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Il mulino sulla Floss: destini familiari tra educazione, orgoglio e fallimento

Tom e Maggie sono due fratelli che vivono in una casa in una famiglia di mugnai, tra gelosie e affetto cresceranno dipingendo la società ottocentesca

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Pubblicato nel 1860, Il mulino sulla Floss di George Eliot è uno dei grandi romanzi dell’Ottocento inglese e racconta, con rara intensità, l’infanzia e la crescita di due fratelli, Tom e Maggie Tulliver, legati al mulino di famiglia sulle rive del fiume Floss. Dietro una storia “di provincia” si nasconde però un laboratorio perfetto per capire che cosa significa diventare adulti, fare i conti con le aspettative dei genitori, con il giudizio dei parenti e con le regole rigide di una piccola comunità. Il paesaggio del mulino, le piene del fiume, le case e i salotti delle zie diventano specchio delle emozioni dei personaggi. Leggere questo romanzo oggi vuol dire entrare in un mondo lontano, ma sorprendentemente vicino alle domande e ai conflitti di chi, a scuola, sta cercando il proprio posto nel mondo.

Trama del romanzo

Il romanzo si apre con la visione sognante del mulino di Dorlcote sulle rive del Floss: un paesaggio rurale ordinato e apparentemente sereno. Il narratore, che sembra ricordare la scena da adulto, osserva un carro carico di grano, i cavalli, il rumore costante delle macine e una bambina assorta a guardare la ruota dell’acqua: è la piccola Maggie Tulliver. In casa, accanto al fuoco, il padre Mr Tulliver discute con la moglie Bessy del futuro del figlio maggiore, Tom. L’uomo è deciso: Tom deve avere una “buona eddication”, un’istruzione utile per occuparsi di affari, cause e perizie, non semplice lavoro manuale da mugnaio. Nasce così il primo grande tema del romanzo: lo scontro fra educazione pratica e istruzione formale, fra tradizione familiare e desiderio di ascesa sociale.

Per scegliere la scuola, Mr Tulliver consulta l’amico Mr Riley, valutatore e arbitro rispettato. Durante la visita, la piccola Maggie ascolta ogni parola su Tom e interviene per difenderlo quando il padre, preoccupato, accenna alla possibilità che un giorno il figlio possa “voltargli le spalle”. In questa scena Maggie appare già come una bambina intensamente affettiva, impulsiva, con una vivace fantasia alimentata dai libri. Riley ne sfoglia uno e le chiede di spiegare le figure: Maggie racconta con entusiasmo storie di streghe e diavoli, mostrando una mente brillante ma anche difficile da incasellare nel modello femminile tranquillo e ubbidiente desiderato dalla società di St Ogg’s.

Intanto Tom è lontano, in collegio, e tutta la casa vive l’attesa del suo ritorno. Quando una giornata umida impedisce a Maggie di accompagnare il padre a prenderlo, la bambina esplode in un gesto teatrale: immerge la testa nell’acqua per rovinarsi i ricci “da signorina” e si rifugia in soffitta, dove scarica la rabbia su una vecchia bambola, il suo “feticcio”. Questa scena, tenera e crudele insieme, mostra quanto Maggie fatichi a sopportare ruoli e apparenze imposti. Ma basta un raggio di sole e l’idea che Tom stia tornando perché l’ira lasci spazio all’euforia: corre al mulino, chiacchiera con il capomulino Luke, propone di prestargli libri, scoprendo con stupore che per lui, come per Tom, contano più il lavoro e le mani che le storie stampate.

Il ritorno di Tom è un piccolo trionfo familiare. La madre lo accoglie come un principe, Maggie lo adora: lui le regala una lenza da pesca e promette di portarla al Round Pool. Il fratello appare pratico, sicuro, un po’ vanitoso: racconta risse a scuola e imprese coraggiose. Ma presto il loro rapporto entra nella zona d’ombra che segnerà tutto il romanzo. Maggie, tremando, confessa che i coniglietti di Tom sono morti perché lei e il cugino Harry non li hanno nutriti: Tom esplode di rabbia, la accusa di negligenza, le toglie il permesso di andare a pesca e, soprattutto, le dice che “non le vuole più bene”. Per Maggie è una catastrofe: il bisogno di amore del fratello sarà per anni la sua più grande forza e insieme la sua gabbia.

