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I promessi sposi: riassunto Capitolo 3

Renzo si reca da un avvocato che inizialmente si dimostra disposto ad aiutarlo ma solo perchè lo scambia per un bravo, dopodichè lo sbatte fuori

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Il Capitolo 3 de I promessi sposi è un momento decisivo del romanzo, in cui la speranza del matrimonio tra Renzo e Lucia si scontra con la violenza del potere esercitato da don Rodrigo. Nel dialogo tra i protagonisti emergono paura, amore, fede e desiderio di giustizia. Manzoni presenta il contrasto tra l’ingenuità dei poveri e la furbizia dei potenti e dei loro difensori, mostrando come, in una società ingiusta, anche un semplice matrimonio possa diventare un problema drammatico.

Dove e quando si svolge il Capitolo 3

Il capitolo si svolge principalmente nella casa di Lucia e Agnese, nel piccolo paese sul lago di Como, nello stesso giorno in cui avrebbe dovuto celebrarsi il matrimonio con Renzo. Il contesto è la Lombardia del Seicento, sotto il dominio spagnolo, un’epoca segnata da ingiustizie sociali, soprusi dei potenti e burocrazia complicata. La seconda parte del capitolo si sposta a Lecco, nello studio del dottor Azzecca-garbugli, ambiente che rappresenta il mondo della legge e delle gride, distante dalla vita reale dei contadini e spesso ostile ai loro bisogni.

Personaggi del Capitolo 3

  • Lucia: giovane onesta e timorata di Dio, vittima delle attenzioni di don Rodrigo; rappresenta l’innocenza e la fede fiduciosa nella Provvidenza.
  • Renzo: filatore impulsivo ma generoso, ferito nell’orgoglio e nell’amore; cerca giustizia ma non conosce i mezzi per ottenerla.
  • Agnese: madre di Lucia, pratica e astuta, si fida degli “uomini di studio” e tenta soluzioni concrete, pur restando semplice contadina.
  • Don Rodrigo: signorotto prepotente, presente solo nei racconti, incarna il potere violento che ostacola il matrimonio.
  • Dottor Azzecca-garbugli: avvocato furbo e opportunista, usa le leggi per difendere i potenti, non i deboli.
  • Fra Galdino: cappuccino cercatore di elemosine, tramite involontario tra Lucia e padre Cristoforo.
  • Padre Cristoforo: frate autorevole e caritatevole, qui solo evocato; è la speranza di aiuto morale e concreto.

Temi principali del Capitolo 3

Il Capitolo 3 sviluppa vari temi fondamentali del romanzo, strettamente intrecciati tra loro. Anzitutto emerge il contrasto tra l’amore puro di Renzo e Lucia e la violenza del potere rappresentata da don Rodrigo. Accanto a questo, Manzoni mostra il rapporto ambiguo tra giustizia e legge, evidenziando come le norme degli Spagnoli proteggano più i potenti che i poveri. Importante è anche il ruolo della fede, che guida le scelte di Lucia e introduce la figura di padre Cristoforo come possibile difensore degli oppressi. Infine, il capitolo propone un quadro realistico della società seicentesca, con le sue ingiustizie, i pregiudizi, ma anche le forme di solidarietà popolare.

Amore ostacolato e violenza del potere

Il tema centrale del capitolo è l’amore contrastato di Renzo e Lucia. Il loro matrimonio, che dovrebbe essere un atto semplice e naturale, viene impedito dalla prepotenza di don Rodrigo, che desidera Lucia e ricorre alle minacce contro don Abbondio. Manzoni mette così in evidenza quanto, in quella società, la felicità dei poveri dipenda dall’arbitrio dei signorotti. Lucia racconta con vergogna e paura i tentativi di abbordaggio subiti sulla strada della filanda, mentre Renzo reagisce con rabbia, arrivando a pensare alla vendetta armata. L’amore dei due protagonisti è sincero e pulito, ma è fragile di fronte alla forza sociale del nobile. Il rinvio delle nozze diventa simbolo di un ordine ingiusto, in cui il desiderio di un potente vale più dei diritti di due semplici contadini.

Fede, Provvidenza e figure religiose

La fede è una guida costante per Lucia e, in parte, anche per Agnese. Lucia, prima ancora di parlarne alla madre o a Renzo, si confida con padre Cristoforo, affidandosi al consiglio spirituale del frate. È lui a suggerirle di affrettare le nozze e di restare chiusa in casa, mostrando insieme prudenza umana e fiducia nel Signore. Nel momento in cui Renzo pensa a farsi giustizia con il coltello, è Lucia a fermarlo, ricordandogli che «il Signore c’è anche per i poveri» e che non si può chiedere aiuto a Dio facendo il male. Anche la scena di fra Galdino, con il racconto del miracolo delle noci, mostra un mondo in cui il religioso è presente nella vita quotidiana, talvolta in modo ingenuo, ma comunque radicato. La chiamata urgente a padre Cristoforo segna la speranza che la fede possa tradursi in difesa concreta degli oppressi.

Giustizia, legge e corruzione

La visita di Renzo al dottor Azzecca-garbugli è una scena chiave per comprendere il rapporto tra giustizia e legge nel romanzo. Renzo, ingenuo, crede che le “gride” proteggano davvero i deboli: si rallegra nel sentire che esistono pene severissime contro chi impedisce un matrimonio. L’avvocato, invece, interpreta subito il caso al contrario: pensa che Renzo sia un “bravo” venuto a chiedere aiuto per difendersi dalla giustizia. Appena capisce che l’offeso è un potente, don Rodrigo, si ritrae con paura e caccia il giovane. Manzoni denuncia così una giustizia formale, basata su leggi minuziose ma applicate in modo parziale, in favore dei più forti. Il linguaggio complicato delle gride e l’atteggiamento opportunista dell’avvocato mostrano come il sistema legale sia lontano dalla vera equità e di fatto inaccessibile ai poveri.

Condizione dei poveri e realismo sociale

In questo capitolo Manzoni continua il suo ritratto realistico della vita dei poveri nel Seicento. Renzo, Lucia e Agnese non hanno strumenti culturali né appoggi politici: si affidano al caso, ai consigli di un avvocato, alla carità dei frati. Il semplice gesto di portare quattro capponi al dottore rivela la necessità di “regali” per ottenere ascolto, segno di una società in cui tutto è mediato dal denaro o dalle protezioni. Le descrizioni della casa di Lucia, dello studio del dottore con i ritratti dei Cesari e le carte polverose, e della cerca delle noci di fra Galdino dipingono un mondo concreto e materiale, fatto di fatiche quotidiane e piccole astuzie per sopravvivere. I poveri appaiono più che altro smarriti e confusi davanti ai meccanismi del potere, ma non privi di dignità, affetto reciproco e capacità di solidarietà.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.