Il giro del mondo in ottanta giorni: il coraggio di sfidare tempo e destino
Fogg scommette di fare il giro del mondo in 80 giorni con Passepartout, durante il viaggio costellato di avventura conoscerà l'amore della sua vita
Pubblicato nel 1873, Il giro del mondo in ottanta giorni è uno dei romanzi d’avventura più celebri di sempre. Il protagonista, l’imperturbabile inglese Phileas Fogg, scommette di poter compiere il periplo del globo in un tempo allora ritenuto impossibile: appena ottanta giorni. Con lui partono il cameriere francese Passepartout (Gianni Gambalesta), una giovane indiana da salvare e, nell’ombra, un detective che lo crede un ladro. Treni, piroscafi, elefanti, tempeste, rapimenti, duelli: ogni tappa del viaggio è una sfida contro gli imprevisti e contro l’orologio. Ma sotto la superficie avventurosa, Jules Verne mette in scena il confronto tra freddezza matematica e fantasia, tra progresso tecnico e emozioni umane. È davvero solo una scommessa di denaro? O il vero premio è un altro, più sorprendente, che il protagonista scoprirà solo alla fine del viaggio?
- Trama del romanzo
- Personaggi di Il giro del mondo in ottanta giorni
- Temi Principali
- Perché leggere Il giro del mondo in ottanta giorni oggi?
Trama del romanzo
Nel 1872 il gentleman inglese Phileas Fogg conduce a Londra una vita regolata al secondo: stessa casa in Saville-row, stessi percorsi, stessi orari al Reform Club, dove passa le giornate leggendo giornali e giocando a whist. È ricco, ma nessuno sa da dove venga il suo denaro; è corretto, ma freddo come una macchina. Licenzia il vecchio cameriere per un minuto di ritardo e assume il francese Jean Passepartout (in italiano spesso chiamato Gianni Gambalesta), tipo robusto, spontaneo e desideroso di una vita finalmente tranquilla. Proprio quel giorno, discutendo al club di un clamoroso furto alla Banca d’Inghilterra e dei progressi dei trasporti, Fogg sostiene che il giro del mondo è possibile in ottanta giorni esatti. Gli amici lo sfidano: lui punta ventimila sterline e parte la sera stessa, deciso a rientrare alle 20:45 del 21 dicembre.
Comincia così un itinerario serratissimo: Londra–Parigi–Brindisi–Suez–Bombay–Calcutta–Hong-Kong–Yokohama–San Francisco–New York–Londra, tutto calcolato con l’orologio in mano. Intanto la polizia sospetta che il ladro della Banca sia fuggito proprio così: un detective, Fix, riceve un identikit che assomiglia a Fogg e si convince che il viaggio non sia una scommessa, ma una fuga. A Suez controlla il passaporto di Fogg, poi, senza ancora il mandato d’arresto, decide di seguirlo sul piroscafo Mongolia fino a Bombay. Per ottenere informazioni, si avvicina a Passepartout, chiacchierone e ingenuo, che senza saperlo gli conferma tutti gli indizi sospetti: la partenza fulminea, la grossa somma di contanti che Fogg porta con sé, la precisione quasi ossessiva del suo itinerario.
In India un’interruzione ferroviaria obbliga il gruppo a proseguire su un elefante con una guida parsì e il brigadiere sir Francis Cromarty. Attraversando le foreste, Fogg scopre che una giovane donna, Aouda, sta per essere bruciata viva sul rogo insieme al corpo del marito rajà, secondo il rito del sati. Fogg decide di intervenire: nella notte, con sir Francis, la guida e Passepartout, organizza un salvataggio rischiosissimo. Il piano sembra fallire, ma Gambalesta, travestito da rajà, sostituisce il cadavere sul rogo e fugge con la donna prima che il fuoco divampi. Aouda, bella e colta (è stata educata “all’europea”), viene condotta con loro fino ad Allahabad e poi verso Calcutta; qui, però, il passato li raggiunge.