Poco dopo entra in scena l’altro grande blocco di personaggi: le zie Dodson (Glegg, Pullet, Deane) e i rispettivi mariti. A Pasqua la casa dei Tulliver si riempie di parenti, di torte al formaggio, di sguardi critici. Bessy, figlia dei Dodson, vive nel terrore del loro giudizio: controlla tovaglie, argenterie, orari del pranzo. Mr Tulliver, invece, detesta quelle formalità ma ha bisogno del loro denaro: da anni ha un prestito di 500 sterline da Mrs Glegg. Il ritratto delle zie è ironico e spietato: attaccate alle “buone maniere”, ai risparmi, ai simboli di rispettabilità borghese (parrucche avvolte nella carta, pizzi custoditi come reliquie), rappresentano la forza soffocante delle convenzioni sociali. In mezzo, Bessy cerca di tenere insieme l’onore Dodson e la testardaggine del marito.

Per i bambini, la riunione di famiglia è meno solenne ma non meno complicata. Tom odia zii e zie, che considera pedanti; spesso scappa per non dover subire i loro commenti. Maggie, che lo adora, resta esclusa dalle sue fughe e ne soffre. Eppure, fra un rimprovero e l’altro, ci sono anche momenti di complicità: Tom e Maggie rubano dolci in cucina e li mangiano sull’acero, discutendo su come dividerli “in modo giusto”. George Eliot mostra così che l’amore fraterno è fatto di affetto, ma anche di gerarchie, lotte per piccoli privilegi, rancori che covano sotto la superficie.

Intanto il conflitto economico si acuisce. Mr Tulliver, ferito dall’idea di dipendere dalla famiglia Dodson, decide di restituire il prestito a Mrs Glegg. Per racimolare la somma, pretende che il cognato Moss gli paghi finalmente le 300 sterline dovute su una cambiale. Il viaggio verso la fattoria povera di Moss, attraverso sentieri fangosi e campi mal coltivati, rivela al lettore il lato “debole” di Tulliver: il suo orgoglio lo spinge a richieste che sa quasi impossibili, la sua gestione economica è confusa, ma non sopporta l’idea di umiliazione davanti ai parenti della moglie. Così, nel tentativo di districarsi, “aggroviglia ancora di più il gomitolo della vita”, caricando la famiglia di tensioni e debiti nascosti.

Sul piano intimo, intanto, la relazione fra Tom e Maggie continua a oscillare fra tenerezza e crudeltà. Emblematica è la visita a Garum Firs, la casa un po’ kitsch di zio e zia Pullet: fra animali strani, corridoi lucidi e scale da non sporcare, Maggie si sente maldestra, sgridata per i capelli, messa in ombra dalla perfetta cuginetta Lucy. Tom, più vicino per temperamento al mondo “ordinato” degli adulti, si mostra gentile con Lucy e brusco con Maggie. La gelosia esplode in una scena clamorosa: esclusa da un gioco pericoloso al bordo dello stagno, Maggie, accecata dal rancore, spinge Lucy nel fango. Tom la schiaffeggia, minaccia di raccontare tutto alla madre; Lucy piange, senza capire il motivo dell’aggressione. Maggie, almeno per un momento, non prova rimorso, ma una cupa soddisfazione per aver “rotto” la felicità altrui: è uno dei rari momenti in cui Eliot mostra quanto l’umiliazione possa trasformarsi in desiderio di vendetta.

