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Il ritratto di Dorian Gray: bellezza eterna, anima condannata dal desiderio di piacere

Dorian imprigiona la sua anima in un quadro che assorbe i segni della sua crudeltà sul volto. Una sera distrugge il quadro e quindi se stesso

Elena Di Mauro

Elena Di Mauro

DOCENTE D'ITALIANO

Elbana, laureata con lode in Filologia Moderna a Firenze (2018), ho lavorato e viaggiato tra Nepal, Nuova Zelanda, Australia e Asia, maturando inglese, spagnolo e il desiderio di insegnare. Oggi sono docente di ruolo all’Elba: credo nella scuola come seme di libertà e cambiamento.

Il ritratto di Dorian Gray è l’unico romanzo di Oscar Wilde, ma è bastato a farlo entrare nella storia della letteratura. Al centro c’è un giovane di bellezza straordinaria, un pittore innamorato della sua creatura artistica e un aristocratico cinico che trasforma la vita in un gioco pericoloso. In apparenza è una storia “gotica”, con un quadro misterioso che invecchia al posto del protagonista; in realtà è una riflessione affilata su bellezza, piacere, colpa e responsabilità. Perché desideriamo restare giovani per sempre? Cosa siamo disposti a sacrificare pur di non vedere le conseguenze delle nostre azioni? Leggere questo romanzo significa entrare in un mondo elegante e decadente, pieno di frasi brillanti e battute memorabili, ma anche fare i conti con una domanda scomoda: quanto costa, davvero, vivere solo per il piacere?

Trama del romanzo

Nel luminoso studio del pittore Basil Hallward troneggia un grande ritratto: il volto di un ragazzo bellissimo, Dorian Gray. Con Basil c’è il suo amico, il raffinato e cinico Lord Henry Wotton, che lo provoca sul valore dell’arte e sul ruolo della bellezza. Basil confessa di non voler esporre il quadro: sente di aver messo “troppo di sé” in quell’opera. Quando Dorian arriva, Lord Henry ne rimane affascinato e inizia a parlargli, seducendolo con un’idea pericolosa: la vita migliore è quella dedicata solo al piacere, ai sensi, alle esperienze, senza freni morali. Dorian ascolta, turbato. Guardando il ritratto appena finito, si rende conto che la sua bellezza svanirà, mentre il quadro resterà giovane. In un impulso disperato, formula un desiderio: vorrebbe che fosse il quadro a invecchiare al posto suo, mentre lui restasse per sempre giovane.

La vita di Dorian cambia rapidamente. Frequentando Lord Henry, conosce il mondo elegante dei salotti londinesi e adotta, quasi senza accorgersene, la filosofia dell’edonismo. Intanto si innamora di Sibyl Vane, una giovane attrice povera che recita in un teatro malandato. Per lui, però, non è una ragazza in carne e ossa, ma l’incarnazione dei grandi personaggi di Shakespeare: Giulietta, Rosalinda, Ofelia. Quando Sibyl, travolta dal vero amore, non riesce più a recitare bene, Dorian resta sconvolto: non la ama più, perché non lo affascina artisticamente. La respinge con crudeltà. Quella stessa notte Sibyl si toglie la vita. Tornato a casa, Dorian nota che sul volto del suo ritratto è apparsa un’ombra di crudeltà. Capisce con terrore che il suo desiderio si sta avverando: il quadro registra i segni morali delle sue azioni.

Scosso, Dorian promette a sé stesso di cambiare. Ma l’influenza di Lord Henry e il fascino del proprio volto immutato lo spingono nella direzione opposta. Nasconde il ritratto in una vecchia stanza chiusa a chiave e inizia una vita doppia: in società resta il giovane incantevole, gentile, quasi innocente; altrove si immerge in piaceri sempre più estremi, in compagnie ambigue, in esperimenti con l’arte, le droghe, i sensi. Un misterioso libro decadente, donatogli da Lord Henry, diventa il suo vangelo personale: lo rilegge ossessivamente e modella la propria vita su quella di un eroe che insegue ogni forma di esperienza, senza limiti. Col passare degli anni, tanti giovani che gli si avvicinano vengono rovinati; la società comincia a sussurrare il suo nome con scandalo, ma il suo volto rimane quello di un ventenne.