A Calcutta Fogg e Passepartout sono trascinati in tribunale: tre sacerdoti indù li accusano di aver profanato una pagoda di Bombay, episodio causato dalla curiosità imprudente di Passepartout. Dietro c’è lo zampino di Fix, che sfrutta l’accusa per guadagnare tempo. Fogg paga una pesante ammenda per evitare il carcere e riuscire comunque a imbarcarsi sull’Rangoon alla volta di Hong-Kong, portando con sé Aouda, che in India non sarebbe al sicuro. Sul piroscafo la giovane si affeziona sempre più al suo freddo salvatore, mentre Fix, divorato dall’ansia di non avere ancora il mandato, progetta nuovi stratagemmi. A Hong-Kong, ultima tappa inglese prima dell’America, trama per separare Fogg dal domestico, facendolo drogare in una fumosa tabaccheria d’oppio. Passepartout si risveglia troppo tardi: è finito, da solo, sul piroscafo Carnatic diretto a Yokohama.
Fogg e Aouda, rimasti a terra e credendo perduto il servitore, scoprono che il Carnatic è partito in anticipo. Sembra la rovina, ma Fogg, imperturbabile, noleggia a caro prezzo una veloce goletta, la Tankadera, dal pilota John Bunsby, e con lui e Fix affronta un rischioso tratto di mare fino a Shanghai, sperando di intercettare là il grande postale per San Francisco. L’impresa riesce: la goletta raggiunge la nave in mezzo al mare e i tre possono imbarcarsi per Yokohama. Nel frattempo Passepartout, povero e affamato in Giappone, si improvvisa saltimbanco in una compagnia acrobatica (“i Lunghi-Nasi”) per ottenere un passaggio verso l’America. Il caso ricongiunge di nuovo i destini: Fogg e Aouda lo ritrovano nello spettacolo a Yokohama, lo “riscattano” e salgono insieme sul piroscafo General Grant diretto a San Francisco.
Attraversato il Pacifico, il gruppo scopre una San Francisco ormai moderna e ordinata. Dopo un comizio politico finito in rissa e un alterco con un americano violento, il colonnello Stamp Proctor, Fogg, Aouda, Passepartout e Fix salgono sul treno della Pacific Railroad per New York. Il viaggio è lungo e spettacolare: la linea corre tra Sierra Nevada, Nevada, Utah mormone, Gran Lago Salato, Montagne Rocciose, praterie del Nebraska. Lungo il tragitto Passepartout assiste a una conferenza itinerante sul mormonismo, mentre Aouda, sempre più legata a Fogg, teme che l’orgoglioso Stamp Proctor possa provocare un duello e mettere a rischio l’itinerario. In effetti l’americano sfida Fogg, ma il duello viene interrotto da un attacco di Sioux: il treno è assaltato, alcuni vagoni vengono invasi, compreso quello dove si combatteva.
Nella confusione, Passepartout viene rapito dagli Indiani insieme ad altri viaggiatori. Quando il treno raggiunge il forte Kearney, Fogg dovrebbe ripartire subito per non perdere la coincidenza; invece decide di tornare indietro con un drappello di soldati per salvare i prigionieri, pronto a sacrificare la scommessa. Dopo un inseguimento nella neve, li recupera vivi, incluso Passepartout, ma il tempo ormai è compromesso. Per recuperare ore preziose, Fogg accetta di viaggiare su una straordinaria slitta a vela attraverso le pianure innevate fino a Omaha, dove riesce a prendere un altro treno per Chicago e poi per New York. Arrivano però con quarantacinque minuti di ritardo rispetto alla partenza del piroscafo per Liverpool: la scommessa sembra definitivamente perduta.