Subito dopo, però, arriva il contraccolpo: Maggie si sente così rifiutata e “sbagliata” da voler sparire. Decide di fuggire davvero, non solo di tornare al mulino: vuole unirsi ai gitani di Dunlow Common, che idealizza come un popolo pronto ad accoglierla “selvaggia” com’è. Il cammino è faticoso, pieno di paure e incontri imbarazzanti (due mendicanti che ridono di lei, un ragazzo addormentato scambiato per un mostro), finché la bambina vede una tenda scura e il fumo: il campo dei gitani. L’avventura, però, si rivela molto meno romantica di quanto immaginasse: la povertà e l’estraneità la costringono a riconoscere che non è semplice “tagliare” con la propria famiglia e con il mondo che la giudica.

Parallelamente alla vicenda dei bambini, il romanzo allarga lo sguardo su St Ogg’s, il borgo fluviale con le sue leggende (la barca miracolosa di Ogg e la donna misteriosa salvata dalle acque), le memorie di guerre civili e saccheggi, il commercio dei formaggi e dei manufatti. È una comunità che diffida del cambiamento, attenta al pettegolezzo e alla reputazione. In questo ambiente, le scelte di Mr Tulliver — la causa legale contro l’avvocato Wakem, i prestiti azzardati, il desiderio di far studiare Tom — si intrecciano con il destino del mulino e preparano la “valle dell’umiliazione”: la rovina economica, la malattia, la necessità di dipendere da chi si è sempre disprezzato.

Nelle parti successive dell’opera (oltre i capitoli riassunti qui) vedremo Tom diventare un giovane severo, ossessionato dal dovere di riscattare l’onore di famiglia, e Maggie crescere come donna intelligente e passionale, attratta da amori impossibili (Philip Wakem, poi Stephen Guest), ma frenata dal senso di colpa e dal vincolo verso il fratello. Il mulino, il fiume e le piene finali diventeranno figure simboliche: correnti più forti degli individui, capaci di trascinare con sé speranze e vite. Così, dalla quotidianità di una famiglia di mugnai, George Eliot costruisce una grande tragedia morale, che parla di libertà, norma sociale, amore fraterno e destino.

Personaggi di Il mulino sulla Floss

Uno dei punti di forza del romanzo è la costruzione dei personaggi: non sono “tipi” fissi, ma figure complesse, spesso contraddittorie, che cambiano nel tempo. George Eliot li osserva con uno sguardo insieme critico e pieno di compassione, mostrando come carattere, educazione e ambiente sociale si influenzino a vicenda. Per leggere bene Il mulino sulla Floss è utile vedere ogni personaggio non solo come individuo, ma anche come simbolo di idee e tensioni: il conflitto tra mente e corpo, tra passione e regola, tra desiderio di libertà e bisogno di appartenenza. Di seguito trovi una galleria dei protagonisti principali, con un’attenzione particolare al loro significato all’interno del romanzo e a ciò che possono rappresentare per un lettore di oggi.

