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Il mastino dei Baskerville: il raziocinio sfida paura e superstizione

Un feroce mastino demoniaco perseguita gli eredi maschi di una famiglia: si scoprirà che dietro alla superstizione vi è proprio un familiare

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Pubblicato nel 1902, Il mastino dei Baskerville è forse il caso più famoso affrontato da Sherlock Holmes. Arthur Conan Doyle mescola qui il classico giallo deduttivo con atmosfere da racconto gotico: brughiera nebbiosa, antiche maledizioni, un cane infernale che ulula nella notte. Ma dietro il brivido c’è molto di più: un’analisi lucidissima di come la paura possa essere usata come arma e di quanto sia facile confondere superstizione e realtà. Seguendo il racconto in prima persona del dottor Watson, il lettore entra poco alla volta nel cuore del mistero, tra indizi minimi, leggende di famiglia e personaggi dall’apparenza rassicurante ma forse non così innocenti. È un romanzo perfetto per chi ama i misteri, ma anche per chi vuole vedere all’opera la logica pura contro l’irrazionale.

Trama del romanzo

La storia si apre al 221B di Baker Street, dove il dottor John Watson osserva il famoso investigatore Sherlock Holmes dedurre il profilo di un uomo da un semplice bastone da passeggio. L’oggetto appartiene al dottor James Mortimer, che poco dopo si presenta nello studio per sottoporre ai due amici un caso inquietante. Porta con sé un antico manoscritto del 1742, che racconta la leggenda della maledizione dei Baskerville. Secoli prima, il crudele Hugo Baskerville aveva rapito una giovane contadina; la ragazza era fuggita attraverso la brughiera, inseguita da Hugo e dai suoi cani. I cavalieri, giunti su un altopiano fra rocce monolitiche, avevano trovato la ragazza morta di terrore e, accanto a lei, il corpo sgozzato di Hugo e un enorme cane nero “uscito dall’inferno”. Da allora, secondo il manoscritto, un mostruoso mastino perseguiterebbe gli eredi maschi della famiglia.

Il dottor Mortimer collega questa leggenda alla recente morte di Sir Charles Baskerville, trovato senza vita vicino al cancello che conduce alla brughiera del Dartmoor. Il viale, lo Yew Alley, mostra le impronte confuse di una corsa disperata; il volto di Sir Charles è contratto dal terrore, e Mortimer giura di aver visto impronte di un cane gigantesco sulla ghiaia. Sta per arrivare dall’America l’erede, Sir Henry Baskerville, e Mortimer chiede a Holmes se sia prudente lasciarlo tornare a Baskerville Hall. Holmes resta scettico sul soprannaturale ma molto interessato: per lui la leggenda può nascondere un delitto ben umano. Quando Sir Henry giunge a Londra, riceve misteriose lettere anonime che gli intimano di “stare lontano dalla brughiera”, viene pedinato da un uomo barbuto su una carrozza e subisce persino il furto di una scarpa in albergo: segni chiari che qualcuno lo controlla da vicino.

Holmes decide che Sir Henry deve comunque prendere possesso della tenuta, ma, per non esporsi, manda Watson come “occhi e orecchie” sul posto, riservandosi di rimanere (apparentemente) a Londra. Watson parte con Sir Henry e Mortimer verso il Devon. Il viaggio li introduce nell’ambientazione chiave del romanzo: la brughiera, vasta, desolata, attraversata da nebbie e torbiere infide. Baskerville Hall appare come una grande casa antica e isolata, dall’atmosfera cupa. Qui incontrano i domestici, Barrymore e la moglie, persone rispettose ma stranamente nervose. Di notte Watson e Sir Henry credono di sentire singhiozzi femminili nei corridoi; Barrymore nega, ma gli occhi arrossati di Mrs. Barrymore lo smentiscono. Nello stesso periodo circola la notizia di un evaso pericoloso, Selden, nascosto proprio sul moor.