A New York Fogg non si arrende: cerca in tutti i modi un passaggio per l’Europa. Noleggia a caro prezzo il piroscafo Henrietta del capitano Speedy, ufficialmente diretto a Bordeaux, ma in realtà, comprando il carbone e persino parte della nave, ne prende il comando e lo costringe a puntare su Liverpool. Per mancanza di combustibile, brucia anche il legname della nave stessa. Giunto in vista dell’Irlanda, sbarca il capitano furibondo e, con un ultimo sforzo, arriva a Liverpool l’ultimo giorno utile. Qui però Fix, che ha finalmente ottenuto il mandato, lo fa arrestare come presunto ladro: Fogg viene rinchiuso per alcune ore, finché si scopre che il vero colpevole, James Strand, è stato catturato a Edimburgo. Liberato, Fogg colpisce Fix con due pugni e corre verso Londra con un treno speciale, ma approda al Reform Club con cinque minuti di ritardo. Convinto di aver fallito, torna a casa rovinato.
A Saville-row, distrutto ma sempre dignitoso, pensa al futuro di Aouda: è lei, ormai innamorata, a dichiarargli il proprio sentimento e a proporgli il matrimonio. Fogg accetta con semplicità. Passepartout, mandato a cercare un pastore per le nozze di “domani”, scopre all’ultimo istante l’errore decisivo: viaggiando sempre verso est, Fogg ha guadagnato un giorno rispetto a Londra. Crede che sia domenica, ma è ancora sabato: manca poco alle 20:45, ora fissata per la scommessa. Correndo a perdifiato, trascina il padrone al Reform Club, dove Fogg entra all’ultimo secondo dichiarando: «Eccomi, signori». Ha vinto la scommessa, recuperato la sua fortuna e, soprattutto, ha trovato in Aouda un amore che vale più di qualunque guadagno. Il romanzo si chiude sottolineando che, pur avendo guadagnato quasi nulla in denaro, Fogg ha conquistato il bene più grande: una vita finalmente non più vuota.
Personaggi di Il giro del mondo in ottanta giorni
Nel romanzo di Jules Verne i personaggi non sono solo compagni di viaggio: ciascuno incarna un modo diverso di guardare il mondo. C’è chi crede solo nei numeri e negli orari, chi vive di improvvisazione, chi osserva con diffidenza, chi impara a fidarsi. Attraverso di loro l’autore mette in scena il confronto tra ragione ed emozione, tra Europa e altri continenti, tra sicurezza e rischio. Per uno studio efficace dell’opera è utile vedere ogni figura non soltanto come “ruolo nella storia”, ma anche come simbolo: Phileas Fogg rappresenta la logica estrema, Passepartout l’umanità spontanea, Aouda la gratitudine che si trasforma in amore, Fix il lato cieco della giustizia, gli altri personaggi l’insieme di pregiudizi e curiosità dell’Occidente ottocentesco verso il resto del pianeta.
- Phileas Fogg è il protagonista, gentleman londinese ricchissimo e misterioso, “esattezza personificata”. All’inizio vive come un orologio: stessi gesti, stessi orari, nessun legame affettivo, nessuna apparente emozione. La scommessa di fare il giro del mondo in ottanta giorni sembra un capriccio matematico per dimostrare la precisione dei mezzi di trasporto moderni. Ma, viaggiando, Fogg rivela un’altra faccia: è capace di rischiare tutto per salvare Aouda, di tornare indietro per cercare Passepartout, di affrontare duelli e tempeste senza una parola di lamento. Simbolicamente incarna il razionalismo ottocentesco che scopre di avere bisogno anche di sentimento: alla fine non vince solo denaro, ma una vita nuova. È la prova che, dietro l’efficienza, può nascondersi una grande capacità di altruismo.