  • Maggie Tulliver è la vera protagonista emotiva del romanzo. Bambina scura di capelli, impulsiva, intelligentissima, ama i libri e vive ogni sentimento al massimo. Fin da piccola si scontra con le aspettative della famiglia e della società: dovrebbe essere composta, docile e “decorativa”, ma è goffa, disordinata e ribelle. Il suo amore assoluto per il fratello Tom la spinge a cercare continuo riconoscimento, ma la porta anche a sacrificare se stessa. Da adolescente e giovane donna vive il conflitto tra la sete di felicità personale (gli amori per Philip Wakem e poi per Stephen Guest) e il senso di colpa verso la famiglia e la comunità. Simbolicamente Maggie incarna la coscienza moderna: la lotta interiore fra desiderio e dovere, fra autenticità e conformismo. È anche un’anticipatrice delle figure femminili “non allineate”, che pagano caro il rifiuto di adattarsi ai ruoli tradizionali.
  • Tom Tulliver è il fratello maggiore di Maggie, biondo, pratico e poco portato allo studio astratto. Da bambino appare spesso duro e poco empatico con la sorella, anche se la ama profondamente a modo suo. L’educazione che riceve — centrata su disciplina, commercio, onore di famiglia — lo trasforma in un giovane uomo inflessibile, determinato a riparare i danni economici causati dal padre. Per Tom contano soprattutto il dovere, la rispettabilità e la parola data; fatica a capire la complessità dei sentimenti altrui e giudica Maggie con severità. Simbolicamente rappresenta la forza delle norme sociali e del maschile vittoriano: il mondo che chiede ordine, lavoro, sacrificio, e guarda con sospetto fantasia e sensibilità. Il suo percorso mostra quanto anche chi incarna la “regola” possa essere tragico, prigioniero di un codice rigido che impedisce il perdono.
  • Mr Tulliver, il padre, è il mugnaio di Dorlcote Mill: uomo energico, orgoglioso, legato alla terra e alle proprie idee. Detesta gli avvocati e diffida dei “furbi” di città, ma a sua volta prende decisioni economiche azzardate, spinto da puntiglio e spirito di sfida. Vuole per Tom un’istruzione migliore della sua, senza però capire davvero come funziona il mondo degli affari moderni. Il suo “lato più debole” emerge quando le cause legali e i debiti iniziano a schiacciarlo: l’uomo forte si rivela vulnerabile, spaventato, incapace di proteggere la famiglia come aveva promesso. Simbolicamente è la figura del padre patriarcale in crisi: colui che vorrebbe garantire stabilità ma viene travolto da trasformazioni economiche e sociali che non conosce. Attraverso di lui Eliot mostra la fragilità delle vecchie certezze rurali di fronte al capitalismo e al diritto moderno.
  • Mrs Tulliver (Bessy Dodson) è la moglie di Mr Tulliver e madre di Tom e Maggie. Viene dalla famiglia Dodson, orgogliosa della propria rispettabilità di piccoli borghesi di provincia. Bessy è affettuosa ma ossessionata dall’tradizioni familiari e del ruolo domestico femminile: il lavoro invisibile di cura della casa e della reputazione. Pur non essendo “cattiva”, contribuisce a soffocare Maggie con rimproveri sull’abbigliamento, sui capelli, sulla buona figura: è la voce interiore di tutte quelle madri che, per proteggere, finiscono per trasmettere paure e conformismi.