Watson inizia a indagare su tutto e tutti, come richiesto da Holmes. Conosce il vicino Stapleton, un naturalista cordiale, appassionato di farfalle, che vive nella isolata Merripit House in compagnia di una giovane donna, presentata come la sorella Beryl Stapleton. L’uomo sembra gentile e colto, ma anche stranamente ansioso quando Sir Henry si avvicina a Beryl. Miss Stapleton, affascinante e timida, appare terrorizzata da qualcosa: in un momento di isolamento, avverte segretamente Sir Henry di tornare a Londra e di fuggire dal moor, salvo poi ritrattare spaventata. Intanto Watson accumula sospetti anche sui Barrymore: li sorprende a segnalare di notte con una candela verso la brughiera. Seguendoli, scopre che stanno aiutando proprio l’evaso Selden, parente della signora Barrymore, portandogli cibo e vestiti.

Quando Watson e Sir Henry cercano di catturare Selden, sentono sulla brughiera un ululato spaventoso, che ricorda la leggenda del mastino. Nel buio scorgono anche la figura lontana di un uomo solitario su una collina rocciosa (una tor): non è nessuno dei vicini, e accresce il senso di minaccia. Poco dopo Selden muore, sfracellato nella torbiera mentre fugge in preda al panico: il suo corpo indossa abiti vecchi di Sir Henry, che Barrymore gli aveva ceduto, particolare che fa capire ai detective che un eventuale attacco al “Baskerville” potrebbe confondere le vittime. Indagando ancora, Watson risale alla figura di Laura Lyons, giovane donna di Coombe Tracey aiutata economicamente da Sir Charles. Dal suo diario e dal suo interrogatorio emerge che la notte della morte di Sir Charles proprio lei gli aveva scritto per fissare un incontro al cancello dello Yew Alley, su consiglio di Stapleton, ma che all’ultimo non si era presentata, convinta dallo stesso Stapleton a rinunciare.

Convinto che dietro tutto ciò ci sia un piano umano, Watson decide di scovare l’uomo misterioso sulla brughiera. Seguindo tracce di un accampamento fra vecchie capanne preistoriche, scopre che il misterioso “turista” non è altri che Sherlock Holmes, che in segreto lo stava affiancando per non allarmare l’avversario. Holmes ha osservato Stapleton e ha ormai un’ipotesi precisa: il naturalista non è affatto quello che dice di essere. Dai documenti recuperati a Londra, Holmes stabilisce che Stapleton è in realtà un Baskerville, discendente illegittimo di un ramo caduto in disgrazia, che ha cambiato nome più volte e ora punta all’eredità di Sir Henry. La donna presentata come sua sorella è in realtà sua moglie, costretta a fingersi disponibile per poter sedurre e manipolare eventuali eredi o testimoni, ma moralmente riluttante al crimine.

Il piano di Stapleton, secondo Holmes, è geniale e crudele: sfruttare la superstizione della famiglia e della regione facendo credere che un mastino demoniaco perseguiti i Baskerville, mentre in realtà ha acquistato a Londra un grosso cane feroce, nascosto in un capanno presso il Grimpen Mire. Per trasformarlo in “mostro spettrale”, lo ricopre di una sostanza fosforescente che, nella nebbia, lo fa apparire soprannaturale. Così avrebbe spaventato a morte il vecchio Sir Charles, affetto da cuore malato, e ora tenta di ripetere lo stesso con Sir Henry. Le strane lettere anonime e perfino il furto delle scarpe servivano a dare al cane l’odore del bersaglio.

Holmes decide che è il momento di tendere una trappola. Con Watson e l’ispettore Lestrade si nasconde nei pressi di Merripit House, mentre Sir Henry, d’accordo con loro, accetta un invito a cena da Stapleton e poi deve tornare da solo a Baskerville Hall attraversando la brughiera. Una nebbia fitta minaccia di rovinare il piano, ma alla fine dal bianco lattiginoso emerge la figura di Sir Henry. Improvvisamente, un ululato terribile squarcia la notte e un enorme cane fosforescente si lancia all’inseguimento del baronetto. La scena sembra confermare la leggenda, ma Holmes e Watson intervengono armati: dopo una lotta tesa riescono ad abbattere l’animale. Scoprono che è un cane reale, annerito e reso mostruoso da sostanze chimiche, e salvano Sir Henry, sebbene sconvolto e ferito.