- Jean Passepartout (Gianni Gambalesta) è il cameriere francese di Fogg, ex acrobata, cantante ambulante e mille altri mestieri. Entra in casa sperando in una tranquilla esistenza “regolata”, ma dopo poche ore si ritrova a fare il giro del mondo. È impulsivo, curioso, parla troppo, combina guai (la pagoda profanata, il gas lasciato acceso), ma proprio la sua fantasia salva il padrone più di una volta, come nel travestimento durante il salvataggio di Aouda. Simbolicamente rappresenta l’uomo comune, emotivo e ingenuo, capace però di coraggio, fedeltà e inventiva. In lui convivono il gusto per l’avventura e la nostalgia per la sicurezza. Il suo sguardo stupito sulle culture incontrate aiuta il lettore a “viaggiare” davvero dentro il romanzo, tra equivoci comici e momenti di grande eroismo.
- mistress Aouda è la giovane vedova indiana che Fogg e i suoi amici strappano al rogo. Nata in una famiglia parsì di Bombay e educata all’europea, è costretta a sposare un vecchio rajà; alla sua morte, la tradizione la condanna a morire con lui. Salvata in extremis, Aouda passa dalla condizione di vittima passiva a quella di compagna di viaggio attenta e coraggiosa. All’inizio prova solo gratitudine; poi, osservando la calma e la generosità di Fogg, si innamora profondamente di lui. Simbolicamente incarna la donna “ponte” tra culture: indiana ma occidentalizzata, vittima di usi crudeli ma capace di scegliere il proprio destino. Attraverso Aouda, Verne critica certe tradizioni oppressive e mostra come l’amore possa nascere anche in un contesto di puro calcolo e trasformare il significato di tutta l’impresa.
- Fix è l’ispettore di polizia che, dopo il furto alla Banca d’Inghilterra, si convince che Fogg sia il ladro in fuga. Lo insegue da Suez a Bombay, da Hong-Kong a Yokohama, da San Francisco fino in Europa, cercando il momento giusto per arrestarlo. È meticoloso, ostinato, ma anche pronto a usare mezzi discutibili: droga Passepartout, manipola i bramini, approfitta di ogni cavillo legale. Simbolicamente rappresenta il lato cieco della giustizia: quando un pregiudizio si fissa, ogni fatto viene interpretato a conferma del sospetto iniziale. Eppure Fix non è un “cattivo assoluto”: crede sinceramente di fare il proprio dovere e soffre quando capisce l’errore. Il gesto finale di Fogg, che gli dona parte della vincita, introduce il tema del perdono e mostra la superiorità morale del protagonista.
- sir Francis Cromarty è il brigadiere generale inglese che Fogg incontra in India. Esperto del subcontinente, conosce lingue, usi, pericoli, e fornisce informazioni preziose durante il tragitto verso Calcutta. È pratico, leale, coraggioso: partecipa al salvataggio di Aouda e cerca di moderare gli slanci più temerari. Simbolicamente incarna la figura dell’
- John Bunsby è il capitano-pilota della goletta Tankadera, che Fogg noleggia a Hong-Kong per raggiungere Shanghai. È un marinaio esperto, prudente ma anche ambizioso: la lauta ricompensa promessa lo spinge a rischiare il mare di Cina in pieno novembre. Durante la tempesta mantiene la calma e dimostra abilità tecnica. Simbolicamente rappresenta il professionista del rischio: colui che vive di mare, calcola vento e correnti, fa della competenza la propria ricchezza. In lui Verne esalta la figura dell’uomo di mestiere, opposta sia al dilettantismo sia alla paura. Bunsby è importante per mostrare che il viaggio di Fogg non è solo una successione di colpi di fortuna, ma anche il risultato della collaborazione con tanti specialisti sparsi nel mondo.
- Stamp Proctor è il colonnello americano incontrato a San Francisco e poi sul treno transcontinentale. Violento, suscettibile, razzista, incarna un certo stereotipo dell’americano dell’Ovest: armato, pronto a risolvere tutto con il duello. Provoca Fogg a causa di un’offesa al proprio orgoglio, senza badare alle conseguenze. Simbolicamente Proctor rappresenta il volto aggressivo della frontiera: quell’energia selvaggia che ha costruito il West ma anche generato violenze e anarchia. In contrasto con la calma britannica di Fogg, mette in scena lo scontro tra due modelli di virilità: l’impeto contro il controllo. Non a caso la loro sfida viene interrotta dall’attacco dei Sioux: come a dire che i veri pericoli non sono le questioni d’onore ma i conflitti storici irrisolti.