  • Le zie Dodson (Mrs Glegg, Mrs Pullet, Mrs Deane) formano insieme un vero “blocco” sociale. Mrs Glegg è rigida, parsimoniosa, sempre pronta a rinfacciare favori e prestiti; Mrs Pullet è vanitosa, melodrammatica, ossessionata dalla salute e dalle mode; Mrs Deane è più moderata ma ugualmente legata alle convenzioni. Attraverso di loro Eliot costruisce una satira tenera e corrosiva della rispettabilità borghese: pranzi calcolati al minuto, parrucche incartate, discorsi sul “buon nome” che diventano strumenti di controllo. Simbolicamente le zie sono la pressione del clan, la voce collettiva del “si è sempre fatto così” che giudica ogni deviazione. Nei loro salotti, i destini di Tom e Maggie vengono discussi come voci di un bilancio morale ed economico, mostrando come la famiglia possa essere al tempo stesso protezione e prigione.
  • Lucy Deane è la cugina bionda e graziosa di Maggie, amata da tutti per il suo carattere dolce, educato, apparentemente perfetto. Da bambina è timida e compiacente; da giovane donna diventa il modello di femminilità accettata: musicale, sorridente, capace di muoversi con naturalezza nel mondo delle visite e dei corteggiamenti. Proprio per questo, senza volerlo, mette in ombra Maggie agli occhi di famiglia e pretendenti. Simbolicamente Lucy rappresenta l’
  • Philip Wakem è il figlio fisicamente fragile dell’avvocato Wakem, l’antagonista del padre di Maggie. Deforme nel corpo ma finissimo nella mente e nella sensibilità, Philip conosce molto bene la sofferenza e l’esclusione. È uno dei pochi personaggi che comprendono davvero Maggie come persona pensante, non solo come bambina capricciosa o donna tentatrice. Fra i due nasce un legame profondo, fatto di letture, confidenze e compassione reciproca, che però si scontra con l’odio tra le due famiglie. Simbolicamente Philip incarna la diversità vulnerabile: colui che, proprio perché ferito, sviluppa empatia e intelligenza morale. È anche la voce della rinuncia consapevole, quando ricorda a Maggie che una felicità costruita sulla sofferenza altrui non può durare.
  • Stephen Guest (pur comparendo nelle parti più avanzate del romanzo) è importante per capire il destino di Maggie. È un giovane brillante, ricco, attraente, promesso sposo di Lucy, che però si innamora di Maggie e la trascina in una fuga sul fiume. A differenza di Philip, Stephen rappresenta il fascino del desiderio immediato, della passione che non vuole frenarsi. Non è un puro “cattivo”: è sincero nel suo amore, ma cieco rispetto alle conseguenze sulle persone attorno. Simbolicamente è la tentazione della felicità privata che ignora legami e responsabilità sociali. Attraverso di lui Eliot mette alla prova la morale di Maggie e il suo rapporto con la comunità di St Ogg’s, che giudica con durezza ogni scandalo.
  • St Ogg’s e il mulino possono essere letti come personaggi collettivi. La cittadina, con le sue leggende, i mercati e i salotti, reagisce compatta alle vicende dei Tulliver: osserva, mormora, condanna o raramente assolve. Il mulino è il cuore concreto ed emotivo della storia: luogo di lavoro, di memorie felici (l’infanzia di Maggie e Tom), ma anche di rovine economiche e, infine, di catastrofe. Simbolicamente St Ogg’s è la società di provincia, che protegge ma controlla, mentre il mulino rappresenta le radici: ciò che non possiamo cancellare del nostro passato, e che alla fine ci richiama a sé, nel bene e nel male. Insieme, città e mulino sono la “scena fissa” su cui si muovono i personaggi, come un destino che li osserva e li giudica.