Stapleton, scoperto, tenta la fuga nella torbiera del Grimpen Mire, ma le sabbie mobili della palude lo inghiottono: il suo corpo non verrà mai recuperato. In seguito, a Baker Street, Holmes ricostruisce con calma tutta la vicenda per Watson: Stapleton era un erede Baskerville che, con pazienza e crudeltà, aveva preparato il delitto perfetto, sfruttando la fama della maledizione e manipolando donne come Beryl e Laura Lyons. Il fallimento del suo piano dimostra che la razionalità scientifica di Holmes può smascherare anche i misteri che sembrano più soprannaturali, e che la paura, se non è controllata, può diventare l’arma più potente nelle mani di chi sa usarla.

Personaggi di Il mastino dei Baskerville

I personaggi del romanzo non sono solo figure funzionali all’intreccio giallo, ma incarnano veri e propri ruoli simbolici: la logica, la paura, l’avidità, la lealtà. Per gli studenti è utile cogliere non solo “chi fa cosa”, ma anche cosa rappresenta ciascuno nel conflitto tra superstizione e ragione. Al centro troviamo l’inedita coppia protagonista: Holmes, spesso fuori scena ma decisivo, e Watson, che diventa investigatore sul campo. Attorno a loro ruotano vittime (i Baskerville), sospetti (Barrymore, Stapleton), figure ambigue (Laura Lyons, Beryl) e personaggi minori che danno corpo al microcosmo della brughiera, con le sue paure popolari e i suoi segreti. Di seguito i principali, con il loro ruolo narrativo e il significato simbolico.