- James Strand è il vero ladro della Banca d’Inghilterra, che appare solo indirettamente quando viene arrestato a Edimburgo. Non ha spazio come personaggio vivo, ma la sua ombra pesa su tutta la trama: è per colpa sua che Fogg viene inseguito, sospettato e persino imprigionato all’ultimo momento. Simbolicamente Strand è il capro espiatorio rovesciato: il crimine reale che ne genera uno immaginario. La sua cattura finale ribalta la situazione e purifica il nome di Fogg, mostrando come la verità, anche se in ritardo, possa emergere. La sua presenza “fuori scena” permette a Verne di costruire suspense e di riflettere sull’insicurezza dei giudizi basati solo su apparenze e coincidenze.
Temi Principali
Dietro l’avventura veloce e divertente, Il giro del mondo in ottanta giorni affronta questioni profonde legate al suo tempo: il ruolo del progresso tecnico, il rapporto tra Europa e colonie, il valore del denaro, il senso del dovere e dell’amore. Verne utilizza la struttura del “viaggio a tappe” per far attraversare ai personaggi ferrovie appena costruite, grandi porti a vapore, società tradizionali sconvolte dall’arrivo degli inglesi, città americane in pieno sviluppo. Per uno studente di oggi, questi temi parlano ancora: ci interrogano su come usiamo la tecnologia, su cosa significa davvero “conoscere” un Paese, su quanto siamo pronti a mettere a rischio il nostro comfort per aiutare gli altri. Ogni tema non è astratto: prende forma nelle scelte concrete di Fogg, Passepartout, Aouda e Fix.
- Progresso tecnico e tempo è il tema più evidente: treni, piroscafi, telegrafi e canali (come quello di Suez) hanno reso il mondo “più piccolo”. Fogg trasforma una possibilità teorica – il giro del mondo in ottanta giorni – in una sfida concreta, basata su orari e coincidenze. Il tempo diventa una divinità moderna: minuti e secondi sono più importanti del paesaggio. Verne, affascinato dalla scienza, mostra però anche i limiti di questo culto dell’orologio: basta un binario interrotto, una tempesta o un attacco per mandare in crisi il programma. La celebre scoperta del “giorno guadagnato” viaggiando verso est è insieme un colpo di scena narrativo e una piccola lezione di geografia astronomica. Il romanzo ci invita a chiederci: siamo padroni del tempo o ne siamo schiavi?
- Viaggio, scoperta e sguardo sull’altro attraversano tutto il libro. I protagonisti passano dall’Europa all’India, dalla Cina all’America, incontrando usanze, religioni, paesaggi diversissimi. Spesso li osservano con sguardo europeo, a volte superficiale o stereotipato; altre volte, come nel caso di sir Francis o di Passepartout, con curiosità reale. Il viaggio non è mai solo spostamento geografico: è confronto tra culture, tra modernità occidentale e tradizioni locali. Verne riflette sui pregiudizi, sul fascino dell’esotico, sul rischio di ridurre l’altro a spettacolo. Nello stesso tempo, mostra che il contatto può generare solidarietà: il salvataggio di Aouda rompe la barriera coloniale e trasforma una “nativa” in compagna e poi sposa di un inglese. Il romanzo problematizza l’idea stessa di “civiltà” e invita a guardare con rispetto ciò che è diverso.