Solo il quadro, che Dorian visita di nascosto, svela la verità: ogni colpa incide sulla tela, aggiungendo rughe, sguardi maligni, segni di vizio. Quando il pittore Basil, angosciato dalle dicerie, va a cercarlo per chiedergli spiegazioni, Dorian, esasperato, decide di mostrargli il segreto. Lo conduce nella stanza in alto e scopre il ritratto: il Basil che aveva idealizzato Dorian come simbolo di purezza si trova davanti l’immagine deturpata di un’anima corrotta. Inorridito, lo esorta a pentirsi. Ma Dorian, sentendosi giudicato e messo a nudo, esplode in odio e paura: afferra un coltello e uccide Basil. È il punto di non ritorno. Da quel momento, non è più solo un giovane dissoluto: è anche un assassino che deve liberarsi del cadavere e del proprio rimorso.

Per cancellare le prove, Dorian chiama in aiuto un vecchio amico, Alan Campbell, chimico brillante con cui ha rotto per ragioni mai chiarite. Lo ricatta con un segreto terribile, costringendolo a sciogliere il corpo di Basil in un laboratorio improvvisato. Campbell, distrutto dal disgusto verso di sé, finirà per suicidarsi. Dorian, intanto, finge normalità: partecipa ai pranzi mondani, scintilla di spirito, corteggia duchesse, ma la notte cerca l’oblio nei quartieri più luridi di Londra, negli opium den, tra marinai, prostitute e rovine umane come Adrian Singleton, uno dei giovani che ha rovinato. In uno di questi luoghi viene riconosciuto da James Vane, fratello di Sibyl, che lo aveva giurato di vendicarla. James cerca di ucciderlo, ma viene ingannato dall’eterna giovinezza di Dorian e rimanda la vendetta. Più tardi, durante una battuta di caccia, James muore per un colpo “accidentale”: Dorian, terrorizzato dall’idea che lo braccasse, interpreta la sua morte come un sinistro segno del destino e, allo stesso tempo, come una liberazione.

Passano gli anni. Le voci su Dorian continuano, ma il suo fascino rimane intatto. Lord Henry resta il suo compagno di conversazioni brillanti, sempre pronto a ridurre qualsiasi colpa a un semplice “esperimento”. Dorian, però, inizia a stancarsi di se stesso. Una sera, in campagna, conosce una ragazza semplice, Hetty Merton, e per la prima volta decide di non rovinarla: invece di fuggire con lei, la lascia andare illesa. Convinto di aver compiuto un atto buono, torna a Londra e sale nella stanza del ritratto, sperando di vedere un lieve miglioramento. Ma la tela è ancora più mostruosa: sul volto compaiono non solo vizio e crudeltà, ma anche ipocrisia, il segno di chi fa il bene per vanità, non per vero pentimento.

Dorian capisce che non basta un gesto isolato per cancellare anni di corruzione. Pensa alla possibilità di confessare i suoi crimini, soprattutto l’omicidio di Basil, ma il suo orgoglio e la paura del giudizio lo bloccano. Resta solo una via: distruggere il quadro, l’unico testimone della sua anima. In una notte calda, deciso a “liberarsi del passato”, prende lo stesso coltello usato per uccidere Basil e lo affonda nella tela. I domestici, sentendo un urlo e un tonfo, trovano in alto nella stanza un vecchio uomo orribile, sfigurato, con il coltello nel petto. Ai suoi piedi c’è il ritratto di Dorian Gray, tornato splendente e giovane, come il giorno in cui era stato dipinto. L’enigma si scioglie: il corpo invecchiato è quello di Dorian, la cui anima, distrutta dal male, non può più nascondersi. Uccidendo il quadro, ha ucciso se stesso; ma l’arte, intatta, sopravvive, testimone silenziosa del prezzo pagato per inseguire la bellezza senza coscienza.