  • Sherlock Holmes è il grande detective londinese, dotato di straordinarie capacità di osservazione e di un metodo deduttivo rigoroso. In questo romanzo resta a lungo fuori scena, ma in realtà controlla gli eventi dalla brughiera, osservando in segreto e lasciando a Watson il compito di raccogliere fatti. Holmes rappresenta la ragione scientifica che non si lascia intimidire dalle leggende: rifiuta l’idea del soprannaturale e cerca sempre cause materiali. Anche quando tutto sembra confermare la maledizione del mastino infernale, lui resta freddo, analitico, pronto a smascherare trucchi e manipolazioni. Simbolicamente è la mente lucida che, in un mondo dominato dalla paura e dalla superstizione, continua a chiedere prove, a dubitare e a collegare i dettagli, mostrando come il pensiero critico possa “disinnescare” anche i mostri più spaventosi.
  • Dr. John H. Watson è il narratore in prima persona e il più vicino amico di Holmes. Medico, reduce di guerra, uomo pratico ma non geniale, accompagna Sir Henry a Baskerville Hall quando Holmes decide di restare (in apparenza) a Londra. Watson rappresenta il punto di vista del lettore: prova paura, dubbi, curiosità; talvolta si lascia quasi convincere dalla leggenda del mastino, salvo poi richiamarsi al metodo di Holmes. È leale, coraggioso, spesso in prima linea sul moor, pronto a difendere Sir Henry anche con la pistola. Simbolicamente Watson incarna la ragione “normale”, non eccezionale ma onesta e tenace: mostra come anche chi non è un genio possa imparare a osservare, a prendere appunti, a tenere insieme i fili di un’indagine complessa, diventando strumento essenziale della verità.
  • Sir Henry Baskerville è il giovane erede della tenuta, arrivato dall’America dopo la misteriosa morte dello zio Sir Charles. Di carattere spontaneo e coraggioso, ama la vita all’aria aperta e si affeziona subito alla brughiera dei suoi antenati. Nonostante gli avvertimenti e le minacce anonime, decide di reclamare la propria eredità e di non farsi intimidire da una leggenda. Tuttavia è anche impulsivo, incline all’innamoramento (per Miss Stapleton) e quindi vulnerabile alle manipolazioni emotive. Simbolicamente Sir Henry rappresenta la vittima designata, ma anche la tradizione nobiliare inglese minacciata da forze oscure: su di lui si concentrano sia il potere distruttivo della superstizione (il “mastino”) sia l’ingordigia di chi mira al suo patrimonio, mostrando come il privilegio aristocratico possa trasformarsi in bersaglio.
  • Dr. James Mortimer è il medico di campagna di Grimpen e amico di Sir Charles. È lui a portare a Holmes il manoscritto con la leggenda dei Baskerville e a descrivere i particolari inquietanti della morte di Sir Charles. È un uomo colto, curioso (colleziona teschi), ma anche incline a credere a influenze soprannaturali: per prudenza non ha chiamato subito Holmes, temendo lo scandalo. Mortimer incarna la figura del professionista moderno che però non ha reciso del tutto il legame con le credenze tradizionali: è diviso tra spirito scientifico e suggestione gotica. Simbolicamente rappresenta la transizione dell’epoca vittoriana: un mondo che avanza verso la scienza, ma che porta ancora con sé il fascino e il timore delle leggende, indeciso tra razionalità e superstizione.
  • Stapleton (Jack Stapleton) si presenta come quieto naturalista, appassionato di farfalle e piante della brughiera, ma si rivela il vero antagonista. In realtà è un Baskerville sotto falso nome, deciso a eliminare i parenti che lo separano dall’eredità. Ha organizzato la morte di Sir Charles e tenta di uccidere Sir Henry usando un enorme cane feroce, reso spettrale con sostanze fosforescenti, sfruttando la paura della maledizione. Manipola la moglie, spacciandola per sorella, e illude Laura Lyons con promesse di matrimonio. Simbolicamente Stapleton incarna la ragione perversa: è intelligente, scientifico, ma usa conoscenze e ambiente naturale per un fine criminale, dimostrando che la logica senza etica può essere più spaventosa di qualsiasi mostro fantastico e che il vero “mastino” è l’avidità umana.