- Colonialismo e scontro di civiltà sono presenti in filigrana in molte scene, soprattutto in India e nell’Ovest americano. Gli inglesi controllano grandi territori, costruiscono ferrovie e porti, ma intervengono anche sulle tradizioni (come il rito del sati) imponendo le proprie leggi. Verne, figlio del suo tempo, ammira spesso l’efficienza britannica, ma non nasconde la violenza e le ingiustizie di alcuni sistemi coloniali. L’attacco dei Sioux al treno americano, la storia dei mormoni perseguitati, la questione del sati mostrano conflitti tra potere e popolazioni locali, tra religioni e governi. Il romanzo permette quindi di discutere criticamente il mito del “progresso portato dall’Occidente” e di vedere come lo sviluppo tecnico sia intrecciato con la conquista e il dominio.
- Denaro, scommessa e valore vero delle cose guidano la trama: Fogg punta metà della sua fortuna per dimostrare che la tabella dei tempi è corretta. In apparenza è un gioco d’azzardo freddo, quasi una provocazione contro gli amici del club. Ma nel corso del viaggio il denaro cambia funzione: non è più soltanto posta di una sfida, diventa uno strumento per salvare vite (Aouda, Passepartout, i passeggeri rapiti), per noleggiare navi, pagare ammende e ricompense. Alla fine, dopo avere speso quasi tutto, Fogg guadagna pochissimo rispetto alle ventimila sterline iniziali, ma non sembra preoccuparsene. Il romanzo suggerisce che il vero “utile” dell’impresa non è economico: sono gli affetti costruiti, la dignità mantenuta, la coscienza di aver fatto il proprio dovere persino a costo della sconfitta.
- Dovere, morale e sacrificio emergono soprattutto in tre momenti: il salvataggio di Aouda dal rogo, la decisione di tornare indietro per liberare Passepartout e gli altri prigionieri dei Sioux, la scelta di perdonare Fix e perfino di premiarlo. Fogg non è un eroe romantico che agisce d’impulso: decide dopo un calcolo freddo, ma sempre a favore di ciò che reputa giusto, anche se ciò significa perdere ore decisive o rischiare la vita. Il “gentleman” per lui non è solo un titolo sociale: è una responsabilità etica. Il tema interroga il lettore: cosa faremmo noi, al suo posto? Saremmo disposti a rinunciare a un sogno personale per aiutare un amico o uno sconosciuto? Verne mostra che la grandezza morale può nascere anche da chi sembra solo metodico e freddo.
- Amore, amicizia e trasformazione interiore danno al romanzo la sua conclusione emozionante. Fogg parte solo, chiuso nella propria routine, apparentemente autosufficiente. Torna con una donna che lo ama e un servitore amico pronto a tutto per lui. Aouda passa da vittima a protagonista del proprio destino, fino a chiedere lei stessa al protagonista di sposarla; Passepartout matura, impara a riflettere prima di agire, affronta sensi di colpa e li risolve con coraggio. Fogg, che sembrava impermeabile ai sentimenti, accetta di cambiare le proprie abitudini per la felicità di un’altra persona. Il romanzo suggerisce così che il viaggio più importante non è quello geografico ma quello interiore: in ottanta giorni non cambia solo la posizione sulla mappa, cambia il modo di sentire e di valutare ciò che conta davvero.
Perché leggere Il giro del mondo in ottanta giorni oggi?
La storia di Phileas Fogg parla ancora ai lettori del XXI secolo perché unisce avventura, ironia e riflessione. Ci mostra un mondo che si “rimpicciolisce” grazie ai nuovi mezzi di trasporto, proprio come oggi accade con internet e gli aerei: ci invita a chiederci che uso facciamo del tempo e della tecnologia. Seguendo Fogg e Passepartout, impariamo che programmare è utile, ma che l’imprevisto può renderci migliori; che il denaro serve, ma non è tutto; che viaggiare vuol dire anche mettersi in discussione. Per studenti di medie e superiori, il romanzo è una palestra ideale per lavorare su geografia, storia dell’Ottocento, educazione civica e, soprattutto, educazione ai sentimenti.
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.