Personaggi di Il ritratto di Dorian Gray

I personaggi di Il ritratto di Dorian Gray non sono solo figure della trama, ma vere e proprie incarnazioni di idee. Wilde costruisce un triangolo centrale potentissimo: il giovane bello e impressionabile, l’artista idealista che lo venera e il dandy cinico che lo corrompe con le parole. Attorno a loro si muovono figure che rappresentano l’innocenza sacrificata, la società ipocrita, le vittime indirette delle scelte di Dorian. Ogni personaggio ha anche un significato simbolico: alcuni personificano l’estetismo, altri la morale tradizionale, altri ancora il prezzo della colpa. Conoscerli aiuta a capire che il romanzo non è solo una storia gotica, ma un grande dibattito vivente su arte, piacere, responsabilità e identità.

  • Dorian Gray è il protagonista, un giovane di straordinaria bellezza, ingenuo all’inizio e poi sempre più corrotto. La sua ossessione per la propria giovinezza lo porta a desiderare che sia il ritratto, e non lui, a invecchiare. Grazie a questo “patto”, può vivere senza mostrare all’esterno le conseguenze dei suoi vizi: resta fisicamente perfetto mentre l’immagine sulla tela si deforma, diventando sempre più mostruosa. Dorian rappresenta il fascino e il pericolo dell’edonismo senza limiti, il sogno di vivere solo per il piacere senza pagare mai il conto. Simbolicamente è l’uomo moderno che rifiuta la responsabilità, che separa la propria “immagine” pubblica dalla verità interiore. Il suo destino finale mostra che questa scissione non può durare per sempre: prima o poi, ciò che siamo dentro ci raggiunge.
  • Lord Henry Wotton è l’aristocratico elegante e ironico che conquista Dorian con il potere delle parole. Non compie crimini concreti, ma esercita una continua influenza mentale: con paradossi brillanti e frasi memorabili, lo convince che la moralità è solo un pregiudizio e che la vita va vissuta come un’opera d’arte, dedicata al piacere. È il portavoce dell’estetismo cinico di Wilde, ma anche la sua caricatura: affascinante, intelligente, capace di vedere tutto come un gioco. Simbolicamente incarna la forza delle idee che, pur sembrando solo “discorsi”, possono cambiare (e rovinare) un’esistenza. È la tentazione di vivere al riparo dalle conseguenze, limitandosi a osservare gli altri bruciarsi mentre lui resta spettatore ironico. La sua leggerezza finale davanti alla confessione implicita di Dorian è un atto estremo di negazione morale.
  • Basil Hallward è il pittore che dipinge il famoso ritratto. È un artista sensibile, sincero, più moralmente serio di Lord Henry. Ama Dorian in modo idealizzato, quasi religioso: vede in lui la perfetta unione di bellezza esteriore e purezza interiore, e per questo mette “troppo di sé” nel quadro. Basil rappresenta l’arte sincera, che cerca la verità e si assume una responsabilità verso ciò che crea. Simbolicamente è la voce della coscienza e dell’affetto autentico, disposto a rimproverare Dorian ma anche a perdonarlo. Il fatto che venga ucciso proprio davanti al ritratto indica che Dorian, per continuare a vivere nella menzogna, deve eliminare non solo chi lo ha creato artisticamente, ma anche qualsiasi sguardo che gli ricordi ciò che avrebbe potuto essere. La morte di Basil è il definitivo rifiuto di ogni possibile salvezza.
