I promessi sposi: riassunto Capitolo 33
Renzo ha deciso di tornare nel regno lombardo perchè vuole ritrovare l'amata Lucia mentre don Rodrigo viene contagiato dalla peste che lo rovinerà
Il Capitolo 33 de I promessi sposi è uno dei più intensi del romanzo di Alessandro Manzoni. Si apre con la malattia e la rovina di don Rodrigo nel pieno della peste milanese e si chiude con la decisione di Renzo di tornare in Lombardia per cercare Lucia. Nel capitolo si intrecciano tragedia, castigo morale, amicizia e speranza: la peste diventa insieme sfondo storico e strumento narrativo per far maturare i personaggi e portare avanti la vicenda verso il suo scioglimento.
Dove e quando si svolge il Capitolo 33
Il capitolo è ambientato nell’estate del 1630, “nel colmo della peste” che devasta Milano e il Ducato. La prima parte si svolge nella città di Milano, nella casa di don Rodrigo, dove l’epidemia e il terrore dei monatti dominano la scena. Successivamente il racconto si sposta verso il territorio bergamasco, nei dintorni del filatoio dove lavora Renzo, e poi nel suo paese natale, ormai quasi deserto, fino ai campi intorno a Milano. Il contesto storico è quello della grande peste del 1629-1631, aggravata da guerre e carestie, che Manzoni utilizza per mostrare il crollo delle strutture sociali e morali.
Personaggi del Capitolo 33
- Don Rodrigo: nobile prepotente, colpito dalla peste, vive la sua agonia tra terrore, rimorsi confusi e tradimento del suo servo.
- Il Griso: capo dei bravi di don Rodrigo, finge fedeltà ma lo consegna ai monatti per derubarlo; morirà anch’egli di peste.
- Renzo Tramaglino: protagonista maschile, guarito dalla peste nel bergamasco, decide di tornare a cercare Lucia e passa dal suo paese.
- Don Abbondio: curato pauroso e opportunista, tenta di dissuadere Renzo dal tornare, pensando solo alla propria sicurezza.
- Agnese: non compare direttamente, ma sappiamo che è rifugiata in Valsassina per scampare al contagio.
- L’amico contadino di Renzo: rimasto solo dopo la peste, ospita Renzo e gli aggiorna sui fatti accaduti in paese.
Temi principali del Capitolo 33
Nel Capitolo 33 emergono alcuni temi centrali dell’opera manzoniana, strettamente collegati tra loro. La peste è il grande sfondo che mette a nudo vizi e virtù, diventando insieme tragedia collettiva e strumento di giustizia. Il castigo morale di don Rodrigo mostra come il male compiuto torni sul colpevole. Il tradimento del Griso rivela la fragilità dei rapporti fondati solo sull’interesse. In contrasto, la maturazione di Renzo, la sua capacità di perdonare e di sperare, esprimono fiducia cristiana e umana anche nel mezzo della catastrofe. Infine, la solitudine e la morte diffusa fanno risaltare ancora di più il valore dell’amicizia e della solidarietà.
La peste come sfondo storico e strumento narrativo
In questo capitolo la peste non è solo un semplice scenario, ma un vero personaggio collettivo che condiziona ogni azione. A Milano l’epidemia è al suo apice: monatti, lazzaretti, palazzi svuotati e terrore diffuso mostrano il crollo dell’ordine sociale. La malattia colpisce indistintamente nobili e popolani, come dimostra il contagio di don Rodrigo e di Renzo. Per Manzoni, però, la peste ha anche un valore simbolico e narrativo: mette a nudo i caratteri, smascherando egoismi, paure, ma anche generosità. È grazie a questo contesto estremo che Renzo può tornare quasi impunemente, poiché le autorità sono distratte e indebolite. La peste diventa così il mezzo con cui la storia personale dei protagonisti si intreccia con la grande storia, avvicinando il romanzo al romanzo storico moderno e mostrando come i grandi eventi incidano sulle vite quotidiane.