Temi Principali

Il romanzo di George Eliot è molto più di una storia familiare: è un laboratorio di idee. Attraverso le vicende dei Tulliver e della comunità di St Ogg’s, l’autrice indaga questioni che restano attuali: il rapporto tra educazione e classe sociale, il ruolo delle donne, il peso del giudizio collettivo, la tensione tra desiderio individuale e responsabilità verso gli altri. Ciò che colpisce è il modo in cui questi temi non vengono ridotti a slogan, ma incarnati in scene, dialoghi, piccoli gesti quotidiani: una bambina che si sporca i capelli per ribellarsi, un padre che scrive una lettera orgogliosa e rovinosamente sbagliata, una città che assiste al “processo” morale di Maggie. Leggere con attenzione questi motivi aiuta a capire come un grande romanzo intrecci psicologia, società e simboli.

  • Famiglia e conflitto generazionale è forse il tema più visibile. L’intero romanzo ruota intorno alle dinamiche tra genitori, figli, zii e cugini: decisioni prese “per il tuo bene” che spesso non tengono conto dei veri bisogni dei giovani; pressioni a mantenere il “nome” della famiglia; rancori che passano da una generazione all’altra. Mr Tulliver vuole un futuro “più alto” per Tom ma non riesce a capire che tipo di istruzione serva davvero; le zie Dodson difendono un codice morale rigido e lo impongono anche ai nipoti, escludendo chi non lo rispetta. Tom stesso, da adulto, ripete verso Maggie la durezza che ha subito. Eliot mostra come la famiglia possa essere sia luogo di protezione sia spazio di violenza simbolica, in cui l’amore diventa controllo. Per gli studenti è un ottimo esempio di come le aspettative dei grandi incidano sulle scelte dei ragazzi, e di quanto difficile sia rompere schemi ereditati.
  • Condizione femminile e ruoli di genere attraversa tutto il romanzo, soprattutto nella figura di Maggie. In una società in cui alle donne è chiesto di essere graziose, silenziose e devote alla casa, Maggie appare fuori posto: vuole studiare, discutere, essere ascoltata. Viene rimproverata per i capelli, per i vestiti, per le letture “troppo difficili”, per la voce troppo forte. Anche quando è moralmente più profonda di molti uomini, il suo giudizio non conta. Attraverso il confronto Maggie/Lucy, Eliot mostra due modelli: la ragazza “accettata” e quella “problematicamente intelligente”. Le conseguenze sono drammatiche: alla fine Maggie sopporta uno scandalo che un uomo probabilmente avrebbe vissuto con meno condanna pubblica. Il romanzo, pur non essendo un manifesto femminista, mette a nudo l’
  • Educazione, classe sociale e ascesa costituiscono un altro nodo fondamentale. Mr Tulliver sogna per Tom una “buona istruzione” che gli permetta di muoversi tra cause, perizie e contratti, cioè nei nuovi spazi di potere di un’Inghilterra in via di modernizzazione. Ma la sua è una visione confusa: disprezza gli avvocati, però vuole che il figlio sappia maneggiare strumenti simili; non comprende che la scuola serve anche a cambiare mentalità, non solo a imparare un mestiere. Tom, da parte sua, è più portato per la pratica che per i libri, mentre Maggie, che ama leggere, è esclusa da ogni progetto educativo serio. Eliot critica così una società in cui l’istruzione è distribuita in modo diseguale a seconda del genere e della classe, e in cui l’ansia di “salire” può portare a scelte sbagliate. Il romanzo invita a riflettere su che cosa significhi davvero essere “ben educati”: avere titoli, o aver sviluppato capacità critiche e morali?
  • Passione, colpa e giudizio sociale emergono con forza soprattutto nelle parti finali, ma sono preparati fin dall’infanzia di Maggie. La bambina che spinge Lucy nel fango e poi fugge dai gitani anticipa la donna che, travolta dal sentimento per Stephen, compie una fuga in barca che la città interpreterà come scandalo sessuale. Ogni volta Maggie sperimenta la stessa dinamica: un impulso intenso (gelosia, desiderio, bisogno di essere vista) seguito da un’ondata di rimorso e dalla condanna degli altri. St Ogg’s funziona come un tribunale informale che giudica soprattutto le donne, mentre è più indulgente con gli uomini. Eliot non assolve né condanna in modo semplicistico: mostra quanto sia difficile tracciare il confine tra responsabilità personale e pressione esterna, e quanto dolore produca un sistema che non conosce la misericordia. Per chi legge oggi, questo tema parla delle dinamiche di shaming e di controllo morale ancora presenti, ad esempio, sui social.
  • Natura, fiume e destino costituiscono il tessuto simbolico dell’opera. Il Floss non è solo uno sfondo: è una presenza viva, che scandisce le stagioni del lavoro (il mulino), ma porta anche il rischio costante delle piene e delle alluvioni. Il romanzo si apre con l’acqua che scorre e si chiude con l’acqua che travolge, come se il fiume fosse la metafora di una forza più grande degli individui: il destino, o se vogliamo, l’insieme di condizioni storiche, economiche e psicologiche che li trascinano. Anche l’immagine della “corrente” che porta via i personaggi, “Borne along by the tide”, insiste su questa idea. Tuttavia Eliot non è fatalista: sottolinea che, pur dentro correnti potenti, i personaggi compiono scelte. La natura, con i suoi colori e i suoi suoni, riflette i loro stati d’animo, ma li richiama anche a un ordine più grande, in cui le tragedie individuali sono parte di un paesaggio più ampio.

Perché leggere Il mulino sulla Floss oggi?

Leggere Il mulino sulla Floss significa incontrare un romanzo che parla, in profondità, di ciò che molti adolescenti vivono: sentirsi “di troppo” in famiglia, essere giudicati per l’aspetto, lottare tra quello che si desidera e ciò che gli altri si aspettano. Maggie Tulliver è una compagna di strada scomoda ma vera: sbaglia, si ribella, si pente, cerca un posto nel mondo. Attraverso di lei e Tom, George Eliot ci fa vedere come nascono i conflitti generazionali, come funzionano i pettegolezzi di un paese (oggi potremmo dire: di una bacheca social), quanto costa difendere o tradire le proprie convinzioni. Per studenti e docenti, il romanzo è un ottimo punto di partenza per discutere di identità, genere, responsabilità e potere delle parole.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.