  • Sibyl Vane è la giovane attrice povera di cui Dorian si innamora. Sul palco è straordinaria: fa vivere Shakespeare in un teatrino di periferia. Per Dorian, all’inizio, è meno una persona che un’“opera d’arte” vivente. Quando Sibyl scopre il vero amore, però, perde la capacità di recitare: il sentimento reale distrugge l’illusione scenica. Rifiutata da Dorian, si suicida. Sibyl incarna l’innocenza sacrificata all’estetismo: quando smette di essere un oggetto estetico e diventa una ragazza vera, Dorian non la sopporta più. Simbolicamente rappresenta tutte le vittime di un amore egoista che cerca solo emozioni forti, non una relazione reciproca. Il suo suicidio è la prima grande colpa di Dorian e segna l’inizio del mutamento del ritratto: l’arte (la recitazione) viene uccisa dal rifiuto crudele di chi voleva solo essere spettatore.
  • James Vane è il fratello di Sibyl, un giovane rozzo ma profondamente affezionato alla sorella. Prima di partire per l’Australia le promette che, se qualcuno le farà del male, lo vendicherà. Anni dopo, scoperto che l’uomo che rovinò Sibyl è ancora vivo, torna come una sorta di giustizia ritardata. Insegue Dorian, lo minaccia, lo terrorizza, ma alla fine muore in un incidente di caccia. James rappresenta la voce della vendetta popolare, concreta e fisica, che si oppone all’eleganza vuota dell’alta società. È il ricordo incarnato del torto commesso, la prova che il passato non sparisce del tutto. La sua morte “casuale” suggerisce quanto il romanzo sia dominato da una sorte beffarda: la giustizia umana fallisce, mentre solo il misterioso potere del ritratto riuscirà davvero a punire Dorian.
  • Alan Campbell è un ex amico di Dorian, scienziato e musicista. In passato erano legati da una forte intimità intellettuale (forse anche affettiva), ma qualcosa li ha separati; quando riappare, il loro rapporto si è ridotto a una freddezza glaciale. Dorian lo costringe, con un ricatto legato a un segreto inconfessabile, a liberarsi del cadavere di Basil grazie alle sue competenze chimiche. Alan, moralmente distrutto dall’aver partecipato a questo orrore, finirà per suicidarsi. Simbolicamente, Campbell rappresenta la scienza al servizio del male e la responsabilità di chi si lascia piegare dalla paura. Mostra anche quanto Dorian sia disposto a sfruttare e distruggere chiunque pur di salvare la propria immagine. La sua fine tragica è un’eco della corruzione che Dorian diffonde intorno a sé senza neppure sporcarsi le mani direttamente, se non nei momenti estremi.
  • Lady Narborough e la Duchessa di Monmouth (Gladys) sono due figure femminili mondane che illuminano l’ambiente sociale di Dorian. Lady Narborough è una vedova arguta e pettegola, sempre circondata da ospiti e battute; la Duchessa è giovane, brillante, quasi un doppio femminile di Lord Henry nei giochi di spirito. Entrambe rappresentano la società elegante che vive di conversazioni superficiali, cene, flirt e ironia. Simbolicamente sono il coro dei “benpensanti” che preferiscono non guardare in profondità: si divertono con i paradossi di Henry e con il fascino di Dorian, ma non vogliono sapere davvero cosa c’è sotto. In loro si vede il potere dell’apparenza: la vita mondana copre ogni angoscia, e il dramma vero (il delitto, la colpa, il suicidio) resta fuori dalla sala da tè. Sono il contesto che rende possibile la doppia vita di Dorian.