Il castigo di don Rodrigo e la giustizia morale
La figura di don Rodrigo, in questo capitolo, rappresenta l’idea manzoniana di una giustizia che, pur non coincidendo sempre con quella umana, alla fine si compie. Il nobile prepotente, che aveva abusato del suo potere per perseguitare Lucia e Renzo, viene colpito dalla peste nel momento in cui festeggia la morte del cugino conte Attilio. Il sogno angoscioso con fra Cristoforo e i malati in chiesa anticipa il riconoscimento del proprio male, reso evidente dal bubbone che scopre al risveglio. Il terrore di finire nelle mani dei monatti mostra come l’orgoglioso persecutore sia ormai ridotto a vittima impotente. La sua morte, senza pentimento esplicito ma circondata da paura e abbandono, suggerisce un giudizio severo ma coerente: il male compiuto torna a colpire chi lo ha scelto. La peste diventa lo strumento attraverso cui si realizza la “giustizia superiore” che domina il romanzo.
Tradimento, interesse e rovina del Griso
Il personaggio del Griso incarna il tema del tradimento e dell’egoismo spinto all’estremo. Finge di essere “fido” servo, ma appena intuisce che don Rodrigo è contagiato vede nella disgrazia del padrone un’occasione di guadagno. Invece di chiamare il chirurgo, organizza l’arrivo dei monatti, li introduce in casa e partecipa al saccheggio degli averi del signore. In questo modo Manzoni mostra come rapporti fondati sulla violenza e sull’interesse non possano che sfociare nel tradimento reciproco. Ma anche il Griso non sfugge alla logica di giustizia che domina il capitolo: nel frugare tra i vestiti del padrone si contagia senza accorgersene, e poco dopo muore su un carro di monatti, spogliato a sua volta. La sua fine, simmetrica a quella di don Rodrigo, rivela che la peste colpisce in modo particolare chi vive solo per il proprio tornaconto, e che la violenza torna sempre contro chi la pratica.
Il cambiamento di Renzo e la forza della speranza
Nel Capitolo 33 Renzo appare diverso dal ragazzo impulsivo dei primi capitoli. Ha vissuto la rivolta di Milano, la fuga, l’emigrazione, la peste e una quasi-morte; queste prove lo hanno reso più riflessivo e determinato. Non pensa più a vendette, ma a ricostruire la sua vita e a ritrovare Lucia. La decisione di tornare in Lombardia, nonostante il rischio della “cattura” e del contagio, nasce dall’amore e dal desiderio di verità sul voto di Lucia. Il dialogo con Bortolo mostra prudenza e affetto reciproco; quello con don Abbondio, invece, mette in contrasto il coraggio di Renzo con la paura del curato. Renzo ora sa pesare i pericoli, calcolare le mosse, ma non rinuncia al suo obiettivo. La sua speranza non è ingenua, è passata attraverso il dolore: proprio per questo diventa il segno di una possibile rinascita personale e collettiva dopo la catastrofe della peste.
Solitudine, morte e valore dell’amicizia
La seconda parte del capitolo è segnata da immagini di abbandono e morte: il paese semideserto, la vigna e la casa di Renzo devastate dai lanzichenecchi e dalle erbacce, il contadino Tonio ridotto quasi folle dalla malattia, l’elenco dei morti fatto da don Abbondio. In mezzo a questa desolazione, assume particolare rilievo la figura dell’amico contadino che ospita Renzo. Rimasto solo dopo aver perso tutta la famiglia, trova comunque la forza di accogliere, sfamare e ascoltare. La loro conversazione, in cui si scambiano racconti di sventure, diventa per entrambi un conforto: “parlarne tra amici è un sollievo”, commenta Manzoni. Il capitolo mostra così come, in un mondo segnato dalla peste e dal tradimento, l’amicizia autentica sia un “balsamo” che aiuta a sopportare il dolore. La scelta di Renzo di ripartire all’alba, dopo questa sosta di umanità, è resa più forte proprio dal sostegno ricevuto.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.