  • Beryl Stapleton è presentata a tutti come sorella di Stapleton, ma è in realtà sua moglie, costretta in un rapporto di controllo e paura. Affascinante, sensibile, appare spesso turbata e intimorita; in più momenti tenta di avvertire Sir Henry del pericolo, inviandogli l’anonima lettera di Londra e cercando di convincerlo a fuggire dalla brughiera. Tuttavia è legata al marito e non riesce a opporsi completamente ai suoi piani. Simbolicamente Beryl rappresenta la coscienza imprigionata: conosce il male ma non ha ancora la forza di denunciarlo apertamente. Il suo personaggio permette al lettore di vedere che anche all’interno del “campo dell’antagonista” esiste conflitto morale, e offre un contrappunto umano alla freddezza del marito, mostrando il peso della violenza psicologica e del dominio maschile.
  • Barrymore e Mrs. Barrymore sono la coppia di domestici storici di Baskerville Hall. Inizialmente appaiono sospetti: si muovono di notte, mentono sul pianto della moglie, segnalano con una candela verso la brughiera. Col tempo però Watson scopre che stanno aiutando Selden, ricercato e parente di Mrs. Barrymore, per pietà e senso di famiglia. Barrymore riceve anche una consistente somma dal testamento di Sir Charles, elemento che alimenta i sospetti. Simbolicamente i due rappresentano la fedeltà ambigua: fedeli alla casa, ma anche legati da complicità affettive che li spingono a violare la legge. Attraverso di loro il romanzo mostra come, in un mondo di classi sociali rigide, i domestici possano essere sia custodi di segreti sia veri esseri umani con le proprie lealtà, paure e dolori.
  • Laura Lyons è una giovane donna separata dal marito, economicamente fragile ma determinata a costruirsi un futuro come dattilografa. Viene aiutata da Sir Charles e da altri benefattori, ma soprattutto viene manipolata da Stapleton, che le promette matrimonio se otterrà il divorzio. Su suggerimento di lui scrive a Sir Charles per un incontro notturno, poi viene convinta a non presentarsi. Quando Watson e Holmes la interrogano, inizialmente mente, poi confessa il suo coinvolgimento senza però capire di essere stata usata in un piano di omicidio. Simbolicamente Laura rappresenta la vulnerabilità sociale e sentimentale: è vittima non tanto del mastino quanto delle bugie e delle false promesse di un uomo più potente. Il suo personaggio mostra il rischio di fidarsi ciecamente delle emozioni e delle figure carismatiche.
  • Sir Charles Baskerville, pur già morto all’inizio del romanzo, è una presenza costante. Anziano, malato di cuore, generoso con i poveri, era profondamente suggestionato dalla leggenda del mastino di famiglia. La notte della sua morte corre terrorizzato lungo lo Yew Alley per sfuggire a qualcosa che ha visto sulla brughiera. Simbolicamente Sir Charles incarna la vittima della paura: la sua fede nella maledizione lo rende facile bersaglio del piano di Stapleton. Attraverso lui Doyle mostra come la superstizione possa uccidere indirettamente: non è un fantasma, ma un cane reale, guidato da un uomo, a causare il suo decesso, e tuttavia è la credenza nel soprannaturale a indebolirlo e a fargli perdere ogni capacità di reagire razionalmente al pericolo.
  • Il mastino, pur essendo un cane in carne e ossa, è trattato come personaggio simbolico. È un enorme animale da caccia, feroce, nascosto nella torbiera, reso spaventosamente “soprannaturale” da una sostanza fosforescente che lo fa brillare al buio. Ai contadini appare come una creatura infernale, conferma vivente della maledizione dei Baskerville. In realtà è solo uno strumento nelle mani di Stapleton, ma a livello simbolico rappresenta la paura collettiva: qualcosa di reale che diventa mostruoso perché deformato dalle credenze, dalle leggende e dalle aspettative. Quando Holmes lo uccide, non sconfigge solo un cane, ma spezza il potere della superstizione sulla comunità e dimostra che anche i “mostri” possono avere una spiegazione naturale, se guardati con occhi lucidi e critici.

