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I promessi sposi: riassunto Capitolo 36

Renzo è sempre nel lazzeretto milanese e incontra Lucia che gli confessa il voto di castità fatto alla Madonna, sarà Fra' Cristoforo a scioglierlo

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Il Capitolo 36 de I promessi sposi è uno dei più intensi del romanzo: nel lazzaretto di Milano, tra malati, morti e guarigioni, si intrecciano predicazione religiosa, dolore e speranza. Renzo ritrova finalmente Lucia, ma si scontra con il suo voto alla Madonna. L’intervento di fra Cristoforo scioglie il conflitto, trasformando la sofferenza della peste in occasione di perdono, carità e rinnovata fiducia nella Provvidenza.

Dove e quando si svolge il Capitolo 36

L’episodio è ambientato a Milano, nel lazzaretto allestito durante la grande peste del 1630. Siamo nella fase in cui l’epidemia sta lentamente allentando la presa, e dal lazzaretto cominciano a uscire i convalescenti. Lo spazio principale è quello delle capanne e della cappella centrale, luogo sia di cura fisica sia di intensa vita religiosa. La cornice storica è quella delle devastazioni della guerra e della carestia, che hanno preparato il terreno alla diffusione del contagio, facendo del lazzaretto un simbolo della fragilità umana ma anche della solidarietà cristiana.

Personaggi del Capitolo 36

  • Renzo Tramaglino: giovane filatore, coraggioso e impulsivo, entra nel lazzaretto per ritrovare Lucia, affrontando il rischio del contagio e l’angoscia del rifiuto.
  • Lucia Mondella: umile e devota, guarita dalla peste ma tormentata dal voto di verginità fatto alla Madonna, divisa tra amore e coscienza religiosa.
  • Fra Cristoforo: cappuccino santo e consumato dalla malattia, guida spirituale che interpreta il voto di Lucia alla luce della misericordia e dell’autorità della Chiesa.
  • Padre Felice: cappuccino predicatore nel lazzaretto, modello di umiltà e carità, commuove i convalescenti chiedendo perdono a nome dei frati.
  • La mercantessa vedova: donna benestante, rimasta sola per la peste, diventa per Lucia una “seconda madre” e rappresenta la carità concreta e discreta.

Temi principali del Capitolo 36

In questo capitolo Manzoni intreccia diversi temi fondamentali del romanzo. La peste non è solo sfondo storico, ma esperienza estrema che mette alla prova la fede, gli affetti e la morale dei personaggi. Emergono con forza la carità cristiana, incarnata soprattutto dai cappuccini e dalla vedova; il tema del voto e della libertà di coscienza; la Provvidenza, che guida gli eventi verso il bene anche attraverso il dolore; infine l’amore tra Renzo e Lucia, purificato dalle prove e ricondotto dentro un progetto di vita cristiana e responsabile.

La peste come prova estrema

La peste è il contesto che avvolge ogni scena del capitolo: capanne stracolme, malati agonizzanti, processioni di convalescenti, monatti al lavoro. Renzo, entrando nel lazzaretto, è costretto a guardare in faccia la sofferenza e la morte, e il lettore con lui. Non è però solo un quadro realistico: Manzoni trasforma la peste in una grande prova morale e spirituale. Nel lazzaretto si vedono sia la fragilità dell’uomo sia la possibilità di una rinascita interiore. Il contagio diventa occasione di pentimento (come per don Rodrigo, di cui si parla indirettamente) e di santità (fra Cristoforo, padre Felice). La malattia, dunque, non è soltanto castigo, ma anche strumento con cui Dio purifica i cuori, corregge gli egoismi e avvicina gli uomini gli uni agli altri.

Carità cristiana e solidarietà

La carità è il filo rosso che attraversa il capitolo. La predica di padre Felice invita i guariti a uscire dal lazzaretto con un atteggiamento di gratitudine e di compassione: aiutare i più deboli, farsi padri degli orfani, sostenere chi resta indietro. Il frate stesso, che si getta in ginocchio con la corda al collo per chiedere perdono agli appestati, è un esempio di umiltà disinteressata. Fra Cristoforo incarna la carità eroica: malato, stanco, continua ad assistere i moribondi, pronto a consumare la propria vita per loro. Anche la mercantessa vedova pratica una carità concreta e quotidiana: accoglie Lucia come figlia, promette di accompagnarla dalla madre e di farle il corredo. In un mondo devastato dalla peste, la carità mostra come sia ancora possibile una vera comunione umana.

Fede, voto e libertà di coscienza

Il conflitto centrale del capitolo è quello interiore di Lucia, divisa tra l’amore promesso a Renzo e il voto di verginità fatto alla Madonna nella notte di rapimento. Lucia vive questo voto con grande serietà e timore di peccare: crede che tornare indietro significhi offendere Dio. Renzo, invece, lo giudica un atto impulsivo e “senza costrutto”. Fra Cristoforo interviene come mediatore autorevole. Spiega che non si può promettere a Dio ciò che non è pienamente “nostro”, come la parola già data a un altro; ricorda il potere della Chiesa di sciogliere gli obblighi quando ciò porta a un maggiore bene. Così Lucia, obbedendo alla Chiesa, chiede di essere sciolta dal voto. Manzoni mostra una religiosità non superstiziosa, in cui la fede non schiaccia la persona, ma la libera e la orienta responsabilmente.

Provvidenza e perdono

Il capitolo è attraversato dalla presenza silenziosa ma operante della Provvidenza. Il ritrovamento di Lucia da parte di Renzo avviene quasi per caso, grazie a un equivoco (il campanello da monatto) e a una voce riconosciuta dietro una capanna: è come se una mano invisibile guidasse i passi del protagonista. Fra Cristoforo invita i due giovani a leggere la loro storia come un percorso voluto da Dio, non per dar loro una felicità facile, ma per prepararli a una gioia più matura e cristiana. Il frate stesso, prossimo alla morte, accetta la propria fine come grazia. Il ricordo del pane del perdono, conservato in una scatola e donato ai futuri sposi, collega questo capitolo all’episodio del perdono a don Rodrigo: la Provvidenza chiede di rispondere al male con il perdono, trasformando le ingiustizie subite in occasione di crescita spirituale.

Amore e maturazione dei protagonisti

L’amore tra Renzo e Lucia, dopo tante prove, esce da questo capitolo profondamente trasformato. Renzo non è più solo il giovane impulsivo che sogna il matrimonio come un diritto immediato: ha conosciuto esilio, miseria, paura, e ora sente il rischio di perdere per sempre Lucia. Il suo sfogo nel dialogo è ancora passionale, ma sotto si intravede una fedeltà tenace. Lucia, da parte sua, non è più solo la fanciulla timida: il voto, la malattia, la vita nel lazzaretto l’hanno resa più consapevole e responsabile. Il loro amore viene ricondotto e benedetto da fra Cristoforo come cammino verso una “consolazione che non avrà fine”, cioè verso la salvezza eterna. Il matrimonio non è presentato come lieto fine romantico, ma come vocazione da vivere nella fede, nell’educazione cristiana dei figli e nel reciproco sostegno nelle prove della vita.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.