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I promessi sposi: riassunto Capitolo 34

Renzo torna a Milano a cercare Lucia e trova morte e devastazione: una madre ha perso una figlia ed è distrutta dal dolore ma anche piena di speranza

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Nel Capitolo 34 de I promessi sposi, Alessandro Manzoni descrive l’arrivo di Renzo a Milano durante il culmine della peste del 1630. Il protagonista entra clandestinamente in città, assiste a scene di morte e disperazione, cerca notizie di Lucia e scopre che è al lazzaretto. Il capitolo unisce racconto personale e quadro storico, mostrando paura, sospetto e qualche lampo di carità cristiana.

Dove e quando si svolge il Capitolo 34

Il capitolo si svolge a Milano nel 1630, nel pieno della peste che devasta la città. Renzo entra da Porta Nuova e percorre diverse zone: il Naviglio, san Marco, il carrobbio di Porta Nuova, il corso di Porta Orientale, fino all’ingresso del lazzaretto. Manzoni trasforma lo spazio urbano in un grande “ospedale a cielo aperto”: strade vuote o popolate da monatti e appestati, case sigillate, croci di carbone sulle porte, carri colmi di cadaveri. Il tempo narrativo copre poche ore, ma la densità di eventi e visioni rende la giornata di Renzo una vera discesa dentro l’orrore della peste.

Personaggi del Capitolo 34

  • Renzo Tramaglino: protagonista del capitolo, entra a Milano per cercare Lucia, affronta sospetti, fughe e scene di morte, ma conserva pietà e fiducia nella Provvidenza.
  • La madre di Cecilia: figura esemplare di amore materno e fede, affida la figlia morta ai monatti con dignità commovente, pronta a morire con l’altra bambina.
  • I monatti: addetti al trasporto dei morti, descritti tra brutalità, cinismo e momenti improvvisi di rispetto verso il dolore altrui.
  • Il prete di Borgo Nuovo: religioso timoroso ma caritatevole, indica la strada a Renzo e promette aiuto per la famiglia chiusa in casa.
  • La donna alla finestra e la vecchia accusatrice: incarnano paura e superstizione; la prima è sgarbata, la seconda scatena la caccia all’“untore”.

Temi principali del Capitolo 34

Il Capitolo 34 intreccia diversi temi fondamentali. La peste è il contesto dominante, che trasforma Milano e ne rivela la fragilità sociale. Accanto alla descrizione storica, emerge il tema del sospetto e degli “untori”, cioè dei falsi colpevoli indicati dal popolo in preda al panico. Manzoni contrappone a questa violenza irrazionale la carità cristiana, visibile in Renzo, nel prete e soprattutto nella madre di Cecilia. Infine, la Provvidenza attraversa silenziosamente il capitolo: nei casi fortuiti che salvano Renzo, nelle sue preghiere, nel suo cammino che lo porta verso il lazzaretto, luogo decisivo per la svolta della storia.

La peste e la città trasformata

La peste è la grande protagonista collettiva del capitolo. Milano appare stravolta: strade deserte o abitate solo da monatti, carri di cadaveri, case chiuse, croci di carbone sulle porte, roba infetta bruciata lungo le mura. L’assetto urbano, che in altri capitoli era vivace e rumoroso, diventa un paesaggio di desolazione. Manzoni insiste sui sensi: il silenzio rotto solo da campane e grida, gli odori di morte, la vista di cadaveri abbandonati o stipati sui carri. La città non è più luogo di sicurezza, ma spazio del contagio e del terrore. La descrizione, pur realistica, ha anche valore morale: mostra come un’intera società, già indebolita dalla fame e dal malgoverno, crolli di fronte alla prova estrema dell’epidemia, rivelando egoismi, paure, ma anche rare forme di coraggio.

Sospetto, superstizione e “untori”

Un tema centrale è il sospetto irrazionale che si incarna nella figura dell’“untore”, il presunto colpevole della peste. Renzo ne fa esperienza diretta: un passante lo scambia per untore solo perché tiene la mano nel cappello; più tardi, davanti alla casa di don Ferrante, una vecchia lo accusa di ungere le porte, e la folla comincia a inseguirlo gridando “dagli all’untore”. La superstizione sostituisce la ragione: si cercano nemici “visibili” su cui sfogare la paura, invece di capire le vere cause del contagio. Manzoni denuncia qui il potere distruttivo dell’ignoranza collettiva e della credulità popolare, ma anche la responsabilità delle autorità, che con processi e condanne agli untori avevano alimentato questa follia. Il sospetto diventa così una seconda peste, morale, che minaccia gli innocenti e rende impossibile la solidarietà.

Carità cristiana e umanità nel dolore

In mezzo all’orrore, Manzoni fa risplendere gesti di carità che salvano la dignità umana. Renzo, pur angosciato, divide i suoi due pani con la famiglia murata in casa, ricordando la “restituzione” dei pani rubati durante la carestia. Il prete che egli incontra, seppur impaurito, lo aiuta con gentilezza e si impegna ad avvisare le autorità dei poveretti dimenticati. Ma l’esempio più alto è la madre di Cecilia: il suo amore materno, unito alla fede, trasforma il trasporto della figlia morta in un vero rito cristiano, pieno di tenerezza e di speranza nella vita eterna. Persino il monatto, toccato da quella dignità, mostra rispetto. Queste scene mostrano che, anche nella disgrazia estrema, è possibile scegliere il bene, prendersi cura degli altri e vedere nella sofferenza un’occasione di amore e di affidamento a Dio.

Provvidenza e percorso interiore di Renzo

La Provvidenza, tema centrale del romanzo, agisce in questo capitolo in modo discreto ma decisivo. Renzo riesce a entrare in città nonostante i divieti, trova chi lo indirizza, scampa più volte al pericolo: prima all’accusa d’essere untore, poi grazie al “casuale” passaggio del carro dei monatti, che diventa la sua salvezza. Anche il ritrovarsi sul corso che porta direttamente al lazzaretto appare a Renzo come un segno dall’alto. Questi eventi esterni corrispondono a un cammino interiore: il protagonista oscilla tra rabbia, paura e rassegnazione, ma continua a pregare, a compiere gesti di carità e a richiamarsi alla fiducia in Dio. La scoperta che Lucia è al lazzaretto è dolorosa, ma lo orienta verso il luogo dove avverrà la svolta definitiva della sua storia. La Provvidenza, così, non elimina la sofferenza, ma la guida verso un bene più grande.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.