Temi Principali

Il fascino de Il mastino dei Baskerville non sta solo nell’enigma poliziesco, ma anche nei grandi temi che attraversano il romanzo e lo rendono ancora attuale. Doyle usa la brughiera, il cane infernale e la leggenda di famiglia per riflettere su paure antiche e moderne: la lotta tra scienza e superstizione, il potere della mente di fronte al terrore, l’avidità che si nasconde dietro apparenti rispetti sociali. Per gli studenti può essere interessante leggere il libro non solo “per scoprire l’assassino”, ma come un laboratorio di educazione al pensiero critico: quali spiegazioni accettiamo e perché? quanto siamo manipolabili da chi conosce le nostre paure? I temi che seguono aiutano a collegare il romanzo alla realtà di oggi.

  • Ragione contro superstizione è il cuore del romanzo. Tutto sembra costruito per far credere che sulla famiglia Baskerville pesi davvero una maledizione: il manoscritto del 1742, la figura demoniaca del mastino che ulula nella notte, le testimonianze dei contadini, la morte terrificante di Sir Charles sulla brughiera. Holmes invece parte dal principio opposto: ogni fenomeno, per quanto strano, ha una causa naturale. L’indagine mostra passo dopo passo come un uomo astuto possa deliberatamente sfruttare le credenze popolari (la leggenda, le luci nel buio, i suoni spettrali) per produrre un effetto “soprannaturale” su vittime impressionabili. Il tema ci invita a chiederci quanto spesso, anche oggi, fake news, superstizioni moderne o teorie complottiste nascano da una manipolazione consapevole di paure collettive e quanto sia importante conservare un atteggiamento critico, “alla Holmes”.
  • La paura come strumento di potere emerge nel modo in cui Stapleton costruisce il suo piano: sa che Sir Charles è superstizioso e cardiopatico, sa che i Baskerville temono il mastino leggendario, e usa proprio questa paura per spingerlo a uscire solo di notte, a correre nel panico e a morire. Lo stesso tentativo è rivolto a Sir Henry: lettere minacciose, furto della scarpa, apparizioni del cane fosforescente sul moor. Qui la paura non è solo emozione, ma un’arma che permette di controllare le azioni delle persone, fino a distruggerle. Doyle mostra come chi conosce le fragilità psicologiche degli altri possa dominarli senza neppure toccarli. È un tema estremamente attuale, se pensiamo a come campagne d’odio, terrorismo mediatico o bullismo sfruttino la paura per zittire, isolare o guidare gruppi e individui.
  • Identità e maschera è un altro tema centrale: molti personaggi non sono quello che sembrano. Stapleton si finge naturalista innocuo ma è un erede Baskerville omicida; Beryl è presentata come sorella, ma è moglie; il mastino appare come creatura infernale ma è un cane reale trattato con sostanze chimiche; lo stesso Holmes si traveste da turista solitario sulla brughiera per indagare in segreto. Il contrasto tra apparenza e realtà attraversa l’intero romanzo, suggerendo che, in una società rigida e piena di convenzioni come quella vittoriana, indossare maschere è facile e spesso conveniente. Il lettore è chiamato a non fidarsi di etichette, ruoli sociali e prime impressioni, ma a cercare la verità dietro i travestimenti: un invito a sviluppare uno sguardo critico anche sulle immagini e narrazioni che riceviamo oggi dai social e dai media.
  • Ambiente e paesaggio come specchio dell’animo è un tema letterario che in questo romanzo è particolarmente evidente. La brughiera del Dartmoor, con le sue torbiere, le rocce, la nebbia che sale improvvisa, non è solo uno sfondo: sembra reagire alle emozioni dei personaggi. Nelle notti di paura, il moor diventa ostile, pieno di echi e passi invisibili; nelle mattine limpide appare quasi accogliente, ingannando i protagonisti. Le rovine preistoriche, i monoliti, i sentieri che sprofondano nel fango rappresentano il lato oscuro e inconscio dell’umanità, un passato selvaggio che sopravvive sotto la superficie della civiltà. L’ambiente amplifica il senso di isolamento e insignificanza dei singoli di fronte alle forze della natura e, al tempo stesso, diventa alleato del criminale che lo conosce a fondo, mostrando quanto il paesaggio possa influire su percezioni e decisioni.
  • Avidità e corruzione morale guidano in modo sotterraneo l’intera vicenda. Dietro la maschera della maledizione e del mastino “diabolico” si trova un movente molto terreno: l’eredità colossale dei Baskerville. Stapleton è pronto a cambiare nome, a fingere legami di parentela, a sfruttare i sentimenti di Laura Lyons, a maltrattare la propria moglie, persino a rischiare la vita di un’intera comunità, pur di diventare proprietario della tenuta. Il romanzo mette in luce quanto lontano possa spingersi l’essere umano quando desidera potere e denaro, e come anche gli strumenti della scienza (un cane selezionato, sostanze chimiche) possano essere piegati al male. In questo senso la storia funziona come una critica implicita alla società vittoriana, dove il prestigio e il patrimonio nobiliare valgono più della vita e della dignità delle persone “minori”.

Perché leggere Il mastino dei Baskerville oggi?

Leggere Il mastino dei Baskerville oggi significa allenare insieme curiosità e spirito critico. Il romanzo è avvincente come un thriller moderno, con colpi di scena, atmosfere inquietanti e un finale teso, ma allo stesso tempo insegna a non fermarsi alle apparenze: dietro ogni “mastino infernale” può nascondersi un trucco, un interesse, una manipolazione. Per studenti di medie e superiori è un ottimo esercizio di lettura attiva: seguire gli indizi, confrontare ipotesi, riconoscere i meccanismi della paura. Inoltre offre un’ottima occasione per conoscere meglio la cultura vittoriana, il mito di Sherlock Holmes e il genere poliziesco, base di moltissime storie che vediamo oggi al cinema e nelle serie TV.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.