I promessi sposi: riassunto Capitolo 35
Renzo nel lazzaretto cerca Lucia ma trova Fra' Cristoforo stremato dalla malattia che cerca di indirizzarlo verso i valori di perdono e carità
Il Capitolo 35 de I promessi sposi è uno dei più intensi del romanzo, ambientato nel lazzaretto di Milano durante la peste. Renzo entra tra i malati per cercare Lucia e ritrova il padre Cristoforo, ormai stremato. In questo scenario di dolore estremo emergono i grandi temi manzoniani: la fragilità umana, la giustizia divina, il perdono cristiano e la possibilità di redenzione anche per gli oppressori.
Dove e quando si svolge il Capitolo 35
L’episodio è ambientato nel lazzaretto di Milano nel 1630, durante la terribile epidemia di peste che devastò la città e la Lombardia. Il lazzaretto è descritto come un enorme recinto sovraffollato di malati, moribondi, cadaveri, capanne improvvisate e baracche. L’atmosfera è resa ancora più cupa dal cielo minaccioso e dall’afa opprimente, segni naturali che sembrano amplificare il dolore umano. In questo spazio di confine tra vita e morte, Manzoni concentra i destini dei personaggi e fa emergere, attraverso l’emergenza storica, le domande morali e religiose che percorrono l’intero romanzo.
Personaggi del Capitolo 35
- Renzo Tramaglino: giovane filatore di seta, entra nel lazzaretto dopo aver avuto la peste, deciso a ritrovare Lucia. È combattuto tra amore, dolore e desiderio di vendetta.
- Padre Cristoforo: anziano cappuccino, logorato dal servizio ai malati, ma ancora spiritualmente fortissimo. Guida Renzo verso il perdono e lo porta al capezzale di don Rodrigo.
- Don Rodrigo: il persecutore di Lucia, ora giace quasi incosciente e sfigurato dalla peste, simbolo della caduta del potente di fronte al giudizio di Dio.
- Padre Felice: cappuccino presidente del lazzaretto, organizza la processione dei guariti verso la quarantena.
- Padre Vittore: giovane cappuccino che sostituisce il padre Cristoforo tra i malati mentre questi parla con Renzo.
Temi principali del Capitolo 35
In questo capitolo Manzoni intreccia vari temi fondamentali del romanzo. Il lazzaretto, con il suo carico di dolore e desolazione, mette in luce la fragilità della vita umana e l’impotenza degli uomini di fronte alla malattia. Allo stesso tempo, emergono la carità cristiana e il sacrificio, incarnati dai cappuccini e soprattutto da padre Cristoforo. Centrale è il tema del perdono, che si oppone alla vendetta cercata da Renzo, e quello della giustizia divina, che colpisce don Rodrigo ma apre anche una possibilità di salvezza. Tutti questi elementi convergono nel confronto morale tra Renzo, il frate e l’agonizzante persecutore.
La peste e la fragilità dell’uomo
La descrizione iniziale del lazzaretto mette subito in primo piano la devastazione causata dalla peste: migliaia di appestati, capanne ammassate, cadaveri e lamenti. Manzoni insiste sulle immagini di corpi piagati, sulla confusione di malati, infermieri, frenetici, convalescenti, creando un quadro corale di sofferenza. L’atmosfera meteorologica – cielo cupo, afa, tuoni lontani – accentua il senso di oppressione, come se la natura stessa partecipasse alla tragedia. In questo luogo “destinato al patire e al morire” l’uomo appare radicalmente fragile, esposto a un male che non sa dominare. Tuttavia, nella stessa scena compaiono anche gesti di cura e di tenerezza, come nello “spedale d’innocenti” con i bambini allattati dalle balie e dalle capre: segni di una vita che resiste, pur nella massima precarietà.
Carità cristiana e sacrificio
La figura di padre Cristoforo rappresenta in modo esemplare la carità cristiana. Egli è entrato nel lazzaretto per scelta, desideroso di “dar la sua vita per il prossimo”, e da tre mesi assiste i malati. Il suo corpo è logoro, la voce fioca, ma negli occhi brilla una luce più intensa: la carità “sublimata nell’estremo dell’opera”. Nonostante la stanchezza, pensa prima ai bisogni di Renzo (gli procura cibo e vino) e subito dopo torna ai suoi “poverini”. Anche altri personaggi minori incarnano questa carità concreta: le balie che allattano bambini orfani, le donne che si prendono cura dei piccoli, i cappuccini che organizzano e servono. Manzoni mostra così come, dentro il disastro collettivo, possa emergere un eroismo quotidiano e silenzioso, fatto di servizio, rinuncia e dedizione, in contrasto con l’egoismo e la violenza che hanno dominato nella parte precedente del romanzo.
Vendetta e perdono
Il conflitto interiore di Renzo è centrato sulla contrapposizione tra desiderio di vendetta e chiamata al perdono. Quando teme di non ritrovare Lucia, la sua rabbia si riaccende: giura di cercare don Rodrigo “in capo al mondo” per “far giustizia” da sé. Padre Cristoforo interviene con forza straordinaria, lo rimprovera chiamandolo “sciagurato” e gli mostra il lazzaretto come prova vivente del giudizio di Dio, l’unico che può davvero punire e perdonare. Il frate ricorda il proprio passato di omicida convertito, confessando di aver odiato e di aver ucciso, e ammonisce Renzo sui pericoli dell’odio che esclude ogni benedizione. Solo quando il giovane riconosce di non aver mai perdonato davvero e promette, con l’aiuto di Dio, di amare il nemico, il frate lo conduce al letto di don Rodrigo, trasformando la sete di vendetta in occasione di misericordia.
Giustizia divina e redenzione
La figura di don Rodrigo malato di peste è il simbolo più forte della giustizia divina nel romanzo. Il potente prepotente, che sembrava intoccabile, giace ora inerme, sfigurato e quasi privo di coscienza. Il contrasto tra il nobile mantello e il corpo devastato rende visibile la caduta del suo potere terreno. Padre Cristoforo però non invita Renzo a esultare, ma a vedere in quella situazione sia un possibile castigo sia una possibile misericordia. Forse, dice, Dio attende proprio la preghiera dell’offeso per concedere a don Rodrigo un’“ora di ravvedimento”. La salvezza dell’oppresore e quella di Renzo stesso sembrano legate al sentimento di perdono e di amore che il giovane saprà provare. In questo modo Manzoni propone una giustizia divina che non è solo punizione, ma occasione estrema di redenzione, aperta perfino al persecutore, e che passa attraverso la libertà e la carità degli uomini.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.