: giovane protagonista, ancora turbata dalle recenti violenze, obbediente e timorosa, ma profondamente religiosa e affidata alla Provvidenza.
- Agnese: madre di Lucia, pratica e loquace, spera ancora nel matrimonio con Renzo e cerca soluzioni concrete per il futuro della figlia.
- Don Abbondio: curato pauroso e opportunista, viene severamente rimproverato dal cardinale per aver rifiutato di celebrare il matrimonio.
- Cardinale Federigo Borromeo: pastore coraggioso e misericordioso, rappresenta l’ideale cristiano e richiama don Abbondio ai suoi doveri.
- Don Rodrigo: nobile prepotente, fugge a Milano per paura del giudizio del cardinale e dell’odio crescente del popolo.
- Donna Prassede: nobildonna “benefattrice”, animata da buone intenzioni ma rigida e piena di pregiudizi; offre ospitalità a Lucia.
- Il sarto di Milano: umile artigiano ospitale, simbolo della carità semplice ed evangelica.
- Don Ferrante: marito di donna Prassede, letterato pedante che aiuta a scrivere la lettera al cardinale.
Temi principali del Capitolo 25
Nel Capitolo 25 emergono diversi temi strettamente collegati tra loro. Innanzitutto il contrasto tra la giustizia cristiana, incarnata dal cardinale, e la violenza dei potenti rappresentata da don Rodrigo. Altrettanto centrale è il tema del coraggio nel ministero religioso, messo alla prova nel duro interrogatorio a don Abbondio. Manzoni approfondisce inoltre il rapporto tra Provvidenza e libertà umana, mostrando come le scelte dei personaggi possano collaborare o opporsi al bene. Infine, attraverso il popolo, il sarto e donna Prassede, viene analizzata la varietà dei modi di “fare il bene”: dall’umile carità alla beneficenza distorta da pregiudizi e vanità.
La critica alla codardia di don Abbondio
Uno dei nuclei più forti del capitolo è il severo rimprovero che il cardinale rivolge a don Abbondio. Viene messo in luce come il curato, per paura di perdere la vita, abbia rifiutato di celebrare il matrimonio tra Renzo e Lucia, tradendo così il suo dovere pastorale. Federigo Borromeo gli ricorda che la Chiesa non garantisce la sicurezza fisica ai suoi ministri, ma chiede disponibilità al sacrificio, sull’esempio di Cristo e dei martiri. Il discorso del cardinale smaschera anche l’egoismo nascosto dietro le scuse di don Abbondio: egli ha pensato soprattutto a se stesso, non ai “figli spirituali” minacciati dalla violenza. Manzoni, attraverso questo contrasto, critica un clero timoroso e complice dei potenti e propone un modello di sacerdote coraggioso, che mette la carità e la giustizia prima della propria sicurezza.
Il potere, la reputazione e il giudizio del popolo
All’inizio del capitolo, Manzoni mostra come la conversione dell’Innominato cambi l’opinione pubblica nel territorio di Lecco. Don Rodrigo, prima temuto e rispettato, diventa improvvisamente oggetto di odio e mormorazione: il confronto con il grande signore pentito e con il cardinale mette in luce la meschinità del suo comportamento. La fuga frettolosa di don Rodrigo a Milano rivela la fragilità del potere fondato solo sulla paura e sull’appoggio dei bravi. Anche i suoi cortigiani e il podestà vengono criticati dal popolo, sebbene spesso a distanza di sicurezza, per la codardia e la complicità con l’ingiustizia. Manzoni evidenzia il carattere ambiguo del giudizio popolare: sincero nell’indignazione, ma facilmente influenzato dagli eventi e dal mutare dei rapporti di forza.
Provvidenza, speranza e incertezza del futuro
Lucia e Agnese, tornate momentaneamente al loro paese e poi ospiti del sarto, vivono una fase di grande incertezza. Non sanno dove sia Renzo, né quando potranno riunirsi; si prospetta persino la necessità di separarsi. Agnese prova a consolarsi e a consolare la figlia con ipotesi e progetti umani, immaginando un futuro in cui tutti vivano insieme. Lucia, invece, pur soffrendo, si affida con più radicalità alla Provvidenza, rinunciando a fare progetti precisi. Il cardinale stesso, quando parla con loro, invita ad accettare con pace la separazione e l’incertezza, confidando che Dio guiderà gli eventi verso il vero bene, anche se diverso dai desideri immediati. Il capitolo mostra così il difficile equilibrio tra dolore presente, speranza e fiducia nel disegno divino.
Il “far del bene”: carità autentica e beneficenza deformata
Attraverso il sarto e donna Prassede, Manzoni mette a confronto due modi diversi di fare il bene. Il sarto rappresenta la carità semplice, disinteressata: accoglie Lucia e Agnese in casa sua con naturalezza, offre lavoro e conforto, senza giudicare né volere “dirigere” le loro vite. Donna Prassede, invece, è una benefattrice piena di buone intenzioni, ma guidata da poche idee rigide e spesso sbagliate. Vuole “aggiustare” Lucia, che considera sospetta per l’amore verso Renzo, e pretende di interpretare i voleri del cielo secondo i propri preconcetti. Nasconde i suoi secondi fini (allontanare Lucia da Renzo) perché pensa che, per far del bene, non si debba dire tutto. Manzoni critica così la beneficenza moralistica e invadente e valorizza una carità umile, che rispetta la libertà e la dignità dell’altro.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.