Temi Principali

Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo breve ma densissimo di idee. Wilde intreccia una storia affascinante con una serie di grandi questioni che parlano ancora direttamente al lettore di oggi. Attraverso il patto impossibile tra Dorian e il suo ritratto, ci invita a riflettere su come viviamo il tempo, il corpo, il desiderio e la colpa. I dialoghi tra Lord Henry, Basil e Dorian diventano quasi un dibattito filosofico sul senso dell’arte, sul valore della bellezza e sull’ipocrisia sociale. Capire questi temi significa andare oltre la curiosità per l’elemento “magico” del quadro e vedere nel romanzo uno specchio delle nostre contraddizioni: vogliamo apparire perfetti, ma temiamo ciò che nascondiamo; cerchiamo il piacere, ma non vogliamo subirne le conseguenze.

  • Bellezza e giovinezza come idoli Il primo grande tema è il culto della bellezza fisica e della giovinezza. Dorian, influenzato da Lord Henry, considera la propria avvenenza il bene più prezioso: perdere la freschezza del volto gli sembra peggio che perdere l’anima. Questo lo porta a desiderare che il quadro invecchi al posto suo. Wilde mostra come la società vittoriana (e, per estensione, la nostra) trasformi l’estetica in un vero e proprio idolo: ciò che conta è apparire giovani, desiderabili, perfetti. Il romanzo denuncia il rischio di ridurre la persona alla sua “immagine”, dimenticando la profondità interiore. Il finale, in cui il corpo reale di Dorian rivela all’improvviso tutti gli anni e la corruzione nascosti, è una potente metafora: per quanto cerchiamo di fermare il tempo su selfie e filtri, il corpo prima o poi racconta la verità.
  • Edonismo e responsabilità morale Un altro tema centrale è l’edonismo: l’idea che lo scopo della vita sia inseguire il piacere. Lord Henry teorizza un “nuovo edonismo”, in cui le passioni vanno assecondate senza sensi di colpa. Dorian, però, dimostra il lato oscuro di questa filosofia. Finché non paga conseguenze esteriori (grazie al ritratto), si sente libero; ma intorno a lui crescono rovine: Sibyl morta, amici disonorati, suicidi, scandali. Wilde non offre una morale banale del tipo “il piacere è male”, ma insiste su un punto: nessun piacere è innocente se ignora completamente l’altro. L’edonismo di Dorian è egoista: usa persone come “esperienze”. Il romanzo chiede al lettore di interrogarsi sul confine tra cercare la felicità e distruggere quella altrui, sulla responsabilità delle nostre scelte anche quando “nessuno vede”.
  • Doppia vita, ipocrisia e segreto Il motivo della doppia vita attraversa tutto il romanzo. Il ritratto nascosto in soffitta è il simbolo perfetto del segreto che ciascuno vorrebbe tenere al riparo dagli altri: le colpe, le ossessioni, le parti di sé che non vogliamo guardare. Dorian è l’icona della rispettabilità pubblica, mentre la tela racconta la sua verità. Questa scissione ricorda quella della società vittoriana, molto attenta alle apparenze ma attraversata da scandali e ipocrisie. Wilde suggerisce che vivere sempre in maschera ha un prezzo psichico enorme: Dorian è tormentato, perseguitato da quella immagine che lo guarda con occhi accusatori. Il segreto non è solo un espediente narrativo, ma una metafora della nostra tendenza a “chiudere in soffitta” ciò che non sopportiamo di vedere in noi stessi, finché esplode in forme distruttive.
  • Arte, influenza e responsabilità dell’artista Attraverso Basil e Lord Henry, Wilde riflette sul potere dell’arte e sull’influenza che un artista o un intellettuale possono esercitare. Basil crea un’opera talmente intensa da essere quasi viva: il ritratto registra l’anima di Dorian. Lord Henry, con i suoi discorsi e il libro decadente che regala all’amico, “plasma” la sua visione del mondo. Il romanzo suggerisce che chi crea idee, immagini, storie ha una responsabilità: può suscitare il bene o favorire il male. Allo stesso tempo, però, Wilde è consapevole che l’arte non è un semplice strumento morale: il quadro non è “cattivo” in sé, ma diventa specchio di ciò che Dorian sceglie. Il tema dell’influenza invita il lettore a interrogarsi: quanto lasciamo che libri, film, social e modelli di successo ci modellino? E fino a che punto siamo comunque responsabili delle scelte che facciamo?

Perché leggere Il ritratto di Dorian Gray oggi?

Leggere Il ritratto di Dorian Gray oggi significa confrontarsi con temi incredibilmente attuali: l’ossessione per l’immagine, il culto della giovinezza, la ricerca di esperienze “forti” a ogni costo. In un’epoca di selfie, filtri e reputazioni online, il ritratto che invecchia al posto del protagonista sembra anticipare i nostri profili social, sempre più “belli” di quanto siamo davvero. Il romanzo aiuta a porsi domande difficili: quanto conta ciò che mostriamo agli altri rispetto a ciò che siamo? Possiamo davvero cancellare le conseguenze delle nostre azioni? Allo stesso tempo, lo stile brillante di Wilde, pieno di aforismi e dialoghi taglienti, rende la lettura piacevole e stimolante, perfetta per allenare lo spirito critico e il gusto letterario di studenti e lettori curiosi.

Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.